Legends of the Shires

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Threshold
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2017
Durata: 83:00
Voto: 4.5/5

»Legends of the Shires« è l’undicesimo album in studio dei campioni inglesi del prog metal Threshold e il secondo con il cantante Glynn Morgan in formazione dopo »Psychedelicatessen« del 1994. Prima di mettersi a registrare »Legends of the Shires«, i Threshold hanno preso una decisione controversa per parecchi fan e si sono separati dall’amatissimo cantante di lungo corso Damian Wilson. Lui li ha lasciati così per la terza volta, stavolta evidentemente per la prima volta contro la sua volontà. Sui motivi per cui i due capi della band, il chitarrista Karl Groom e il tastierista Richard West, abbiano preso una decisione tanto drastica e indigesta per molti, e abbiano deciso di chiudere per la terza volta la storia di successo con Wilson, si può solo tirare a indovinare, ma ormai è acqua passata. La separazione dal chitarrista Pete Morten è stata evidentemente più pacifica, visto che se n’è andato di sua iniziativa per dedicarsi a nuovi progetti musicali. Il cantante di »Psychedelicatessen«, Glynn Morgan, è quindi tornato nel ‘vecchio branco’, e chi per caso si fosse dimenticato che come capacità vocali non è per niente inferiore a Wilson, con »Legends of the Shires«, grazie al quale i Threshold hanno sorpreso in modo decisamente positivo, si è beccato una nuova conferma della sua grandezza. La sua voce è affine ma diversa rispetto a quella di Wilson, e i Threshold in questo momento non potevano trovare un cambio migliore. Vista la struttura della maggior parte dei pezzi di »Legends of the Shires«, la voce di Morgan è addirittura una scelta più azzeccata dell’approccio vocale più operistico di Wilson.

L’ultima fatica dei Threshold è una boccata d’aria fresca dopo »For the Journey« (2014), che era sì un ottimo album, ma in cui certe cose avevano cominciato a ripetersi un po’, cosa che evidentemente hanno notato anche i due capi e produttori, Groom e West. Rispetto a »For the Journey«, stavolta il disco ha qualche elemento prog rock in più, il che significa che è un lavoro decisamente più eclettico, che spesso va oltre i confini tradizionali del prog metal. Va detto anche che si tratta di un progetto concettuale e del primo doppio album nella storia dei Threshold, cosa che ha spiazzato parecchi fan. I dettagli sulla storia che racconta i membri della band per ora non li hanno svelati, a parte il fatto che il concept di »Legeds of the Shires« parla del viaggio di un popolo, o magari di un singolo individuo, che cerca di trovare il suo posto, cambiato, in un mondo nuovo. Speriamo che non sia per caso un’allusione alla recente Brexit e che dietro ci sia uno sfondo molto più metafisico e romantico, a differenza della politica di tutti i giorni.

Dal punto di vista musicale »Legends of the Shires« è un puro trionfo di armonie epiche, prove vocali di bravura, potenti arrangiamenti sinfonici e complessi cambi di tempo, ed è uno degli album più vari dei Threshold in tutta la loro carriera. L’intro guidata dal pianoforte »The Shire (Part 1)« ci porta dritti nella drammatica »Small Dark Lines«, dove la band picchia a tutto volume con passaggi di chitarra grintosi e pompose trame di tastiere, mantenendo comunque un alto livello di melodia e sottigliezza. L’epopea di quasi dodici minuti »The Man Who Saw Through Time« non è solo uno dei momenti migliori e più complessi del disco, ma addirittura uno dei pezzi più riusciti nella storia della band. Qui i Threshold incrociano elementi prog rock e prog metal in modo straordinariamente raffinato e creano un indimenticabile viaggio ambient. Va comunque detto che stavolta emergono certe affinità con i pesi massimi del neo prog rock Arena, una band con cui in passato i Threshold, tradizionalmente molto più orientati al metal, sono stati ogni tanto paragonati.

L’atmosfera eccezionale prosegue con »Trust the Process«, dove in primo piano c’è un ritornello possente e da inno. È un pezzo che per struttura e ambientazione ricorda parecchio qualche vecchio brano perduto dell’era di »Psychedelicatessen«. In quasi ogni composizione si sente che West alle tastiere è diventato decisamente più creativo che in »For the Journey«, mentre anche Groom sfodera più assoli interessanti rispetto a qualche anno fa. Uno dei migliori batteristi del prog metal/prog rock, Johanne James, che col bassista Steve Anderson forma un tandem ritmico eccezionale, intanto fa sì che i passaggi drammatici funzionino a pieno regime e con un’efficacia d’acciaio.

Sulla spiccatamente melodica »Stars and Satellittes« i membri della band stupiscono con armonie vocali eccezionali. In »The Shire (Part 3)«, curiosamente, la voce solista passa all’ex bassista di lunga data Jon Jeary, che evidentemente ha trovato un po’ di tempo per dare una mano per un attimo ai vecchi compagni. I pezzi del disco sono ben quattordici e tra loro non c’è nemmeno un momento debole, e ognuno ha almeno qualche idea sonora interessante e rinfrescante, mentre per tutto il tempo, a parte qualche momento di taglio acustico, domina un’atmosfera tesa e drammatica. Come apice del secondo disco, se non addirittura dell’intero album, si può eleggere senza esitazioni il capolavoro epico »Lost in Transition«, dove questi musicisti eccezionali tornano a scavalcare più volte, in grande stile, il sottile confine tra prog metal e prog rock.

Evidentemente i cambi di cantante drammatici fanno sempre bene ai Threshold, visto che ne escono ancora più forti e vitali di prima. La delizia concettuale »Legends of the Shires« è il trionfo di alcune idee fresche e più che benvenute dentro il tipico sound dei Threshold, e il risultato finale è uno dei punti più alti della loro discografia in studio finora. Speriamo che Morgan, ritorno di grande successo, non lasci la band, che già in passato ha vissuto vere e proprie drammi con cantanti peraltro eccellenti come, oltre a Glynn, il già citato Wilson e il purtroppo scomparso Andrew ‘Mac’ McDermott, in fretta come ha fatto dopo »Psychedelicatessen«. Per ora tutto fa pensare che »Legends of the Shires«« abbia portato l’inizio di una nuova e fortunatissima fase per questi tenaci fuoriclasse inglesi del prog metal.

Formazione

Glynn Morgan – voce
Karl Groom – chitarra, produzione
Richard West – tastiere, produzione
Steve Anderson – basso
Johanne James – batteria

MUSICISTA OSPITE:
Jon Jeary – voce in “The Shire (Part 3)”

Produzione

Karl Groom e Richard West

Tracklist

CD 1 (40:42)
1. The Shire (Pt.1) (2:03)
2. Small Dark Lines (5:24)
3. The Man Who Saw Through Time (11:51)
4. Trust the Process (8:44)
5. Stars and Satellites (7:20)
6. On the Edge (5:20)

CD 2 (41:32)
1. The Shire (Pt.2) (5:24)
2. Snowblind (7:03)
3. Subliminal Freeways (4:51)
4. State of Independence (3:37)
5. Superior Machine (5:01)
6. The Shire (Pt.3) (1:22)
7. Lost in Translation (10:20)
8. Swallowed (3:54)

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