Children Of Tomorrow

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Nčodnč
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2017
Voto: 4.5/5

I Nčodnč sono  una band di Kočevje formata da quattro vecchie volpi rodate e navigate, veri pilastri della scena musicale locale o, per essere ancora più precisi, una specie di padrini del sottobosco rock’n’roll di Kočevje! Nel 2009, ancora come trio, hanno pubblicato il loro debutto in studio, intitolato »Izlet v neznano«. Era un disco cantato interamente in sloveno e all’epoca i Nčodnč facevano ancora casino in chiave punk. Cinque anni fa sono diventati un quartetto e il loro linguaggio musicale ha cominciato a farsi sempre più duro. Questa metallizzazione graduale i Nčodnč l’hanno messa in mostra anche sulle compilation »Kočevje špila«, uscite tra il 2012 e il 2016, dove su ognuna hanno piazzato un pezzo nuovo. Ma tra questi, la strada fino all’album »Children of Tomorrow« l’ha trovata uno solo: Downrise, dalla compilation del 2016. Il che vuol dire semplicemente che i Nčodnč non vivono nel passato: »Children of Tomorrow« è a tutti gli effetti l’impronta più fedele possibile del vortice creativo che ha travolto la band negli ultimi due anni.

»Children of Tomorrow« è un mix interessante, dal sound davvero unico e fuori dal comune, di elementi thrash metal, HC e, ovviamente, punk rock. È incredibile quanto bene siano amalgamati questi tre ingredienti di genere, con che brillantezza convivano e, di fatto, dialoghino in pace su questo disco. Nei Nčodnč, in pratica, mezza formazione, cioè la sezione ritmica, è più punk, mentre l’altra metà, ovvero le due chitarre, preferisce sconfinare nel metal.

»Children of Tomorrow« è una scheggia di shrapnel di prima qualità, corrosiva e furiosa da bruciare, dritta in fronte, che non lascia sopravvissuti. Massacra tutto quello che trova e si impone con una penetrazione aggressiva incredibile. È suonato come se fosse un live in studio, e quella vitalità, ovvero l’autenticità del suono, è catturata alla grande sul supporto. Trasferita sul disco in maniera dannatamente buona. La chimica tra i quattro elementi che costruiscono l’immagine sonora di questo album funziona alla perfezione e, attraverso questa coerenza chimica, non è difficile percepire l’amicizia fuori dal comune che tiene insieme il quartetto.

I riff sono grassi e »spessi«, accordati volentieri verso il basso, la linea di basso rimbomba e taglia il cemento senza scendere a compromessi, il rullante è rabbioso e belluino quanto basta, mentre la voce roca e gutturale di Bito, dal timbro inconfondibile, è letteralmente cucita addosso al carisma sonoro e all’estetica compositiva di questo album, che vanta una serie purosangue di punti di furia infernale che rotolano uno dopo l’altro a marce altissime. I Nčodnč, che non nascondono nemmeno per un attimo la sporcizia perversa del sottobosco ereditata dai tempi punk, innestano elementi di thrash metal old school di scuola americana, mentre la cinetica del groove, unita alle frasi guida, evoca ricordi della buona vecchia Pantera (Untouchables, Master of Blood), dei primi Metallica (Bigger Than Life), mentre il brano Downrise porta con sé perfino un po’ della sentimentalità dei vecchi Sepultura. Nel frattempo i Nčodnč sono maestri nel creare un momento di groove vorace, su cui l’intero album ondeggia vibrante e altissimo. La band cambia senza problemi il ritmo all’interno di uno stesso brano, infila passaggi strumentali ben costruiti, si lancia verso modulazioni di fraseggio, e persino i ritornelli sono dotati di una dose vorace di musicalità. Una delle composizioni più riuscite e curate, che di fatto riunisce in un conglomerato eccellente tutto quello descritto poco fa, secondo la scelta dell’autore di questo articolo sarebbe Humanoid (Time To Die), ma così faccio subito un torto agli altri brani. Per quanto all’ascolto i Nčodnč sembrino »fatti alla bell’e meglio«, in realtà non lo sono nemmeno un po’. I pezzi hanno un sacco di dettagli e si sente che la band li ha arrangiati con dedizione e a lungo fino alla forma finale, e che prima ha suonato e risuonato tutte le idee e le composizioni insieme, mettendo alla prova il loro effetto nella realtà! Tra i membri non ci sono giochi di nascondino, l’effetto coerente dei brani è eccezionale e questa è solo un’ulteriore prova della straordinaria armonia e amicizia che regna nel quartetto.  

Alla band, come produttore e guida, ha dato una mano anche Roberto Bulešič, batterista dei punk istriani Tito’s Bojs. Chi conosce quella band sa di che pasta è fatto Robi. Considerando il cuore e la sincerità con cui Bito, Rupa, Gagi e Seba lo seguono a colpi di selce su questo album, non si poteva trovare a bordo un collaboratore migliore, anzi un quinto membro migliore, di Robi. Robi ha fatto un lavoro eccellente. È interessante che la zona di Kočevje sia tradizionalmente legata all’entroterra croato (e viceversa) e che le collaborazioni con le band croate siano praticamente essenziali per l’esistenza e lo sviluppo della scena rock’n’roll locale, cosa che allo stesso tempo infonde alle band di Kočevje un marchio unico, a prescindere dal genere.

I Nčdonč sono tutto fuorché ciò che il nome della band lascia intendere. Di sostanza tangibile ce n’è a palate e davanti a una simile attitudine rock’n’roll alzerebbero le sopracciglia perfino il Cancelliere di ferro in persona e il compianto Lemmy Kilmister. I testi sono incredibilmente brillanti e amaramente realistici e, con il loro messaggio, trasudano la vera rabbia della ribellione, tengono lo specchio davanti al disfacimento sociale e sistemico generale e, ovviamente, annunciano con amarezza l’arrivo apocalittico di una nuova generazione di »bambini di domani«. »Quelli di ieri« hanno combinato un disastro su tutta la linea ed è giusto che qualcuno metta fine una volta per tutte a ogni assurdità umana!  

Se c’è una band rock e metal slovena che nell’ultimo anno ha lasciato tutto sul piatto con il proprio album, quella sono prima di tutto i Nčodnč, che hanno fatto il loro lavoro con tutti i crismi. »Children of Tomorrow« ti prende subito, ti fa girare subito le scatole. È un prodotto talmente genuino e sincero. Allo stesso tempo, la cosa interessante e particolare è che per struttura delle composizioni è estremamente vario e che ogni brano ha un mucchio di dettagli che ti entrano nel cuore a ogni ascolto successivo. Quindi, in breve: più ascolti questo album, più lo ami. Alla fine decidi che devi assolutamente vedere i Nčodnč dal vivo il prima possibile! Inutile sottolineare che con »Children of Tomorrow« i Nčodnč hanno raggiunto quello che nell’arte di ogni band conta di più. Si sono presentati come un’entità con un dossier musicale tutto suo, che suona unica e inconfondibile. Un lavoro fatto con grande virtù e uno degli album più convincenti sul fronte del fragore underground sloveno di quest’anno. Spero che arrivi una vera presentazione sui palchi, perché è il minimo che questi ragazzi di cuore si meritano! 

Nčodnč – Downrise (video ufficiale):

Formazione

Rupa – chitarra
Bito – voce, chitarra
Seba – basso
Gagi – batteria

Produzione

Roberto Bulešić

Tracklist

1. Guillotine (05:12) 
2. Ratking (03:40) 
3. Big Bad Wolf (04:55)
4. Children Of Tomorrow (04:26) 
5. Downrise (03:01)
6. Humanoid (Time To Die) (03:29) 
7. Bigger Than Life (04:40) 
8. Pray For Devil (03:53) 
9. Untouchables (04:33)
10. Master Of Blood (05:20)

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