Alice Cooper con il suo “Theatre of Death” ha stregato la vicina Majano! (2010)

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Location: Majano (Udine) / Area Festeggiamenti / Italia
Data: giovedì, 12.08.2010


La serie di proposte live sopra la media, con nomi di fama mondiale, che quest’estate i nostri vicini occidentali ci stanno regalando è proseguita giovedì scorso con Alice Cooper, che con la sua carovana e il tour “Theatre of Death” (Teatro della morte) si è fermato a Majano, cittadina a sud delle Alpi e a nord di Udine, a meno di un’ora di auto dal confine. Il percorso musicale di Alice Cooper è stato nel corso della storia davvero interessante: gli umili inizi sotto la guida del leggendario Frank Zappa si sono presto trasformati in una prima metà dei Settanta creativissima e ispiratissima, poi sono arrivati gli anni della sperimentazione musicale, fino ai successi commerciali della seconda metà degli Ottanta e con essi alla definitiva consacrazione tra le icone del rock. La carriera venerabile e il personaggio di Alice Cooper hanno fatto pendere la bilancia: ancora una volta sono andato a vedere un suo show, dove ogni volta sul palco va in scena un vero spettacolo che non lascia indifferente proprio nessuno.

Il lungo tour di “Theatre of Death” va avanti ormai da due anni e nel frattempo ha toccato un sacco di posti, sia nel Vecchio Continente che oltreoceano, e Rockline ti aveva già fatto felice a novembre dell’anno scorso con un reportage dalla tranche autunnale. Cooper è accompagnato in tour da un bel mix di musicisti: il duo di chitarre è formato da Damon Johnson (Brother Cane) e Keri Kelli (ex-Pretty Boy Floyd), il basso è domato da Chuck Garric (ex-Dio, ex-L.A. Guns), mentre dietro le pelli siede il ben noto Jimmy DeGrasso (ex-Y&T). Anche se questa formazione esiste appena da un anno scarso, l’esperienza e la maturità che ne deriva bastano e avanzano perché sul palco funzionino come un blocco compatto, affiatatissimo e ben rodato, che porta a casa il concerto senza problemi, come si addice alla fama del capo della baracca: in modo professionale e abbastanza teatrale da incastrarsi alla perfezione nel concept dello show di Alice Cooper.

All’ora esatta annunciata si è sentito il suono di una campanella scolastica. All’intro di School’s Out hanno fatto seguito, come sul nastro trasportatore, gli altri suoi classici, perlopiù della prima metà dei Settanta: No More Mr. Nice Guy, I’m Eighteen e la psichedelica Ballad Of Dwight Fry. Quest’ultima, in termini di costruzione della storia sul palco, ha portato già il primo culmine: sul finale del pezzo, delle apparizioni raccapriccianti hanno afferrato Cooper e lo hanno trascinato alla ghigliottina, il cui azionamento ha chiuso quella che sembrava la prima parte dello show. È stata solo una delle quattro messe in scena della morte in tutto la serata, con cui Cooper inchioda lo spettatore (pardon, l’ascoltatore) al suo posto e lo trascina in un mondo di dimensioni completamente nuove, dove regnano i momenti di tensione della lotta tra il personaggio di Cooper, gli eroi delle sue canzoni e altre creature fittizie dalla natura perlopiù sinistra. Alla festa per gli occhi hanno partecipato, ovviamente, anche i riflettori, che con i loro giochi di luce, dalle combinazioni vivacissime, hanno dato un ulteriore marchio a uno show già pieno di contenuti. La teatralità dell’esibizione di Cooper non conosce confini, quello che succede sul palco è sempre molto vivace e segue il ritmo e il messaggio dei pezzi suonati; oltre a una montagna di accessori che seminano terrore, nella storia che si snoda per tutto il concerto compaiono anche un enorme troll, infermiere e una caterva di altri aiutanti. Il trio di chitarre Johnson, Kelli & Garric durante l’azione sul palco se ne sta piuttosto in disparte, a fare il proprio lavoro ai margini dei due lati, e passa in primo piano solo a fine atto, quando di norma arrivano le lunghe parti strumentali senza Cooper sul palco. La parte strumentale più lunga è arrivata con il classico Black Widow, da “Welcome To My Nightmare” (1975), suonato senza parti vocali e senza cori. Gli inserti strumentali e l’assolo di batteria di Jimmy DeGrasso hanno sicuramente fatto bene al corpo e alla voce stanchi di Alice Cooper, che a quasi 63 anni ha un’energia incredibile e si stiracchia sul palco con la vitalità di un ragazzino, ed è per questo che anche Black Widow, per ricaricare le batterie, è piazzata tatticamente proprio a metà dello show.

Lo spettacolo è curatissimo e si basa su una tattica collaudata da anni: un mix irresistibile di musica e recitazione sul palco, e l’horror che ne esce agisce sui fan sotto il palco come l’oppio. L’ossatura del repertorio di Cooper è da anni composta da pezzi degli anni 1971-1976, a cui si aggiungono alcuni brani dal sapore più recente, quindi per chi segue i suoi concerti con regolarità l’eccessiva mancanza di originalità nella costruzione della scaletta può essere un pasto un po’ indigesto. Basta un’occhiata veloce alla scaletta del tour europeo “Along Came A Spider”, con cui due anni fa presentava il suo nuovo disco, per confermare quanto detto.

Dopo Under My Wheels (“Killer”, 1971) Cooper e compagnia sono usciti di scena salutando il pubblico con le braccia alzate. Ma c’è qualcosa che non va, visto che dall’inizio del concerto è passata appena un’ora scarsa? Con l’entusiasmo della maggior parte (ma non di tutti, ehehe) il bis è partito con il tricolore italiano in mano a Cooper e il brano Elected, mentre da qualche migliaio di gole il boato si è alzato ancora più forte con School’s Out, stavolta nella versione integrale dell’originale. Nonostante l’esecuzione professionale e senza sbavature, a fine concerto mi è venuto un groppo in gola, perché uno show di un’ora e un quarto in tutto, al prezzo di più di quaranta euro, è decisamente troppo poco. Rispetto alla tranche autunnale del tour, cioè al concerto di Bratislava, è chiaro che Cooper ha accorciato le serate della parte estiva di sette pezzi, ovvero di un quarto buono del tempo suonato, e il pubblico può a ragione sentirsi truffato. Chiudendo un occhio e facendo finta di niente, bisogna comunque ammettere che, nonostante l’implacabile ticchettio dell’orologio biologico, andare a vedere un concerto di Alice Cooper resta una vera prelibatezza, che merita la visita di qualsiasi buongustaio di musica.

autore: Urban Bolta
foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta:
1. School’s Out (Part)
2. No More Mr. Nice Guy
3. I’m Eighteen
4. Wicked Young Man
5. Ballad Of Dwight Fry
6. Go To Hell
7. Guilty
8. Cold Ethyl
9. Poison
10. From The Inside
11. Black Widow (Jam)
12. Vengeance Is Mine
13. Dirty Diamonds
14. Billion Dollar Babies
15. Killer
16. I Love The Dead
17. Feed My Frankenstein
18. Under My Wheels
—bis—
19. Elected
20. School’s Out


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