Nonrenormalizability
Artista: Gak Omek, The
Etichetta: Blue Cube Music
Uscita: year
Durata: 57:26
Voto: 3.5/5
Chi sono The Gak Omek? O meglio, chi è The Gak Omek? Oggi sono sempre di più i musicisti che scelgono la strada solitaria, ma davvero solitaria. Vuol dire che si occupano da soli di tutti gli strumenti che finiscono sul disco. Già Frank Zappa, con il rapido sviluppo della tecnologia, aveva messo in guardia su questi cosiddetti “one-man-band”, che prima o poi avrebbero fregato i posti migliori della scena musicale alle band con più membri. E oggi cosa abbiamo? La maggior parte della musica commerciale (e qui mi riferisco all’elettronica) è un “one-man-job”. Per fortuna, però, non sono gli unici. Questo tipo di “band” si trova anche nella musica progressive. E uno di questi è Robert Burger, alias The Gak Omek.
Robert Burger è un ex membro centrale della space rock band Brainstatik. Si è avviato sulla strada solista all’inizio del 2000, quando ha scoperto la sua vena da compositore. Chitarrista eccellente (in molti lo paragonano a Fripp) che riesce sempre a stupire con i suoni più disparati tirati fuori dalla chitarra, se la cava anche ben oltre le basi con i tasti bianchi e neri. E visto che oggi ci sono un sacco di ottimi programmi per aggiungere batterie elettroniche a un pezzo, l’idea di fare tutto da solo non era poi così sbagliata.
Finora Burger ha pubblicato tre album come The Gak Omek. L’ultimo si intitola “Nonrenormalizability”. Anche se nel disco precedente un po’ di aiuto l’aveva avuto, stavolta l’album porta solo la sua firma. Il disco offre quasi un’ora di musica estremamente eclettica, in cui è difficile immaginare un genere che non venga sfiorato. Eppure la produzione non è al top e il suono risulta nebuloso, sporco, e il tutto viene fuori ancora più sintetico e artificiale di quanto sarebbe stato altrimenti; ciò nonostante, dal punto di vista musicale l’album è di un livello altissimo.
“Nonrenormalizability” parte con il brano “The Tunguska Event”. I primi secondi offrono una specie di collezione di suoni extraterrestri, un’introduzione a una corsa rock sperimentale che sa parecchio dei ProjeKCts dei King Crimson. Però è troppo lunga e col tempo diventa noiosa, è troppo poco movimentata, nonostante Burger si sforzi proprio di ottenere questo. Il pezzo successivo è “The Pythagorean Lambdoma” (a Burger piacciono i titoli un po’ fuori dall’ordinario), che ha un’aria chiaramente classica, ricorda perfino una specie di colonna sonora per un film: il suono è infatti fortemente orchestrale, pieno di strumenti che si intrecciano alla grande. Contiene anche abbastanza inserti “spacy” e psichedelici da restare pertinente all’album. In “Galaxii Nuncius” Burger decide di esplorare gli inserti psichedelico-spaziali usati prima e ne tira fuori un vero e proprio viaggio nello spazio. Il brano di 10 minuti cresce lentamente, e a farlo funzionare sono soprattutto le splendide parti di chitarra, con cui Burger mostra con quale strumento si sente più a suo agio.
La title track “Nonrenormalizability” è il cuore dell’album, anche perché, tra le altre cose, è la più lunga. Burger si distingue di nuovo con ottimi assoli e riff di chitarra, accompagnati in modo fenomenale da batteria e percussioni varie (si sente soprattutto il suono della marimba). Purtroppo anche questo pezzo non ha una base, una melodia che lo porti avanti, ma salta di qua e di là cercando la strada giusta. Così non ti si pianta in testa, perché non riesci a seguirlo fino in fondo. Con “Bagudzinishinabe” Burger torna ai suoni sperimentali da fantascienza, che probabilmente rappresentano il decollo di un’astronave aliena. È un brano ottimo, con una specie di jungle beat, grandi assoli e riff di chitarra e qualche break che rende il tutto ancora più vario. Per questo “Bagudzinishinabe” è uno dei picchi del disco.
“Fifteen Billion Nanoseconds In Hell” è un collage di suoni spaziali, l’introduzione a un’odissea spaziale estrema intitolata “Alien Television”. Un altro ottimo brano psichedelico, con una linea di basso incredibile, che fa di questo penultimo pezzo uno dei pochi in cui il basso si fa davvero sentire. Allo stesso tempo Burger trova un concept a cui restare fedele, sia con i suoni di chitarra sia con quelli di tastiera. L’atterraggio finale, “Into The Fourth Density”, è una creazione più ambient, basata su splendide parti di chitarra. Se ti sono piaciuti i risultati della collaborazione tra Eno e Fripp, quest’ultima avventura dell’album ti farà sicuramente godere.
Con “Nonrenormalizability” Robert Burger ha creato l’ennesimo ottimo album solista, che chiunque può gustarsi senza problemi. Ovviamente a spiccare di più sono le parti di chitarra, davvero ineguagliabili, ma Burger dimostra di essere anche un ottimo compositore. The Gak Omek potrebbe sicuramente fare ancora di più con più membri, ognuno maestro del proprio strumento, anche se è vero che non sarebbe una garanzia di successo. A Burger la strada solista sta andando alla grande, quindi per ora una mossa del genere sarebbe ancora prematura.
Formazione
Robert Burger – chitarre, programmazione
Produzione
The Gak Omek
Tracklist
1. The Tunguska Event (6:16)
2. The Pythagorean Lambdoma (7:26)
3. Galaxia Nuncius (10:00)
4. Nonrenormalizability (15:16)
5. Bagudzinishinabe (4:00)
6. Fifteen Billion Nanoseconds In Hell (0:15)
7. Alien Television (5:59)
8. Into The Fourth Density (8:14)