Necrologio con Trevor Peres! (2010)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Brutal Assault 2010, Josefov (Jaromer), Repubblica Ceca
Data dell’intervista: 12.08.2010
Al Brutal Assault di quest’anno si sono fatti vedere anche i leggendari death metaller americani Obituary, considerati tra i pionieri del genere. Dopo il “meet and greet” con i fan, a cui gli Obituary hanno dedicato una buona mezz’ora, ho avuto la possibilità di fare due chiacchiere con il chitarrista ritmico Trevor Peres, uno dei principali colpevoli del classico sound “trademark” degli Obituary. Inoltre Trevor è anche il produttore di ottime salse per il barbecue T Bones Famous. Con Trevor ci siamo fatti una passeggiata lungo il viale dei ricordi e abbiamo parlato degli Obituary e della scena death metal della Florida.
RockLine: Ciao Trevor. Spero che il viaggio fin qui sia stato comodo..
Trevor: È andato bene. In realtà questa settimana ero in Italia, la famiglia di mia moglie viene da Ardea. Ci sono stato cinque giorni, quindi il viaggio fin qui non è stato così lungo.
RockLine: Quest’anno suonate in un bel po’ di festival estivi. In generale vi piace suonare ai festival o preferite i concerti “indoor” nei club?
Trevor: I festival sono divertentissimi, ma fare un tour normale nei club col tour bus è molto più facile. I concerti nei club sono soprattutto più intimi, e anche spostarsi è più semplice. Oggi, per esempio, suoniamo qui in Repubblica Ceca, domattina dobbiamo alzarci e volare nei Paesi Bassi, il giorno dopo ancora voliamo in Inghilterra, e poi abbiamo tre giorni liberi. A volte è davvero fastidioso volare così tanto. A meno che uno non abbia un aereo tutto suo…
RockLine: Come gli Iron Maiden, eheh.
Trevor: Sì, più o meno. Sarebbe fighissimo.
RockLine: L’anno scorso avete pubblicato il nuovo disco, Darkest Day: come lo paragoneresti agli altri lavori degli Obituary? Suona ancora come gli Obituary, ma magari ha un tocco leggermente diverso, un po’ più moderno, per via della produzione?
Trevor: Sì, abbiamo registrato da soli, visto che ormai abbiamo uno studio tutto nostro, dove abbiamo registrato anche Xecutioner’s Return. Mentre registravamo quel disco non avevamo ancora ben capito cosa stessimo facendo, mentre Darkest Day come suono è venuto fuori molto meglio. Comunque, musicalmente Darkest Day è ancora un vero album degli Obituary, ma qualche pezzetto è più fresco, per esempio Blood to Give, in cui ci sono più batterie “tribal”, proprio come nella title track. Registrare il disco è stato divertente e, se sei un fan degli Obituary, ti piacerà. È heavy, ha il vero groove, melodie che ti si appiccicano addosso….
RockLine: Era proprio quello che volevo chiederti. Voi Obituary avete un vostro stile che non si trova in nessun’altra band death metal. La vostra musica ha un sound sporco, cattivo e groovy… Un vero Redneck Stomp…
Trevor: Già (risate).
RockLine: Siete arrivati a questo sound di proposito o per caso?
Trevor: Direi che è stato abbastanza voluto. Io e Allen (West, ex chitarrista, nota dell’autore) ascoltavamo la stessa musica: lui suonava nei Massacre, io negli Xecutioner, e tutti e due ascoltavamo Hellhammer, Judas Priest, Iron Maiden, Possessed e band simili. Quando è entrato nella mia band abbiamo messo tutto insieme e il risultato è stato qualcosa di davvero pesante. Per quanto riguarda il death metal, l’influenza più grande su di me sono stati senza dubbio i Celtic Frost. Penso che noi Obituary suoniamo come i Celtic Frost, solo che abbiamo alzato un po’ l’asticella. È buffo… Qualche anno fa abbiamo suonato con i Celtic Frost in Svezia e, mentre suonavano, li guardavo da lato palco e ho notato che Tom Warrior aveva esattamente lo stesso amplificatore e gli stessi pedali che uso io. Era maledettamente buffo, perché prima non sapevo che attrezzatura usasse. E lì c’era un Marshall JCM 800 e un “rack” identico a quello che uso io. Non ci credevo (risate).
RockLine: La maggior parte dei giganti del death metal viene da Tampa, in Florida. Voi, i Deicide, i Morbid Angel… Secondo te perché Tampa ha prodotto un numero così alto di band death metal?
Trevor: Probabilmente per colpa di gente come Allen, me, Chuck Schuldiner. Ascoltavamo la stessa musica e in pratica abbiamo cominciato a suonare nello stesso stile per caso. Avevamo più o meno la stessa età e suonavamo quello che ci piaceva. Poi abbiamo cominciato a fare concerti insieme e credo che il risultato di tutto questo sia stato una specie di gara tra le band. Nascevano sempre più gruppi stilisticamente simili, perché i loro membri vivevano in quell’ambiente e gli piaceva quello che sentivano da noi. Nel 1985, 1986 non lo suonava nessuno e quando la gente l’ha sentito ha pensato “cazzo, pazzesco!” e all’improvviso ai concerti c’erano anche 1000 persone. Abbiamo cominciato presto a registrare album e a pubblicarli con varie etichette. Ci piaceva la stessa musica e per puro caso abbiamo anche creato della musica nuova. Chuck, Allen, io e qualcun altro… e l’erba (risate).
RockLine: (risate) Un anno fa ho parlato con Kelly Shaefer degli Atheist e anche lui diceva che l’erba è stata una parte enorme del sound della Florida.
Trevor: Oh sì, assolutamente. Ogni volta che vedevo Chuck aveva in mano uno spinello gigantesco. Puro, solo erba, senza tabacco ovviamente. “American style” (risate).
RockLine: È stato difficile trovare un partner alla chitarra adatto dopo che Allen ha lasciato la band?
Trevor: Quando Allen se n’è andato ho pensato addirittura di andare avanti come quartetto. Ma con il nostro sound non era possibile. Quando parte l’assolo ti serve per forza anche il ritmo. Ralph (Santolla, oggi chitarrista solista degli Obituary, ex Deicide) lo conoscevamo già da qualche anno e quando Donald mi ha chiamato per chiedermi se ero d’accordo a farlo entrare, a dire il vero per me era uguale. È un ottimo solista, e tutta la musica la scrivo comunque io, quindi neanche il nostro sound sarebbe cambiato. Ed era la cosa più importante. Quando registriamo, la maggior parte delle parti le registro io. Negli ultimi due dischi ho suonato anche il basso, e nell’EP Left to Die addirittura tutte le chitarre, compresi un po’ di assoli. Dal vivo, invece, cerco di avvicinare il più possibile il suono della chitarra di Ralph al mio. È strano, voglio bene a Ralph, ma a volte vorrei che Allen fosse ancora nella band. Abbiamo iniziato tutto insieme e per me è un ottimo amico.
RockLine: E cosa pensi del death metal di oggi, ascolti qualche band più recente?
Trevor: Da questo punto di vista sono messo malissimo. In pratica la musica nuova non la ascolto proprio, per lo più ascolto i miei dischi, vecchio rock ‘n roll, rock classico. La musica nuova la conosco poco, ma so che c’è un sacco di merda. Puntano tutti solo alla massima velocità possibile. Quando ascolto metal ascolto i vecchi Slayer, Celtic Frost, Venom e roba simile. Ho una famiglia e quando non sono in tour il tempo lo passo con loro, quindi a casa per la musica non ne resta abbastanza.
RockLine: Qual è stato il vero motivo per cui nel 1997 avete sciolto la band? Se non sbaglio come motivo ufficiale avete dichiarato la stanchezza da tour.
Trevor: Nel 1997 avevo quasi 30 anni e giravamo il mondo in tour già da quasi dieci. Era semplicemente il momento di calmarci un po’. Non conoscevamo una vita normale, perché finite le superiori siamo partiti subito per il primo tour importante. Era il momento della “normalità”, se capisci cosa intendo. Il momento di un lavoro normale e di una famiglia. Ma dopo qualche anno ci siamo resi conto tutti che non volevamo essere normali, ma anormali (risate).
RockLine: Quindi il vero motivo del ritorno è stata l’anormalità (risate).
Trevor: Sì, dopo un po’ inizia a mancarti creare musica. In quel periodo io avevo una band, i Catastrophic, e spero che l’anno prossimo riusciremo a registrare un nuovo disco. Dopo un po’ mi ha chiamato Donald per chiedermi se volevo ricominciare, ma non era ancora il momento giusto. Presto i promoter hanno cominciato a chiamare a raffica con richieste di concerti e quando è arrivato il momento giusto siamo tornati. Ed eccoci qui, tre album dopo.
RockLine: Spero che ne seguano almeno altrettanti.
Trevor: Di sicuro! Non ho intenzione di fermarmi. Suonerò fino alla morte. Finché non mi dicono vaffanculo, fai schifo, smettila (risate).
RockLine: Di sicuro una grande motivazione per andare avanti sono i fan, che avete in quantità enorme, a giudicare dal “meet and greet” appena finito. Da quello che si è visto anche il vostro rapporto con loro è ottimo: del resto avete firmato autografi fino all’ultimo fan davanti alla tenda.
Trevor: Sì, mi diverto se si divertono loro. Siamo qui grazie a loro e qualcosa dobbiamo pur restituirgli.
RockLine: E per quanto riguarda la chitarra, chi metteresti tra le influenze più grandi?
Trevor: Mi piace Jimi Hendrix, e per l’heavy metal senza dubbio Randy Rhoads. Di sicuro anche Tom Warrior, Kerry King, Jeff Hanneman e ovviamente il trio degli Iron Maiden.
RockLine: Negli ultimi mesi si è parlato parecchio della posizione di bassista negli Obituary. Se non sbaglio Frank Watkins è definitivamente fuori dagli Obituary?
Trevor: Sì. Frank se n’è andato a gennaio, non voglio dire perché, roba personale e di merda. Terry Butler è arrivato da noi a marzo, ed è un nostro amico da 25 anni! Sua sorella è sposata con Greg Gall dei Six Feet Under, che abita a cinque minuti da me, e siamo ottimi amici da sempre. Abbiamo chiesto a Terry se voleva suonare con noi e ci ha detto subito di sì. Negli ultimi concerti ha suonato con noi Steve DiGiorgio, perché Terry aveva degli impegni con i Six Feet Under; anche lui lo conosciamo da una vita e ci ha aiutato volentieri. Spero che Terry si unisca a noi in pianta stabile. È molto probabile che suonerà nel prossimo disco e, siccome i Six Feet Under non fanno concerti così spesso, penso che con Chris Barnes si riuscirà a metterci d’accordo perché ce lo presti (risate).
RockLine: È cambiato qualcosa quando suonava con voi Steve, visto che usa un basso “fretless”?
Trevor: No no, ha suonato le linee di basso già scritte. Con i Sadus abbiamo fatto un tour negli USA nel 1990, ci dividevamo il bus e da allora siamo ottimi amici.
RockLine: State già preparando del nuovo materiale per il prossimo disco?
Trevor: Sì, qualche idea ce l’abbiamo già.
RockLine: Sarà nello stile di Darkest Day?
Trevor: Sì, penso di sì. Sarà “heavy” in puro stile Obituary. Aspetta un attimo… (Trevor ha tirato fuori dallo zaino il telefono e mi ha fatto sentire un pezzo demo con chitarra e batteria, dal titolo provvisorio Godzilla. Suona maledettamente grasso, heavy, groovy e dannatamente Obituary, nota dell’autore!)
RockLine: Quindi tu e Donald scrivete la maggior parte della musica degli Obituary?
Trevor: Sì, io per esempio a casa mi invento un riff, lo registro e lo faccio sentire a Donald, e lui ci costruisce sopra la batteria. A volte ci vediamo, ci facciamo una canna e “jammiamo”. Quando abbiamo l’idea la registriamo e a John tocca scriverci sopra il testo (risate).
RockLine: Per finire, che saluto mandi ai tuoi fan sloveni? Di recente avete suonato al Metalcamp di Tolmino.
Trevor: Mettete il Metalcamp più vicino all’aeroporto (risata fragorosa). Ci abbiamo messo un’eternità ad arrivare. Comunque è bellissimo lì, l’acqua era dannatamente fredda. Quando ero seduto lungo il fiume faceva freddo, ma appena mi alzavo faceva un caldo infernale. Pazzesco!
Foto: Nina Grad
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