Parkway Drive da sballo sul colle del castello di Graz

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Location: Graz / Schloßbergbühne Kasematten / Austria
Data: lunedì, 05.08.2019


Graz ha dimostrato ancora una volta che il metalcore in Austria funziona eccome. Anche di lunedì era tutto un fiorire di targhe straniere e di turisti spaesati che fermavano i local con sempre la stessa domanda: «Wait, the concert is up there?!» Orde di fan (la venue può contenere ben 2700 persone) si sono arrampicate fino al castello di Graz su scalette strette, dove a fatica si incrociano due persone. Davanti all’ingresso, poi, un sacco di gente con cartelli «Need ticket».

La serata, all’insegna di un metalcore più che altro australiano, è partita con i giapponesi Crystal Lake, sempre più in crescita, che dal 2016 «devastano» l’Europa e che già a novembre tornano di nuovo da queste parti come headliner del tour intitolato «Never say die!». Ufficialmente sono solo un trio, formato dal cantante Ryo Kinoshita e da YD e Shinya (entrambi alla chitarra). Per portare i concerti sul palco, però, tutti e tre possono contare sul supporto fisso della leggenda giapponese della batteria Gaku e del bassista Bitoku.
Un’esibizione classicamente perfezionista alla giapponese, ma allo stesso tempo spontanea, che per molti resta un enigma. La sincronia sul palco tra i membri della band è fantastica, così come la comunicazione col pubblico, che già nei primi pezzi ha fatto schierare la folla in circle pit, wall of death e crowd surfing. Il pubblico non si è fermato un attimo, nonostante la maggior parte non avesse nemmeno idea di quante band e quali avrebbero suonato prima dei Parkway Drive. Come gruppo i Crystal Lake crescono a vista d’occhio: anche se questa era già la 19ª volta che li vedevo dai tempi di Touhou, chi li conosce bene non ha mai la sensazione di assistere sempre allo stesso show, a differenza di tante altre band affermate e molto più grosse.
Dal vivo i Crystal Lake hanno catturato fin nei minimi dettagli l’energia delle versioni originali sugli album in studio. Anche dal punto di vista sonoro, il che conferma soltanto la grande dedizione della band e il celebre perfezionismo giapponese. Dopo il concerto la gente si è buttata in massa ad acquistare i loro album.

In mezzo al pubblico già bello caldo, con il loro tempo sul palco, sono poi entrati come primi australiani della serata i Thy Art Is Murder, che hanno preso il palco con un entusiasmo paragonabile a quello di un padre di famiglia che alle sei del mattino deve alzarsi per portare a spasso il cane di casa, di cui ai figli non importa più nulla.  La band dava l’impressione di affrontare l’esibizione col freno a mano tirato. Un set con pochissimo movimento e poca energia da parte del cantante Chris “CJ” McMahon, con un look di scena «divertente» che non sorprenderebbe se fosse stato rubato dall’armadietto dello spogliatoio del nostro Magnifico, non ha esattamente entusiasmato il pubblico. Ma questa sensazione di fiacchezza, nell’ultima parte del concerto, alla fine è svanita, quando i Thy Art Is Murder hanno pian piano spinto sull’ acceleratore e giustificato la loro posizione nel cartellone, non solo di questa serata, ma dell’intero tour.

Finalmente. È il momento dei Parkway Drive. Oggi, nel mondo del «metalcore», non hanno più bisogno di presentazioni. Le luci sul palco si spengono del tutto, la sala si fa buia, il posto viene invaso da un boato unico che scandisce: «Parkway drive!». Nel buio totale si sente  lo sbuffo delle cortine di fumo, poi, timidamente, si accende un sottile fascio di luce gialla che si punta sul cantante Winston McCall. Anche se è solo l’intro del concerto e l’atmosfera sta ancora salendo piano piano, il posto è già al punto di ebollizione e il pubblico impazzisce. Dopo l’esibizione davvero poco convincente del gruppo precedente c’era un po’ di scetticismo e di sconforto, ma i Parkway Drive hanno spazzato via subito i pensieri tristi appena saliti sul palco, mostrando di avere tutto sotto controllo e che non c’è tempo per la mediocrità.

La band ha picchiato a tutti i cilindri della sua macchina ben oliata, senza risparmiarsi nemmeno per un attimo. Prima sorpresa! Il bassista Jia “Pie” O’Connor è su una sedia a rotelle. Vibrazioni super positive e il gruppo si butta con grinta, voglia e dedizione, e si sente che per i fan è pronto a fare di tutto pur di dare quello che ha promesso. Anche se la rottura dei legamenti crociati anteriori del ginocchio ha inchiodato il bassista alla sedia a rotelle, l’energia non è calata di una virgola: il bassista continuava a infiammare il pubblico mentre martellava come un matto le quattro corde. Già solo «Pie», cioè un unico, singolo membro seduto su una sedia a rotelle, portava nell’ambiente più movimento e interazione col pubblico di quanto ne abbia portato (in tutto) il gruppo precedente.

Una folla di quasi 3000 teste segue fino all’ultima fila ogni parola del frontman e dà vita a più di un mosh pit, che tra geyser e cascate di birra versata diventavano già un po’ pericolosi. Dopo circa un’ora di concerto, a molti ha fatto effetto un «MC» un po’ diverso da parte della band. A lato del palco, infatti, seguivano il concerto altre due persone su sedie a rotelle. Winston, ancora durante il pezzo Shadow Boxing, si è avvicinato a loro, ha stretto loro la mano e li ha ringraziati per essere venuti, e poco dopo entrambi hanno ricevuto dal chitarrista Jeff Ling i «loro cinque minuti di gloria». A metà brano ha infatti lasciato «suonare» la sua chitarra a loro, causando una gioia evidente e una gratitudine enorme da parte di entrambi. Senza dubbio questi pochi momenti indimenticabili si sono stampati per sempre nella loro memoria. Lo spettacolo si è chiuso con i Parkway Drive che hanno concesso ben due bis obbligatori.

Al concerto si può rivolgere una sola critica. La durata. Quell’ora e mezza scarsa è volata via in un lampo. È stata troppo corta per la maggior parte del pubblico in fibrillazione, cioè i fan più scatenati della band (e non ci voleva molto a capirlo), ma allo stesso tempo il concerto è stato così bello che con la sua forza esecutiva ha risucchiato anche gli altri presenti, a cui è entrata sotto pelle la semplice sensazione che tutte le cose belle, come questo concerto dei Parkway Drive, finiscono sempre decisamente troppo presto.

Setlist dei Parkway Drive:

Wishing Wells
Prey
Carrion
Vice Grip
Karma
Cemetery Bloom
The Void
Idols and Anchors
Dedicated
Absolute Power
Writings on the Wall
Shadow Boxing
Wild Eyes
Chronos

Bis:
Crushed
Bottom Feeder

autori: Denis Paradiž, Primož Novak, Aleš Podbrežnik
foto: Denis Paradiž


1 commento
  1. Stefan dice

    beste Fotos!

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