As I Lay Dying, show spettacolare al Gasometer di Vienna

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Dove: Vienna / Gasometer / Austria
Quando: domenica 06. 10. 2019

Qualche anno fa era difficile immaginare che una delle più grosse band metalcore potesse tornare. Figuriamoci poi che sarebbe riuscita a convincere i fan a dargli una seconda chance. Eppure gli As I Lay Dying hanno evidentemente fan parecchio accesi, che avevano già sostenuto la band con il primo tour, quello del ritorno sui palchi dopo anni di assenza. Stavolta l’entusiasmo era ancora più grande, perché la band è riuscita a tirare fuori un nuovo album, Shaped By Fire. Un disco che, ovviamente, mostra la band nella sua forma migliore. Sembra fatto apposta per i fan.

Gli As I Lay Dying si sono lanciati in tour con ben altre tre band di supporto, una di troppo, a conti fatti, perché nessuna è riuscita a mostrare il meglio della propria discografia. Ma il pubblico si è comunque beccato un riscaldamento più che dignitoso.

Ad aprire le danze sono stati i Fit For A King, che ci hanno messo abbastanza sicurezza da scaldare una bella fetta di pubblico. Il loro show è energico e i chilometri sulle spalle si vedono. Con la musica non hanno certo inventato l’acqua calda, anche se nel metalcore gli spazi di manovra sono parecchi, ma la band ha preferito andare sul sicuro con schemi collaudati. La melodia non era in primo piano, a farla da padrone erano piuttosto riff metallici e distruttivi e breakdown. La band ha dato tutto, spiccava in particolare il bassista, una scheggia impazzita che oltre a tutto metteva anche delle belle voci pulite e a un certo punto si è pure fatto un giro tra il pubblico. Per cominciare, solidi, ma per fare il salto serve un repertorio più lungo.

Gli Unearth nel metalcore sono ormai dei veterani. La band va avanti da più di 20 anni, ha alle spalle una dozzina di album, ma anche un bel po’ di cambi di batteristi e bassisti. Eppure ancora oggi gli Unearth convincono con uno show pieno di energia, virtuosismo e botta. Hanno presentato l’album dell’anno scorso, Extinction(s), accolto bene per la sua ruvidità e il suo sapore da vecchia scuola. Gli Unearth hanno quindi servito breakdown devastanti, ma quello che li rende speciali sono le chitarre melodiche e gli assoli. Peccato che abbiano avuto troppo poco tempo per portare tutte le mazzate della loro discografia. Per i fan di vecchia data hanno suonato My Will Be Done, ma quello che si aspettava di più erano i pezzi di Oncoming Storm. This Lying World, Endless e The Great Dividers dopo 15 anni suonano potenti come il giorno in cui è uscito il disco. I breakdown spingono il pubblico a scatenarsi, la melodia non è esagerata, ma dosata al punto giusto. Anche oggi gli Unearth restano una delle band metalcore più costanti, che ci tiene un sacco anche al live.

I Chelsea Grin, formazione deathcore dello Utah, dovrebbero essere uno dei nomi di peso del genere. Ma in qualche modo la band non è mai arrivata in primo piano come Suicide Silence, Whitechapel o Carnifex. Dal vivo si è visto che la band, di fatto, non ha proprio idee fuori dal comune. Il gruppo, che qualche anno fa aveva tre chitarristi, ora si presenta con uno solo. I Chelsea Grin hanno suonato la maggior parte dei loro cavalli di battaglia, ma l’accento era soprattutto sull’ultimo album Eternal Nightmare, registrato dalla formazione attuale. Ma niente di particolarmente interessante da ascoltare. Sembrava che tutta la musica si reggesse sui breakdown, e così ricordavano più gli Emmure che i grandi nomi del deathcore. Nei Chelsea Grin tutto sembrava un po’ incompleto. Una chitarra in più ci sarebbe stata proprio bene.

Già prima dell’esibizione degli As I Lay Dying giravano le domande su se la band potesse davvero giustificare la sua fama di un tempo. Molti lo avevano confermato già l’anno scorso, ma stavolta in ballo c’era anche materiale nuovo, quindi c’era da aspettarsi un’euforia ancora più grossa. In questo tour gli As I Lay Dying non si sono risparmiati. Con l’intro Burn to Emerge è esploso tutto nella novità Blinded, accolta subito con il pubblico che andava fuori di testa. Con ogni pezzo la tensione cresceva, perché la band ha piazzato due brani più vecchi, Through Struggle e la brutale Within Destruction. Anche la produzione scenica era ricca. Le luci erano varie e su parecchi pezzi c’erano anche i fuochi. Uno dei picchi è arrivato con The Sound of Truth. Il pubblico cantava a squarciagola e il moshpit si è allargato ancora di più. L’euforia del pubblico è difficile da descrivere, ma una sala come quella del Gasometer non vive spesso roba del genere.

L’euforia era lontana dall’essere finita quando sono partite Forsaken, la più recente Shaped By Fire, la un po’ più vecchia The Darkest Nights e l’immancabile An Ocean Between Us, dove il pubblico ha di nuovo cantato a pieni polmoni il ritornello potente. La forma della band è ottima. I membri sono perfettamente affiatati, qualche errore scappa, ma gli As I Lay Dying funzionano benissimo come un blocco unico. Il suono poteva essere migliore, ma lo show si è goduto lo stesso. Un vero gremlin del suono si è fatto vivo durante la brutale Gatekeeper, che per un secondo ha interrotto la band, ma il gruppo è tornato subito a suonare, ed è semplicemente un segno di professionalità.

La band ha toccato tutta la discografia, con l’eccezione del debutto. Da Awakened hanno suonato l’obbligatoria A Greater Foundation, da The Powerless Rise la melodica Parallels. Quello che sorprende è che con i pezzi nuovi hanno fatto impazzire i fan. My Own Grave, il primo pezzo nuovo della band dopo sei anni, ha rimbombato in tutta la sala. I moshpit non finivano più. E qui potevano solo continuare, quando è arrivata anche il vecchio brano 94 Hours.

Dopo circa un’ora è arrivato il momento del bis. Dopo l’intro la band ha suonato Nothing Left da An Ocean Between Us, l’album da cui ha tirato fuori un bel po’ di pezzi, visto che in fondo è anche il disco più apprezzato della band. Per chiudere, gli AILD hanno scelto Confined da Shadows Are Security, un altro pezzo che c’è da sempre nei loro set. L’ultima occasione per il pubblico di cantare a voce alta il ritornello, e così è stato.

Gli As I Lay Dying hanno fatto un lavoro eccellente e un applauso va anche al pubblico, che è impazzito dall’inizio alla fine. Magari è solo l’entusiasmo del momento, perché la band è di nuovo in pista, ma a giudicare da questo concerto gli As I Lay Dying sono inarrestabili. Con questo show è tornata la speranza nel metalcore, che ovviamente non è morto, perché ci sono tantissime band che terranno la scena a galla ancora a lungo. 

Autore: Primož Novak
Foto: Denis Paradiž

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