Pretty Maids: Undress Your Madness
Data di uscita: 08.11.2019
Etichetta: Frontiers Music Srl.
Produzione: Jacob Hansen
Durata dell’album: 43.19 min
Genere: Hard Rock / Heavy Metal
Voto: 9.5 / 10
I Pretty Maids, leggendari rocker danesi, hanno allungato di un altro album la loro nuova (tarda) primavera ritrovata, chiamiamola pure senza giri di parole una ritrovata giovinezza, che dura dai tempi di »Pandemonium« (2010). Gli album escono a distanza di tre anni l’uno dall’altro, e a quanto pare è un intervallo abbastanza lungo perché la band riesca a limare le idee fino al livello di perfezionismo richiesto (brani finalmente rifiniti). Considerando le scosse che hanno accompagnato la band negli ultimi tempi, dal sfortunato infortunio di Ronnie Atkins su uno dei palchi, per il quale è stato rimandato un intero tour (quest’estate ne è stato cancellato un altro), fino alla recente diagnosi di cancro ai polmoni, uno penserebbe che tutto questo possa farsi sentire anche sulla qualità del nuovo materiale. Ma non con i Pretty Maids. »Undress Your Madness« mantiene l’altissima qualità dei tre predecessori e anche di più. Di sicuro offre un pacchetto (dal punto di vista musicale) di pezzi curatissimi, e la consapevolezza di avere tra le mani un album su cui il chitarrista Ken Hammer ha creato una serie di fraseggi di chitarra incredibilmente incisivi e marcatamente metallizzati, che croccano dall’inizio alla fine.
»Undress Your Madness« è comunque equilibratissimo. Tra i pezzi dal tempo rallentato troviamo in quarta posizione Will You Still Kiss Me (If I See You In Heaven), che già dal titolo capite essere una ballad, a cui si affianca per intensità Strenghth Of A Rose in coda all’album, dove nell’attacco si insinua un sapore »beatlesiano« e persino un pizzico di arrangiamenti acustici (chiusura magistrale del disco). L’album ha comunque parecchi momenti ossessivi e oscuri. L’apertura è subito »velenosa« con Serpentine, la title track, decisamente funesta, getta olio sul fuoco, c’è poi un altro cazzotto devastante con If You Want Peace (Prepeare For War), e il buio si infittisce in Slavedriver. La band sorprende non poco con Firesoul Fly, brano uscito (a ragione) come singolo, perché questo pezzo si sviluppa in tonalità maggiore (cosa rarissima nella nuova era del gruppo), e con questo i Pretty Maids si avvicinano persino alle proprie radici e alla passione per gli elementi del rock’n’roll classico. Sull’album troviamo ancora un altro »fiorellino« in Shadowlands, che è una specie di hit pop »nascosto« degli anni Ottanta: con una produzione completamente diversa, negli anni Ottanta avrebbe fruttato un bel mucchio di bigliettoni. Ottima la combinazione strofa-ritornello, gradazione dell’atmosfera perfetta, crescendo in un ritornello spiccatamente musicale. Qui si sente che i membri della band conoscono benissimo la scena pop e AOR degli anni Ottanta, o meglio, che nella musica non si pongono limiti. Se una cosa è bella, è semplicemente bella. Shadowland deve uscire assolutamente come singolo da classifica. Punta a replicare la contagiosità di Little Drops of Heaven, solo che questo è il nuovo album e una nuova storia Pretty Maids. »Rivestita« alla perfezione è anche Black Thunder, che si sviluppa in modo molto classico, molto tradizionale (il riff principale), ma, come detto, è riconfezionata benissimo nella tipica ricetta Pretty Maids, con tutti i marchi di fabbrica riconoscibili del biglietto da visita musicale della band.
Il binomio Atkins-Hammer resta una coppia di compositori vincente. In questo disco entrambi hanno voluto tirar fuori un bel po’ di rumore (il loro »massimo rumore«). Atkins ha una voce incredibilmente graffiante e gutturale, che stavolta a tratti suona addirittura fatale ed è un fattore importantissimo nella creazione dell’atmosfera cupa, mentre dall’altra parte a risollevarla ci pensa la pomposità musicale dell’album. Ronnie ha ancora una volta sfoderato uno show vocale eccezionale e, con i fraseggi di chitarra che stavolta in produzione si fanno sentire più del solito, i due musicisti sviluppano ciascuno a modo suo un carisma straordinario, che da sempre è il punto di partenza fondamentale della vita e delle opere dei Pretty Maids.
Detto senza modestia e senza peli sulla lingua! Su questo album non c’è un solo tentennamento artistico. Un ottimo nuovo lavoro in studio da parte di una band incredibilmente rodata ed esperta. È più che evidente che, in un altro tempo e in un altro spazio, Atkins e Hammer sarebbero potuti essere anche degli ottimi sposini. Tra i due c’è da sempre una percezione creativa e un completarsi a vicenda fuori dal comune. Anche »Undress Your Madness« capitalizza tutto questo fino in fondo, ed è davvero incredibile che la band, tra tutte le croci e i problemi che l’hanno accompagnata negli ultimi tempi, sia riuscita a sfornare un lavoro davvero superbo, che ti prende dal primo all’ultimo secondo. Chi ama questa band ne sarà semplicemente affascinato. Accanto all’ottimo e indimenticabile »Pandemonuim«, »Undress Your Madness« è di sicuro il lavoro più forte dell’era post-millennio di questa band molto rispettata e longeva di Horsens, in Danimarca. Speriamo solo che Atkins ne esca bene e che i Pretty Maids tornino al più presto in tour. »Undress Your Madness« si merita una bella presentazione dal vivo!
autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Intro
2. Serpentine
3. Firesoul Fly
4. Undress Your Madness
5. Will You Still Kiss Me (If I See You In Heaven)
6. Runaway World
7. If You Want Peace (Prepare For War)
8. Slavedriver
9. Shadowlands
10. Black Thunder
11. Strength Of A Rose
Formazione:
Ronnie Atkins – voce
Ken Hammer – chitarra
Chris Laney – tastiere
Rene Shades – basso
Allan Sørensen – batteria
