Vanden Plas: The Ghost Experiment – Awakening

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Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 11.10.2019
Produzione: Markus Teske
Durata dell’album: 46.34 min
Genere: Progressive Metal
Voto: 9.0 / 10


I Vanden Plas, longevi metallari progressive della città tedesca di Karlsruhe, restano uno dei segreti musicali meglio custoditi della Germania. La band, con radici che affondano nella seconda metà degli anni Ottanta e un esordio eccellente come «Colour Temple» (1994), con cui i Vanden Plas hanno subito piantato la bandiera di una personalità artistica tutta loro, è attiva fin dall’inizio e fino a oggi con la stessa identica formazione: una garanzia di crescita artistica sana e continua e di qualità costante. Il quintetto, in tutti questi anni, ha coltivato con cura il proprio carattere musicale e da un disco all’altro è maturato artisticamente senza mai fermarsi.

Nel frattempo la band ha sempre amato affrontare temi in cui l’empirismo logico (la scienza) e il mistero dei fenomeni paranormali si danno la mano, creando così opere enormemente ambiziose che, accanto all’etichetta «eccellenza progressive metal della scuola delle band della prima generazione del genere» (dove li piazziamo senza fatica), si portano dietro concept non meno complessi, con storie che si allungano addirittura su più di un album.

Dopo una pausa di qualche anno, la band torna quindi con un nuovo lavoro che si rimette a cercare la giustizia universale (diciamolo: nel mondo reale la giustizia è un’illusione totale, a meno che su questo pianeta non sia rimasto da qualche parte un angolino dove non ha ancora messo piede il passo marcio del mondo umano). Di nuovo una storia concreta, la battaglia tra «bene e male», che secondo la band si concluderà solo nel prossimo album. Cioè nella seconda parte. Intanto abbiamo davanti  la prima parte, intitolata «The Ghost Experiment – Awakening» (la seconda parte dovrebbe chiamarsi «The Ghost Xperiment – Illumination» ed è annunciata per l’anno prossimo).

Il nono lavoro in studio del gruppo porta quindi ancora una volta un concept complesso, dove il mondo della fantasia e quello della fantascienza si stringono la mano. Il protagonista è Gideon Grace, che deve opporsi continuamente alle ombre della «casa della pioggia» mentre «vaga» per la Francia. L’uomo è pieno di tristezza per aver perso la sua amatissima compagna Ivy, ma il suo dolore è anche il motore della sua volontà e della sua tenacia, con cui tiene testa ai demoni. Quando scopre in una vecchia biblioteca in mezzo alla Germania, più precisamente nella scuola tedesca di metafisica, opere nate da esperimenti parapsicologici, allarga la propria conoscenza e coscienza, e le sfrutta poi nella lotta contro le creature delle tenebre. Quando le affronta per la prima volta, le sue lacrime durante lo scontro fanno aprire un profondo abisso sulla strada verso l’inferno…. Così si chiude la prima parte di questa nuova storia concettuale. Perché di nuovo la Francia nella storia? La band ha lì da sempre un supporto eccezionale da parte dei fan, forse è questo il motivo di una scelta simile.

E la musica? Progressive metal dalla testa ai piedi secondo la rigorosa ricetta tedesca (il legame con l’ispirazione dei Dream Theater è ovviamente percepibile, visto che sono praticamente coetanei). Chitarre sporgenti e affilate in produzione, frasi di chitarra spinte con forza in primo piano, mentre sullo sfondo fanno da quinta i tendaggi frusciami di un uso complesso e variegato delle tastiere, che si appoggia parecchio anche su soluzioni neoclassiche e arrangiamenti orchestrali. Dai suoni di sintetizzatore anni Ottanta, che da dietro il fraseggio tagliente allargano il paesaggio sonoro, fino al pianoforte classico nelle parti più calme e nei passaggi di transizione. Il canto eccezionale, penetrante e riconoscibile al miglio di Andy Kuntz, e naturalmente la brillante cinetica di una macchina ben oliata, la varietà della sezione ritmica, che cura la spettacolare frantumazione dei ritmi lungo passaggi di transizione strutturati con gusto. Come è ormai noto nella ricetta collaudata di questa band, i Vanden Plas sono esattamente ciò che i Dream Theater non hanno mai saputo essere (o non hanno mai voluto essere). Un legame eccezionale tra complessità virtuosistica degli arrangiamenti e orecchiabilità musicale, che genera una dose vorace di pomposità e magniloquenza nei pittoreschi passaggi tra stati d’animo creati ad arte. Stavolta non è diverso. La band ha quindi impacchettato tutte le sue virtù creative, il suo artismo acuto e personalissimo, in un’altra impresa di altissima qualità, che sarà venerata senza riserve e senza condizioni da tutti i fedelissimi di questa band, spesso ingiustamente ignorata.

La chimica è di nuovo eccezionale. L’affiatamento del quintetto funziona in modo davvero affascinante nell’esecuzione, nella composizione e nell’intesa reciproca, ed è un esempio da manuale scolastico. I due punti più infiammabili, diciamo così, quelli che colpiscono per motivo portante e melodia vocale (il ritornello), sono l’iniziale Cold December Night (il riff d’apertura si apre come se fosse preso dai primi tre album della band) e soprattutto la title track conclusiva, che con lo sviluppo della magniloquenza dentro il ritornello troverebbe senza problemi posto in uno qualsiasi degli album dei Vanden Plas usciti negli anni Novanta. Tra i brani più generosamente conditi di progressive, cioè Three Ghosts, Devil’s Poetry e Fall From The Skies, per piacevolezza delle melodie del ritornello il primo posto va al ritornello di Fall From The Skies. I Vanden Plas creano musica costruendo, lungo lo sviluppo del brano, un teatro drammatico graduale che culmina in un crescendo dentro un ritornello magniloquente, oppure raggiungono un effetto simile attraverso un vero e proprio putiferio di assoli pittoreschi, di cui, con il supporto del vasto arsenale di tastiere di Günter Werno, si occupa l’eccezionale chitarrista Stephan Lill. A questo proposito va comunque sottolineato che nel nuovo lavoro i Vanden Plas hanno un po’ «semplificato» gli arrangiamenti. Questo significa che le frasi di chitarra sono più in evidenza, e lo stesso vale per le melodie dei ritornelli, ci sono anche più brani brevi, il che ci porta a concludere che «The Ghost Experiment – Awakening» nelle vibrazioni e nell’energia si avvicina alle radici stesse della musica della band negli anni Novanta, cosa molto più difficile da dire per gli ultimi tre lavori in studio.

L’album «The Ghost Experiment – Awakening» è esattamente ciò che ci si aspetta dai Vanden Plas. Il pubblico che li segue non è certo vasto, ma oltre a essere molto devoto è anche estremamente esigente e, in effetti, musicalmente molto viziato. E i Vanden Plas gli hanno di nuovo consegnato un nuovo lavoro eccellente, se non addirittura brillante, cosa che, diciamolo, ci si poteva anche aspettare sotto sotto!

di: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Cold December Night
2. The Phantoms Of Prends-Toi-Gardes
3. Three Ghosts
4. Devils´ Poetry
5. Fall From The Skies
6. The Ghost Xperiment

Formazione:
Andy Kuntz – voce
Stephan Lill – chitarra
Günter Werno – tastiere
Andreas Lill – batteria
Torsten Reichert – basso

Vanden Plas – The Ghost Xpermient (video ufficiale)
Vanden Plas – Cold December Night (lyric video ufficiale)
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