Moonspell e Rotting Christ col manifesto di una scossa eretica nelle viscere della collina di Graz (2019)

foto: BOŠTJAN KEPIC 2019
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Luogo: Graz / Dom Im Berg / Austria
Data: martedì 19.11.2019


Moonspell e Rotting Christ insieme in tour europeo: un pacchetto che non puoi proprio farti scappare. Due band con un carisma tutto loro e una carta d’identità musicale inconfondibile. Mediterraneo! Portogallo e Grecia. Terre dal temperamento bollente!  

Per questo tour le due band hanno messo in calendario qualche tappa interessante anche per tutti gli appassionati di metal estremo che vivono in Slovenia. La prima è stata Zagabria, la seconda Graz, la terza Vienna. Si tratta di pesare i vari posti e di farsi le domande di rito sulle loro caratteristiche, come acustica, spazio, possibilità di fotografare nel modo migliore, ma anche sulle aspettative riguardo alla qualità dell’organizzazione dello spettacolo. Da locale a locale, la serata firmata Moonspell e Rotting Christ è ovviamente tutta un’altra storia, ma di sicuro gli austriaci, in fatto di organizzazione dei concerti, di solito non deludono mai. E anche stavolta è andata così. A Graz abbiamo assistito a un evento perfettamente orchestrato e, a differenza di chi era andato a Zagabria il giorno prima a lamentarsi per il ritardo di troppo, per l’audio non proprio al top e perfino per la cancellazione dell’esibizione della band di supporto Silver Dust, ci siamo goduti un’esecuzione del programma praticamente impeccabile. 

Il Dom Im Berg è una sala «scavata» o «incastonata» nelle viscere della collina di Graz, quella su cui troneggia il celebre castello. Vanta un’acustica eccellente e una capienza niente male, tra le 800 e le 1000 persone. Un palco bello grosso, sia in profondità che in larghezza, dove tutte e tre le band hanno potuto allestire le proprie scenografie.

Sul palco sono saliti per primi i grotteschi dark gotici svizzeri Silver Dust. Un quartetto svizzero che «infila» nel metal tanto elementi gothic quanto elementi di dark rock, con la dose prevedibile di kitsch e lustrini da palcoscenico. Una band che costruisce quindi su teatro e scena. I Silver Dust non sono “nati ieri” e seguono con impegno la loro visione. Dal punto di vista musicale non inventano di certo la rivoluzione, ma proprio il kitsch teatrale può portarli a una maggiore riconoscibilità, soprattutto tra la generazione più giovane e meno esigente di amanti dei suoni più duri. Lord Campbell è inarrestabile nella sua predica da palco e quando imbraccia il suo Ibanez modello S. Vai, lo show della band diventa decisamente grottesco, soprattutto nel pezzo solista di chitarra, che non porta niente di interessante, solo un mucchio di mancanza di convinzione. Ciò nonostante il quartetto è molto professionale e segue rigorosamente il suo mantra scenico.  L’ultimo album «House 21», il terzo della loro carriera, ha un concept e si tratta di un thriller psicologico. La band l’ha presentato di nuovo in modo più corposo e ha arricchito il palco con uno sfondo video scenografico che, mostrando personaggi grotteschi, approfondiva i messaggi del concept stesso. La band costruisce con impegno il suo nome. Da quando è nata, nel 2013, ha già fatto due tour con i Lordi e ha aperto le serate di Eluveitie, Amon Amarth e The Deftones. Il capo della band e primo «barbuto» Lord Campbell,  il gigantesco bassista Kurghan, il chitarrista più tozzo e dal volto abbondantemente peloso Tiny Pistol e, nuovo membro della band da agosto scorso, il batterista Magma, hanno fatto il loro lavoro con sicurezza, regalando un riscaldamento divertente e lucido in vista della parte molto più seria della serata.

Venti anni dopo che chi scrive aveva visto un concerto dei Rotting Christ al club K4 di Lubiana, era ormai davvero ora di reincontrarli, anche se la band suona piuttosto spesso pure in Slovenia. Soprattutto le piace tornare al Metaldays di Tolmino. I Rotting Christ sono da sempre, in sostanza, una fortezza blasfema difesa dal duo dei fratelli Tolis. Quest’anno hanno pubblicato un nuovo ottimo album in studio, «The Heretics», in cui continuano a insistere testardamente sulla loro ricetta inconfondibile di vampirismo black metal mediterraneo, dove regnano la rovina occulta di una messa nera teatrale e il maneggiare i messaggi dell’antica fede dell’ellenismo, che la band ha sempre amato mettere al di sopra della putredine del cattolicesimo.  La band si è aiutata parecchio con basi preregistrate di cori maschili dal timbro baritonale tonante e di orchestrazioni, cosa che c’era da aspettarsi, ma quando fissi lo sguardo sulla figura di pietra di Sakis Tolis, resti incollato come una calamita. Ipnotizzato dalla creazione di un’atmosfera speciale, di una chimica speciale! Il carisma del cantante e leader è semplicemente incredibile! Un temperamento indomabile carico di passioni, attraverso una valanga dentata e velenosa di fraseggi devastanti, al tempo stesso sensibilmente incrociata con una musicalità superiore, pittoreschi rappresentanti dell’incarnazione del black metal mediterraneo, se non addirittura una specie di pionieri.

Il quartetto è estremamente affiatato, e questo nonostante i due nuovi arrivati, il chitarrista Giannis Kalamatas e il bassista Kostas Heliotis, che si sono uniti alla squadra dei fratelli Tolis solo quest’anno. La band è riuscita a scuotere anche il pubblico austriaco, proverbialmente trattenuto, che ha risposto con reazioni rumorose ogni volta che Sakis lo pretendeva. A infiammare il pubblico è stata soprattutto la cover inno di Societas Satans dei Thou Art Lord, che con il suo ritornello incisivo si è incastrata alla perfezione nel repertorio degli altri pezzi. La band suona come in trance e tali erano anche le sensazioni: un’atmosfera cataclismatica e rovinosa di oscurantismo senza confini, rabbia, occulto e flagellazione empia. La band non ha mollato un attimo per tutto il concerto. Anzi, dal punto di vista esecutivo ha fatto crescere di continuo il suo teatro scenico, ovvero il suo marchio atmosferico. Forse alla band si può rimproverare solo che dei vecchi tempi i Rotting Christ hanno suonato appena tre pezzi, cioè la cult The Forest Of N’Gai dall’antichissimo EP «Passage To Arcturo» (1991), poi King Of a  Stellar War, classico di «Triarchy Of the Lost Lovers» (1996), e, come da copione, il loro inno inconfondibile di ribellione blasfema Non Serviam, con cui hanno chiuso uno show di una buona ora. Il Sakis perlopiù statico è stato ampiamente alleggerito, con la loro cinetica da palco, da due giovani «ginnasti», carichissimi e coinvolti, i già citati nuovi membri della formazione, che riempivano con agilità ciascuno la propria porzione di palco. I Rotting Christ sono un’istituzione, blasfemamente folle sul palco, che con un colpo solo, nel suo teatro tutto particolare, sottomette il pubblico e lo porta nel suo mondo unico e inconfondibile di nera spietatezza metallica. Ah, già. Suono eccellente. Ovunque ti fossi piazzato. Si sentivano gli assoli e il basso tintinnante, accanto al tuonare dominante di Sakis e ai colpi devastanti, da terremoto, di suo fratello Themis.

Bene! Tutto era quindi pronto per l’arrivo dei protagonisti della serata, i portoghesi Moonspell. La scenografia riprendeva la copertina del nuovo album «1755», che ruota attorno al concept del terribile terremoto che quell’anno colpì Lisbona. Rovine sullo sfondo, a destra e a sinistra due giganteschi croci rovesciate! Sul palco è arrivata per prima, naturalmente, la figura principale della creazione del teatro Moonspell, senza la quale la band è impensabile. Il prestante cantante Fernando Ribeiro. Vestito da cittadino del Settecento con una lanterna tremolante in mano, mentre l’apertura è partita con l’inno En Nome Do Medo, un pezzo scritto appositamente per l’album «1755» dell’«Alpha Noir». Fin da subito è stato chiaro che anche il concerto dei Moonspell sarebbe stato accompagnato a tratti da basi preregistrate di cori e orchestrazioni aggiuntive. I primi tre pezzi dell’apertura sono andati alla presentazione dell’album «1755», considerato uno dei lavori più ambiziosi di tutta la carriera della band. I Moonspell non sorprendono più, ma si tratta comunque di una delle opere musicali più complesse che i valorosi portoghesi abbiano creato fino a oggi. Un inizio decisamente concreto, compresa la fenomenale maschera a becco (sadomaso) da far girare la testa che Ribeiro ha indossato nel pezzo omonimo dell’album, replica delle maschere portate trecento anni fa dai guaritori dell’epoca! Ma il concerto ha fatto un salto di livello netto quando la band, subito dopo, è andata dritta al suo secondo album in studio «Irreligious» e ha sparato in sequenza due inni gotici e cupi di grande impatto, Opium e Awake! Ribeiro ha regnato di nuovo con il suo carisma gigantesco. Non è rimasto in debito con nessuno. Si è di nuovo scomposto emotivamente in mille pezzi, con il pubblico che per tutto il concerto gli mangiava in mano! La parte centrale del concerto la band l’ha condotta in modo superbo attraverso il classico Night Eternal, il pezzo «Extinct» superiormente contagioso e particolarmente da inno Breath (Until We Are No More), mentre ha approfondito il suo carisma gotico con il pezzo «Antidote» Everything Invaded.

La band resta affilatissima dal punto di vista esecutivo! Fortemente affiatata, temprata e rodata! Funziona come un’entità scenica a prova di proiettile, che maneggia un’eccezionale coesione esecutiva! Anche stavolta a regnare nella sala sono stati un’acustica eccellente e le caratteristiche del suono, dove si sentiva perfettamente tutto. Tutti i dettagli e i contrasti. Ribeiro sembrava un vero diavolo, un vero fantasma, e qualche sguardo ipnotico con tanto di «incantesimo» l’ha regalato anche ad alcune signore che durante il concerto «svenivano» proprio in prima fila.

Durante il classico di «Irreligious» Mephisto si è scatenato al massimo anche il gruppetto di fan arrivati dal Portogallo per il concerto, che seguivano l’esibizione all’estrema destra (guardando il palco). Quando la band, dopo un lungo discorso introduttivo di Fernando, è partita con il classico Vampiria, era chiaro che il concerto stava piano piano avviandosi alla chiusura. Il Dom In Berg, ottimamente pieno, si è di nuovo fuso in un tutt’uno con la band quando i Moonspell si sono lanciati nella bestiale Alma Mater, che ha chiuso così il (decisamente troppo breve) concerto dei superlativi Moonspell. Un’ora e un quarto bis compreso, con il bis consegnato dall’ottima nuova Todos os santos, cupa, epica e rovinosa (in traduzione «tutti i santi»), e poi? Mancava infatti un solo, unico pezzo. Fool Moon Madness, un altro classico di «Irreligious», senza il quale un concerto dei Moonspell semplicemente non sarebbe come deve essere.

Oltre a una prestazione superlativa, i Moonspell hanno portato, com’era prevedibile, anche un repertorio su misura che, nei «ridotti» 75 minuti, doveva concentrarsi sul nuovo album e al tempo stesso accontentare i fan con una dose di classici dei primi due album. Se avessero suonato almeno un’ora e mezza, avremmo sicuramente avuto anche qualche pezzo velenoso dai tempi degli album «Night Eternal», «Alpha Noir» o «The Butterfly Effect», «Sin/Pecado» e «Darkness And Hope», che stavolta, a dirla tutta, sono rimasti fuori dal repertorio!

Cosa dire per chiudere questa serata perfetta? Il pacchetto di concerti Rotting Christ e Moonspell, con i lucidi Silver Dust a fare da antipasto, si è rivelato per questa serata un’azione degna di peccato per la nostra visita al Dom Im Berg di Graz. Semplice. Il carisma di queste due grandi band, due scorci mediterranei dell’impiccagione metal estrema, è così grande e marcato che l’atmosfera teatrale che creano con le loro esibizioni è quel dolce oppio che ti seduce, ti ipnotizza e ti guida attraverso un’avventura fuori dal mondo reale, fatta di sensazioni intensificate che ti fanno venire la pelle d’oca più di una volta e che non vorresti finissero mai!  

testo: Aleš Podbrežnik
foto: Boštjan Kepic   

SILVER DUST: 1. Libera Me 2. The Unknown Soldier 3. Shame On You 3. The Age of Decadence 4. Forever 5. Duo Orgue/Guitare 6. La La La La 7. The Calling 8. The Judgement Day 10. Ave Satani
ROTTING CHRIST: 01. 666 02. dub-sag-ta-ke 03. Fire, God and Fear 04. Kata Ton Daimona Eaytoy 05. Apage Satana 06. Dies Irae 07. The Forest of N’Gai 08. Societas Satanas 09. King of a Stellar War 10. In Yumen-Xibalba 11. Grandis Spiritus Diavolos 12. Non Serviam
MOONSPELL: 01. Em Nome Do Medo 02. 1755 03. In Tremor Dei 04. Opium 05. Awake! 06. Night Eternal 07. Breathe (Until We Are No More) 08. Everything Invaded 09. Evento 10. Mephisto 11. Vampiria 12. Alma Mater /bis/ 13. Todos os santos 14. Full Moon Madness


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