Diluvio di death metal tecnico con gli Obscura (2020)
Quanto ai lunedì, Garfield ha ragione da vendere: «they suck». Ma con una serata di concerti come quella di una settimana fa all’Orto, la nuova settimana si comincia molto più facilmente. A Lubiana sono tornati con il disco Diluvium i pesi massimi tedeschi del death metal tecnico Obscura, e a fargli compagnia in un pacchetto davvero eccellente c’erano la macchina da guerra olandese di blackened death metal God Dethroned, il black metal melodico dei Thulcandra e i tecnici francesi Fractal Universe.
A scaldare l’atmosfera ci hanno pensato questa volta, tra tutti i più affini per genere ai protagonisti della serata, i Fractal Universe. I death metaller francesi progressive/tecnici si erano già presentati al pubblico sloveno in passato, e cioè al Metaldays 2017. Allora si erano esibiti tra i primi sul palco New Forces ed erano passati per una delle sorprese più piacevoli del festival. Stavolta i francesi hanno suonato da noi per la prima volta in un club e, nonostante l’orario presto, hanno attirato sotto il palco un bel po’ di gente. I Fractal Universe non inventano certo l’acqua calda: la maggior parte dei tasselli che compongono i loro pezzi tecnicamente complessi e dinamici è un vero déjà vu, roba già sentita altrove. Nel quartetto di Nancy si sentono influenze più o meno evidenti dei connazionali Gojira e Gorod, e in mezzo pure di Obscura e The Faceless. Ciò nonostante, con ritmi spezzati e riff staccati fatti apposta per l’headbanging, i Fractal Universe suonavano abbastanza interessanti da non doverli rimproverare più di tanto per le somiglianze con i loro modelli. Purtroppo a venire fuori piuttosto fiacca è stata solo la voce pulita stanca di Vince Wilquin, cosa che si è sentita già durante l’opener Sons of Ignorance dal debutto Engram of Decline.
Molto, molto più interessanti, e anche più attesi, erano i successivi, i «worshipper» tedeschi dei Dissection Thulcandra, guidati da Steffen Kummerer, che è anche il capo degli Obscura. I Thulcandra, che si sono dati il nome dall’antichissimo demo dei Darkthrone, il quale a sua volta lo prende dal nome della Terra nel classico di fantascienza di Lewis Out of the Silent Planet, da noi avevano già suonato, nel lontano giugno 2011 al Channel Zero. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti: il gruppo nel 2015 ha pubblicato il disco Ascension Lost, poi attorno a loro si è fatto parecchio silenzio. Fino a questo tour, con cui sono tornati a Lubiana e hanno entusiasmato già col primo schiacciasassi In the Realm of Thousand Deaths. Peccato che tre quarti del palco fossero occupati dall’ingombrante batteria di Sebastian Lanser (Obscura), così tutti e quattro i membri dei Thulcandra, compreso il batterista Erebor, hanno dovuto stringersi proprio sul bordo del palco. Di spazio per muoversi i ragazzi non ne avevano granché, ma hanno compensato il tutto suonando. Da dio, suonando! In soli mezz’ora, purtroppo, i tedeschi hanno stipato brani da tutti e tre gli album, melodie superbe cadevano dalle dita del duo di chitarre Kummerer/Delastik come Lucifero dal cielo, e con una prestazione eccezionale si è distinto anche Erebor con un uso davvero splendido dei piatti. A causa dell’esibizione (troppo) breve, classici come Deliverance, Sin and Death e Frozen Kingdom ci sono volati accanto in un attimo. Avrebbero potuto infilarci almeno anche Everlasting Fire, però i Thulcandra hanno presentato il nuovo pezzo The Slithering Silver dal disco in arrivo (bella notizia, visto che finora non se ne era parlato), che al primo ascolto suonava ok, e si sono congedati troppo in fretta con l’epica Spirit of the Night.
Molto attesi erano anche i veterani olandesi del death metal God Dethroned, che da noi avevano suonato l’ultima volta meno di un anno fa nel Subart di Kranj con Suffocation e Belphegor. Stavolta gli olandesi sono tornati da noi con l’album fresco di stampa Illuminati e con la sua title track hanno salutato il pubblico di Lubiana. Purtroppo anche i God Dethroned avevano sul palco pochissimo spazio, ma hanno comunque fatto il loro lavoro alla grande: li hanno aiutati sia un suono eccellente sia un pubblico reattivo, e nonostante il poco tempo anche gli olandesi hanno arato l’Orto come i cingoli dei carri armati Mark IV e V sul fronte occidentale cento anni fa. I God Dethroned all’inizio con Book of Lies hanno puntato l’attenzione sull’album attuale, poi hanno scosso tutti con lo schiacciasassi The World Ablaze dall’omonimo album, un terzo dell’ottima trilogia sulla prima guerra mondiale. Il set degli olandesi era comandato per gioco dall’unico membro ancora originale della band, Henri Sattler, con la voce ben conservata e potente, che non dimostra per niente di stare per compiere i cinquant’anni. Una squadra superaffiatata, che macinava l’Orto pezzo dopo pezzo, ha chiuso i conti anche con il classico Villa Vampiria, poi con No Man’s Land e la novità Spirit of Beelzebub, che dal vivo, con il ritornello e i backing vocals puliti, suona davvero epica. Purtroppo anche ai God Dethroned è stato concesso poco tempo, che è finito troppo presto con la d’addio Nihilism.
Stavolta gli Obscura, a causa delle band di supporto, sono rimasti un po’ in secondo piano, visto che da noi li avevamo già visti parecchie volte, ma fin da subito hanno sorpreso con quello che è probabilmente il loro più grande successo, Anticosmic Overload, e il pubblico nella sala bella piena è impazzito. Gli Obscura il loro mestiere lo conoscono fino al midollo, e anche stavolta l’hanno dimostrato, presentando a Lubiana soprattutto la parte conclusiva della loro quadrilogia su natura, cosmo e uomo, Diluvium (il diluvium è un termine geologico, cioè la parte più antica del Quaternario, ma anche i depositi alluvionali di quell’ epoca). In un’ora buona i tedeschi hanno dimostrato un affiatamento disumano, che si trattasse dei riff spezzati e degli assoli del duo Kummerer/Rafael Trujillo, delle dita di Linus Klausenitzer che scivolano sul manico del basso fretless o del drumming tellurico del robot Sebastian Lanser. A differenza delle band di apertura i ragazzi hanno potuto sfruttare molto di più il palco, così ci è toccato anche un po’ più di (eccessivo) posing con il piede sui monitor. Stavolta gli Obscura hanno offerto una scelta variegata di pezzi, tornando con Alone persino sul trascurato Retribution e dimostrando ancora una volta perché sono uno dei nomi più rispettati del death metal tecnico/progressive.
Foto: Nina Grad

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God Dethroned 
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