HammerFall e la fucina power metal a Graz (2020)
Band: Serious Black / Battle Beast / HammerFall
Luogo: Graz / Orpheum Teater / Austria
Data: venerdì, 21.02.2020
Nel 1997 usciva l’album «Glory To the Brave», all’epoca uno dei documenti più importanti con cui le forze in campo, nel vivace boom del genere «metal», trovarono un nuovo equilibrio. Quel disco annunciò infatti la risalita, durata qualche anno, del power metal, e allo stesso tempo le etichette spalancarono le porte alle band che pescavano ispirazione dai giorni classici (e musicali) del metal (gli anni Ottanta) e si tiravano fuori dalla «ricerca dell’aggressività nelle soluzioni a semitoni», ormai un po’ stantia. Questo rese possibile anche la riattivazione di vecchie band heavy metal, che la spinta sempre più forte verso le sfere estreme del metal, dove l’attenzione se la prendeva l’esplosione dei generi allora relativamente giovani, black e death metal, aveva di fatto cancellato dalla scena per diversi anni.
«Glory to the Brave» è infatti l’esordio degli svedesi HammerFall. Il resto è storia. Da allora la band è una compagna fissa della scena power metal e sforna dischi con regolarità, anche se il genere è ormai da un pezzo ai margini dell’interesse delle masse. Eppure. Gli HammerFall restano un bastione del metal stimato e rispettato anche dopo 25 anni di attività e riempiono ancora sale da qualche migliaio di persone. Anche se l’evoluzione della band si è più o meno chiusa con l’uscita di «Crimson Thunder», oggi non è nemmeno più così importante, perché gli HammerFall si stanno lentamente trasformando in una schiera di leggende, anche se già da un bel po’ si sente che il riciclo della loro formula suona un filo logoro, e la squadra prova a rattoppare questa muffa artistica alla meno peggio (soprattutto negli ultimi anni) anche con qualche trucchetto occasionale di «autoparodia», che è sempre un espediente azzeccato e che fa subito scintille.
«Dominion», il nuovo album della band, uscito ancora una volta per l’etichetta austriaca Napalm Records (recensione di RockLine QUI), ha portato il gruppo in un nuovo tour. Nel giro si sono fermati dalle nostre parti. A Graz. E lì non c’è sala più bella dell’Orpheum Teater, che negli ultimi anni, quanto a eventi rock e metal, è del tutto sfruttato a metà. Non sappiamo quale sia il motivo, ma gli HammerFall sono stati tra i pochi artisti a cui era riuscito di suonarci anche durante il precedente tour «Built to Tour» del 2017 (recensione di RockLine del concerto QUI!). E ci credo! All’Orpheum Teater hanno suonato più volte, per esempio anche nel 2001 e nel 2003. Ma quelli erano tempi più rosei.
Stavolta gli HammerFall hanno scelto come band di supporto i power metaller tedeschi Serious Black, che nel 2015 aprivano i concerti del tour degli HammerFall (recensione di RockLine del concerto di Graz (PPC) del 09.02.2015 QUI), quando presentavano l’album «(r)Evolution», e gli ardenti power metaller finlandesi Battle Beast. Alle otto in punto di sera sono saliti sul palco per primi i Serious Black. Si tratta di un quartetto di vecchie volpi della musica che, nonostante la band sia relativamente giovane, si erano temprate per anni in formazioni diverse, e l’hanno dimostrato anche con l’esecuzione del loro materiale. Con il nuovo album, «Suite 226», appena uscito, funzionano come quartetto, ma dal 2017 sui concerti li aiuta, come quinto membro, il celebrato mago e virtuoso della chitarra Christian Münzner. Al suo nome aggiungo solo due nomi. Alkaloid, Obscura. Da qui in poi non serve essere Einstein. La band aveva a disposizione mezz’ora di set. E l’ha sfruttata con grande furbizia e mestiere. Suono ottimo dal primo all’ultimo secondo e uso abilissimo dello spazio a disposizione. Ottimo affiatamento e un’interazione continua, e ben orchestrata, con il pubblico. Il cantante svedese dal nome d’arte spassoso, Urban Breed, è un veterano a modo suo, per quanto riguarda le frequentazioni con gli HammerFall (nel 2009, da membro dei Bloodbound, li accompagnò in tour in Europa (c’erano anche i Sabaton), con tappa, tra l’altro, a Maribor – recensione di RockLine del concerto QUI). Il cantante ha perso un po’ di acuti, ma è la regola e arriva con gli anni, anche se la sua voce resta ancora estremamente penetrante e autorevole. Mario Lochert, bassista e leader del gruppo, vegliava attento sulle mosse dei compagni, Dominik Sebastian e Münzner hanno scambiato un paio di volte la posizione destra e sinistra, si sono piazzati teatralmente spalla a spalla con le chitarre e hanno sfoggiato la loro intesa chitarristica, con Münzner ovviamente in vantaggio quanto a classe. In sostanza, i Serious Black hanno semplicemente, come da copione, suonato un concerto di alto livello, perché (altrettanto semplicemente) suonano dal vivo di continuo.
I Battle Beast sono un bastione melodico del power metal finlandese, molto attraente. L’elemento musicale, nella versione finlandese del power metal, è quasi il più contagioso e addirittura eccessivo, se lo confronti con le versioni del genere di altri paesi scandinavi (la Svezia), o in generale con le band tedesche e americane, ma senza risultare ingenuo come può riuscire alle formazioni italiane. Da sempre la Finlandia ha coltivato nel power metal una musicalità e una pomposità eccezionalmente incisive. E questo fin dagli Stratovarius. Il sestetto ha fuori il nuovo album «No More Hollywood Endings», che a Graz ha avuto una presentazione abbondante. La figura principale e centrale è e resta ovviamente la statuaria e tostissima cantante Noora Louhimo, che per tre quarti d’ora ha dominato concretamente il palco con carisma ed energia. Non solo per il look, ovvero la mise teatrale e sfarzosa con cui potrebbe diventare senza problemi la sposa di Lucifero, ma semplicemente. Per l’incisività marchiata a fuoco della sua interpretazione e del suo canto esplosivo. Anche le soluzioni che, nella carta d’identità power metal, pescano ispirazione dalla cosmesi pop degli anni Ottanta, cosa che qualche tempo fa i loro colleghi, ovvero il clone più giovane o «derivato» Beast In Black, hanno spinto ben oltre ogni limite, sul palco Noora le fa passare con una leggerezza piumata. In una sola parola. La cantante è superiormente scatenata. Quanto basta. Ed è questo il vero asso nella manica del gruppo, che tiene alto l’interesse lungo tutto il concerto, anche se si muove tra un riciclo di idee ormai un po’ consumato, con picchi però seducenti e pomposi nei ritornelli melodici che, come detto, strizzano forte l’occhio al pop degli anni Ottanta. Forse dà questa sensazione anche uno dei fratelli Björkroth, che si aggrappa diligente a un sintetizzatore a tracolla (non so se in sloveno hanno già inventato una traduzione per «keytar»?). Perfino un senso di parodia, che è un fenomeno sempre più frequente nelle formazioni power metal post-millennio. I primi a farlo apertamente sono stati i Sabaton, e il trucco ha attecchito negli ultimi anni perfino agli HammerFall. Ma torniamo ai Battle Beast. Le tastiere durante il concerto non si sentivano quasi, e la chitarra solista poteva stare un pelo più alta nel mix. Comunque Noora ha salvato tutto! È incredibile, una vera calamita che garantisce alla band un’attrattiva scenica costante. E non è tutto. A questo contribuisce l’alta resa di pompa del gruppo nella costruzione stessa dei pezzi, con picchi nei ritornelli, come detto, estremamente melodici.
Gli HammerFall si portano sempre dietro una scenografia di palco spettacolare, che accompagna i loro tour. Ogni volta diversa. In sintonia con l’album del momento. Anche questa volta non ha fatto eccezione. Con l’immancabile pedana gigante su cui stava, quasi sotto il cielo, la batteria di Wallin, e due rampe che da destra e da sinistra portavano dalla facciata del palco alla cima della pedana. La formazione, con Wallin alla batteria, si è finalmente stabilizzata di nuovo. Nella squadra restano due figure insostituibili! La prima è il chitarrista Oscar Dronjak, la seconda il cantante Joacim Cans. Poi c’è il bassista originale Fredrik Larsson e l’eccezionale chitarrista Pontus Norgren, che con le sue virtù indiscutibili tira fuori sempre, con gratitudine, dalla «poltiglia» l’allampanato e iconico spilungone alla sua sinistra, cioè ovviamente Oscar Dronjak.
In realtà a un concerto degli HammerFall la cosa più interessante è seguire il repertorio. Quanto vecchio e quanto nuovo ci sarà. Qualche sfondo sonoro è ovviamente preregistrato, il che è una costante, per il resto la band «sta lì». Routine, sicurezza, esperienza. Semplicemente. Qui non ci sono tiri a vuoto, e non sono nemmeno ammessi. L’apertura, come da pronostico, ha consegnato un tornado d’avvio che, passando per i nuovi Never Forgive, Never Forget e One Against the World, è culminato nella cult Heeding The Call. Joacim Cans è stato un paio di volte un filo troppo basso (il ritornello di The Way of the Warrior), ma bisogna chiudere un occhio, perché in questa fase del tour se la vedeva con un’infiammazione alla gola. In pezzi come Any Means Necessary ha avuto occasione di far riposare le corde vocali. Last Man Standing è ormai da un bel po’ una costante del repertorio, così come il cosiddetto medley strumentale, che stavolta ha puntato sul riproporre le frasi dell’album «Renegade» (la band celebra il 20° anniversario dell’uscita del disco). Una bellissima sorpresa in questo senso l’ha portata la fenomenale The Way Of the Warrior, uno dei vertici del cult «Renegade». La band non ha dimenticato di piazzare, nella volata finale accanto a Last Man Standing, un’altra delle migliori canzoni della sua carriera, Where Dragon Lies Bleeding, e la parte regolare l’ha chiusa, prevedibilmente, con Let the Hammer Fall. Il bis ha consegnato una selezione un po’ più debole del previsto e non ha pescato quel vertice definitivo che avrebbe potuto raggiungere con facilità, se gli HammerFall avessero buttato un occhio più deciso al repertorio dei primi quattro album. La band l’ha aperto con la pomposa e quasi autoparodica Hammer High, seguita dall’eccezionale intermezzo chitarristico di Pontus – che si sarebbe meritato almeno dieci minuti di spazio – e da quel assolo la band è saltata su un’altra, e in totale terza, canzone nuova, in questa serata «mancante» (We Make) Sweden Rock, uno dei singoli portanti del nuovo album. In ogni caso gli HammerFall non potevano chiudere il loro nuovo spettacolare show che in un modo solo. Portando il pubblico al punto di ebollizione e, con Hearts on Fire, accendendo un’ultima volta, in lingue di fuoco, tutti i cuori dell’Orpheum Teater stipato fino all’orlo. Era pieno da scoppiare. Com’era stato anche tre anni fa.
Cans ha usato, come ormai collaudato (tra una pausa e l’altra), i soliti trucchi con cui teneva occupata e divertiva la folla, Dronjak ha buttato olio sul fuoco con la sua chitarra a forma di martello, e nella seconda metà il «bestione» in versione «topless» ha di nuovo “fieramente” sfoggiato i suoi «abbondanti» muscoli. Oscar è l’icona definitiva del gruppo. Divertente quanto basta. La band, del resto, mostrava di trovarsi a suo agio e con la sua esecuzione ha convinto su tutta la linea di essere una macchina power metal devastante e ben oliata, che non sa e non riesce a tradirsi.
In linea con il «folklore» che accompagna le attività promozionali di questa band, c’è da aspettarsi che gli HammerFall nel 2021, se non già quest’autunno, servano una seconda tornata di palchi europei legata alla promozione del nuovo prodotto, il che significa che molto probabilmente all’orizzonte c’è presto una nuova occasione per vedere uno dei loro concerti. E Graz è così vicina e così a portata di mano, e in più la location stessa dello straordinario Orpheum Teater ti invita in un modo a cui semplicemente non puoi resistere. Perciò abbiamo colto subito la prima occasione. Quella sera in sala si sono goduti tutti uno spettacolare giro di giostra power metal. L’energia era di nuovo ottima, ed è incredibile come gli HammerFall, nonostante il calo d’interesse per il power metal, mantengano sempre intatto il loro fascino e continuino a tenere su di sé i riflettori delle folle.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
SERIOUS BLACK:
1. Akhenaton
2. I Seek No Other Life
3. Mr. Nightmist
4. Serious Black Magic
5. We Still Stand Tall
6. High and Low
BATTLE BEAST:
1. Unbroken
2. Familiar Hell
3. Straight to the Heart
4. The Hero
5. Eden
6. No More Hollywood Endings
7. King for a Day
8. Beyond the Burning Skies
HAMMERFALL:
1. Never Forgive, Never Forget
2. One Against the World
3. Heeding the Call
4. The Way of the Warrior
5. Any Means Necessary
6. Hallowed Be My Name
7. Blood Bound
8. Redemption
9. Renegade Medley
10. The Dragon Lies Bleeding
11. Last Man Standing
12. Let the Hammer Fall
—bis I.—
13. Hammer High
14. (We Make) Sweden Rock
—bis II.—
15. Hearts on Fire



































