Alan Parsons : The Time Machine

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Data di uscita: 28.09.1999
Etichetta: Miramar
Produzione: Alan Parsons
Durata: 51:50
Voto: 8.5/10

«The Time Machine» è stato il terzo album solista del celebre musicista, produttore e ingegnere del suono inglese Alan Parsons, che tra la fine dei Settanta e per tutti gli Ottanta ha fatto impazzire il pubblico con la sensazione art rock chiamata The Alana Parsons Project. Con «The Time Machine» il signor Parsons ha proseguito il suo tentativo, più o meno riuscito, di far rivivere la magia dei vecchi The Alan Parsons Project: ancora un progetto concettuale, stavolta alimentato dal tema fantascientifico, ormai abbastanza battuto, dei viaggi nel tempo. L’idea di un concept album sui viaggi nel tempo Alan l’aveva avuta già nel 1977, quando insieme al compianto cantante scozzese Eric Woolfson stava mettendo in piedi quello che sarebbe diventato il secondo album dei The Alan Parson Project, «I Robot». Woolfson allora lo convinse a puntare piuttosto su un concept completamente futuristico, sulla minaccia dell’intelligenza artificiale e sul dominio dei robot.

In «The Time Machine» la maggior parte dei testi ruotava attorno ai viaggi nel tempo e al concetto generale di tempo, e già sulla copertina dell’album si potevano scovare alcune macchine del tempo di culto di vari film e serie TV di fantascienza: il Tardis di ‘Doctor Who’, la DeLorean DMC-12 di ‘Ritorno al futuro’ e l’Enterprise di ‘Star Trek’. «The Time Machine» offriva anche un po’ di voci femminili ospiti, cosa piuttosto rara nei progetti di Alan. Sul lento folk «The Call of the Wild», che tra le altre cose include la cornamusa scozzese, si è messa in luce la cantante irlandese Marie Brennan dei Clannad, mentre sulla ballad pop un filo sdolcinata «The Very Last Time» ha brillato Beverly Craven. Anche stavolta, insomma, non sono mancati ospiti vocali di prestigio, capaci di dare a ogni brano un’atmosfera tutta sua con i loro contributi. Dei vecchi collaboratori dei The Alan Parsons Project, su «Time Machine» c’erano il maestro della chitarra Ian Bairnson e il batterista Stuart Elliott.

L’album si apriva con la title track, uno strumentale intriso di atmosfere futuristiche, che portava avanti la lunga tradizione alanparsonsiana delle aperture strumentali. Si sentivano parecchio le influenze dell’elettronica anni Novanta: oltre agli arrangiamenti sinfonici, c’erano infatti pattern ritmici elettronici campionati, all’epoca popolarissimi. Questi esperimenti elettronici Alan li avrebbe spinti ancora più in là nel successivo lavoro in studio, «A Valid Path» (2004). «Temporalia» era un breve strumentale con la voce narrante del professor Frank Close e l’introduzione alla splendida «Out of the Blue», con un contributo vocale di quelli che lasciano il segno dell’ex cantante degli Spandau Ballet Tony Hadley, affiancato nel ritornello dai cori di Chris Rainbow (ex-Camel), ogni tanto collaboratore vocale di Alan. In «Call Up», dal taglio insolitamente blues nei passaggi di chitarra e con un testo che sciorina addirittura una pletora di nomi noti della storia dell’umanità, ha fatto un figurone alla voce il noto cantante di passaggio Neil Lockwood.

La meravigliosa ballad «Ignorance Is Bliss», uno dei picchi di «The Time Machine», metteva al microfono un altro nome di prestigio, Colin Blunstone, il cui timbro malinconico si è rivelato un sostituto eccellente di Eric Woolfson. Se questa ballad splendida fosse uscita una ventina d’anni prima, sarebbe senza dubbio diventata un hit. «Rubber Universe» era uno strumentale divertente, con un’interazione strumentale eccezionale tra Bairnson, che qui ha suonato chitarra, basso, mandolino, tastiere e sassofono, e la batteria di Elliott. Il rocker melodico «No Future in the Past», dove dietro la voce solista si è ritrovato ancora Lockwood, aveva un bel ritornello AOR classico, che calzava a pennello alla natura malinconica del pezzo. «Press Rewind», con un Graham Dye un po’ ‘lennoniano’ nel ruolo di cantante principale, è stato uno dei pochi momenti meno interessanti di «The Time Machine», anche se non era privo di fascino. «Far Ago And Long Away», intrisa di un’atmosfera misteriosa, era uno strumentale solido con elementi di world music vari e rinfrescanti.

«The Time Machine» è stato uno dei momenti migliori della carriera solista di Alan e al tempo stesso un’eredità degna della leggendaria The Alan Parsons Project, anche se conteneva qualche momento meno brillante. Il celebre musicista, produttore e ingegnere del suono ha sfruttato piuttosto bene il concept dei viaggi nel tempo, anche se l’album nel suo insieme non era ambizioso come la maggior parte dei traguardi dei TAPP.

autore: Peter Podbrežnik



tracklist:
1. The Time Machine (Part 1)
2. Temporalia
3. Out of the Blue
4. Call Up
5. Ignorance Is Bliss
6. Rubber Universe
7. The Call of the Wild
8. No Future in the Past
9. Press Rewind
10. The Very Last Time
11. Far Ago And Long Away
12. The Time Machine (Part 2)

musicisti:
Alan Parsons – chitarra acustica, tastiere, organo, compositore, ingegnere del suono, produttore
Ian Bairnson – chitarra, tastiere, mandolino, sassofono, compositore
Stuart Elliott – batteria, programmazione della batteria, tastiere, tastiere programmate, percussioni, arrangiamento orchestrale, cori, compositore
Richard Cottle – tastiere
Andrew Powell – arrangiamento orchestrale
John Giblin – basso
Robyn Smith – tastiere, pianoforte
Kathryn Tickell – cornamusa scozzese, flauti
Julian Sutton – melodeon
Claire Orsler – viola
Jackie Norrie – violino
Julia Singleton – violino
The Philharmonia Orchestra – orchestra
Clio Gould – primo violino
Tony Hadley – voce
Neil Lockwood – voce
Colin Blunstone- voce
Moya Brennan – voce
Beverley Craven – voce
Graham Dye – voce
Chris Rainbow – voce, cori
Prof. Frank Close – voce narrante su “Temporalia”

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