Michael Sweet: Ten
Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 11.10.2019
Produzione: Michael Sweet
Durata dell’album: 49.40 min
Genere: Hard Rock / Heavy Metal
Voto: 9.5 / 10
Michael Sweet è il capo dei leggendari rocker bianchi Stryper. Parliamo di un compositore di talento enorme, che a livello creativo non si ferma mai: se all’orizzonte non c’è un nuovo album degli Stryper, spunta puntuale un nuovo lavoro solista di Michael. Lo scorso ottobre è uscito così il suo ultimo disco solista, dal titolo eloquente: il «decimo» (Ten). Decimo anche perché la title track è legata ai dieci comandamenti. Fedele alla sua tradizione di poeta, Michael proprio non riesce a uscire dalla sua pelle di devoto predicatore, quella stessa pelle che, in fin dei conti, negli anni Ottanta spalancò agli Stryper le porte del successo commerciale e della consacrazione.
Quello che Sweet ha combinato su Ten è di nuovo incredibile. Anzi, affascinante. Resta infatti un compositore inesauribile, a cui l’ispirazione non manca mai, ma proprio mai. Considerando che le uscite di cui è autore principale e quasi unico sono piuttosto frequenti, la cosa è ancora più affascinante. Anzi, al limite del credibile. Come dicevo: incredibile.
Allora, all’inizio Michael voleva registrare l’album con pochi collaboratori in studio, poi ha cambiato idea e ha iniziato a invitare ospiti speciali per singoli brani. La risposta è stata fantastica e una valanga di ospiti eccellenti è entrata quasi spontaneamente nel processo creativo di questo disco, contribuendo con idee costruttive in più. Insomma, la vibrazione che ha accompagnato la nascita del disco era solare e positivissima.
Rispetto ai lavori passati, quando parliamo delle uscite in studio di questo musicista, cioè di quelle sosoliste, «Ten» ha un taglio più duro, guarda con più decisione all’eredità dell’heavy metal e dell’hard rock. A cominciare dall’opener Better Part Of Me, passando per la cupa title track al centro del disco, fino alla conclusiva e ottima Son Of Man, curiosamente segnata come traccia bonus e con il duetto vocale di Todd La Torre dei Queensryche: tutte devono qualcosa ai giorni classici dell’heavy metal. Poi c’è una ballad bellissima, Let It Be Love, che non fa che confermare le straordinarie doti compositive di Michael Sweet. Le ballad sono un’arma a doppio taglio, ma non quando ci mette le mani Michael. È uno dei vertici compositivi dell’album. Sweet ha pensato di nuovo a tutto. Ha vestito i pezzi di armonizzazioni drammatiche sulle melodie principali, i ritornelli hanno una cantabilità pazzesca e ti prendono all’istante all’ascolto, cioè hanno innestato dentro un po’ di quel carisma AOR irresistibile e contagioso con cui Sweet flirta da sempre, «sottotraccia», in tutta la sua ricca carriera musicale. Ancora una volta sfodera un’interpretazione vocale che «ammazza». La voce di Sweet, carismatica e riconoscibile al volo, nonostante gli anni è ancora in forma smagliante e domina dall’inizio alla fine. Esplosiva al massimo. Passa con una leggerezza da piuma dai registri medi a quelli alti e altissimi. «Ten» mette sul piatto una montagna di sostanza musicale in dodici brani, e il bello è che ci riesce con una ricetta compositiva collaudata, in cui non si va in cerca di rivoluzioni musicali. When Love Is Hatred deve l’idea del giro di chitarra nella strofa all’ispirazione dall’eredità dei leggendari Led Zeppelin. Per un orecchio rock anche solo nella media, è più che evidente.
Quando si parla di Michael Sweet, le tante collaborazioni non sono obbligatorie. Lui è semplicemente così completo, raffinato e bravo come compositore, arrangiatore, cantante e, da ultimo, anche chitarrista, da poter mettere insieme un bel disco in qualsiasi momento con la sola squadra di base (bassista, batterista, un buon solista di chitarra) in studio. Stavolta però le numerose collaborazioni di ospiti eccellenti, nomi altisonanti del metal e dell’hard rock, soprattutto tra i chitarristi, aggiungono sicuramente valore al disco, dando a ogni pezzo un marchio personale. Perfino un carattere sonoro tutto suo, e la voce di Sweet, straordinariamente melodica, pulita e dominante, funziona semplicemente alla grande in ognuna di queste dodici storie musicali. L’album ti prende subito. Gli amanti dell’invasività musicale troveranno in questo disco un amico fidato, soprattutto quando Sweet ti saluterà con il ritornello dell’opener Better Part Of Me (in questo pezzo alla chitarra ospita il geniale Jeff Loomis di Nevermore e Arch Enemy). Sul successore di ”One Sided War”, comunque, figura una pletora di eminenze del mondo musicale, e cioè: il già citato Jeff Loomis (Arch Enemy), poi Todd La Torre (voce, Queensryche), Andy James, Tracii Guns (L.A. Guns), Rich Ward (Fozzy), Joel Hoekstra (Whitesnake), Gus G. (Firewind), Howie Simon, Ethan Brosh, Marzi Montazeri (Exhorder), Will Hunt (batteria, Evanescence), John O’Boyle (basso), Mike Kerr, Ian Raposa (Firstbourne)
Insomma, un trucco davvero azzeccato quello di cui si è servito Michael Sweet. Rispetto ai due precedenti album solisti in studio, il nuovo «Ten» per identità musicale e produzione è più vicino a ciò che Sweet fa di solito con gli Stryper, anche se è una storia a sé, compiuta, e un nuovo passo avanti lungo il percorso variegato di questo musicista che, senza falsa modestia, è semplicemente brillante! I fan saranno più che entusiasti, mentre per tutti gli altri il nuovo album può essere una piccola scuola di scrittura di marce hard rock e heavy metal infiammabili, che portano dentro il carattere asciutto del pompa AOR, ovvero della bombastica!
autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
01. Better Part Of Me (Jeff Loomis)
02. Lay It Down (Marzi Montazeri)
03. Forget, Forgive (Howie Simon)
04. Now Or Never (Gus G.)
05. Ten (Rich Ward)
06. Shine (Ethan Brosh)
07. Let It Be Love
08. Never Alone ( Joel Hoekstra)
09. When Love Is Hated (Joel Hoekstra)
10. Ricochet (Tracii Guns)
Tracce bonus:
11. With You Till The End (Mike Kerr & Ian Raposa)
12. Son Of Man (Todd La Torre & Andy James)
Formazione:
Michael Sweet – voce, chitarra
John O’Boyle – basso
Will Hunt (Evanescence) – batteria
