As I Lay Dying: Shaped By Fire

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Il ritorno dei californiani As I Lay Dying, band metalcore, era tutto fuorché scontato. Con tutte le polemiche legate al cantante Tim Lambesis, finito in carcere per un reato, ci si aspettava che il gruppo non avrebbe più avuto alcun sostegno. Invece è andata al contrario. Con il tour del ritorno gli As I Lay Dying hanno fatto il tutto esaurito in parecchie date tra Europa e USA. Ma quella non era ancora la vera prova: il vero rientro in scena la band l’ha fatto con l’album Shaped By Fire.

Con questo album la band ci ha «stuzzicato» per un bel po’. I primi due singoli, My Own Grave e Redefined, promettevano un ritorno con i fiocchi. Gli AILD, però, in carriera hanno già mostrato un sacco di cose, quindi la domanda era soprattutto una: sono ancora in grado di convincere?

Dopo l’intro, Shaped By Fire parte forte con Blinded, che fa ben sperare per tutto il disco. Un pezzo secco e melodico che come stile ricorda l’album Shadows Are Security. Qualcosa che ai fan piace subito, senza dubbio. Si capisce in fretta che gli As I Lay Dying non si sono allontanati dalla loro ricetta. Nel ritornello spicca la voce pulita e potente del bassista Josh Gilbert, diventata ormai un marchio di fabbrica della band. Lo stesso vale per la title track, dove il ritornello si fa sentire alla grande. Il tutto è ben congegnato per un album che punta a un pubblico più ampio, e i ritornelli sono fatti di conseguenza.

Con la title track, Undertow e Torn Between la band conferma soprattutto la propria missione. Nessuno scarto dal loro stile tipico: si sente anzi una certa coerenza nell’uso di melodia, aggressività, impatto ed emotività. Gli AILD il loro mestiere lo conoscono eccome. Niente suona forzato, tutto sta al posto giusto.

Con Gatekeeper mettono in primo piano l’aggressività thrash. Gli elementi thrash metal nella band c’erano già da prima, quindi nulla di nuovo. Di certo, però, danno un po’ di varietà al disco. Gatekeeper picchia senza pietà, in stile Slayer, con un breakdown brutale. Gli As I Lay Dying, a quanto pare, non si ammorbidiranno tanto facilmente. Con The Wreckage torna invece in primo piano la melodia. Il pezzo è un esempio di songwriting ragionato, perché conquista con riff potenti, una sezione ritmica trascinante e una melodia che ti si incolla in testa.

Con My Own Grave gli As I Lay Dying nel 2018 hanno fatto il loro ritorno. È il pezzo in cui gli AILD brillano di più: chitarre veloci, melodia a volontà, ritornello potente e breakdown devastante. Sembrava che la band non se ne fosse mai andata. Molti dicevano anche che con questo brano avevano ridato fiducia al metalcore. Oggi il pezzo è un must dei concerti, perché per la band è anche una svolta nella carriera.

Per tutto l’album gli As I Lay Dying fanno capire che non molleranno. Lo confermano ulteriormente con il brano Redefined, in cui ospite è il cantante degli August Burns Red, Jake Luhr. Il pezzo era uscito come secondo singolo dopo il ritorno e gli AILD hanno sorpreso di nuovo. La varietà delle voci è pazzesca, con Josh Gilbert che aggiunge la sua parte nel ritornello. Ma brillano anche gli altri membri: chitarre e batteria sono devastanti e arrivano al culmine nel breakdown. A questo punto gli AILD sembrano inarrestabili.

Nella parte finale gli As I Lay Dying dimostrano di essere riusciti a fare un album senza filler. Forse non è il miglior disco della loro carriera, ma di sicuro non hai la sensazione di doverti «sorbire» il lavoro. La traccia di chiusura «The Toll It Takes» ha sì un po’ di malinconia da parte di Gilbert, ma finora gli AILD hanno dimostrato di saper fare qualcosa di più epico. Una chiusura solida, ma stavolta non c’è il colpo da maestro.

Gli As I Lay Dying sono tornati in grande stile con Shaped By Fire. A confermarlo ci pensa anche una produzione ricca, con un suono potente. È decisamente un album fatto per i fan. Se gli AILD riusciranno a mantenere questo livello anche in futuro, lo dirà il tempo.

9/10

Tracklist:

  1. Burn To Emerge
  2. Blinded
  3. Shaped By Fire
  4. Undertow
  5. Torn Between
  6. Gatekeeper
  7. The Wreckage
  8. My Own Grave
  9. Take What’s Left
  10. Redefined
  11. Only After We’ve Fallen
  12. The Toll It Takes

Formazione:
Tim Lambesis – voce
Josh Gilbert – basso, voce
Jordan Mancino – batteria
Nick Hipa – chitarra
Phil Sgrosso – chitarra

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