Steve Overland: Scandalous
Etichetta: Escape Music
Data di uscita: 18. 9. 2020
Produzione: Brian Anthony
Durata dell’album: 48.28 min
Genere: AOR/Hard Rock
Voto: 8.0/10
Tra gli appassionati di AOR, Steve Overland è praticamente una sacra icona vocale. Non so quante persone in Slovenia conoscano, ascoltino o seguano questo genere oggi piuttosto arcaico, che grazie a tante nuove band, soprattutto dalle parti della Scandinavia, può contare su un forte zoccolo duro revivalista. Ma è un genere messo in piedi da band rock di enorme successo commerciale come Journey, Foreigner, Boston, Night Ranger e Survivor. Quindi con lui non si scherza, anche se serve un po’ di ripasso introduttivo per i cittadini di una repubblica dove un tempo evidentemente vigeva la cura scolastica obbligatoria contro la musica AOR.
Ma l’AOR britannico è nato proprio a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta. Allora uscì l’omonimo esordio dei «Wildfire» (1980), che rimase anche l’unico di quella formazione. Lì si fece conoscere al grande pubblico anche il cantante citato all’inizio, che poco dopo fondò una delle band AOR britanniche più importanti, gli FM. Il loro album «Indiscreet» è uno dei dischi fondamentali che gli amanti della musica scalano quando iniziano a conoscere l’AOR.
Comunque sia, Steve è sempre stato, e lo è ancora oggi, un musicista iperattivo. Sul piano degli arrangiamenti, della composizione e della produzione. Gli FM sono costantemente presenti sulla scena con nuovi album, l’ultimo «Synchronized» (RockLine recensione) è uscito proprio a maggio di quest’anno. Poi c’è il progetto Shadowman, con cui l’anno scorso, insieme al chitarrista degli Heartland Steve Morris, invece di un nuovo album degli Shadowman è uscito “Attitude” (RockLine recensione) sotto la sigla Lonerider. E ancora, due anni fa a settembre, insieme allo svedese Robert Sall (Work Of Art, W.E.T.), l’omonimo album del progetto Groundbreaker (RockLine recensione). Con tutti questi impegni è davvero incredibile che Steve Overland trovi ancora abbastanza tempo anche per pubblicare album solisti in studio. Così a luglio di quest’anno ha tirato fuori il quinto, il primo nuovo in quattro anni, da quando nel 2016 era uscito «Contagious». Ecco quindi «Scandalous»! Una storia musicale scandalosa, uscita di nuovo per Escape Records.
Cosa resta a uno con così tanti album all’attivo? Prendere un po’ le distanze dal proprio stile collaudato e prevedibile. Ecco. «Scandalous» è davvero scandaloso, nel senso che stavolta Steve ha deviato dalla sua prevedibile appartenenza al genere AOR. Lo annuncia subito l’iniziale Don’t Give Up, con una solida base funky. La seconda, Never Say Die, ha sorprendentemente un’impostazione hard rock (nelle strofe), e la natura distorta delle chitarre nel ritornello crea una fenomenale interazione con le multi-armonie vocali, che hanno un effetto… AOR. Pomposo, insomma. Qualcosa di simile si ripete più avanti in Black Heart, solo un po’ meno convincente. Marcatamente hard rock, sostenuta persino da un bel suono di Hammond, è Diamond in the Dust, dove per Overland tutto va di nuovo a gonfie vele.
Sì. Il momento AOR stavolta lungo il disco è un po’ «sotto controllo», ma resta comunque fedelmente presente. Overland stavolta dedica più attenzione all’inserimento di altri elementi di genere. Anche il blues. Lost in the City lo conferma. In questo pezzo la fusione riesce così bene che si può parlare di un sentimento art del brano. Closest Thing to Heaven è un’ottima ballad che starebbe bene anche su un disco AOR più sostanzioso e porta con sé un lontano sentimento Foreigner, mentre il passaggio d’uscita è «ironicamente ripreso» dall’attacco iniziale nella frase della strofa del hit dei Whitesnake Is This Love). Ascoltando Changing Times viene la sensazione che Overland abbia invitato come ospite speciale Joe Bonamassa, tanto è straordinariamente «grasso» il riff blues rock di Denander. È un lamento blues che Overland, con la sua pettinatura vocale soul, porta benissimo fino al ritornello, dove però l’eccesso di musicalità nelle armonie vocali risulta piuttosto controproducente. La combinazione «AOR-blues» non ha mai «fatto acqua». In questi momenti a tenere in piedi il disco è l’ottimo assolo di Tommy Denander. The Trouble With Love è l’esatto opposto. Base disco e funk e uno sviluppo musicale fenomenale, con un ritornello che ti prende e non ti molla. Testify è quello che i fan dell’AOR vogliono davvero da Steve. L’unico pezzo così del disco, cioè un brano AOR purosangue.
Ma non c’è motivo di lamentarsi, preoccuparsi o avere paura. Tutto questo allontanarsi ha dato risultati altrettanto ottimi. Per lo più ottimi. Anche in Unchained, che torna ad afferrare con più decisione l’hard rock. La sperimentazione con lo sviluppo di particolarità musicali è un filo eccessiva nella «ninna nanna» tirata per le lunghe God Made An Angel, che si apre in modo promettente sul blues, ma finisce lì. Il disco si chiude con un altro forte pezzo pulsante hard rock, Hole In My Heart, che garantisce all’album una chiusura in un invidiabile contrasto da teatro drammatico. Attenzione. Il ritornello scappa quasi in un ritmo swing. Ma è una divertente deviazione in coda al disco, che come composizione regge in tutto e per tutto.
Quindi il disco nel suo complesso è peggiore solo perché porta deviazioni di stile rispetto a ciò che ci si poteva aspettare? Per niente. La risposta sta nel carattere della voce di Overland, che funziona alla grande anche in altre sfere di genere. Lo stesso vale per il suo celebre connazionale Glenn Hughes. Ovunque lo metti, la sua voce funzionerà alla grande. Superlativa. Nessun timore. Con il nuovo album Steve Overland ha dovuto allontanarsi un po’ dalle forme prevedibili in cui è inserito negli FM, negli altri progetti e nei precedenti dischi solisti. Si è preso la libertà artistica e «Scandalous» è un disco che mantiene in tutto un’ascoltabilità eccezionale, una presa organica, un forte groove ritmico, alcune fughe per lo più riuscite dai confini del genere AOR e, naturalmente, la consapevolezza che la voce di Overland si trova a meraviglia a suo agio in tutte le sfere.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Don’t Give Up (3:29)
2. Never Say Die (3:46)
3. Lost In The City (3:20)
4. Closest Thing To Heaven (4:50)
5. Black Heart (3:24)
6. Changing Times (5:17)
7. The Trouble With Love (3:54)
8. Diamond In The Dust (4:20)
9. Testify (3:48)
10. Unchained (3:41)
11. God Made An Angel (4:31)
12. Hole In My Heart (4:02)
Formazione:
Steve Overland – voce, cori
Tommy Denander – chitarra, tastiere
Brian Anthony – basso, organo Hammond
Brian Tichy – batteria
