Groundbreaker : Groundbreaker
etichetta: Frontiers Music Srl.
data di uscita: 14.09.2018
produzione: Alessandro Del Vecchio
durata dell’album: 43:58
voto: 8.5 / 10
Niente da dire. Uno dei cantanti più riconoscibili che gli anni Ottanta ci abbiano regalato, una voce che con carisma ed espressività ha messo le fondamenta dell’AOR e della sua popolarità di allora, si fa sentire anche quest’anno con un nuovo album. Anzi, non uno: due. Parliamo di Steve Overland, voce dei leggendari maestri dell’AOR britannico FM, con cui quest’anno ha pubblicato pure un nuovo album in studio, ma non è finita qui. Tempo fa ha unito le forze con lo straordinario polistrumentista, compositore e produttore svedese Robert Sall (Work Of Art, W.E.T.). Da lì è nato il progetto Groundbreaker, che nello stesso anno è riuscito a sfornare l’omonimo album di debutto. Dietro la nascita del progetto ci sono ovviamente gli appetiti, ma anche l’entusiasmo della label italiana Frotntiers Records, «colpevole» di questo nuovo e incredibilmente irresistibile teatrino «melodic rock» (AOR retrò).
Chi conosce i FM, il progetto Shadowman o la carriera solista di Overland, e magari mastica anche la «scuola scandinava» nell’approccio al revival AOR (Work Of Art, Houston), sa benissimo cosa aspettarsi da «Grondbreaker». Steve è un cantante che non esce mai, nemmeno di un millimetro, dalla propria pelle. Ha quella incredibile morbidezza soul e pop che da sempre è stata uno degli ingredienti chiave dell’identità artistica di tutti i dischi su cui ha cantato, compresi quelli in studio dei FM. Questo vuol dire che Robert Sall, che si è occupato per lo più di scrivere i pezzi (senza che Overland e il tuttofare della Frontiers Alessandro Del Vecchio stessero con le mani in mano), ha investito le idee pensate per il nuovo album dei Work Of Art nei Groundbreaker. Esatto. «Groundbreaker» si definisce al volo: una specie di album dei Work Of Art, ma con la voce dei FM.
I «Groundbreaker» sono quindi incredibilmente a loro agio con la retorica dell’AOR retrò. Gli arrangiamenti dei brani sono vicinissimi a Work of Art, ai FM degli anni Ottanta e al progetto Shadowman, ma le chitarre non sono così «appuntite» come nei W.E.T., figuriamoci negli Eclipse. «Groundbreaker» è un album composto con grande abilità. Anzi, «riscritto» e riconfezionato con grande abilità. Riciclato in modo impeccabile. Non scopre l’acqua calda, non porta originalità, ma dietro a tutto quello che offre c’è una credibilità incredibile. Dalla produzione brillante alla contagiosità ultramelodica, dalle atmosfere seducenti e vibranti che toccano il culmine in ritornelli cantabilissimi, fino a modulazioni piazzate con maestria e mid-eight rifinitissimi. Le coltri di sintetizzatori suonano anni Ottanta, il loro dialogo con la chitarra è «bilanciato» in modo magistrale e colora i pezzi con efficacia (a contrasto). Le linee vocali sono armonizzate con finezza da cori a media intonazione. Tutto quello che serve oggi a un vero album AOR dal suono retrò. Ci sono undici pezzi, ma tra loro non si nota nessun calo di qualità: stanno tutti alla pari, uno accanto all’altro. I vostri preferiti ve li cercherete da soli.
Come detto. Un album elegantissimo e simpatico, dal vero suono AOR retrò, che però conquisterà solo la ristretta nicchia degli appassionati di rock melodico: parlando oggi di questo genere, in pratica ci addentriamo nell’«underground» del rock’n’roll. L’album lo andranno a sentire di sicuro anche i «sopravvissuti» fan della grande estetica pop nel rock’n’roll, cioè dell’AOR delle band pioniere guidate da Journey, Boston, Foreigner, Asia, Survivor e/o Night Ranger.
autore: Aleš Podbrežnik
tracklist:
1. Over My Shoulder
2. Will It Make You Love Me
3. Eighteen ‘Til I Die
4. Only Time Will Tell
5. Tonight
6. Standing Up For Love
7. Something Worth Fighting For
8. The Sound Of A Broken Heart
9. The First Time
10. The Days Of Our Life
11. The Way It Goes
formazione:
Steve Overland – voce
Robert Sall – chitarra
Nalley Pahlsson – basso
Herman Furin – batteria
musicista ospite:
Alessandro Del Vecchio – tastiere