Thunder: Dopamine

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Etichetta: BMG
Data di uscita: 29/4/2022
Produzione: Thunder
Durata dell’album: 70.37 min.
Genere: Hard Rock
Voto: 9.0/10


Dopo due anni i Thunder tornano con un nuovo album. “Dopamine”. Un titolo ispirato dallo stato attuale della società e che ne è una riflessione satirica: «L’assedio di massa ai social network durante il lockdown pandemico, in una rincorsa senza freni alla nuova dose istantanea di ormoni della felicità.» L’album «Dopamine» è nato durante il periodo di ‘ozio concertistico’ della band. Ovvero, nello scenario da Covid-19.

Quello che i leggendari hard rocker britannici ci hanno servito con il nuovo disco è a dir poco ‘inaudito’. Dopamine è il primo doppio album della loro longeva carriera. Doppio, con sedici pezzi e oltre settanta minuti di musica. E allora? I Thunder non mollano di un centimetro. A poco più di un anno dall’uscita dell’ottimo predecessore «All The Right Noises» (2021, recensione su RockLine), eccone già uno nuovo, e per giunta doppio in studio.

I Thunder, che tra l’altro in carriera non hanno sfornato nemmeno un album brutto (solo nel 2008 annunciarono con rammarico che si ritiravano a vita privata, salvo poi fare marcia indietro nel 2014 con grande gioia dei fan), continuano a battere il ferro incandescente. E lo fanno con una forza, una sfrontatezza e una convinzione enormi. Si potrebbe dire che i Thunder siano una specie di storia di successo di chi raccoglie l’eredità di Led Zeppelin e Bad Company, e che quel ‘vuoto blues e hard rock’ lo giustificano alla grande con ogni lavoro in studio.  

Dopamine si apre intenso, ammiccante, sfrontato. In un lampo. Fatto su misura per tutti i fan di sempre della band. Già i pezzi iniziali ti convincono che anche in questo nuovo album la loro ispirazione resta inesauribile. La verve rock’n’roll dell’apertura viene poi placata dal terzo brano, Even If It Takes A Lifetime, che ha la particolarità di spingere con la sua musicalità dritto verso le frequenze radiofoniche. La quinta traccia, Unraveling, si appoggia ancora più generosamente sull’acustica, e qui brilla in modo speciale quella sensualità unica di Danny Bowes, mentre soprattutto nella parte finale, con un fascinoso assolone, entra di nuovo nel pezzo con grande acume l’altro motore della macchina Thunder, lo straordinario chitarrista Luke Morley. Sul tappeto acustico, i contrasti messi in fila dall’assolo di chitarra elettrica diventano a dir poco più intensi.

I Thunder restano a tratti estremamente pungenti, burloni, sarcastici, anche lucidi, e a tratti molto seri e malinconici. Britannici fino al midollo. Anche stavolta l’umorismo nero ha trovato nel nuovo album dei Thunder la sua legittima consacrazione. Last Orders è un pezzo particolarmente affascinante, pieno di interessanti contrasti di passaggio, con un ritmo vagamente ‘swingato’ che mostra l’incredibile affiatamento, il mestiere e l’esperienza della macchina Thunder. Poi c’è Just A Grifter con un violino aggiunto, che tira una nota lievemente ‘gitana’, mentre la band cerca come da tradizione un appoggio negli arrangiamenti anche con il pianoforte classico, come si intuisce dai brillanti contrasti di I Don’t Believe The World, dove entrano in gioco anche le voci femminili di accompagnamento. Furbissimo.  

Il nuovo album, che non nasconde nuove ottime qualità, non riuscirà comunque mai a mettere in ombra l’esordio «Backstreet Symphony» (1990) e il suo successore «Laughing On Judgement Day» (1992). A mio avviso è decisamente troppo lungo di tre o quattro pezzi, ma evidentemente la band sentiva che il materiale appena scritto stava semplicemente bene insieme e che in questo senso non voleva ‘improvvisare’. Prendi per esempio Dancing In The Sunshine, che gira senza problemi su qualsiasi frequenza radiofonica e con cui i Thunder, anche nel 2022, sfidano con grande furbizia i successi dei loro evergreen che li avevano resi un fenomeno commerciale negli anni Novanta. C’è però un elemento decisivo che mette il puntino sulla ‘i’ e che distingue i Thunder dai coetanei con orientamenti musicali simili. È semplicemente quel gigantesco carisma vocale di Danny Bowes, che anche nel nuovo album «Dopamine» continua a splendere intensamente e che rende così efficace tutto ciò che viene suonato in quasi 71 minuti di musica. Vale ogni peccato. Dal punto di vista musicale la ricetta che i Thunder maneggiano non porta nessuna rivoluzione. Ma è eseguita ancora una volta in modo tale che l’amante di un hard rock intriso di blues e di un’erotismo avidamente vorace non riesce mai a resistere al materiale.  Non è superfluo aggiungere che una posa musicale del genere può assorbire di tutto nei suoi arrangiamenti. Tra l’altro anche un fascinoso assolo di sax contralto nella parte finale del brano Big Pink Supermoon. Di nuovo, a tratti, graffia la pittoresca slide guitar di Morley, come si intuisce dall’apertura da pelle d’oca del singolo Across the Nation. E poi c’è la cupa e rockeggiante chiusura No Smoke Without Fire. Di pittoresco e di dinamica a questo album non manca davvero niente.

No. Neanche stavolta i Thunder hanno sbagliato un colpo. «Dopamine» è un nuovo, affascinante disco di quelle volpi britanniche dell’hard rock (blues), pieno di potenti eccessi di testosterone e di furbe stregonerie che la band, con tutta la sua esperienza, tira fuori dalla manica con grande effetto e con cui si porta a casa ogni volta un poker d’assi vincente. Lo metti nel lettore e te lo godi, semplicemente. Un album che al primo ascolto è ben lontano dall’essere assorbito. Ma ti cresce nel cuore. Si fa strada. Sempre di più. Giro dopo giro. E in cambio ricompensa l’ascoltatore, e pure di brutto.

«Dopamine» è, dalla testa ai piedi, un altro grande album dei Thunder, che ha giustificato tutte le altissime aspettative della critica. Soprattutto visto che arriva 13 mesi dopo il predecessore «All The Right Noises», il che significa che in un lasso di tempo breve i Thunder hanno incassato con efficacia uno slancio creativo molto ispirato, che grazie a Dio non li abbandona nemmeno dopo più di 30 anni di attività. «Dopamine» diventerà sicuramente uno dei candidati a rock album più compiuti, personali e acutamente incendiari di quest’anno. Il disco è anche concretamente impegnato sul piano della critica sociale, con alcuni testi particolarmente acuti, come suggeriscono già i titoli dei brani, per esempio l’ottima One Day We’ll Be Free Again. Insomma. Con l’ambizione che i Thunder dimostrano in «Dopamine», da una band matura ci si può augurare in futuro ancora molti ‘piaceri sensuali’ di questo tipo.

Autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. The Western Sky
2. One Day We’ll Be Free Again
3. Even If It Takes A Lifetime
4. Black
5. Unraveling
6. The Dead City
7. Last Orders
8. All The Way

CD2 / LP2
1. Dancing In The Sunshine
2. Big Pink Supermoon
3. Across The Nation
4. Just A Grifter
5. I Don’t Believe The World
6. Disconnected
7. Is Anybody Out There?
8. No Smoke Without Fire

Formazione:
Danny Bowes – voce
Luke Morley – chitarra
Ben Matthews – chitarra
Chris Childs – basso
Harry James – batteria

https://open.spotify.com/album/3M5n3wqXZuX2HyP2sKQU5i
2 commenti
  1. Matija dice

    Samo dva “stara” banda sta na planetu, katerih nove albume brez razmisleka kupujem tudi v 21. stoletju: Deep Purple in Thunder. Thunder preprosto ne znajo razočarati.

    Upam, da bodo prišli kam v relativno bližino, res rad bi jih videl na headlinerskem koncertu, doslej sem jih, sicer velikokrat, videl samo na festivalih.

  2. Poba dice

    Thunder sem imel jaz čast gledat samo na dveh festivalih v Nemčiji, zelo rab bi ujel kak klubski špil. spominjam se leta 2008, napovedani so bili v sazlburškem Rockhouse-u, potem pa so nenadoma objavl da se bodo upenzioniral…
    Dobro da so to svojo penzijo kasneje preklicali.
    Drugač pa jaz isto reagiram na njihove izide, še dobro da so na BMG založbi – to pomen da bo Mueller na Čopovi v Lj ziher dobil kak vinilni izvod albuma, brez da bi ga bilo treba ekstra naročat. 😀

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