Soen, Lizzard e Oceanhoarse in una serata di ‘groove’ e trascendenza in Veneto (2022)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2022
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Artisti: Soen / Lizzard / Oceanhoarse
Data: venerdì, 9. 9. 2022
Luogo: San Dona Di Piave / Revolver Club / Italia


I Soen sono finalmente tornati in tour. Uno di quei tour che è passato abbastanza vicino alla Slovenia da permettere di rendere più piccante un venerdì pomeriggio e sera con una gita in Veneto. I metallari progressive svedesi, in giro a presentare il loro ultimo album «Imperial» (2021, RockLine recensione), hanno fatto tappa a San Dona Di Piave, al Revolver Club. Si sono portati dietro due band. Primi in scaletta gli eclettici sperimentatori progressive e post-rocker francesi Lizzard, poi i finlandesi Oceanhoarse, giovani promesse appena scoperte che suonano un heavy metal cupo.

Data splendida e meteo divertente. Pioggia e sole. A turno. Poi in Veneto  ci ha accolti una luna gigantesca e incandescente in cielo. Affluenza discreta. Poco dopo le otto di sera, ovviamente, quando sul palco sono saliti gli Oceanhoarse, di particolare euforia non se ne respirava ancora. Gli Oceanhoarse in realtà funzionano come una band heavy metal, ma con un groove potentissimo e un sostegno atmosferico cupo. Un po’ di merito va al timbro e all’approccio del cantante Joonas Kosonen, per il resto la dinamica ritmica è estremamente elastica, musicale e voluminosa, calda. Con brani dinamici che, attraverso la gradazione delle atmosfere, culminano in ritornelli accattivanti, cupi ma di impianto epico, i finlandesi si sono guadagnati in fretta la simpatia del pubblico del club, a quel punto ancora poco numeroso. In questo gli Oceanhoarse sono davvero voraci. Hanno sfruttato al meglio la mezz’ora a disposizione. Dal punto di vista sonoro, da gruppo spalla, hanno offerto un suono eccellente, e hanno coronato lo show con un affiatamento non meno convincente e coerente e con un approccio coinvolto che ha acceso per bene una dozzina di presenti. La band ha pubblicato lo scorso agosto il secondo album «Dead Reckoning», ma il repertorio i ragazzi l’hanno riempito ovviamente con il materiale del debutto in studio «The Damage is Done-Live!» (2020). Non è mancato nemmeno il singolo più recente Nail, e la band ha scosso il pubblico in modo più netto anche con la cover degli Alice In Chains, Them Bones.

I Lizzard sono vecchie conoscenze di Metelkova. Anni fa, per dire, ci avevano stregati prima del set dei rocker progressive O.R.k. al Channel Zero, e li abbiamo beccati anche il 25. 9. 2018, quando hanno aperto per i The Pinneaple Thief al Szene di Vienna. Parliamo di un trio francese che funziona a modo suo, da autodidatta, ed è proprio questo il suo fascino maggiore. Da questo punto di vista, già solo per l’esibizione dei Lizzard la strada fino al Revolver Club ha ripagato. La batterista Katy Elwell, il bassista William Knox e il chitarrista e cantante Mathieu Ricou, che suonano in questa formazione insieme dal 2006, quest’anno hanno pubblicato il nuovo album «Eroder». Il repertorio pescava in buona parte dal disco nuovo. I Lizzard hanno aperto il set con il singolo di punta dell’album The Decline e hanno fatto capire subito che il loro stile e il loro suono sono qualcosa di speciale. Un mix eclettico che intreccia più generi, e la band stessa si riconosce volentieri nell’etichetta, azzeccata, di art rock. Di energia sul palco non ne manca. Il gruppo sa tuffarsi in momenti che suonano post-rock oppure ‘dondolare’ addirittura su frasi stoner rock, che la batterista Katy Elwell sfrutta alla grande per infilarci rullate a ripetizione. È quasi impossibile fermarla quando si ‘allena’ sui tom. L’intensificazione musicale e organica del suono è garantita dal ‘groove’ musicale delle linee di basso, mentre il chitarrista Mathieu tira su un massiccio muro sonoro stratificando linee di chitarra e usando effetti ‘delay’. In tutto, tre persone creano sul palco un volume sonoro e una potenza d’impatto eccezionali, che a tratti danno anche un senso di ipnosi. Il trio è fenomenalmente affiatato, e il carattere vocale di Mathieu Ricou dà all’espressione una sfumatura alternative rock. Il trio è comunque contagioso. Già Mathieu, con il sorriso perenne stampato in faccia per tutto lo show, si guadagnava i presenti. Ma soprattutto i Lizzard hanno conquistato il pubblico con un’ottima esibizione e, ovviamente, un repertorio unico. Gli italiani hanno sempre amato seguire gli eccentrici del rock progressivo. Lo avevano già confermato gli anni Settanta. E anche stavolta, dopo il concerto dei Lizzard, le ovazioni del pubblico entusiasta piovevano da ogni parte. Una squadra brillante e una band che nei prossimi anni ha in serbo ancora tante belle sorprese musicali. I Lizzard entusiasmano con i loro salti evolutivi. Ogni volta che pubblicano un album in studio. Anche «Eroded» fa parte di questo processo. Come detto. Anche se i Lizzard fossero stati i soli protagonisti della serata, la nostra visita al Revolver Club sarebbe stata più che ripagata.

I Soen, in realtà, sono il cantante Joel Ekelöf e l’ex batterista degli Opeth Martin Lopez. Il nucleo creativo, i due motori. La band è una presenza fissa dal 2010 in poi, e li avevamo già intercettati a Lubiana, prima dei Paradise Lost, nell’ottobre del 2012, quando giravano per l’Europa a presentare il debutto in studio «Cognitive». Già allora era chiaro che la band, con la sua presenza, aveva portato una ventata di freschezza sulla mappa del metal progressivo. Le altre tre posizioni nel gruppo sono spesso soggette a cambi. Con l’eccezione di Lars Åhlund, che dal 2014 suona con i Soen come chitarrista aggiuntivo, tastierista e anche percussionista, qui ci sono due membri relativamente freschi. Il primo è il chitarrista Cody Lee Ford (entrato nel 2018), l’altro il bassista Oleksii ‘Zlatoyar’ Kobel (entrato nel 2020). La gente, ovviamente, era venuta soprattutto per i Soen. Il locale si è riempito parecchio. Soprattutto sotto il palco. Bella affluenza. E bella schiera di fan, che conosceva a memoria anche i versi dei brani più amati della band. Come da copione, la band ha dato la precedenza al disco più recente «Imperial» (2021), seguito a ruota dal repertorio del predecessore «Lotus» (2019, RockLine recensione). Ha offerto lo show che ci aspettavamo, accompagnato da ottimo affiatamento, suono super, esecuzione magnifica e uno scenario sonoro ‘ipnotico’. Joel Ekelöf è considerato un frontman eccellente. Nelle pause non si rivolge molto al pubblico, ma tra un pezzo e l’altro sta sempre in prima linea sul palco, con il piede spesso sul monitor, mantenendo per tutto il tempo un contatto visivo saldo con la gente. Il gruppo ha aperto e chiuso il set principale con il nuovo album, un gesto davvero coraggioso e sicuro di sé e la prova che i Soen sono entusiasti del nuovo lavoro. In effetti la band si è finalmente staccata in modo più netto, solo negli ultimi anni, dai paragoni che dicevano che suona una volta come i Tool, un’altra come gli Opeth. Anche se ogni tanto ha ammorbidito leggermente il suono, integrando più tastiere nella propria sonorità e iniziando a flirtare volentieri con la creazione di atmosfere di cui non si vergognerebbe, nei suoi album solisti, nemmeno David Gilmour. Ma queste, di nuovo, sono influenze. I Soen si distinguono per uno ‘groove’ tutto loro, che dipende molto dal drumming raffinatissimo e delicato di Martin Lopez e dalle voluminose linee di basso che lo accompagnano. La malinconia che i Soen sviluppano in tutto questo, a volte è semplicemente incredibile. E ha raggiunto il culmine senza dubbio nella sognante Lucidity. Subito dopo il gruppo ha risvegliato i presenti con una bella dose di aggressività, eseguendo la nuova Antagonist con l’invito iniziale di Ekelöf: «Fire up your guns!», mentre il set principale si è chiuso con più calma, con il brano Illusion. Da «Cognitive» (2012) quella sera abbiamo sentito solo il brano Salvia, mentre l’album «Tellurian» (2014, RockLine recensione) è saltato del tutto dalla scaletta. Evidentemente il gruppo sente di aver costruito, soprattutto con gli ultimi due album, un formato musicale con cui è più che soddisfatto e che intende seguire anche in futuro.   

Il concerto si è chiuso in modo intenso. La band si è ricordata anche dell’album «Lykaia» (2017, RockLine recensione) con i brani Lascivious e Jinn. E per il finale i Soen hanno risparmiato uno dei pezzi più belli che abbiano composto finora nella loro carriera decennale. La splendida Lotus. Ha portato nel club un altro ‘floydiano’ galleggiare e fluttuare negli oceani della tristezza e delle consapevolezze di un dolore dolceamaro. Ekelöf con una sensibilità superba. Una resa vocale meravigliosa, con momenti che ti trascinano verso la trascendenza.  Il tizio, col tempo, si è evoluto davvero in un frontman di primissimo livello e, prima di tutto, in un cantante. Inutile aggiungere che il suo timbro vocale è riconoscibile all’istante.

L’unico difetto di tutta la serata? Hmmm…. Le cose belle finiscono in fretta e anche questa serata è volata via troppo presto. Be’, un po’ di colpa va alla politica ormai diffusa tra le band di accorciare i propri concerti. Se una volta gli headliner dei tour suonavano un’ora e tre quarti a sera, ora di norma suonano al massimo un’ora e mezza. Insomma, i Soen restano una band che si distingue per un grande ardore esecutivo, con cui crea uno scenario sonoro potente e compatto, con un’atmosfera intensa che ti risucchia tutto. Sotto ogni aspetto vale la pena andare a vederli dal vivo. Se nel tour precedente avevano fatto tappa a Kranj, speriamo che presto qualcuno li inviti di nuovo in Slovenia.  

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik


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