Genesis – la biografia della leggendaria band per i 55 anni dalla nascita
La leggendaria band inglese dei Genesis nasce nel 1967. Il gruppo è noto per due fasi creative molto diverse tra loro. Nella prima si fa conoscere per le strutture complesse della maggior parte dei brani, per la perfezione strumentale e per i concerti teatrali. Tutte caratteristiche che ne hanno fatto una delle band più originali del rock progressivo degli anni Settanta. Negli anni Ottanta e oltre la loro musica vira decisamente verso il rock melodico e il pop rock. Significa che da lì in poi iniziano a scrivere pezzi più brevi e più semplici, più accessibili al grande pubblico degli appassionati di musica. Proprio questa seconda fase ha contribuito in modo decisivo allo straordinario successo commerciale e alla popolarità del gruppo presso il grande pubblico.
I due membri più riconoscibili della band sono senza dubbio Peter Gabriel e Phil Collins. Entrambi hanno ottenuto un successo enorme come solisti. Dal 2020, dopo due scioglimenti intermedi, i Genesis sono di nuovo attivi come collettivo live occasionale, anche se l’ultima musica nuova l’hanno incisa nel ‘lontano’ 1997. Ciononostante, pochissime band nate nella seconda metà degli anni Sessanta possono vantare una longevità e un successo paragonabili ai loro.
Le radici dei Genesis affondano nella metà degli anni Sessanta, quando i membri fondatori, il cantante Peter Gabriel e il tastierista Tony Banks, erano ancora studenti alla scuola superiore inglese Chaterhouse School. I Genesis nascono ufficialmente nel 1967 dalla fusione di due band scolastiche diverse: The Garden Wall, in cui suonavano Gabriel e Banks, e Anon, con il bassista Mike Rutherford e il chitarrista Anthony Phillips. La formazione originale era composta da Peter Gabriel (voce), Anthony Phillips (chitarra), Tony Banks (tastiere), Mike Rutherford (basso) e Chris Stewart (batteria). Per due anni suonano nelle sale delle scuole superiori, per lo più cover di brani pop rock di altre band, finché non li scopre Jonathan King, autore, produttore ed editore musicale.
Il loro primo album “From Genesis to Revelation” esce nel 1969, dopo la firma del contratto con il produttore King, che in quel periodo aveva avuto un suo (unico) successo con “Everyone’s Gone to the Moon”. Fu King a scegliere il nome della band, perché era il primo gruppo serio con cui lavorava: l’inizio, cioè la genesi, della sua poco gloriosa carriera musicale. Durante le registrazioni del debutto il batterista Chris Stewart lascia il gruppo e viene sostituito da John Silver. Sul disco d’esordio i Genesis incisero una raffica di brani brevi, che per lo più riflettevano lo stile leggero dei già popolari Bee Gees, di cui King era entusiasta. Un esempio di questa imitazione dei Bee Gees fu il loro primo singolo “The Silent Sun”. King mise insieme i pezzi in una sorta di album pseudo-concettuale sulla creazione del mondo.
“From Genesis to Revelation” fu un pesante flop commerciale: uscì in tirature limitate e per giunta lo si trovava per lo più solo nei negozi di dischi che vendevano musica a tema religioso. I membri della band, ovviamente, erano estremamente insoddisfatti e si sentivano manipolati, così chiusero con King. Quest’ultimo è ancora oggi detestato dai fan del gruppo, perché ha sempre cercato di intestarsi il successo successivo della band, nonostante ogni contatto si sia interrotto dal 1969. È ancora proprietario dei diritti sui brani del debutto e ha già provato più volte a venderli per ristampe di ogni genere. La già pessima reputazione di King fu poi peggiorata dagli scandali di pedofilia, per i quali questo depravato criminale dovette scontare sette anni di carcere all’inizio del nuovo secolo.
Dopo il flop iniziale i Genesis vanno avanti con un nuovo batterista, John Mayhew, e cominciano a darsi da fare come band live. Nel 1970 firmano con Tony Stratton-Smith, fondatore della Charisma Records. Con i primi concerti si fanno riconoscere per le melodie ipnotiche, spesso dal sapore cupo, mistico, medievale e vittoriano. “Trespass” (1970, recensione di RockLine), il loro secondo disco, fu il primo a contenere rock progressivo. “Trespass” pose la prima pietra del loro indirizzo prog, che dominerà fino alla fine dei Settanta.
Lo speciale di RockLine per i 50 anni dell’album “Trespass” lo trovi QUI.
In questo periodo componevano brani più lunghi, spesso di impronta operistica e sinfonica. In mezzo c’erano anche pezzi più brevi e spesso spiritosi, che mostravano comunque grande virtuosismo e un sacco di arrangiamenti complessi. La maggior parte di queste creazioni ebbe un’influenza importante sui primi anni del rock progressivo, che oltre ai Genesis era segnato da band come King Crimson, Yes, Pink Floyd, Jethro Tull, Van der Graaf Generator, Camel, Caravan, Gong, Gentle Giant, The Moody Blues e Hawkwind, per citare solo alcune delle migliori e più importanti.
Nel 1970, poco dopo l’uscita di “Trespass”, il chitarrista Anthony Phillips decide di lasciare i Genesis. Ufficialmente la decisione sarebbe dovuta a problemi di salute, ma il vero motivo era la paura del palco. L’addio di Phillips fu traumatico per i tre membri chiave della band, cioè Gabriel, Banks e Rutherford, perché era un membro fondatore e un fattore decisivo nel passaggio al professionismo. Per questo allora si chiesero se avesse senso andare avanti senza di lui. Alla fine decisero di continuare. Prima di tutto licenziarono il batterista John Mayhew. Al suo posto, il 4 agosto 1970, arrivò come nuovo batterista l’allora sconosciuto Phil Collins, che prima suonava nei Flaming Youth.
In questa fase ‘di transizione’ fanno qualche concerto in formazione a quattro. Poi per una manciata di date arruolano il chitarrista Mick Barnard. Il nucleo della band capì presto che Barnard non era al loro livello, così decisero di cercare un ‘vero’ sostituto di Phillips. Verso la fine del 1970 risponde al loro annuncio sul Melody Maker il chitarrista Steve Hackett. Dopo un’audizione a casa sua diventa il nuovo chitarrista. Con l’arrivo di Collins e Hackett nasce la formazione ‘classica’ e più amata della storia dei Genesis.
“Nursery Cryme”, il loro terzo disco, uscito nel 1971, fu anche il primo con la versione classica dei Genesis. Questo album li lanciò definitivamente tra i principali esponenti del rock progressivo. Il nuovo lavoro conteneva standard dei Genesis come il burlesco “Harold the Barrel”, l’epica “Fountain of Salmacis”, la malinconica “For Absent Friends” (l’esordio vocale di Collins come membro dei Genesis) e la teatrale “The Musical Box”, che con il suo finale epico restò a lungo un appuntamento fisso dei loro concerti. In questo periodo le esibizioni dal vivo di Gabriel diventano sempre più stravaganti e prevedono l’interpretazione di vari ruoli con maschere e costumi fantasiosi.
Il disco successivo, “Foxtrot” (1972), li consacrò definitivamente tra le leggende del rock. “Foxtrot” conteneva, tra le altre cose, il magnum opus di 23 minuti “Supper’s Ready” e l’inno d’apertura “Watcher of the Skies”. Quest’ultimo si ispira a un breve racconto di fantascienza di Arthur C. Clarke, da cui è nato il classico del cinema ‘2001: Odissea nello spazio’. “Foxtrot” ‘cementò’ i Genesis come straordinari autori ed esecutori. Le esibizioni drammatiche e teatrali di Gabriel, che tra l’altro prevedevano continui cambi di costume e storie surreali raccontate come presentazione o introduzione di ogni brano, fecero dei Genesis una delle attrazioni live più citate della scena musicale britannica di allora. Il disco seguente, “Genesis Live” (1973), era dal vivo e fece un po’ da riscaldamento a quello che, secondo la maggior parte dei fan e dei critici musicali, è il loro più grande capolavoro.
Con “Selling England by the Pound” del 1973 riuscirono a portare alla perfezione le sinfonie rock dai toni fantasy ed epici. Con il brano “I Know What I Like” centrarono per la prima volta il successo commerciale, perché diventò un hit radiofonico del tutto inaspettato. Quel disco rappresenta il loro maggior successo commerciale del periodo con Peter Gabriel ed è considerato dalla maggior parte dei fan il loro album migliore. Classici come “Firth of Fifth”, “I Know What I Like (In Your Wardrobe)” e “Cinema Show” sono diventati appuntamenti fissi dei concerti della band per i anni a venire. In quel periodo il chitarrista Hackett fu tra i primi chitarristi a usare la tecnica del ‘tapping’. Questa tecnica chitarristica, che di solito si associa a Eddie Van Halen, fu usata in brani dei Genesis come “The Return Of The Giant Hogweed”, “Supper’s Ready” e “Dancing With The Moonlit Knight”.
Il carisma straordinario di Gabriel e il suo peso nel processo creativo della band crescevano sempre di più. Anche le sue idee per la nuova musica e per i testi raggiunsero un livello di innovazione impressionante. Nel 1974 esce il loro disco più ambizioso, il doppio concept album “The Lamb Lies Down On Broadway” (1974), in cui Gabriel porta il suo talento straordinario all’estremo. Il concept racconta di un viaggio soprannaturale e incorporeo tra due mondi, vissuto dal povero immigrato portoricano Rael mentre vaga per le strade di New York. Anche se l’album ebbe un grande successo e ancora oggi è uno dei dischi più importanti e meglio riusciti della storia del progressive rock, già durante la lavorazione provocò parecchi attriti tra i membri del gruppo, soprattutto tra Banks e Gabriel. Quel contenuto concettuale così fuori dal comune non era certo per tutti i gusti.
Molti anni dopo Collins ha dichiarato di non essere mai riuscito a capire il senso del concept di “Lamb”. “Lamb” fu anche il primo album in cui la musica venne scritta separatamente dagli altri membri, mentre Gabriel scrisse solo i testi. Non fu esattamente una mossa geniale per l’atmosfera nel gruppo. Il cantante, flautista e drammaturgo geniale e iperattivo iniziò a sentirsi sempre più stretto all’interno del collettivo, perché non riusciva più a far combaciare tutte le sue grandi idee, o meglio, gli altri non riuscivano più a stargli dietro. Sul suo stato d’animo di quel periodo pesarono in modo decisivo anche il matrimonio e la nascita difficile del suo primo figlio. Così nel 1975, dopo la fine di un’ampia tournée negli USA, durante la quale suonarono tra l’altro “Lamb” per intero, sconvolge il mondo annunciando l’addio al gruppo. Inizia così una carriera solista di grande successo. Il debutto solista di Gabriel del 1977 conteneva il brano “Solsbury Hill”, un’allegoria della sua rottura con una band già famosa in tutto il mondo.
I Genesis si ritrovarono quindi senza la loro guida creativa, l’anima del gruppo e il protagonista chiave del successo avuto fino a quel momento. Parte la caccia frenetica a un nuovo cantante, e alle audizioni si presenta un bel po’ di strambi travestiti di ogni genere, che volevano imitare Gabriel e le sue performance sul palco, ma ovviamente non ci riuscirono per niente. Alla fine gli altri membri decidono che a occuparsi della voce sarà direttamente il batterista Collins. All’epoca la maggior parte della gente era convinta che senza Gabriel il gruppo sarebbe colato a picco in modo disastroso, ma passando da quintetto a quartetto Collins si rivelò alla fine il cantante ideale per la band. Portò a termine con successo il nuovo compito e nel 1976 la band, con lui nel doppio ruolo di cantante e batterista, registrò l’ottimo album “A Trick of the Tail”.
Contro ogni pronostico negativo, Collins riuscì a convincere sia i nuovi fan sia la maggior parte di quelli vecchi. Convinse anche gran parte della critica musicale, e con questo disco il gruppo proseguì nel suo stile riconoscibile. Nella storia del rock ci sono pochissimi casi di una band popolare rimasta senza cantante e andata avanti con lo stesso successo, soprattutto se il cantante precedente era carismatico come Gabriel. La nuova fase del gruppo cominciava già a prendere forma, anche se i membri della band allora non ne erano ancora consapevoli.
“A Trick Of The Tail” raccolse tantissime recensioni positive e dimostrò che i Genesis erano molto più di una semplice band di accompagnamento per il loro ex cantante teatrale. Al bel successo contribuì parecchio anche una produzione decisamente più pulita rispetto ai dischi precedenti. L’altro fattore che portò un successo inatteso fu il semplice fatto che la voce di Collins suonava, secondo molti critici musicali, più ‘gabrielesca’ dello stesso Gabriel. Il nuovo album conteneva parecchi classici dei Genesis come “Ripples”, Squonk”, “Dance On a Volcano” e “Los Endos”.
Nonostante l’inatteso successo di “A Trick of the Tail”, restava aperto il problema di cosa fare con i concerti. Collins era convinto di poter cantare e suonare la batteria insieme anche dal vivo, ma serviva comunque un secondo batterista che prendesse il suo posto allo sgabello mentre lui andava davanti al microfono. All’epoca Bill Bruford, ex batterista di Yes e King Crimson, era l’unico che secondo Collins fosse adatto a una simile impresa. Bruford accompagnò i Genesis in tour nel 1976.
In seguito, a diventare il loro batterista live fisso fu lo statunitense Chester Thompson, di estrazione jazz fusion, noto soprattutto per le collaborazioni con Frank Zappa, i Santana e i Weather Report. Thompson permetteva a Collins di spostarsi senza intoppi sul davanti del palco, al microfono. L’interpretazione dei pezzi dal vivo di Collins era molto meno teatrale e più leggera di quella di Gabriel. Quest’ultimo disse una volta che Collins canta i vecchi brani dei Genesis meglio di lui, ma mai come li cantava lui.
Il disco successivo, “Wind And Wuthering”, uscito in Gran Bretagna a fine dicembre 1976, con i classici “Eleventh Earl Of Mar” e “Afterglow” fu per la maggior parte dei vecchi fan la loro ultima ‘classica’ uscita. Dopo il tour mondiale del 1977, segnato dal doppio live “Seconds Out”, i Genesis perdono lo storico chitarrista Hackett. Dopo l’addio di Gabriel era stato lui il primo membro (allora ancora attivo) del gruppo a incidere un album solista, intitolato “Voyage Of The Acolyte” (1975).
La band non cerca un sostituto per Hackett e da lì in poi funziona come trio, con la formazione in studio Collins, Banks e Rutherford. In studio la chitarra la prende in mano direttamente il bassista Rutherford, mentre dal vivo a dare una mano alla chitarra e al basso arriva il chitarrista americano Daryl Struemer. Il primo disco che i Genesis incidono come trio nel 1978 si intitola “And Then There Were Three”. Ottiene un successo commerciale enorme, merito soprattutto della ballad d’amore “Follow You Follow Me”. Per i Genesis comincia così una nuova fase di pezzi più brevi e accessibili, che porta grandi risultati commerciali, ma con la svolta stilistica verso un orientamento più poprock e decisamente meno progrock iniziano a perdere i vecchi fan.
Nel 1979 la band rischiò quasi di perdere Collins, che si era appena trasferito in Canada per i problemi con l’allora moglie e il divorzio che ne seguì. Per fortuna poi torna in Inghilterra e si unisce agli altri per registrare il nuovo disco. Quell’esperienza lo segnò molto e da allora contribuì molto di più ai testi e alla scrittura della musica. Secondo le sue parole, è proprio il divorzio il motivo dei suoi progressi come autore di testi e musica. Il disco successivo della leggendaria band fu, grazie a lui, molto personale e al tempo stesso il primo in cui Collins, per il contributo ai testi, era alla pari con Banks e Rutherford.
“Duke” (1980, RockLine recensione) è il loro ultimo disco progrock, ma è già una specie di ibrido tra progressive rock, pop rock e rock melodico. La tendenza iniziata con il disco precedente qui era ancora più evidente, e gli elementi sonori che avevano segnato la loro musica negli anni Settanta erano ormai quasi del tutto spariti. “Duke”, con una serie di hit come “Misunderstanding”, “Turn It On Again” e “Alone Tonight”, regala loro il successo commerciale mondiale. Per la prima volta li porta anche in testa alla classifica britannica degli album, e la band da un giorno all’altro diventa una pop band da megastar. Inoltre, un Phil Collins sempre più star, con la sua carriera solista di grandissimo successo, inizia a influenzare lo stile del gruppo per tutti gli anni Ottanta. L’uso di linee ritmiche di batteria programmate diventa una costante nei dischi successivi dei Genesis e in quelli solisti di Collins.
Lo speciale RockLine dedicato al 40° anniversario dell’uscita dell’album “Duke” lo trovi QUI.
Nel 1981 la band si trasforma definitivamente in un’attrazione pop e con il disco “Abacab” diventa uno dei gruppi più popolari degli anni Ottanta. Con gli hit “Abacab” e “Keep It Dark”, che contiene una collaborazione con gli Earth, Wind & Fire, il successo travolgente continua. “Abacab” aveva un sound ancora più ‘new wave’ e ancora più batterie programmate.
In quel periodo Collins pubblica anche il suo primo disco solista “Face Value”, che gli porta un successo enorme e lo catapulta tra le più grandi icone musicali degli anni Ottanta. Dopo un’ampia tournée mondiale nel 1982, esce il doppio live ”Three Sides Live”. Il culmine di quell’anno fu senza dubbio la breve reunion della formazione classica, cioè con Gabriel e Hackett, sotto il nome “Six of the best”. Purtroppo la reunion durò solo per un concerto, al festival di Milton Keynes. Quell’esibizione fu organizzata solo per coprire in parte le perdite che Gabriel aveva subito con il suo festival WOMAD all’inizio del 1982. Tutte le speranze di una reunion stabile della formazione classica ‘vanno in fumo’ e Collins diventa definitivamente l’alfa e l’omega del gruppo, mentre i tempi delle composizioni sinfoniche e magniloquenti con Gabriel restano solo un lontano ricordo.
Nel 1983 pubblicano uno dei loro dischi pop-rock migliori. Si intitolava semplicemente “Genesis”, anche se per via della copertina qualcuno lo chiama “Shapes”. Il nuovo album porta di nuovo un successo clamoroso e, per la terza volta di fila, la vetta della classifica britannica, con i nuovi hit “Mama”, “That’s All” e “Home By The Sea”. Visto che la carriera solista di Collins era ormai più di successo degli stessi Genesis, la band si prende una breve pausa, così anche Banks e Rutherford possono dedicarsi ai loro progetti solisti.
Nel 1986 tornano con un nuovo album di enorme successo commerciale. Anzi, si tratta del loro traguardo più grande fino a quel momento. “Invisible Touch”, con una valanga di hit come la title track, “Tonight Tonight Tonight”, “Throwing It All Away”, “In To Deep” e “Land Of Confusion”, riconquista le classifiche pop di tutto il mondo, e non è più una sorpresa, visto che esce proprio al picco della popolarità solista di Collins. È soprattutto per questo che la band si trova allora all’apice del suo successo commerciale. Dopo un lungo tour, i membri della band tornano a dedicarsi alle rispettive carriere soliste.
Per la maggior parte dei vecchi fan, però, “Invisible Touch” era già fin troppo commerciale, e in molti hanno iniziato a chiedersi per quanto tempo la band avrebbe retto il peso della fama di Collins come solista, e quanto a lungo lui avrebbe retto il doppio ruolo. Nel 1987 i Genesis diventano la prima band a suonare quattro sere di fila allo stadio di Wembley. Diventano anche la prima band a usare nei concerti gli schermi giganti jumbotron e un sistema audio a prismi. Intanto Collins si dedica sempre più alla sua carriera solista di superstar. Anche Banks e Rutherford sono impegnati con i loro percorsi in solitaria. Quest’ultimo, verso la fine degli anni Ottanta, fonda la popolarissima band Mike and The Mechanics.
Nel 1991 i Genesis tornano a sorpresa in studio e incidono “We Can’t Dance”, che di nuovo è pieno di hit come “No Son Of Mine”, “Jesus He Knows Me” e “I Can’t Dance”, giusto per citare i più chiacchierati. Il successo commerciale, però, era anche un’arma a doppio taglio, e a quel punto la maggior parte dei vecchi fan era ormai convinta che i Genesis fossero solo la backing band di Collins. In quel periodo Collins comincia a scrivere anche colonne sonore, soprattutto per la Disney, quindi per tutti era chiarissimo che fosse solo questione di tempo prima che lasciasse il gruppo. Senza dubbio c’è molto di vero nel fatto che la carriera solista di Collins abbia influenzato parecchio l’approccio musicale dei Genesis di allora. Segue un altro lungo e fortunato tour mondiale, che si chiude nel 1992. A fine tour la band pubblica due dischi dal vivo, “The Way We Walk-The Shorts” (1992) e “The Way We Walk-The Longs” (1993).
Nel 1996 la superstar Collins lascia i Genesis, che ormai da un pezzo gli stavano troppo stretti. Per molti fan fu come l’ultimo chiodo sulla bara della band. I membri originali Tony Banks e Mike Rutherford restano così da soli, ma non per molto: a sorpresa di tutti decidono di andare avanti e ripartire da zero. Dopo un sacco di speculazioni su chi sarebbe stato il nuovo cantante (si fece il nome anche di Sting e di Fish, ex voce dei Marillion, mentre nella rosa ristretta finì David Longdon, il compianto cantante dei Big Big Train), trovano quello giusto in un giovane e talentuoso cantante scozzese, Ray Wilson, ex membro degli Stiltskin.
Per il nuovo album “Calling All Stations” (1997), i nuovi Genesis chiamano come batterista di passaggio il marocchino Nir Zid Kyahu, che è rimasto dietro le pelli anche per il tour successivo all’uscita del disco. Il resto delle parti di batteria sul nuovo album le ha suonate l’americano Nick D’Virgilo, attuale membro dei Big Big Train ed ex membro degli Spock’s Beard. “Calling All Stations”, nonostante l’ottimo nuovo arrivato Wilson, il graduale ritorno alle radici prog in alcuni brani e due mini hit come “Congo” e “Shipwrecked”, non ottiene il successo sperato. Il nuovo album funzionò solo in Europa. Ovunque altrove, soprattutto negli USA, fu un flop commerciale totale, e questo fu fatale per la tappa americana del tour, che venne annullata.
Per la grande delusione, Banks e Rutherford chiudono la collaborazione con Wilson e decidono di dedicarsi ai rispettivi progetti solisti. I Genesis si sciolgono così, in modo non ufficiale, e per tanti amanti della buona musica è una vera tristezza. Eppure i vari membri continuano a sentirsi, e ogni tanto si ritrovano perfino per occasioni solenni e anniversari, ma da un bel pezzo non fanno più musica nuova. Nel 1999, per un anniversario tondo, per un breve periodo si sono riuniti quasi tutti i membri passati e attuali e hanno registrato una nuova versione di “Carpet Crawlers”, in cui Gabriel e Collins si sono spartiti con successo le parti vocali.
Nel 2006 i Genesis si sono riuniti di nuovo per il tour ‘Turn It On Again’ nella formazione Collins, Rutherford e Banks. Questa reunion, che nei piani iniziali avrebbe dovuto coinvolgere anche Gabriel e Hackett e portare dal vivo l’intero album “The Lamb Lies Down on Broadway”, nella versione meno ambiziosa è durata solo fino al 2007, ma abbastanza da far uscire alla fine il live “Live Over Europe 2007”. Poi di nuovo un lungo periodo di inattività e il ritorno ai singoli progetti solisti.
Così è andata fino al 2020, quando Collins, Rutherford e Banks hanno annunciato che sarebbero partiti per il loro tour d’addio come Genesis. La notizia del nuovo tour è stata una bella sorpresa, viste le condizioni di salute sempre più difficili di Collins: alla sordità si sono aggiunti problemi a camminare, per cui ha dovuto rinunciare a suonare la batteria e durante il canto stava per lo più seduto su una sedia. A causa della pandemia di covid-19 il tour è slittato al 2022. A uno dei concerti è andato anche Gabriel, che purtroppo non si è unito sul palco a Collins, Rutherford e Banks. Dopo la fine riuscita del tour, gli ultimi tre membri della leggendaria band restano misteriosi sul loro futuro, perché non hanno ancora annunciato una fine ufficiale, quindi l’etichetta di ‘ultimo tour’ va presa con le pinze.
di: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik