Genesis: Duke

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Etichetta: Charisma Records
Data di uscita: 28.03.1980
Produzione: Genesis & David Hentschel
Durata dell’album: 55.06 min
Genere: Progressive Rock / Art Pop Rock
Voto: 8.0 / 10


“Duke” è un disco interessante e unico per i Genesis in più di un senso, perché è una specie di ponte tra le due anime musicali della band. Con questo album i Genesis hanno fatto il passo decisivo dal rock progressivo al pop, ovvero alla new wave degli anni ’80, e da un giorno all’altro sono diventati un’attrazione pop mondiale, capace di riempire gli stadi come niente fosse, ma al prezzo della creatività musicale e della perdita della maggior parte dei vecchi fan.

Dopo il successone di “Follow You Follow Me” dal disco precedente “…And Then There Were Three…” (1978), non stupiva granché che avessero deciso di lasciarsi alle spalle il passato di una delle band più grandi e importanti del rock progressivo anni ’70 e di adattarsi ai tempi nuovi. La loro musica ha cominciato a poggiare su brani più brevi, basati più o meno su new wave e su motivi rhytm ‘n’ blues. Insomma, qualcosa che fino ad allora nella loro musica non si era mai sentito. “Duke” è così una specie di ibrido a metà strada tra prog e pop.  Ed è proprio questo a rendere l’album così particolare, perché la combinazione dei due stili musicali ha dato risultati davvero interessanti. In più, pare che all’epoca questo disco sia stato un modello per tantissime band prog nate negli anni ’80, che allora diedero vita a un nuovo genere, il neo-prog (Marillion, IQ, Pendragon, Pallas, Twelfth Night…).

Con questo album Phil Collins è diventato l’elemento guida della band, soprattutto grazie ai suoi testi d’amore e sociali e al carisma da intrattenitore nato. Con questo disco è diventato l’autore della maggior parte dei testi e della musica del gruppo. Qui, però, la sua influenza sulla band non si sente ancora più di tanto, perché la carriera solista sarebbe partita un po’ più tardi, dopo l’uscita di questo album. Le separazioni infelici sono diventate evidentemente uno dei temi lirici principali di Collins, e il concept di “Duke” si basa proprio sulla sua traumatica rottura con la prima moglie. I testi sono diventati molto più personali, anzi praticamente solo di questo tipo, a scapito dei temi intelligenti e surreali dei dischi precedenti. Nonostante il dominio del sound new wave/pop, delle batterie programmate di Collins (per la prima volta in un disco della band) in alcuni passaggi dei brani e delle tastiere moderne di Tony Banks, la maggior parte dei pezzi è molto piacevole e dovrebbe piacere anche alla maggior parte dei fan dei Genesis classici. La voce di Collins è migliorata parecchio fino a questo album, e qui sono sparite ormai quasi tutte le paragoni con il suo predecessore. Dall’altra parte, “Duke” contiene parecchi brani pop da buoni a nella media, che sono stati praticamente tutti quanti dei grandi hit, per esempio “Behind The Lines”, “Duchess”, “Misunderstanding”, “Turn It On Again” e “Alone Tonight”.

“Duke” è un album semi-concettuale e, a grandi linee, racconta attraverso alcuni brani la storia di un “duca” (“Duke”) solitario, lasciato dall’amata ma altezzera “duchessa” (“Duchess”); rimasto solo come un cane (“Behind The Lines”), nei suoi giorni sempre uguali guarda tristemente fuori dalla finestra, tra i sospiri (“Alone Tonight”), dimenticato da tutto il mondo e sprofondato apatico davanti alla TV (“Turn It On Again). Alla fine decide comunque di mettersi in viaggio per cercarla (il finale con “Duke’s Travels” e “Duke’s End”), ma non sappiamo se l’abbia trovata davvero. Il finale della storia, quindi, se lo può immaginare ognuno a modo suo. Magari questo concept di Collins suona un filo patetico (come, a dire il vero, la maggior parte della sua poesia confessionale successiva, soprattutto nella carriera solista), ma lungo tutto l’album, tra musica e testi, si sente comunque un certo concept, ovvero un filo che lega i brani, con alcuni motivi che tornano più volte all’interno dei singoli pezzi. Pare che “Duke” fosse inizialmente pensato addirittura come un album completamente concettuale con una suite più lunga alla “Supper’s Ready” (Foxtrot, 1972), ma proprio per questo l’hanno preferito “fare a pezzi” in più brani, con grande sollievo della casa discografica e purtroppo per la maggior parte dei vecchi fan. I brani che formano il concept sono anche i migliori del disco.

La pomposa e drammatica “Behind the Lines” è una delle opening track più energiche della storia della band, con una parte strumentale iniziale d’impatto sul sintetizzatore di Banks e il riconoscibile ritmo jazzato Collins-Rutherford. Poi si passa a una parte evidentemente costruita sul soul, che si apre con la voce di Collins. Un brano che presenta in modo chiaro il nuovo volto della band, che con il sound new wave è entrata a passo deciso negli ’80. Di sicuro un passo piuttosto evidente verso la commercializzazione, ma comunque un brano molto solido. Collins ha pubblicato lo stesso brano, in una versione un po’ modificata, anche nel suo primo disco solista “Face Value” (1981). Subito dopo arriva “Duchess”, che ha una parte iniziale basata sulla combinazione di ritmi etnici programmati da Collins alla batteria e di sintetizzatori new wave moderni, ma ha al tempo stesso una struttura epica ed è per questo una delle creazioni “pop” più interessanti del disco. “Guide Vocal” è una breve ma drammatica overture al pianoforte con la voce intensa di Collins, seguita da “Man Of Our Times”, con il suo ritmo spezzettato e una voce di Collins un po’ distorta ma splendida, più i sintetizzatori moderni di Banks. È un ottimo incrocio tra le riconoscibili variazioni progressive della band e la new wave, con il ritornello marchio di fabbrica di Collins. La commercializzazione è evidente nel pezzo pop “Misunderstanding”, che all’uscita fu un grosso hit, ma che è anche uno dei brani più deboli di questo disco e della band, con un testo piuttosto patetico. Il fatto è che, con tutta la sua semplicità commerciale, dopo un paio di ascolti ci si stufa piuttosto in fretta. “Heathaze” è quindi una delle cose migliori del disco, porta addirittura un po’ dello spirito dei Genesis classici e a me il motivo principale ricorda vagamente uno dei primi lavori dei Marillion. “Turn It On Again” è un altro hit pop con un riff ingegnoso di Rutherford. Niente di speciale, ma comunque uno dei migliori pezzi pop della band. “Alone Tonight” è una ballatina di Collins con un ritornello piuttosto patetico, che ricorda già parecchio le sue cose sosoliste, anche se il pezzo è di Rutherford. Non dubito però che a più di un’anima sensibile si inumidiranno gli occhi ascoltandola, perché il tipo canta davvero col cuore. “Cul de Sac”, dall’altra parte, è una composizione meravigliosa, semi-progressive, che risolleva di nuovo l’atmosfera dell’album e ha tutte le migliori qualità della band, e perfino il testo ricorda di più i “bei vecchi tempi” del gruppo. Tutti e tre i musicisti ci mettono l’anima. “Please Don’t Ask” è una delle migliori ballate della band con la voce di Collins, ed è priva di patetismo inutile.

Il culmine del disco è senza dubbio il fantastico finale epico, diretto magistralmente da Banks, composto da due parti, “Duke’s Travels” e” Duke’s End”, che insieme formano un tutto coerente e rappresentano la fine delle peregrinazioni del Duca e una splendida chiusura dell’album. La drammatica “Duke’s Travels”, che si apre con un sciabordio di onde sui sintetizzatori e, oltre all’ottimo, classico ritmo jazzato Collins-Rutherford, contiene uno dei più bei e più lunghi assoli di Banks sui sintetizzatori moderni, è una vera leccornia per tutti gli amanti dei Genesis classici. A un certo punto la composizione suona davvero cosmica e quando a questo si aggiunge anche l’ottima voce di Collins, all’improvviso si aprono i veri nove cieli del prog. Non ricordo che la voce di Collins, né prima né dopo, abbia mai suonato così “sollevante” come in questo brano. Questo epico finale è l’ultimo grande capolavoro progressive della band e una delle migliori composizioni del gruppo, che se la gioca alla pari con i loro lavori migliori degli anni ’70. Quando alla fine, in “Duke’s End”, ritorna ancora una volta il motivo di base di “Behind The Lines”, l’album si chiude in modo sensato così come si era aperto. Posso dire che questa fenomenale chiusura epica alza la qualità del disco di almeno una categoria e proprio per questo “Duke” merita attenzione anche da parte di chi, dopo “Follow You Follow Me”, aveva perso ogni speranza nella commercializzazione della band.

Con “Duke”, che ha avuto un successo clamoroso in tutto il mondo ed è stato il loro primo disco “d’oro” nelle classifiche britanniche, i Genesis hanno fatto un disco molto buono, che naviga con successo tra prog e pop e che ha comunque ancora abbastanza elementi progressive da non annacquarsi in un semplice album new wave pop, anche se allo stesso tempo è un annuncio più che evidente della decisione della band di dedicarsi proprio a quella direzione, scaricando la propria espressione creativa. La produzione è eccellente e l’album ha un sound molto “vivo”, forse il più vivo di tutti i dischi della band. Per tutti gli ascoltatori di AOR e pop rock “Duke”, nonostante la complessità occasionale, è una vera leccornia, mentre per i fan del rock progressivo, ovvero dei Genesis classici, è l’ultimo disco della band che vale la pena di ascoltare e in cui il gruppo non ha ancora svenduto la propria espressione musicale a un maggiore successo commerciale né si è piegato alla carriera solista di Collins. Chi infatti, ascoltandolo, non si farà troppi problemi con l’eredità dei Genesis degli anni ’70, scoprirà in “Duke” tantissimi momenti musicali meravigliosi.

autore: Peter Podbrežnik

Tracklist:
1. Behind The Lines (5:43)
2. Duchess (6:25)
3. Guide Vocal (1:21)
4. Man Of Our Times (5:34)
5. Misunderstanding (3:13)
6. Heathaze (4:57)
7. Turn It On Again (3:46)
8. Alone Tonight (3:54)
9. Cul-De-Sac (5:06)
10. Please Don’t Ask (4:00)
11. Duke’s Travels (8:39)
12. Duke’s End (3:08)

Formazione:
Phil Collins – voce, batteria, programmazione della batteria
Mike Rutherford – chitarra, basso, cori
Tony Banks – tastiere, chitarra a 12 corde, cori


Genesis – Turn It On Again (video ufficiale)
Genesis – Misunderstanding (video ufficiale)
Genesis – Duchess
Genesis – “Duke” (copertina)
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