Genesis: Trespass
Etichetta: Charisma Records
Data di uscita: 23. 10. 1970
Produzione: John Anthony
Durata dell’album: 42.56 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 9.0/10
Con «Trespass», il loro primo disco davvero prog, la band ha fatto un enorme passo avanti rispetto all’album precedente e ha dimostrato che, nonostante la giovane età dei membri, siamo davanti a uno dei gruppi più maturi di quegli anni. Anzi, meglio: la musica che hanno iniziato a fare da questo disco fino a metà anni Settanta è stata il loro periodo «d’oro», quando erano praticamente inarrestabili e c’erano pochissime band in grado di stare al passo con la cura, la complessità e l’intelligenza delle loro composizioni. Insomma, una band che già così presto, e nonostante la giovane età, era anni luce avanti rispetto al proprio tempo e che ancora oggi fa discutere. Pur essendo ragazzini, la loro musica sembrava arrivare da un’era leggendaria, dimenticata, antidiluviana, fatta di miti e leggende celtiche. E proprio «Trespass» è stato anche il primo gradino lungo la strada che li ha portati tra le leggende della musica.
Il geniale e ancora oggi, per i più, incompreso cantante e occasionale flautista Peter Gabriel è diventato su «Trespass» la figura centrale della formazione. Con le sue interpretazioni marcate dei testi e le sue esibizioni dal vivo indimenticabili e originali, che includevano un’intera serie di costumi, è diventato l’anima del gruppo, una specie di Lennon dei Genesis, insomma: una personalità «più grande della vita».
Il chitarrista Anthony Phillips, con i suoi assoli romantici e celtici e con la chitarra acustica di impronta folk rock, portava nei brani un’aria da campagna inglese mistica. Ma anche un’atmosfera cupa e misteriosa. Ed è proprio questa combinazione che avrebbe dominato la loro musica del periodo «d’oro», quello classico, quando la band ha fatto la storia del rock progressivo e ha creato la maggior parte dei suoi capolavori.
Il massiccio organo Hammond di Banks e l’uso eccellente del Mellotron aggiungevano il massimo di mistero e dramma. Il mix di questi tre elementi è stato fondamentale perché il gruppo diventasse riconoscibile e si differenziasse completamente da tutte le band rock di allora. Il cambio di batterista, con John Mayhew al posto di John Silver del primo disco, è stato un bel passo avanti, anche se pure lui non è rimasto a lungo nel gruppo. Ha portato una sezione ritmica molto più rock rispetto al predecessore. Se per caso qualcuno sa che fine abbia fatto Mayhew, gli sarò molto grato per l’informazione.
Mike Rutherford aveva già inventato il suo stile caratteristico e melodico al basso e, anche se oggi lo si dimentica spesso accanto a tutti gli altri musicisti geniali del gruppo, posso dire che è stato senza dubbio uno dei bassisti più originali di quel periodo.
«Trespass» si apre con l’epica drammatica e romantica «Looking For Someone», o meglio con il grido drammatico di Gabriel che esprime solitudine. Lo sfondo sonoro, fatto dell’organo e del Mellotron di Banks, fa salire il climax di tutto il brano, in cui l’atmosfera cupa si mescola a quella ottimista. I riff fantasiosi e a tratti malinconici di Phillips e la splendida sezione ritmica di Rutherford e Mayhew nella parte finale alzano ancora la tensione. La voce malinconica e drammatica di Gabriel è poi quella che trasforma il brano in un classico immortale per tutti i tempi.
Ancora più drammatico e teso, un brano proprio tragico, è l’epica «White Mountain», che racconta la storia di un lupo solitario tratta dal romanzo Zanna Bianca. Non è difficile immaginare le montagne innevate attraverso cui corre il lupo solitario, braccato da cacciatori spietati. La voce di Gabriel, malinconica e a tratti anche furiosa, quasi un’accusa diretta all’umanità per il tragico destino di un animale nobile, non ti lascia mai indifferente. I tanti elementi folk e il Mellotron si sposano alla perfezione con questa atmosfera tesa e “invernale” .
«Visions Of Angels» è un’altra epica drammatica, un po’ più luminosa nel ritornello, anche se il testo è di nuovo pieno del sarcasmo di Gabriel verso l’umanità, che ha rinnegato il Dio dentro di sé sostituendolo con idoli falsi e materiali. Banks anche stavolta brilla all’organo e al Mellotron, Mayhew sorprende con un drumming ottimo. La chitarra acustica di Phillips, invece, è coerente dall’inizio alla fine.
«Stagnation» è un pezzo pieno di motivi e atmosfere diverse. L’intro è luminoso e positivo, aperto dalla chitarra acustica di Phillips e dal tappeto di Mellotron di Banks. La parte migliore del brano arriva nella sezione centrale, quando tutta l’atmosfera si calma del tutto e subentra un ritmo placido, quasi trascendentale alla chitarra acustica, dove Gabriel entra con i versi «and each will find a home, and there will still be time, for love in my friend…». Segue un assalto di organo, Mellotron, batteria e chitarra, e poi di nuovo una parte melodica e rilassata di flauto con un ritornello a più voci, positivo. In generale è proprio questo brano il cuore del disco e rispecchia meglio di tutti il suo spirito mistico e misterioso, con i testi di Gabriel pieni dell’eterno conflitto dell’uomo e della sua battaglia personale tra bene e male.
«Dusk», con i cori nel ritornello, è un pezzo bellissimo che smorza un po’ l’atmosfera del disco ed è una specie di preparazione al gran finale. Lo costruiscono la chitarra acustica melodica di Phillips, il flauto di Gabriel e il Mellotron di Banks, più le già citate armonie vocali.
«The Knife», dramma conclusivo sulla brutalità delle istituzioni di controllo, non è solo uno dei brani migliori dell’album ma anche una delle loro composizioni più «heavy» di sempre. È anche il pezzo meno mistico e più coi piedi per terra del disco. Riflette inoltre lo spirito di allora della maggior parte dei membri, per i quali la musica significava, tra le altre cose, una via di fuga dal sistema britannico ossificato, che a artisti come loro lasciava poche prospettive nella vita. Questo brano è stato per molto tempo la chiusura obbligata dei loro concerti. Anthony Phillips, che nel disco usa soprattutto la chitarra acustica, qui con tanti riff elettrificati e crudi e un assolo eccellente nella parte centrale, pieno di armonie in terze, chiama letteralmente allo scontro le forze del buio e della luce, del controllo e della libertà. Secondo me è anche il suo lavoro migliore con il gruppo, ovvero la miglior dimostrazione del suo straordinario talento musicale. Il suo successore Steve Hackett ha imparato moltissimo proprio da lui. Il ritmo è veloce, uno dei più veloci in assoluto per loro, e il batterista Mayhew dimostra di non essere uno qualunque e di essere rimasto largamente ignorato, a differenza del suo successore Phil Collins, diventato una delle icone musicali più famose. Questa critica sarcastica di Gabriel alla società britannica e alla repressione del regime è stata solo uno dei suoi tanti regolamenti di conti con la «chiusura mentale» dell’umanità. Il disco, con le sue composizioni epiche, brilla dall’inizio alla fine.
Come ho già detto, l’originale e splendido chitarrista Anthony Phillips ha lasciato la band dopo questo disco, ufficialmente per problemi di salute, ufficiosamente e secondo le sue stesse parole per la fortissima ansia da palcoscenico. In seguito ha comunque iniziato la carriera solista e ha realizzato alcuni dischi splendidi di rock progressivo sinfonico. Il suo primo album, «The Geese And The Ghost» (1977), è un ascolto obbligato per tutti i fan dei primi Genesis, perché per stile è quello che ricorda di più proprio «Trespass». Per i Genesis seguirono invece due cambi importantissimi, che plasmarono i Genesis «classici» e li portarono infine in cima al genere, accanto ai più grandi, e che regalarono alla musica rock (e anche pop) due icone immortali.
«Trespass» è un disco eccellente, praticamente un classico, che segna l’inizio dei Genesis classici e progressivi, e proprio perché è stato seguito da dischi di cui per molto tempo si è detto che ognuno fosse meglio del precedente, oggi è rimasto un po’ ingiustamente trascurato dai fan.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. Looking For Someone (7:06)
2. White Mountain (6:42)
3. Visions Of Angels (6:50)
4. Stagnation (8:48)
5. Dusk (4:13)
6. The Knife (8:56)
Formazione:
Peter Gabriel – voce, flauto, armonica, tamburello, grancassa
Anthony Phillips – chitarra acustica a 12 corde, tutte le chitarre elettriche, dulcimer, cori
Anthony Banks – organo, pianoforte, Mellotron, chitarra, cori
Michael Rutherford – basso, chitarra classica e acustica a 12 corde, violoncello, cori
John Mayhew – batteria, percussioni, cori
