Sweet Freedom

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Uriah Heep
Etichetta: Bronze Records
Uscita: 1973
Voto: 4.5/5

Uno penserebbe che i ragazzi si sarebbero presi un po’ di respiro, rilassando i nervi e concedendosi una pausa dopo lo straordinario successo del doppio vinile dal vivo uscito all’inizio del 1973. E invece avevano già in testa un nuovo album in studio. A causa delle tariffe enormi per l’affitto degli studi di registrazione in Gran Bretagna, gli Uriah Heep si trasferirono in Francia e incisero l’ottima “Sweet Freedom”. Il nuovo disco, vario come sempre, offre, oltre ai momenti che ti catapultano subito in un mondo di sogni – cioè la classica specialità degli UH, che la band aveva semplicemente nel sangue – un po’ più di “feeling” R&B “shakin’, rockin'”. La band sorprende soprattutto con l’opener scatenata Dreamer, dove, accanto a un David sempre immerso nella parte al microfono, ha un ruolo molto in vista Mick Box, che fa il diavolo a quattro con assoli selvaggiamente affilati, passaggi vertiginosi e, ovviamente, il suo immancabile “wah-wah” di chitarra sempre strillante. La chitarra taglia come se ci fosse una scommessa in ballo, a tutta forza! Dopo Dreamer arriva un classico “all time” della band, Stealin’. Un pezzo appassionato, diventato un successo mondiale. Ma purtroppo, come ormai era abitudine per gli Uriah Heep, con questo brano non sono riusciti a sfondare di nuovo in Gran Bretagna – cioè a casa loro. Ah, questi britannici lunatici, così tradizionalisti eppure così indifferenti verso le band nate sul loro suolo e che hanno creato il rock. E perché gli Uriah Heep non ebbero successo in patria con Stealin’? Per il terzo verso della canzone, “I done the rancher’s daughter…”, te lo immagini??? La “rhythm and blues” Stealin’ è ancora oggi un pezzo che gli Uriah Heep suonano immancabilmente sui palchi di tutto il mondo e che conferma lo straordinario talento della band nello scrivere fantastici arrangiamenti da “hit”.

Se “The Magician’s Birthday” (1972) faceva rivivere da cima a fondo il mondo delle fiabe in modo estremamente efficace, “Sweet Freedom” offre più rock diretto, di quello che sega in due. La band si lamentò delle pessime condizioni offerte dallo studio di Parigi. Inoltre i legami della formazione d’oro cominciavano a incrinarsi, a causa dell’eccessivo flirtare con la cocaina. Ciononostante, il corpo musicale degli Uriah Heep non ha perso con il nuovo disco nemmeno una scintilla della grandezza di quel periodo. Con il loro sesto album in studio gli Uriah Heep hanno offerto il suono più duro della band fino ad allora.

La title track, quarta in scaletta, è anche il primo picco atmosferico del disco. Un capolavoro classico degli Uriah Heep carico di emozioni, con arrangiamenti espressivi, una moltitudine di atmosfere catturate che passano l’una nell’altra in modo imprevedibile e fanno ondeggiare di continuo il clima del brano, e un salto di contrasto tra il ritornello delicato, dove David è avvolto da un coro angelico di voci di supporto, e gli attacchi di Hammond di Ken, uno dei pilastri principali dell’intensità di questa atmosfera elevata. Sweet Freedom è senza dubbio il brano della nostalgia dei sognatori eterni.

L’alta tensione di questa atmosfera elettrizzata prosegue con If I Had A Time, dove gli Heep hanno usato ancora una volta uno splendido contrasto d’ambiente tra la voce sensuale e il pesante suono dell’Hammond. Il pezzo fu scritto da Hensley già nel 1971 e, tra la marea di bonus track di questa nuova edizione di “Sweet Freedom”, c’è anche questa versione estremamente interessante.. In questa versione Hensley suona il pianoforte classico e canta la parte principale, mentre alla “session” in studio lo aiutano il batterista Simon Kirke (Free/ Bad Company) e il chitarrista Paul Kossoff (Free/Back Street Crawler). La successiva If I Had A Time rielaborata, ovvero la versione ufficiale del brano contenuta in “Sweet Freedom”, con l’inserto altamente vibrante dell’organo Hammond nel motivo di base, ricorda per la magia catturata il pezzo Echoes In The Dark di “The Magician’s Birthday”. La dinamica sale di nuovo di un livello con la più carica e maliziosa Seven Stars, che conferma ancora la maestria della band nel dare vita ai sogni.

L’atmosfera si ribalta in modo vertiginoso con un pezzo speciale. È Circus. Un brano ornato dalla melodia geniale di una chitarra acustica folk firmata da Mick Box, a cui gli Heep hanno aggiunto con gusto le percussioni. Non è difficile indovinare quale magia crei la band quando entra in gioco David Byron. Immagina una brezza dolce e delicata, la sua brezza, che ti solletica mentre sei sdraiato sotto una palma all’ombra di una spiaggia paradisiaca di sabbia in mezzo ai Caraibi (ovviamente in compagnia di una bollente bellezza caraibica).

Perché un momento così non finisca per intenerire o ammorbidire troppo il cuore di qualcuno, gli Uriah Heep hanno preparato in chiusura una vera estasi di alta atmosfera con il dramma dei drammi intitolato Pilgrim. Al contrario, è un momento che può spezzarti il cuore. Le armonie vocali multicolori, insieme al geniale Hammond di Hensley, evocano il vero arrivo di un angelo sulla Terra. Un intermediario, un custode, un maestro,… lasciati andare alla fantasia. Gli Heep fanno salire con astuzia l’atmosfera verso la fine. Uno dei primi picchi è l’assolo di chitarra wah-wah nella seconda metà del brano, dove Mick con il suo spirito regala una nuova esperienza elettrizzante. Per atmosfera è molto vicina a quella catturata nel pezzo The Magician’s Birthday. Segue il culmine del disco. Uscita: gli Uriah Heep sciolgono per un attimo le redini, poi tutti insieme Hammond, riff di chitarra attraverso il wah-wah e il pestare sui tamburi di Lee, sempre più intenso di giro in giro, con David al centro dell’attenzione, danno vita a una vera esplosione emotiva piena di malinconia, dolore e nostalgia eterna. È incredibile come gli Uriah Heep suonino duri e, nello stesso respiro, Byron porti nell’espressione della band, con la sua raffinatezza e il suo geniale senso dell’adattamento alla situazione, le qualità di elementi unici di alta atmosfera, che la chimica della formazione di allora degli Uriah Heep era in grado di evocare in modo così convincente. “Sweet Freedom” ha mantenuto la band in cima all’onda gigantesca che i ragazzi avevano preso d’assalto con veemenza con “Demons And Wizards” (1972) e che hanno continuato a cavalcare con grinta, con una dose piena di entusiasmo creativo e di energia selvaggia e indomita.

Formazione

David Byron – voce
Ken Hensley – tastiere, chitarra e cori
Mick Box – chitarra
Lee Kerslake – batteria, percussioni e cori
Gary Thain – basso

Produzione

Gerry Bron

Tracklist

1. Dreamer (3:41)
2. Stealin’ (4:49)
3. One Day (2:47)
4. Sweet Freedom (6:37)
5. If I Had The Time (5:43)
6. Seven Stars (3:52)
7. Circus (2:44)
8. Pilgrim (7:10)

Durata dell’album: 37:23

BONUS TRACK NELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 1996:
1. Sunshine (4:48) lato B del singolo
2. Stealin’ (3:17) versione editata uscita come singolo
3. Seven Stars (5:29) versione lunga non editata, inedita fino ad allora

BONUS TRACK NELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 2004:
1. Sunshine – lato B del singolo
2. Seven Stars – versione estesa
3. Pilgrim – versione estesa, inedita fino ad allora
4. If I Had The Time – versione demo
5. Sweet Freedom – versione dal vivo
6. Stealin’ – versione dal vivo

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