Dream Theater : Train Of Thought

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Etichetta: Electra Records
Data di uscita: 11.11.2003
Produzione: John Petrucci & Mike Portnoy
Durata dell’album: 68.19 min
Genere: Progressive Metal


Resti di sasso! Shock. Tutta questa aggressività nei Dream Theater non è roba che capita tutti i giorni. Quindi, che diavolo ci offre il treno dei pensieri più neri? Prima mi tolgo un sassolino dalla scarpa: i Dream Theater mi stanno sempre un po’ sullo stomaco perché fanno gli intellettuali duri e puri, avvolgendo la loro poesia in prediche altisonanti. Ma finché Portnoy, nelle sue interviste, appoggerà con toni xenofobi la militanza aggressiva degli Stati Uniti sul pianeta Terra, i Dream Theater, nella loro ricerca di chissà quali sfere spirituali superiori, saranno semplicemente ridicoli.

La chitarra di Petrucci non aveva mai suonato così aggressivamente sporca, così gracchiante. La band mostrava una certa propensione alla brutalità già con il disco precedente “Six Degrees Of Inner Turbulence” (2002). Tanto riffing a semitoni i Dream Theater non l’avevano mai servito (vedi As I Am, Honor Thy Father, In The Name Of God). Il suono “modernizzato” e il nuovo look stilistico della band, dal punto di vista musicale, fanno meno bene al cantante James LaBrie e al timbro della sua voce. Stavolta il suo canto, ogni volta che decide di seguire il riffing chitarristico a semitoni, ricorda un latrato di cane, lontanissimo dal veleno vocale di James Hetfield: in confronto, LaBrie più che altro tossicchia come un cagnolino. Spesso LaBrie canta anche attraverso gli effetti più disparati, che storpiano apposta la sua voce di base, perché i ragazzi giocano la carta dell’aggressività originale. La band diventa così disco dopo disco sempre più dura, ma ha sacrificato una bella fetta di melodia. Per questo non prendono vita fino in fondo nemmeno gli stacchi solistici, ovvero la mitragliata incrociata supersonica di tutti gli strumenti, che ovviamente anche in questo disco non manca, ma che non arriva all’espressività a cui siamo abituati. Il che significa questo. Oltre alla musicalità, i Dream Theater hanno sacrificato anche parte della loro complessità e nella nuova veste diventano molto più lineari, mentre la stratificazione che prima accompagnava la band perde d’importanza.

Stream Of Consciousness, con l’inserto di schegge solistiche barocche in stile “espresso” verso la fine, è il momento più melodico del disco e, tra i pezzi nuovi, è quello che si aggancia di più agli anni Novanta, dalle parti di “Awake” (1994). Un po’ di dinamica la portano in In The Name Of God anche gli inserti di tastiera orientaleggianti di Rudess e il lavoro variegato della batteria di Mike, che qui fa da base ma suona più come un set di percussioni, creando un contrasto invidiabile ed eccitante nel brano. In realtà la sezione ritmica Portnoy/Myung, in un ambiente musicale così, ha ottenuto più spazio per allargarsi ed è davvero interessante sentire come i due musicisti riempiano gli spazi nei vari pezzi.

I Dream Theater sono entrati in studio a tutta velocità e, senza troppe elucubrazioni, hanno creato e registrato in fretta una serie di nuove composizioni: “Facciamoci una jam al volo, tanto il disco suonerà diverso, il nome ce l’abbiamo, vendiamo bene! Dai, ficchiamoci dentro l’uovo del cuculo.” Insomma, Train Of Thought è un album nato in tutta fretta.

La dimostrazione di taglio a semitoni sorprende e quasi scalza dal primato gli assoli supersonici. Chi cerca il fascino musicale teatrale e l’accessibilità dell’eredità nata tra il 1989 e il 1999 rischia di restare con un pugno di mosche! Quello che fanno i Dream Theater con il nuovo album, i mainstreamer della nuova generazione lo padroneggiano molto meglio e in modo più convincente. Se chiedessi a un fan degli Arch Enemy quale disco dei Dream Theater sceglierebbe, dovendone scegliere uno, probabilmente non avrebbe dubbi: “Train Of Thought”.

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 8.0 / 10


Tracklist:
1. As I Am (7:47)
2. This Dying Soul (11:27)
3. Endless Sacrifice (11:24)
4. Honor Thy Father (10:24)
5. Vacant (2:57)
6. Stream Of Consciousness (11:16)
7. In The Name Of God (14:14)

Formazione:
James LaBrie – voce
John Petrucci – chitarra
Jordan Rudess – tastiere
John Myung – basso
Mike Portnoy – batteria, percussioni

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