Firefly
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Uriah Heep
Etichetta: Bronze Records
Uscita: 1977
Voto: 4/5
Dopo “High And Mighty” (1976) gli Uriah Heep si misero a cercare un sostituto per David Byron. Impresa dura! Alle audizioni si presentò gente di ogni tipo, pescata un po’ da tutti gli angoli della scena musicale, compresi diversi nomi altisonanti e di gran classe come Paul Rodgers (Free, Bad Company), l’illustrissimo David Coverdale, appena uscito dai Deep Purple e in piena fase di gestazione dei Whitesnake, Gary Holton (Heavy Metal Kids) o Ian Hunter (Mott The Hoople). Su consiglio del bassista dei Deep Purple Roger Glover, si fece avanti anche John Lawton. Prima di allora aveva pubblicato cinque album in studio con la sua band, di base in Germania, i Lucifer’s Friend, e aveva collaborato anche al progetto di Glover del 1974 “The Butterfly Ball”, dove suonava pure Ronnie James Dio. Chissà come si sarebbe deciso Glover se lui e Blackmore non fossero stati amici, visto che dopo “The Butterfly Ball” Dio lasciò gli Elf e filò dritto nei Rainbow di Blackmore, appena nati. Lawton ha una voce estremamente passionale, emotivamente marcata, erotica, potente in tutti i registri. In più il suo canto ha una sfumatura bluesy e gospel. Per potenza nelle acrobazie vocali si lasciò Byron lontanissimo alle spalle. Non volle copiarlo in niente, e per uno che doveva riempire il posto di una figura importante come Byron fu una mossa coraggiosissima! L’unico e inimitabile Lawton fu una vera ventata d’aria fresca per gli Uriah Heep, che ritrovarono slancio e freschezza! Meno clamoroso fu il cambio al basso. Al posto di John Wetton arrivò Trevor Bolder, che si era fatto le ossa all’inizio dei Settanta negli Spiders Form Mars, la famigerata band di accompagnamento di David Bowie.
E in effetti sì: “Firefly” ha un’aria mistica dall’inizio alla fine, come era successo ad esempio con “The Magician’s Birthday” (1972). Insieme a “Demons And Wizards” (1972) e alla già citata “The Magician’s Birthday” (1972), “Firefly” è uno dei vertici creativi degli Uriah Heep anni Settanta e, di gran lunga, il disco più “heep” tra i dischi “heep” del periodo della “trilogia di Lawton”. Curioso che i pezzi di “Firefly” siano ancora pensati come se fossero cuciti addosso alla voce di David Byron. Eppure “Firefly”, decimo album in studio della band, non riuscì a entrare nelle classifiche dei dischi più venduti in Gran Bretagna. Non succedeva da ben cinque anni. Evidentemente la popolarità di David Byron era fuori dal comune. Nonostante “Firefly” abbia raccolto per lo più recensioni positive dai giornalisti musicali, la gran parte dei fan, per l’assenza di Byron, voltò per sempre le spalle alla band. Semplicemente, John Lawton non lo vollero accettare.
“High And Mighty” è un buon disco. Poteva essere ottimo, ma i pezzi nella seconda metà in qualche modo tradiscono saturazione, mancanza di idee, presunzione: l’attrito tra Byron e gli altri membri della band era troppo forte e la trasformazione quindi più che necessaria. Il suo successore “Firefly” ha una gran dose di fiabesco e di quel tipico, inconfondibile “dramma heep” che torna a brillare in tutto il suo splendore. Dal punto di vista della produzione, come decimo album della band, è di gran lunga il più pulito. La grinta del suono distorto delle chitarre si sente più che mai. Per la prima volta in studio compaiono due chitarre e il mellotron è molto più presente! Insieme a Mick Box, ora anche Ken Hensley imbraccia spesso la chitarra ritmica.
L’opener mid tempo Hanging Tree, con quella produzione “filter” raffinata e sempre più moderna per l’epoca, ti spedisce subito in questo meraviglioso mondo targato Uriah Heep. Hanging Tree si fa notare soprattutto nello splendido ritornello, dove l’intreccio tra la voce principale di Lawton e le armonie multivocali è perfetto! Appena Lawton apre bocca sul primo verso, capisci che “Firefly” è davvero un disco speciale! Per magia, Hanging Tree è la più vicina all’ultimo pezzo del disco. La title track Firefly! Wise Man, il grande hit di “Firefly”, è puro mestiere Uriah Heep da maestri. Semplicità, orecchiabilità, perfezione musicale e atmosfera altissima fuse in una combinazione ideale! Il disco tocca il suo apice atmosferico nel finale con la title track Firefly! Ci sono tre sensibili salti d’atmosfera. Una spontaneità eccezionale nel costruire il mood, con un’intro sognante, poi il cambio di marcia e la fuga attraverso un drive scintillante, condito di poppy, nella parte centrale piena di vibrazioni positive, e infine il ritorno a un finale grandioso, quando si ripresenta il motivo d’apertura. Il contributo maggiore a questa magia viene dalla classica specialità “heep”: il geniale arrangiamento delle armonie corali! Firefly resta ancora oggi una delle composizioni “heep” più belle.
Interessante la doppia anima di Rollin’ On! Che cosa combina il raffinato Lawton con i suoi vertiginosi esperimenti vocali! Il pre-ritornello e la splendida parte strumentale centrale hanno un’aria mistica, soprattutto grazie alle malinconiche melodie delle armonie a tre voci, mentre il ritornello, più pesante, si appoggia alla forma rock classica. Un doppio volto simile ce l’ha anche Been Away To Long: nel ritornello un rock affilato, pieno dei rullanti scatenati di Lee Kerslake, e tutt’intorno una struttura quasi da ballad, con Lawton ancora una volta in assoluto al centro della scena.
Il rock’n’ roller Who Needs Me ha tutta la verve dei pezzi dei precedenti dischi “heep” come Easy Livin’, Sweet Loraine o Something Or Nothing. Do You Know è un altro rock pulsante, fittamente costellato di massicci suoni di Hammond e di un assolo di Box scatenatissimo! Ma tra i tre pezzi così il primo posto se lo prende senza dubbio Sympathy (uscito come singolo di successo, proprio come Wise Man), un rocker costruito su linee pulite e di impostazione classica, in cui le emozioni di Lawton ribollono con particolare fervore.
“Firefly” è un vero classico degli Uriah Heep, pieno di fantasia, di straordinari cambi d’atmosfera e di una combinatoria geniale nel far rivivere la magia con la massima perfezione e rifinitura dei brani. “Firefly” per spirito e forma si affianca molto più facilmente agli album dell’eredità di Byron (e lì ancora oggi sta fiero e alla pari), che non ai suoi due successori “Innocent Victim” (1977) e “Fallen Angel” (1978). Un capolavoro di tutti i tempi che, purtroppo, non ha mai ricevuto il riconoscimento che meritava.
Formazione
John Lawton – voce solista
Ken Hensley – tastiere, chitarra, cori
Mick Box – chitarra
Trevor Bolder – basso
Lee Kerslake – batteria, cori
Produzione
Gerry Bron
Tracklist
1. The Hanging Tree (3:42)
2. Been Away Too Long (5:04)
3. Who Needs Me (3:40)
4. Wise Man (4:44)
5. Do You Know (3:15)
6. Rollin’ On (6:32)
7. Sympathy (4:50)
8. Firefly (6:18)
Durata dell’album: 38:05
BONUS TRACK DELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 1997:
1. Crime Of Passion (3:37) single b-side
2. Do You Know (3:16) demo version, previously unreleased
3. A Far Better Way (5:50) Out-take, released for the first time on ‘A Time Of Revelation’ (1996)
4. Wise Man (4:48) TV backing track version, previously unreleased