Iron Savior: Firestar

AFM Records 2023
0 251

Label / Etichetta: AFM Records
Release date / Data di uscita: 6. 10. 2023
Production / Produzione: Piet Sielck
Running time / Durata dell’album: 50.14 min.
Genre / Genere: Power Metal
9.0/10


“Firestar” è il dodicesimo album in studio in totale dei leggendari power metaller di Amburgo Iron Savior. La band ha pubblicato il suo debutto omonimo nel 1997. Quando si parla di purismo power metal non devi cercare altrove. Gli Iron Savior sono una di quelle band primordiali con tutti i marchi di fabbrica essenziali della scuola power metal di Amburgo (immagino che gli altri due nomi tu li abbia già indovinati: Helloween e Gamma Ray). Anche con il nuovissimo “Firestar”, gli Iron Savior restano fedeli alla loro ricetta power metal da ‘poker d’assi vincente’. Nessun cedimento: il leggendario quartetto, guidato dal suo principale visionario, ovvero compositore, paroliere, produttore, chitarrista e cantante Piet Sielck, mette a segno l’ennesimo traguardo in studio di altissimo livello.

Gli Iron Savior restano una forza con una visione musicale granitica: nessuna deviazione dalla ricetta collaudata. Lo segue anche “Firestar”, arrivato dopo appena meno di tre anni dall’eccellente predecessore “Skycrest” (2020, recensione di RockLine). È un intervallo un po’ più lungo di quello a cui gli album degli Iron Savior ci hanno abituati. Va detto però che lo scorso agosto la band ha pubblicato una seconda compilation di classici della sua carriera rinfrescati e re-incisi, intitolata “Reforged – Ironbound” (2022, recensione di RockLine). Significa che gli Iron Savior sono rimasti sempre in forma da studio. E ha pagato, non solo durante la registrazione della compilation, quando hanno risvegliato i ricordi di alcuni classici della prima parte della loro carriera, ma anche dopo, quando sono tornati a registrare un nuovo album in studio. E allora? Il nuovo disco porta tutto quello che ci si aspetta dagli Iron Savior. Una produzione eccezionale, a favore di un muro di suono massiccio (cementato nella detonazione altissima di riff di chitarra affilati come rasoi), assoli brillanti nei passaggi mid-eight, un’interpretazione vocale (ancora una volta) piena di anima e passione da parte di Sielck, e armonie ornamentali dosate con cura, suonate in terze diatoniche sopra i riff (per lo più con un picking velocissimo). La voce solista è sapientemente rifinita da strati di armonie vocali tonanti. Il senso di Sielck per l’escalation di umori e atmosfere è notevole, e i brani raggiungono il loro crescendo teatrale nei ritornelli, con il pre-ritornello spesso infilato tra strofa e ritornello a intensificare questa gradazione di contrasti. Senza dimenticare l’onnipresente, implacabile stampede del doppio pedale della cassa, senza il quale il vero power metal non si può nemmeno immaginare.

Anche sul nuovo album la band ha messo in fila una serie di mazzate power metal contagiose al primo ascolto, che fanno a gara per prendersi la scena. In particolare il brano di chiusura Together As One (con orchestrazioni aggiunte con intelligenza) è una composizione estremamente convincente in fatto di contagiosità. E il mondo dell’heavy metal si ritroverà di sicuro unito ancora una volta davanti a tre inni infuocati: In The Realms Of Heavy Metal, la title track dell’album e la conclusiva Together As One. La mid-tempo e mistica Across The Wasteland trae ispirazione nei testi dalla serie “Dark Tower” di Steven King, mentre quattro brani del nuovo album (guidati dalla magniloquente Curse Of The Machinery) tornano ancora una volta alla storia di Atlantide e della potente astronave che la protegge.

“Firestar” è un album eccellente, senza un solo momento debole. Con un notevole senso nel piazzare un alto grado di musicalità, non è difficile tracciare parallelismi con le influenze dei classici pop sempreverdi degli anni Settanta e Ottanta, mentre i riff dimostrano innegabilmente l’eterna ispirazione presa dai Judas Priest: “Firestar” è insomma un classico album power metal degli Iron Savior. Pur uscendo al ventisettesimo anno di attività della band, parla con urgenza giovanile e allo stesso tempo con una passione inestinguibile. Né più né meno. Un altro pugno impeccabile da parte di Sielck e dei suoi tre compagni.

Tracklist:
1. The Titan
2. Curse of the Machinery
3. In the Realm of Heavy Metal
4. Demise of the Tyrant
5. Firestar
6. Through the Fires of Hell
7. Mask, Cloak and Sword
8. Across the Wastelands
9. Rising from Ashes
10. Nothing Is Forever
11. Together as One

Formazione Iron Savior:
Piet Sielck – voce, chitarra
Joachim “Piesel” Küstner – chitarra
Jan S. Eckert – basso
Patrick Klose – batteria

Autore: Ales Podbreznik


«Firestar» è in totale il dodicesimo album in studio dei longevi leggendari del power metal di Amburgo Iron Savior. La band ha pubblicato il suo debutto omonimo nel 1997 e, in fatto di purismo, passa per sinonimo doc di primordialità quando si parla dei marchi di fabbrica tipici della scuola power metal di Amburgo. Anche dopo il nuovissimo «Firestar», gli Iron Savior restano fedeli alla loro ricetta power metal, che porta in tavola sempre un poker d’assi vincente. Nessun cedimento: il leggendario quartetto, guidato dal principale visionario, cioè compositore, paroliere, produttore, chitarrista e cantante Piet Sielck, consegna un altro traguardo in studio di prim’ordine.

Gli Iron Savior restano una costante che non conosce oscillazioni di qualità. Il merito è di una decisione granitica: non spostarsi di un millimetro dalla ricetta collaudata. Lo segue anche «Firestar», che ha preso il posto dell’eccellente predecessore «Skycrest» (2020, RockLine recensione) dopo quasi tre anni, un intervallo un po’ più lungo di quello a cui gli album degli Iron Savior ci hanno abituati. Va però aggiunto che lo scorso agosto la band ha pubblicato anche una seconda compilation di classici della sua carriera rinfrescati e registrati da capo, intitolata «Reforged – Ironbound» (2022, RockLine recensione). Vuol dire che gli Iron Savior hanno tenuto la forma da studio per tutto il tempo, anche durante la registrazione della compilation, quando hanno risvegliato il ricordo di alcuni classici della parte più vecchia della loro carriera, e quella forma l’hanno poi riversata con entusiasmo anche nella registrazione dell’album “Firestar”. E allora? Il nuovo album porta di nuovo tutto ciò che ci si aspetta dagli Iron Savior. Una produzione eccezionale, che favorisce la costruzione di un muro di suono arruffato fatto di frasi di chitarra affilate, taglienti come rasoi, assoli brillanti nei passaggi mid-eight, un’esecuzione vocale da maestro dell’esperto e sempreverde Sielck, una combinazione sopraffina di armonie ornamentali in terze all’interno dei passaggi  – di plettrate sulle frasi ce ne sono parecchie (per essere power metal tedesco da manuale). La voce solista è equipaggiata con abilità e cura di linee di armonie vocali tonanti. Una finezza da orologiaio nel lucidare gli arrangiamenti a ogni passo. Il senso di Sielck per l’escalation di atmosfere e stati d’animo è eccezionale e nei ritornelli i brani raggiungono il loro crescendo teatrale, con un pre-ritornello spesso infilato tra strofa e ritornello che intensifica non poco questa gradazione di contrasti. Ecco un altro elemento tipico di questo stile. Si chiama marcia implacabile della stampede del doppio pedale della cassa e cavalcata grossa e rombante delle linee di basso occhiute, senza la quale un vero album power metal della scuola di Amburgo, ossificata e granitica, non si può immaginare.

Anche sul nuovo album la band ha garantito una serie di assalti power metal contagiosi in un attimo, che fanno a gara per conquistare il primato, ovvero il centro dell’attenzione, sul disco. La conclusiva Together As One (con una ‘pettinatura’ di orchestrazioni aggiunte con intelligenza) è considerata, per contagiosità, una composizione estremamente convincente, di quelle che ti fanno premere per forza il tasto ‘repeat’ sul lettore CD. Ed è anche (stato) il suo (tacito) scopo.  

Bombast insediato ai massimi livelli e creazioni da teatro drammatico, di cui il nuovo album è carico: con gli Iron Savior ci siamo abituati. È un elemento atteso e molto esigente della ricetta di arrangiamento della band. Ci sono tre inni tipici che riuniscono ancora una volta i fedeli dell’heavy metal in uno solo: In The Realms Of Heavy Metal, la title track dell’album e la conclusiva Together As One. La mid-tempo e mistica Across The Wasteland pesca nei testi l’ispirazione dalla serie «Dark Tower» di Steven King, mentre quattro brani (guidati dalla affilatissima Curse Of The Machinery), in linea con l’immagine e le opere dei lavori passati della band, si ricollegano ancora una volta alla storia di Atlantide e della potente astronave che la protegge.

L’album «Firestar» è quindi un altro luminoso manifesto di ostinazione, cuore, dedizione e concentrazione di una band che con gli anni della maturità non perde slancio creativo né dinamite. Un disco eccellente in tutto, senza un solo momento debole. Con un notevole senso nel piazzare una dose colma di musicalità, tanto che non è difficile tracciare parallelismi con le influenze dei classici pop sempreverdi degli anni Settanta e Ottanta, e con frasi che dimostrano innegabilmente l’eterna ispirazione presa dai Judas Priest, «Firestar» è insomma un classico album power metal della formazione Iron Savior. Pur uscendo al ventisettesimo anno di attività della band, parla con foga giovanile e allo stesso tempo con potenza. Come se fosse di nuovo il 1996, l’anno di fondazione degli Iron Savior.

Autore: Aleš Podbrežnik


Iron Savior – “Firestar” (AFM Records, 2023)
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie