Steven Wilson: The Harmony Codex

Virgin Records 2023
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Etichetta: Virgin Records
Data di uscita: 29. 9. 2023
Produzione: Steven Wilson
Durata dell’album: 64.05 min.
Genere: Progressive Rock/Art Rock
Voto: 9.0/10


Il mondo del rock progressivo ha faticato a trattenere un grido di entusiasmo quando Steven Wilson, figura di spicco del rock sperimentale contemporaneo e leader dei cult Porcupine Tree, ha annunciato un nuovo album solista intitolato “The Harmony Codex”. Ovviamente sono subito partite le scommesse: il nuovo progetto solista proseguirà sulla strada sonora del predecessore “The Future Bites” (2021, RockLine recensione), che flirtava con synthpop ed elettronica, oppure tornerà a farsi più vicino al rock progressivo ‘tradizionale’, quello che Steven ha più o meno ‘coltivato’ su “Closure/Continuation” (2022, RockLine recensione), l’ultima fatica dei Porcupine Tree, resuscitati da poco? 

Chi conosce la filosofia musicale di Steven non resterà minimamente sorpreso nello scoprire che “The Harmony Codex” è un progetto parecchio diverso, molto più eclettico del suo predecessore, decisamente più ‘pop’. A tratti sembra un collage di influenze diverse, quasi una raccolta dell’intera produzione di questo splendido musicista, compositore e produttore, e al tempo stesso un passo evolutivo del tutto logico lungo il suo percorso solista. 

Gli amanti dell’eclettismo avranno un sacco di motivi per godersi “The Harmony Codex”, soprattutto chi temeva che Steven, col nuovo progetto, si buttasse ancora più a fondo nel synthpop o in una commercializzazione eccessiva del suo suono. Nonostante il ritorno del mellotron verso la fine del disco, la maggior parte dei brani non ricorda affatto il prog rock tradizionale: la parte del leone la fa il minimalismo delle trame elettroniche. “The Harmony Codex” è un vero ibrido di influenze musicali diverse, per lo più sperimentali, pescate dagli anni Settanta e Ottanta, dentro e fuori dal mondo prog, di cui Steven non si è mai vergognato. 

Stavolta forse i momenti ambient-strumentali sono un filo più numerosi del solito, come se Steven negli ultimi tempi si fosse sparato un bel po’ di Tangerine Dream. Ovviamente, sui singoli brani ha suonato un’intera legione di musicisti di prestigio, tra cui spiccano soprattutto i vecchi compagni di merende di Steven, come Adam Holzman, Craig Blundell, Nick Beggs e Theo Travis, mentre per la prima volta ha lavorato anche con Guy Pratt e Pat Mastelotto.

Gli ultimi dubbi sulla natura totalmente diversa di “The Harmony Codex” rispetto al predecessore svaniscono già con l’apertura di “Inclination”, tra i pezzi più sperimentali dell’intera carriera di Steven, in cui si sentono elementi di elettronica, jazz e world music. Passaggi ambient quieti e tempestosi si alternano in modo armonioso, mentre la voce di Steven entra solo dopo il terzo minuto. I suoni di chitarra finali sembrano usciti dalla scuola chitarristico-matematica di Robert Fripp. I ‘comuni mortali’ digeriranno più facilmente la prelibatezza un po’ più accessibile, per lo più acustica e giocata sulle armonie vocali, di “What Life Brings”, con cui Steven ci ricorda ancora una volta quanto sia straordinariamente versatile. Forse è proprio una certa affinità sonora con alcuni brani degli indimenticabili Pink Floyd il motivo per cui al basso, su questo pezzo, c’è il già citato Pratt. 

Il mix di nostalgia indescrivibile e malinconia mozzafiato che governa “Economies of Scale”, grazie a campioni elettronici minimalisti scelti con cura, è ben noto a tutti gli estimatori di Steven e della sua opera, ma anche stavolta ti scuote con un’atmosfera gelida e un messaggio di critica sociale. Senza dubbio uno dei picchi del nuovo album, e non sorprende, visto che su questo brano Holzman figura come coautore. 

Funziona alla grande anche “Impossible Tightrope”, una vera leccornia per tutti gli amanti dell’eclettismo prog. Nella prima parte conquista soprattutto con le intelligenti pennellate di chitarra di Steven e con un fantastico assolo di sax firmato Travis. Poi arrivano maestose armonie vocali, mentre il susseguirsi quasi ‘matematico’ di frasi chitarristiche ricorda un po’ i King Crimson. Tutti quelli che negli ultimi anni temevano che Steven diventasse un poprocker o che restasse impantanato nel sound new wave degli anni Ottanta hanno in questo pezzo la prova regina che da un pezzo non era così in vena di sperimentare e che gli piace ancora ascoltare il prog ‘vecchia scuola’ dei Settanta. 

Su “Rock Bottom” torna, stavolta come voce principale e non solo di accompagnamento, una vecchia conoscenza di Steven, la cantante israeliana Ninet Tayeb, che in passato aveva collaborato con lui sugli album “Hand. Cannot. Erase” (2015, RockLine recensione) e “4½“ (2016, RockLine recensione). Ninet è anche l’autrice di questo brano insolito, leggermente ‘soul’, mentre l’assolo di chitarra di Steven sarebbe piaciuto anche a David Gilmour. “Beautiful Scarecrow” è un altro pezzo dichiaratamente ambient, con una serie di splendidi arrangiamenti orchestrali ed elementi più discreti di elettronica e world music, sotto la guida della voce tradizionalmente malinconica di Steven. Probabilmente piacerebbe anche a un Peter Gabriel, che ultimamente sorprende a sua volta con ottimi brani nuovi. 

Con il suo marcato minimalismo ambient, gli accordi che si ripetono e la voce recitata di Rotem, la moglie di Steven, la title track è senza dubbio uno dei brani più strani della carriera di Steven finora. “Time Is Running Out” è una sorta di ibrido tra il tradizionale stile compositivo prog di Steven e la direzione marcatamente elettronica verso cui (di nuovo) si sente attratto da qualche anno. Ancora più elettronica è “Actual Brutal Facts”, che potrebbe stare benissimo anche sul disco precedente, se non fosse per la natura ambient cupa e inquietante, che a tratti ricorda il solito sottofondo sonoro di un night club in mano alla mafia russa, mentre l’assolo di chitarra finale suona probabilmente apposta in modo del tutto schizofrenico e ‘sparpagliato’. La conclusiva “Staircase”, che flirta anch’essa con l’elettronica ma in modo molto più sottile, contiene un ottimo assolo di chitarra e un’atmosfera davvero bella, soprattutto a metà brano, quando entrano le nostalgiche armonie vocali.

“The Harmony Codex” è un codice dell’eclettismo armonico nel senso più vero del termine. Steven ha di nuovo servito una decostruzione della maggior parte delle aspettative dei fan di lunga data, che spesso hanno idee completamente diverse su come dovrebbe suonare il disco solista ‘ideale’ di Wilson, o visioni opposte su dove dovrebbe andare il prog moderno. Con la sua natura sonora imprevedibile, che schiva qualsiasi convenzionalità, come il predecessore dividerà sicuramente i fan in due schieramenti: una parte riconoscerà in “The Harmony Codex” un candidato a disco prog dell’anno, mentre l’altra rimpiangerà i vecchi lavori solisti di Steven, che non erano così lontani da quello che faceva ai tempi dei Porcupine Tree. “The Harmony Codex” non è un disco per i puristi del prog, ma per i gourmet della musica.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
1. Inclination (7:16)
2. What Life Brings (3:39)
3. Economies of Scale (4:18)
4. Impossible Tightrope (10:44)
5. Rock Bottom (4:25)
6. Beautiful Scarecrow (5:21)
7. The Harmony Codex (9:50)
8. Time Is Running Out (3:59)
9. Actual Brutal Facts (5:06)
10. Staircase (9:27)

Formazione:
Steven Wilson –  voce, chitarre, tastiere, campionamenti, basso, percussioni, programmazione

Musicisti ospiti:
Ninet Tayeb – voce principale (n. 5), chitarra (n. 5), cori (n. 1, 2)
David Kolar – chitarra solista (n. 1, 9), chitarra ambient (n. 4)
Lee Harris – chitarra psichedelica (n. 4)
Niko Tsonev – chitarra (n. 1, 4, 10), chitarra solista (n. 5, 8, 10)
Ben Colleman – violino (n. 4)
Guy Pratt – basso (n. 2)
Nick Beggs – Chapman stick (n. 6, 10)
Nate Navarro – basso ‘fretless’ (n. 1), basso (n. 9)
Pat Mastelotto – batteria (n. 1), percussioni (n. 1)
Craig Blundell – batteria (n. 2, 5, 6, 10), percussioni (n. 6, 9)
Sam Fogarino – batteria (n. 10)
Nate Wood – batteria (n. 4)
Jason Cooper – tom tom (n. 6)
Theo Travis – flauto (n. 1), sax (n. 4), duduk (n. 6)
Adam Holzman – tastiere
Jack Dangers – tastiere (n. 6), programmazione (n. 9)
Nils Petter Molvaer – tromba (n. 1)
David Kosten – programmazione (n. 1, 10)
Rotem Wilson – voci (n. 7, 10)


Steven Wilson – “The Harmony Codex” (Virgin Records, 2023)
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