KK’s Priest: The Sinner Rides Again

Napalm Records 2023
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Label / Etichetta: Napalm Records
Release date / Data di uscita: 29/9/2023
Production / Produzione: K. K. Downing
Mix & Mastering: Jacob Hansen
Genre / Genere: Heavy Metal
9/10

Per la versione slovena scorri più in basso!


Padre di tantissimi riff di chitarra indimenticabili che incarnano il carattere e l’opera dell’eredità eterna dei Judas Priest, K. K. Downing, “bandito per sempre dal paradiso”, si potrebbe dire, è considerato uno dei chitarristi più importanti dell’era del heavy metal classico, uno che ha posato le fondamenta per la fioritura successiva di tanti (sotto)generi. Oggi non esiste praticamente una band metal al mondo (qualunque sia il genere) che non sia stata ispirata dal lavoro dei Judas Priest. E, indirettamente, dalla figura di questo grande chitarrista, considerato un mattone essenziale della bibbia del metal.

K. K. Downing è tornato, con la sua band KK’s Priest! In tasca ha un album in studio fresco di stampa. Il secondo di fila. E con un titolo tutt’altro che casuale: il Peccatore è tornato. Con tutta la sua sete di vendetta! Dopo che i Judas Priest gli hanno sbattuto in faccia ogni porta di un suo eventuale ritorno nella band, e diciamocelo, a prescindere da tutto il “trash talk” a cui assistiamo tra lui e i Judas Priest dal suo addio nel 2011, il leggendario chitarrista, uno dei più importanti del metal, è ancora più deciso a mostrare ai suoi ex compari chi è il migliore a tirare fuori il riff di chitarra più primordiale.

E infatti. Sul nuovo album dei KK’s Priest K. K. Downing ha scaricato decibel ancora più devastanti e distruttivi che sull’ottimo predecessore “Sermons of the Sinner” (2021, la recensione di RockLine). Dal punto di vista della direzione musicale, con una “scioltezza” assoluta sia nella composizione che nella produzione, il nuovo disco è addirittura più convincente del precedente. Tim ‘Ripper’ Owens resta la soluzione più logica per Downing. Il cantante più adatto tra quelli disponibili. ‘Ripper’ è sempre una forza inarrestabile e le sue altezze e potenze vocali mozzafiato portano l’aggressività complessiva del materiale a un altro livello. Unito alla pungenza del riffing primordiale, il suo stile vocale amplifica ancora di più questa aggressività. La pura autorità vocale tagliente come un rasoio di ‘Ripper’ resta una bestia essenziale e unica.

K. K. Downing mostra un impegno eccezionale per dare il meglio soprattutto nei passaggi “mid-eight”, quando i suoi assoli vengono in primo piano. Questo è il suo terreno di gioco, dove nessuno riesce ad avvicinarsi. Il campo dove brilla il suo carattere chitarristico unico. Gli assoli restano un’unicità tossica! Sono un promemoria nostalgico. Dei tempi d’oro dei Judas Priest. Se una volta si parlava di come lui e Glen Tipton avessero perfezionato il lavoro delle due chitarre per tutta la metà degli anni Ottanta, Downing ha trovato un parallelo adatto nel chitarrista AJ Mills. Gli assoli su questo album sono quindi la più dolce ciliegina sulla torta!

“The Sinner Rides Again” è (e non è una sorpresa) un’appendice al classico album dei Judas Priest intitolato “Painkiller”. Era prevedibile. E pure auspicabile. Il brano “One More Shot At Glory” splende in tutta la sua gloria da inno, come la canzone di chiusura di “Painkiller”. E gli inni non mancano se guardiamo al resto del materiale (Keeper of the Graves).

“The Sinner Rides Again” è una bestia cattiva e indomita, piena di montanti schiaccianti! E la storia dei Judas Priest è di nuovo scritta sotto un “velo”, il che ha senso. In effetti ogni brano richiama periodi diversi della carriera dei Judas Priest. Ma soprattutto l’era di “Painkiller” e “Angel of Retribution”. Prendi (per esempio) la canzone Hymn 66. Ricorda vagamente Dissident Aggressor dall’album “Sin After Sin” (1977) dei Judas Priest, anche se è vestita con l’estetica alla moda della produzione dei nostri tempi.

“The Sinner Rides Again” è quindi un manuale di heavy metal classico. Mette insieme alla perfezione tutti gli ingredienti essenziali in un posto solo. Bombast epico, magnetismo demoniaco di occulto e doom, una vera dose di musicalità e una quantità più che desiderabile di velocità e aggressività devastanti. Riff conosciuti che non fanno prigionieri. Non può essere altrimenti. Questo è K. K. Downing. Sarà interessante vedere come i Judas Priest risponderanno all’eccellente “The Sinner Rides Again” con il loro prossimo album.

“The Sinner Rides Again” è il compagno perfetto del già ottimo debutto e, ovviamente, di tutto ciò che porta il nome Judas Priest. Fa piacere rivedere Kenneth e i suoi compagni in pista per la seconda volta in così poco tempo. Che continuino a urlare e a cavalcare per molti anni ancora sulle potenti ali della vendetta.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Incarnation
2. Hellfire Thunderbolt
3. Sermons Of The Sinner
4. Sacerdote Y Diablo
5. Raise Your Fists
6. Brothers Of The Road
7. Metal Through And Through
8. Wild And Free
9. Hail For The Priest
10. Return Of The Sentinel

Line-up:
Tim ‘Ripper’ Owens – voce
K. K. Downing – chitarra
AJ Mills – chitarra
Tony Newton – basso
Sean Elg – batteria


Versione slovena:
Padre di innumerevoli giganteschi riff di chitarra che incarnano il carattere e l’opera dell’eredità imperitura dei Judas Priest, ovvero K. K. Downing, “esiliato per sempre dal paradiso” (leggi: dalla formazione originale), è considerato uno dei chitarristi più importanti del heavy metal classico, uno che ha fatto da trampolino alla fioritura successiva di tanti  (sotto)generi. Oggi nel mondo non esiste praticamente una band metal (a prescindere dal genere) che non si sia ispirata all’opera dei Judas Priest. E, indirettamente, alla figura di questo straordinario chitarrista, considerato un mattone essenziale della bibbia del metal.   

K. K. Downing torna con la sua band KK’s Priest! In tasca ha un album in studio fresco. Il secondo di fila. Con un titolo carico di significato. «Il peccatore cavalca di nuovo!» Il Peccatore è tornato. Con tutta la sua rabbia! Dopo che i Judas Priest gli hanno sbarrato davvero tutte le porte a un possibile ritorno nella squadra, dove, mano sul cuore e a prescindere da tutte le “ragazzate” tra i Judas Priest e lui a cui assistiamo dalla sua uscita nel 2011, lui appartiene indiscutibilmente, il leggendario chitarrista, uno dei più importanti nella storia del metal, resta ancora più determinato a dimostrare ai suoi ex compari chi è quello che porta alla luce il vero riff di chitarra primordiale. Insomma, chi comanda.

E in effetti. Sul nuovo album dei KK’s Priest K. K. Downing ha consegnato ancora più decibel devastanti e distruttivi di quelli sprigionati dall’ottimo predecessore, ovvero l’esordio in studio «Sermons of the Sinner» (2021, recensione di RockLine). Sul fronte della grinta, e diciamo pure di una “scioltezza” assoluta nella composizione e nella produzione, in puro stile “chissenefrega”, il nuovo album è in realtà ancora più convincente del predecessore. Tim ‘Ripper’ Owens resta per Downing la soluzione più logica. La più adatta tra quelle disponibili. Praticamente una scelta naturale. ‘Ripper’ continua a uccidere con altezza e ampiezza vocale e con uno sviluppo e una trasmissione di potenza impressionanti, che garantiscono la distruttività complessiva e, combinati con la pungenza del riffing primordiale, la potenziano ulteriormente. ‘Ripper’ sul nuovo album è estremamente devastante. In ogni singolo verso. Nelle zone medie ara con l’aggiunta di grana gutturale, negli acuti taglia con la lama di un rasoio di pura autorevolezza vocale. Un’eccezionalità vocale difficile da paragonare a qualcosa. E il chilometraggio, ovviamente. Un’aggiunta inestimabile, perché il nuovo pacchetto di assalti d’autore affilatissimi possa brillare con tutta la sua intensità anche su «The Sinner Rides Again».

K. K. Downing esprime il suo impegno eccezionale soprattutto nei passaggi “mid-eight”, quando in primo piano vengono i suoi assoli. Questo è il suo parco giochi. Un terreno che domina fino all’ultimo dettaglio. Il campo dove scintilla il suo carattere chitarristico inconfondibile. Gli assoli restano un’unicità tossica! E fanno da monito. Ai tempi d’oro dei Judas Priest. Se una volta si parlava di come lui e il collega Tipton avessero perfezionato fino all’ultimo dettaglio il lavoro delle due chitarre lungo la metà degli anni Ottanta, in AJ Mills Downing ha trovato un parallelo adeguato, che anche nei KK’s Priest fa un’ottima spalla in questo aspetto. Gli assoli su questo album sono quindi la più dolce ciliegina possibile sulla torta!

«The Sinner Rides Again» è (e non è affatto una sorpresa) un’appendice al classico album dei Judas Priest chiamato «Painkiller». Era prevedibile. E anche desiderato. Il brano One More Shot At Glory splende in tutta la sua magnificenza da inno. Già dal solo titolo, poi, non mancano le associazioni con un altro brano dell’epoca dell’album «Painkiller». L’epicità e il bombast che sviluppa sono direttamente paragonabili e straordinari. Forse con un rendimento ancora più alto, perché viene portata avanti a un tempo medio-veloce, ma corazzata da un riff estremamente tossico.

Anche su «The Sinner Rides Again», oltre a tutta l’indomabilità e alla spinta distruttiva, a cui contribuisce parecchio l’ottima produzione di Jacob Hansen, sotto un “velo” è scritta in buona parte la storia dei Judas Priest, il che è logico. Lo era già sul predecessore. In realtà ogni brano richiama periodi diversi dell’attività della band lungo i Settanta e gli Ottanta e naturalmente i tempi più recenti. Per esempio Hymn 66. Con il trucco delle linee vocali richiama direttamente Dissident Aggressor del lontano 1977, anche se è vestita con l’estetica alla moda della produzione dei tempi nuovi.

«The Sinner Rides Again» è quindi un album di heavy metal classico. Un vero testo da studiare. Sviluppa un bombast epico, il magnete demoniaco dell’occulto e della perdizione, una vera dose di musicalità attraverso la gradazione delle composizioni, a tratti una velocità davvero incenerente e una distruttività atomica. Riff di chitarra classici che non lasciano superstiti. Altrimenti non può (e non deve) essere. Sarà interessante vedere come risponderanno all’eccellente The Sinner Rides Again con un nuovo lavoro gli ex compari di Downing, i Judas Priest.

K. K. Downing e i suoi KK Priest sono quindi diventati una presenza fissa indiscutibile. «The Sinner Rides Again» è l’appendice perfetta a un esordio già ottimo e, naturalmente, a tutto ciò che porta la firma del nome Judas Priest. Che bello che Kenneth, dopo un bel po’ di anni in cui ci è mancato sulla scena (con qualsiasi nuovo materiale d’autore), sia tornato nello stile che ci si aspetta da lui! E già per la seconda volta, in pochissimo tempo. Che con questa rincorsa continui a cavalcare. Ancora per molti anni.

Autore: Aleš Podbrežnik


KK’s Priest – “The Sinner Rides Again” (Napalm Records, 2023)
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