Iron Savior: Skycrest

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Etichetta: AFM Records
Data di uscita: 4. 12. 2020
Produzione: Piet Sielck
Durata dell’album: 56.28 min
Genere: Power Metal/Heavy Metal
Voto: 10/10


Degli Iron Savior – leggende del power metal di Amburgo – oggi è difficile dire qualcosa di davvero nuovo. Anche quando sfornano un nuovo album in studio. In una carriera che sta per compiere un quarto di secolo, gli Iron Savior sono diventati sinonimo di costanza, quando si parla di ottimi dischi in studio. Ogni band ha i suoi alti e bassi, e il capo della baracca, nonché compositore principale, produttore, chitarrista e cantante, Piet Sielck, lo sa fin troppo bene. E come dice una delle canzoni della band, gli Iron Savior all’inferno ci sono finiti più di una volta, ma ne sono sempre tornati. Sempre più forti. Piet Sielck ha visto e superato tutte le ere del metal tedesco – diciamo pure europeo – e con la sua figura ha contribuito in misura enorme all’esplosione e alla popolarizzazione del power metal europeo. Era presente al peccato originale e ha avuto un ruolo importante nel dare forma agli Helloween, quando muovevano i primi passi nella prima metà degli anni Ottanta; nella prima metà dei Novanta, da produttore, ha costruito il sound degli album dei Blind Guardian, e poi ha deciso di mettere in piedi una band tutta sua.

Nonostante tutta l’eccellenza incarnata dalla serie di album degli Iron Savior, con il nuovissimo «Skycrest» in testa, sulla scena gli Iron Savior non sono mai riusciti a ottenere la stessa risonanza di altre band tedesche considerate loro coetanee. Una cosa però è certa. Per ogni appassionato di power metal vero, intagliato secondo la maniera della classica scuola tedesca, gli Iron Savior sono una scoperta e una rivelazione. Qualunque sia l’album, perché, come dicevamo… Questi tedeschi affilati e temprati non cambiano di un millimetro la loro collaudata ricetta musicale. Ancor meno ora, visto che è vincente, dato che porta sempre – nonostante la condanna eterna al flop commerciale – una garanzia di alta qualità. “Skycrest” è in tutto il decimo vero album in studio della band. Oltre agli album in studio, a oggi gli Iron Savior hanno pubblicato anche: una compilation di classici registrati di nuovo, tre EP, un album dal vivo e una versione ri-registrata dell’album «Megatropolis». (“Megatropolis 2.0”, RockLine recensione).

«Skycrest» è il proseguimento della storia iniziata con il predecessore «Kill Or Get Killed» (2019, RockLine recensione). Tra i due album è passato appena un anno e otto mesi, ed è incredibile come Piet Sielck e compagni siano riusciti a mantenere e travasare tutta la passione creativa, l’entusiasmo, la carica e l’ispirazione anche in “Skycrest”. Il recupero del tesoro di frasi musicali dei primi tempi, sulla compilation «Reforged – Riding On Fire» (2017, RockLine recensione), ha fatto sì che anche «Skycrest» offra una serie di riff di chitarra irresistibili e di grande carattere, che sono la base degli assalti bombastici di questo album. Ed è esattamente quello che ogni vero fan degli Iron Savior desidera con tutto il cuore.

«Skycrest» ha tutto. Una produzione eccezionale, che favorisce la costruzione di un muro di suono imponente fatto di riff di chitarra affilati come rasoi, esecuzioni brillanti degli assoli nei mid-eight, la prova vocale magistrale di un Sielck esperto e sempreverde, un uso raffinato di armonie ornamentali per terze dentro i passaggi (ce n’è parecchio – per il power metal tedesco tipico – di picking sui riff), voci di accompagnamento che sostengono la voce principale, strati di tastiere che si aggiungono… Insomma, la fine meccanica da filigrana nel curare i dettagli degli arrangiamenti a ogni passo di questo prodotto davvero rifinito. Il senso di Sielck per la crescita di atmosfere e stati d’animo è eccezionale, e nei ritornelli le canzoni raggiungono il loro crescendo teatrale; tra strofa e ritornello viene spesso infilato anche un pre-ritornello che intensifica ampiamente questa gradazione di contrasti. E poi c’è un altro elemento tipico del genere. Si chiama marcia spietata della mandria di doppia cassa e del drive grosso e sferragliante delle linee di basso, senza cui un vero album power metal della scuola amburghese, ossificata dal tempo, non si può nemmeno immaginare.

Tutto questo però non accenderebbe mai con un tale fascino senza le straordinarie virtù e il talento compositivo di Piet Sielck. I brani nuovi sono undici, tutta musica inedita per ben 56 minuti. Eppure nemmeno un secondo dell’album lascia indifferente l’appassionato di power metal. Inni metal e marce affilate, che ti parlano con un’ottima combinazione di contrasto tra il dramma della rovina e la sfida trionfante, sviluppano un alto livello di pompa e bombast, e tra i pezzi è difficile scegliere i picchi. La title track d’apertura lancia l’album in una furia a muso duro, un assalto alla massima velocità. Per voltaggio d’ottano e schiaffoni devastanti, in apertura avrebbero potuto starci benissimo anche Silver Bullet o Souleater. La band sviluppa una straordinaria voracità musicale nelle linee dei ritornelli, dove spiccano soprattutto End of the Rainbow, Our Time Has Come, Welcome to the New World e There Can Be Only One. Pezzi impostati in modo più classico di Hellbreaker, nel power metal di questo tipo, è difficile trovarne. Potrebbe finire tranquillamente anche su qualche vecchio album dei Gamma Ray. Il punto di partenza? I membri della band sono cresciuti ascoltando i Judas Priest. È come ascoltare la riscoperta rinascimentale dei riff degli album «Staind Class» e «Screaming for Vengeance», solo che gli Iron Savior ci arrivano sempre in volo ad alte dosi di anfetamine. Esecuzione senza pietà.  Sull’album c’è un solo pezzo rallentato. È una vera power ballad. Si chiama Ease Your Pain e ricorda di sfuggita la ballad Pray dei Gamma Ray. 

In un’epoca in cui i coetanei di Piet Sielck nelle loro band storiche sono ormai solo una parodia di sé stessi (Grave Digger), non trovano più la bussola giusta (Running Wild), vanno in letargo con aria annoiata (Gamma Ray) o vendono a colpo sicuro la gloria di una volta (Helloween), gli Iron Savior con l’album «Skycrest» (ri)mangono gli ultimi della loro specie, che, sulle orme del loro nuovo inno Raise the Flag of Metal, tengono alta con sfida la bandiera del classico power metal (europeo). A quanto pare, gli Iron Savior sono davvero l’ultima fiamma di una generazione che ha messo in piedi il genere power metal, e «Skycrest» non è inferiore nemmeno di un millimetro ai migliori lavori degli Iron Savior. Fedeltà, dedizione, fede, sfida. Niente calcoli. Ascolti solo il cuore e lo segui. Qualcosa che nessun denaro può misurare, nessun guadagno può compensare, e che si può solo ammirare. Con un grande inchino e tanto rispetto. «Skycrest» è un trionfo di brillantezza artistica.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. The Guardian
2. Skycrest
3. Our Time Has Come
4. Hellbreaker
5. Souleater
6. Welcome To The New World
7. There Can Be Only One
8. Silver Bullet
9. Raise The Flag Of Metal
10. End Of The Rainbow
11. Ease Your Pain
12. Ode To The Brave

Formazione:
Piet Sielck – voce, chitarra
Joachim “Piesel” Küstner – chitarra
Jan-Sören Eckert – basso
Patrick Klose – batteria


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