A Discord Electric
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Raunchy
Etichetta: Lifeforce Records
Uscita: 2010
Durata: 65:02
Voto: 1/5
È davvero un enigma come mai, in tutti questi anni di carriera, i Raunchy se ne stiano ancora a trascinarsi ai margini del palco delle star, quando sono così ben lucidati, ascoltabili e adatti a una cerchia così larga di ascoltatori! Il fenomeno metal danese che mescola elettronica e chitarre metal organiche, e risponde al nome di Raunchy, regala le sue perle di raffinatezza musicale dal 2001, con i primi germi che risalgono addirittura al lontano 1994. Se il primo lavoro, l’album Velvet Noise, e poi i successivi – il disco Confusion Bay o Death Pop Romance – suonavano freschi, per gli ultimi anni possiamo dire senza giri di parole che non è più così. I Raunchy sono scivolati nell’artigianato da stampino, e a questo si accompagna un’accoglienza sempre più tiepida dei “nuovi” suoni e dei dischi “mai sentiti”.
Il nocciolo del problema sta proprio qui: i Raunchy vogliono piacere, no? L’ultimo arrivato è il pretenzioso e esteticamente curatissimo dischetto A Discord Electric, ma già al primo ascolto, purtroppo, diventa subito chiaro che stavolta non ci aspetta nessuna rivoluzione, nessun passo avanti sulla scala del progresso musicale, e nemmeno un briciolo di rabbia sincera. L’interpretazione danese del sound di Göteborg pesca di nuovo nell’arsenale del pop metallizzato e dei giocattolini elettronici. Di questi ultimi ce n’è troppo, mentre delle parti metal vere e sincere c’è una carenza cronica. Su A Discord Electric i Raunchy hanno partorito una dozzina di canzoncine prevedibili, che possono scuotere solo chi finora si è affilato le orecchie su prodotti pop di casa. La sinergia del sestetto, in questi sei anni da quando il primo cantante Lars Vognstrup ha lasciato la band, si è sì assestata bene, ma il risultato che senti è piuttosto blando e insipido – purtroppo … Nonostante il nome e la promessa di qualcosa di sfacciato, non rasato e dritto in faccia, ancora una volta ti becchi parecchie salve di pop-ismo mediocre. Ma andiamo con calma, un passo alla volta.
L’apertura della parata del kitsch parte con il pezzo incisivo e ben prodotto Dim The Lights And Run. I colori luminosi di una voce delicata e i riff di chitarre arieggiate si banchettano a vicenda e, alla maniera a cui ci hanno abituato gli Emil Bulls, cercano subito di agganciare il tuo centro nevralgico del piacere. Il debole pigolio di vocalacci rochi e poveretti si fonde in simbiosi con il bel canto, e la voglia di scavare più a fondo svanisce. Eppure la voce verginalmente pulita di Kasper resta in qualche modo il lato più marcato del disco. È ingenua, ma naturale, dietetica e positiva, e almeno lui sente quello che ti sta vendendo, anche se tu resti intoccato … Il duo di chitarre Tilsted – Christensen serve effetti epici e pomposi e i soliti, stereotipati spostamenti di dita sul manico. Neanche Rumors Of Worship ti lascia a secco di prevedibilità: si infila senza sforzo nel grigio mediocre del metalcore, o meglio delle masse di cacate “malcore” che sulle “linee di montaggio” non mancano mai. Si può rimproverare l’insulsaggine anche a un mucchio di brani che tappano i buchi di un contenuto carente. Ad essere sinceri, gran parte di quel che si sente si può saltare tranquillamente. Esempio: il clone del già sentito Rumors Of Worship e Night Prty, che sono come due gemelli siamesi. La cosa triste è che sul disco tutta questa merda copre brani molto dignitosi, come l’energico, rammsteiniano The Great Depression e il piuttosto simile, ma almeno più pieno di vita, Ire Vampire. Ascoltando hai la sensazione che, durante la creazione e la registrazione del disco, la band avesse in testa solo il requisito formale della lunghezza dei brani e del loro numero atteso. Invece di una dozzina avremmo potuto avere una selezione concentrata su un EP carico e pompato di muscoli, e invece la forma annacqua l’essenza e l’estratto principale di tutto ciò che c’è di buono e innovativo. I veri uomini non registrano EP, ma si buttano sul business più redditizio degli album sulla lunga distanza? Hmmm …
Riassumo: il suono organico di chitarre e batteria qui è in posizione subordinata – parlo del disco in generale – perché la componente dominante e il baricentro di tutto stanno nell’elettronica fredda. Se la cosa non ti disturba, ti aspetta un ulteriore shock per l’organismo. I Raunchy, a differenza dei connazionali Hatesphere o Mercenary, sono tarati più per la radio, ma io almeno resto davanti a questa melodiosità così dannatamente freddo e intoccato che comincio a dubitare del mio gusto (o meglio: del gusto della larga cerchia delle masse). Movimenti tettonici stavolta non se ne sentono, perché non ci sono. A Discord Electric è una bestia piuttosto rattoppata, dopo il cui ascolto ti toglierai in fretta dalla testa tutte le “profonde” morali, mentre in fondo alla nuca ti si annideranno i ricordi di ritornelli molto contagiosi, ma miserabili. Il disco, visto il contenuto carente e denutrito, è troppo lungo. Uno dei pochi elogi che si possono fare: i Raunchy almeno non si buttano sabbia negli occhi e rivendicano forte e chiaro il loro posto non tanto nel cielo del metal quanto in quello del pop – accanto a Lady GaGa, Robbie Williams e Tokio Hotel. Il pop di qualità merita comunque un applauso, e tanto di cappello a chi ha abbastanza fiuto commerciale da poter vivere di musica. Bisogna pur vivere di qualcosa, pagare le bollette e mettere via qualcosa per i tempi duri della recessione, no? Il metal però fatica a immaginare questi ibridi effimeri. Ci sono riusciti in pochi, e A Discord Electric è lontanissimo da Rammstein, Metallica e sorprese simili. I Raunchy sono più vicini ai nostrani Game Over, dove musica e contenuto sono di secondaria importanza. Peccato, e più fortuna (e più palle) la prossima volta!
La recensione è nata in collaborazione con Rock Hard Slovenija e RockLine.
Formazione
Kasper Thomsen – voce
Jesper Tilsted – chitarra
Lars Christensen – chitarra
Jeppe Christensen – tastiere
Jesper Kvist – basso
MortenToft Hansen – batteria
Produzione
Jacob Hanse, Jeppe Andersson & Raunchy
Tracklist
1. Dim The Lights And Run
2. Rumors Of Worship
3. Nght Prty
4. Street Emperor
5. Blueprints For Lost Sounds
6. Shake Your Grave
7. Tiger Crown
8. Big Truth
9. The Great Depression
10. The Yeah Thing
11. Ire Vampire
12. Gunslingers And Tombstones