A Lubiana risuona la 7th Symphony (2011)

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Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Cvetličarna MediaPark / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 21.02.2011
Spettatori: 900
Prezzo del biglietto: 23,00€

Eccoli di nuovo qui! Da noi è tornata Apocalyptica, il quartetto finlandese di “cello-rock” che da un bel po’ di anni fa impazzire i fan con la sua fusione unica di musica classica e metal. Nell’ultimo decennio i finlandesi sono stati ospiti fissi dei nostri palchi. Nel lontano 2001 erano con Siddharta, quando questi presentavano il loro secondo disco “Nord”, due anni dopo Apocalyptica si è rotolata nel fango del Rock Otočec, poi nell’estate del 2004, insieme a Danzig, ha inaugurato la prima edizione dell’ormai tradizionale Metal Camp, e ci ha scaldati anche prima dei Rammstein alla Hala Tivoli nel ’05. L’ultimo show in solitaria sul versante soleggiato delle Alpi risale al 2006, quando alle Križanke di Plečnik hanno promosso il loro quinto album in studio omonimo, mentre nel 2008 è arrivato anche il ritorno in versione festival, alla confluenza tra Tolminka e Isonzo. Grazie alle visite frequenti nel nostro paese si sono costruiti una bella massa di fan, e così, con un nome di questo calibro, la Cvetličarna era comprensibilmente sold out già una settimana prima del concerto.

Proprio con la data di Lubiana Apocalyptica ha aperto il lungo tour “7th Symphony” a supporto del suo ultimo album in studio (la recensione la trovi qui), che toccherà un sacco di tappe sia in Europa che dall’altra parte dell’Atlantico. Dopo diversi mesi di pausa i finlandesi erano freschi e carichi di energia, quindi la serata prometteva una bella botta di concerto.

Prima dei neoclassicisti finlandesi, a scaldare la Cvetličarna stracolma ci hanno pensato i tedeschi A Life Divided. Nei quaranta minuti del loro set si sono presentati come una band spiccatamente da live: con approccio professionale, carica emotiva e un enorme scambio di energia hanno dimostrato di conoscere tutti i trucchi del palco. Peccato che la buona forma sia sbiadita davanti allo stile piuttosto nella media del gruppo, che appoggia riff pesanti, quasi metal, su una base elettronica e serve al pubblico roba sentita già mille volte. L’eredità new wave degli anni Ottanta gli A Life Divided l’hanno unita a frasi di chitarra tipiche dell’alternative anni Novanta, il tutto condito con qualche tocco malinconico. Qua e là i tedeschi si sono avvicinati allo stile dei ben più ricchi Nine Inch Nails, ma per fare qualcosa di più che il gruppo spalla nei tour di medie dimensioni gli A Life Divided dovranno, in futuro, mettere più cuore nella scrittura. Nel complesso i gotici tedeschi hanno svolto onestamente il loro compito, anche se tra i fan di Apocalyptica hanno trovato orecchie sorde.

Poi si è fatto sul serio! Il trio di violoncellisti ha preso possesso del palco e ha aperto lo show con On The Rooftop With Quasimodo. Fin dall’inizio la loro presenza energica li ha mostrati come una band dall’esecuzione chirurgica; con il palco piccolo e il pubblico a due passi, l’energia è volata subito verso le prime file, dove è esplosa una vera euforia. È seguita 2010, in cui alle bacchette, originariamente, c’è uno dei batteristi metal più stimati, Dave Lombardo (Slayer), mentre i passaggi tecnicamente complicati non hanno creato il minimo problema a Mikko Sirén. Io avevo visto Apocalyptica per la prima volta su un palco così piccolo, e prima d’ora non mi ero mai accorto della incredibile preparazione di Mikko, della sua affidabilità e del suo senso innato per il ritmo, fondamentale nella musica di Apocalyptica, dove a tenere il tempo c’è solo il batterista. Dopo Grace (“Worlds Collide”, 2007) è arrivato il momento del primo classico dei Metallica, Master of Puppets, che ha fatto bene soprattutto ai conoscitori più superficiali del gruppo e che, di conseguenza, ha fatto esplodere per la prima volta quella sera la Cvetličarna in tutta la sua potenza.

Lo show è filato via alla velocità della luce, proprio come il sudore che colava dalla fronte dei quattro sul palco. Eicca Toppinen, Paavo Lötjöjen e Perttu Kivilakso, in prima linea, faccia a faccia con le prime file, durante End of Me e I’m Not Jesus si sono spostati leggermente di lato per far spazio all’ospite alla voce, Tipe Johnson. Con le ultime uscite Apocalyptica ha sfornato così tanti pezzi con parti vocali che, volente o nolente, si è vista costretta a chiamare in tour un cantante ospite. Lo zio Johnson è un musicista con una solida formazione vocale e quindi benissimo attrezzato per il suo nuovo ruolo, ma dal vivo gli è mancato un pizzico in più di carisma ed entusiasmo, con cui si sarebbe messo il pubblico in tasca con più facilità.

Dopo Refuse/Resist dei Sepultura è arrivato un collage di suoni orchestrali e strumentali variopinti, con una netta nota emotiva. Durante Beautiful e Sacra il batterista Mikko si è unito al trio davanti come quarto violoncellista, anche se aveva un ruolo puramente estetico e il numero è risultato così un po’ sul tamarro, addirittura patetico. Quella meraviglia spezzacuori di Bittersweet l’ha cantata praticamente tutta la gente, prima che la serata scivolasse verso la fase finale e Apocalyptica, con Last Hope, mettesse la marcia più alta. Nel frattempo i responsabili al mixer sono riusciti a sistemare il suono: nonostante tutte le trappole della Cvetličarna, i tecnici sono finalmente riusciti a bilanciare i colpi di cannone della batteria con il suono profondo dei violoncelli. Eicca, Paavo e Perttu hanno proseguito con il loro show dinamico; il loro marchio di fabbrica è correre per il palco (non proprio uno scherzo con quei violoncelli giganteschi in mano) e sfruttarne ogni centimetro, anche se con gli anni quella che era un’abitudine giovanile si è trasformata in pura routine. Seek and Destroy e Inquisition Symphony hanno chiuso il collage di cover nella parte regolare del concerto, e il quartetto ha salutato il palco (troppo) in fretta. Nel bis Johnson si è unito di nuovo ai finlandesi e insieme alla Cvetličarna ha cantato I Don’t Care, mentre a sigillare definitivamente la serata ci ha pensato Hall of the Mountain King di Grieg, il finale standard dei concerti di Apocalyptica fin dal 2001.

Due parole anche sulla scaletta. Apocalyptica ha pubblicato già cinque album di musica originale, creativa e ispirata, quindi rimproverarle di non aver messo ancora più cover dei Metallica sarebbe a dir poco ridicolo. I cavalieri finlandesi dell’apocalisse si sono concentrati soprattutto sugli ultimi due dischi, tagliando il minutaggio ai lavori più vecchi, compreso il mio preferito personale, “Cult” (2001), rimasto completamente ignorato.

La serata di martedì resterà di sicuro un bel ricordo per i fan più devoti del gruppo e per i giovani spettatori, che stavolta erano la maggioranza, mentre l’occhio da concerto più esperto ha notato fin troppa routine e poco dialogo emotivo. Ma oggi le cose si servono così, e Apocalyptica ha comunque dimostrato di restare un esempio da manuale di linguaggio da palco moderno, che garantisce un bel divertimento a chiunque abbia voglia di buona musica.

foto: Aleš Podbrežnik

Il reportage nasce dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija. 

Scaletta

1. Quasimodo 2. 2010 3. Grace 4. Master Of Puppets 5. End Of Me 6. I’m Not Jesus 7. Refuse/Resist 8. Beautiful 9. Sacra 10. Bittersweet 11. Last Hope 12. Seek N’ Destroy 13. Inquisition Symphony —bis— 14. At The Gates Of Manala 15. I Don’t Care 16. Hall Of The Mountain King

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