A spasso per i corridoi del male con i fratelli Cepanec!
Autore: Rok Klemše
Luogo: Scratch Rock bar, Lubiana
Data dell’intervista: 18.08.2011
I Dickless Tracy, con i fratelli Cepanec, dittatori fondatori, alla guida, sono una delle metal band più longeve (e senza interruzioni) della scena slovena. Probabilmente non esiste palco in Slovenia su cui la band non sia salita nei suoi 14 anni di storia, durante i quali ha cambiato un mare di membri, con Tomi e Ivan Cepanec come unici punti fermi. Nel 2009 la band ha pubblicato il suo primo vero disco in studio, Halls of Sickness, mentre questa intervista-maratona è nata l’estate scorsa… e poi è stata trascritta, altrettanto maratonicamente e lentamente, fino a oggi.
RockLine: Partiamo dall’album, che avete cominciato a registrare un bel po’ di tempo fa a Zagabria, se non sbaglio. Qual è stato in realtà il motivo per cui allora non avete finito le registrazioni?
Cepo: No, mi ricordo, eccome (risate).
Tegla: A Zagabria nel 2005 l’idea era di registrare il disco in un vero studio, praticamente gratis, o meglio in cambio di un favore sotto forma di birra e ćevapčići. La prima volta eravamo liberi solo io e Cepo, così abbiamo registrato le batterie nell’arco di una notte, e il giorno dopo io dovevo tornare a Lubiana. Poi si era pensato di registrare anche basso e chitarre, ma quando la registrazione era finita, voci escluse, il tizio è diventato di colpo troppo impegnato. Mentre non succedeva niente, Cepo ha registrato le voci da solo a Brežice. Ma quella registrazione è un disastro, già le tracce di base erano orribili, si potevano usare al massimo per un demo. Questo è stato un motivo, gli altri sono stati i cambi di formazione, perché i nuovi membri andavano ovviamente istruiti sul materiale. Solo quando Sine e Hočevar sono stati stabilmente in band abbiamo avuto una nuova occasione per registrare, e a quel punto Hočevar ha lasciato il gruppo. Per farla breve, c’entravano i continui cambi di formazione e il fatto che non sapevamo mai bene con chi registrare né quando avremmo avuto il tempo. I pezzi c’erano, ma davamo la precedenza ai concerti dal vivo. Poi è arrivata la possibilità di registrare l’album in Prekmurje con Tilen Sapač: a luglio abbiamo registrato le batterie, in autunno Cepo ha fatto le chitarre, a febbraio basso e voci; con Chop eravamo già d’accordo per un’uscita a maggio per On Parole, ma fino all’ultimo l’album veniva ancora mixato. Il 25 aprile l’album è finalmente uscito.
RockLine: Hai detto che il problema erano i frequenti cambi di formazione. Siete dei dittatori tali da far scappare la gente (risate)?
Tegla: No, però di sicuro c’è del vero nel fatto che perdi un sacco di tempo a insegnare il materiale a qualcuno di nuovo. Il problema era anche che non avevamo priorità precise su cosa volessimo davvero, se volessimo davvero registrare un disco in studio… È il nostro hobby, quindi il bello è suonare dal vivo, passare il minor numero possibile di weekend a casa o in sala prove. Un sacco di weekend se ne sono andati in concerti, e proprio quando la formazione si consolidava, qualcuno se ne andava. Io personalmente non sono mai stato uno che si siede a esercitarsi, quindi dentro di me c’era una paura della registrazione. Così ti crei degli scenari stressanti prima ancora che tutto cominci.
RockLine: E diresti che il disco registrato a Zagabria suonerebbe diverso da come suona oggi Halls of Sickness?
Cepo: Dal punto di vista estetico senza dubbio, perché era registrato con un’altra attrezzatura, con altre persone, in uno studio professionale. È uno studio in centro a Zagabria, che ha registrato da Jinx a Tony Cetinski, e nel corridoio c’è appesa perfino una sua foto con la maglietta dei Sepultura.
Tegla: Ha mixato perfino il DVD di Oliver Dragojević, per cui ha preso un premio prestigioso.
Cepo: Da questo punto di vista suonerebbe di sicuro diverso.
RockLine: E i pezzi in sé?
Cepo: Prima avevamo registrato due album, o meglio, per minutaggio possiamo considerarli album, quindi Halls of Sickness è in realtà già il terzo disco, ma il primo in studio. In Halls of Sickness ci sono anche pezzi molto vecchi, e anche in quel potenziale disco di Zagabria, che aveva come titolo provvisorio Dimensia Eternity, c’erano certi pezzi addirittura dai primi due dischi, The New Domination (1999) e Of Light and Darkness (2001). Poi abbiamo detto: che non sia un disco, ma una specie di retrospettiva degli anni grind, visto che ultimamente suoniamo più death metal.
RockLine: Anche questo disco in qualche modo mostra l’evoluzione della band dal grind al death metal.
Tegla: Sì, decisamente. In realtà già Of Light and Darkness era un mix di pezzi grind e death metal. Lo si nota dalla durata dei brani, da quelli di quattro minuti a quelli di un minuto. Non abbiamo mai ragionato su quali pezzi mettere su quale disco: registrare il più possibile, e se i pezzi sono venti, sono venti. Solo più tardi abbiamo cominciato a pensare alla scaletta. In realtà Of Light and Darkness è stato il primo a indicare la direzione death metal, perché i pezzi erano stati scritti con un chitarrista death metal che allora era con noi. L’album è stato registrato in un giorno e in modo così disastroso che non si sente nemmeno che è death metal; solo noi, dalle strutture e dalle durate, capiamo di che si tratta. Halls of Sickness era già un quadro più definito.
Cepo: In un certo senso è in parte anche un best of, visto che ci sono anche pezzi più vecchi.
RockLine: Molti di questi li avevate suonati dal vivo anche prima dell’uscita del disco.
Cepo: Sì, esatto.
Tegla: Si potrebbe dire che è la nostra maledizione. A differenza della maggior parte delle band non abbiamo mai lavorato chiudendoci per due mesi in sala prove a scrivere pezzi, poi affittando uno studio, registrandoli e solo dopo presentandoli dal vivo. Halls of Sickness l’abbiamo presentato dal vivo quattro anni prima dell’uscita del disco, o almeno il 90% dei pezzi.
Cepo: È la nostra metodologia (risate).
Tegla: Solo dopo questo disco, quando abbiamo consolidato la formazione, la situazione è cambiata e abbiamo cominciato a pensare di fermarci, scrivere i pezzi e poi presentarli.
RockLine: Forse è stata addirittura una buona mossa, perché la gente i pezzi li conosceva già e li voleva anche in formato album?
Tegla: Sì, forse, ma d’altra parte poi non avevi più niente da presentare, a parte il fatto di avere un album.
RockLine: Halls of Sickness è un disco molto coeso a livello tematico, perché parla dei lati oscuri della vita, e i singoli pezzi sono rappresentati anche graficamente nel booklet, se non sbaglio.
Tegla: Se ricordo bene, abbiamo davvero cercato di seguire un filo rosso, anche se all’inizio, quando i pezzi nascevano, non era previsto. È vero che i testi parlano degli orrori dell’umanità: malattia, morte, sofferenza, morte, caos, distruzione, disperazione, morbosità. I temi in sé non erano diversi da quelli di cui scrivevamo da sempre. Mi sembra però che abbiamo scelto l’ordine dei pezzi più in base alla dinamica dei singoli brani. Solo gli ultimi due, Dark Waters e Conclusive Inscription, sono lì apposta: il primo perché entrambi indicano la direzione più recente, il secondo perché Conclusive Inscription fa da chiusura.
RockLine: Se Halls of Sickness è già una specie di compilation di pezzi più vecchi, avete mai pensato di registrare di nuovo in studio anche gli altri pezzi vecchi, come They Killed Kenny o Nordland Fjordland?
Cepo: No, e non ce n’è nemmeno bisogno. Anche quando ne parlavo con gente che è in questa band dall’inizio, sul fatto che oggi sappiamo suonare quei pezzi molto meglio, che possiamo registrarli con attrezzatura migliore e quindi suonerebbero meglio, la maggior parte mi ha detto che non ha senso, perché finisci per fare quello che fanno le band più grosse. Non so perché band come gli Exodus sentano il bisogno di registrare di nuovo Bonded By Blood. All’epoca suonava bene, certo, oggi suonerebbe meglio, più brutale, ma il vero suono, la magia del prodotto originale non la riavrai mai. I vecchi Dickless Tracy suonano così apposta, perché all’epoca era lo standard sonoro del nostro genere. Allora era «a must», come oggi lo è per una band che vuole firmare con la Nuclear Blast e suonare come i Dimmu Borgir. Insomma non ha senso, abbiamo qualche pezzo vecchio registrato dal vivo, ma lo scopo principale era che The New Domination restasse così com’è. Quel suono è l’album.
Tegla: Quelli erano i Dickless Tracy di allora.
RockLine: Alla fine è anche questo il bello dell’album.
Tegla: Sì. They Killed Kenny in realtà è stato anche registrato, Nordland Fjordland invece solo su qualche registrazione live. Come ha detto Cepo, era il suono di quel tempo e non c’è più. Vale lo stesso quando in concerto la gente vuole sentire quei pezzi vecchi. Qualcuno lo suoneremo di sicuro ancora, ma ci sembra anche una perdita di tempo insegnare ai nuovi membri i vecchi pezzi che suonavamo in passato. Se allora non c’eri, cazzi tuoi. La maggior parte della gente vuole sentire i pezzi demenziali che suonavamo nel 1998. Sul palco ci piace ancora fare i cazzoni, ma non ha senso. A volte una richiesta del genere la capisci, anch’io a volte vorrei sentire solo i pezzi vecchi di una band che ascolto volentieri, ma capisco che nemmeno a loro va più di fare i cazzoni.
RockLine: Probabilmente suonare quei pezzi non è nemmeno più una sfida per voi?
Tegla: A me ogni tanto fa piacere suonare They Killed Kenny, che oggi suoniamo molto più precisi e più incisivi. Ma allora quel pezzo aveva un momento preciso, un caos e un’aggressività precisi.
Cepo: Quel pezzo fa parte della comicità situazionale, musicalmente non è niente di speciale, è costruito su una base hardcore. Quanto a risate e scherzi, non si imparano a casa, è comicità situazionale. È come quando al tavolo con gli amici racconti una barzelletta e tutti crepano dalle risate, e viene da piangere perfino a te, ma non puoi ripetere la stessa barzelletta per dieci anni alle stesse persone. Non fa più ridere nemmeno te. In primo luogo si trattava sempre del fatto che a noi la cosa piaceva, e se canti di Kenny che muore, quello è metal. Quello è death metal, Kenny è death metal.
Tegla: Muore nel maggior numero di modi possibile. È dead.
Cepo: Certo, ogni cosa ha un limite. Quando registri il primo demo, quei venti minuti, suoni come spalla e ti chiedono di suonare ancora… Mi ricordo che a Halloween del 1997 a Železniki abbiamo fatto il nostro primo concerto, avevamo 7 minuti di scaletta e l’abbiamo suonata due volte, per far sembrare almeno qualcosa. In quel caso non è difficile, per uno che ha dato tutto nel primo set, rifare tutto il programma, ma quando hai due ore di scaletta non puoi suonare due pezzi per quindici anni.
Tegla: La cosa più buffa è che l’anno scorso abbiamo fatto qualche concerto con il primo cantante, ed è stata la migliore occasione per sentire il cd New Dominaton e il demo First Chapter. Erano tutti quei 20, 25 pezzi più They Killed Kenny e Nordland Fjordland. Questi due pezzi si possono suonare facilmente anche senza chitarra, solo batteria, basso e voce, l’abbiamo provato un paio di volte in Serbia e in Slovenia, ma il problema sarebbe usarli troppo spesso come ancora di salvezza. Più di una volta abbiamo dato alla gente l’impressione di una crisi d’identità: ma che cosa suonate adesso? Pezzi vecchi, scrivete pezzi nuovi, chi c’è nella band, siete rimasti solo voi due, quell’altro non c’è più… Problemi così io e lui abbiamo dovuto risolverli dal 2005 a oggi. Anche le scalette attuali comunque contengono qualche pezzo vecchio, alcuni anche leggermente modificati.
RockLine: E all’inizio i metallari «true» vi guardavano storto proprio per questa comicità? Perché non eravate evil e necro.
Cepo: Non so, cerco le parole giuste per non offendere nessuno. Molti generi metal sono limitati, noi suoniamo old-school death metal perché è sempre stato il mio desiderio. Non direi però che i Dickless Tracy siano una copia di Death, Deicide e simili. Tempo fa tornavo a casa dal lavoro ascoltando gli AC/DC – Powerage, ed è proprio questo, secondo me, a distinguerci da tutte quelle band. Non dirò originalità, per il fatto che noi facciamo i cazzoni e che l’umorismo non dovrebbe esserci nel death metal. Qualcuno dirà che un flauto nel metal non c’entra niente, o che mascherate per i boschi norvegesi e docce di sangue, ma in realtà sono vegani e figli di mamma. Proprio questo mi piace, che siamo grandi fan di un ampio spettro musicale e possiamo portare queste influenze nella nostra musica. Non arriveremo però agli estremi di mettere un riff alla AC/DC in un pezzo basato sui blast.
Tegla: Proprio questo atteggiamento di cui parla è stato una spina nel fianco per molta gente fin dall’inizio della nostra carriera. A molti piacevamo allora perché capivano le battute e perché suonavamo veloce, corto, incisivo. All’epoca non badavamo se facevamo parte della scena punk o di quella metal. Un giorno suonavamo con una ska punk band, l’altro con gli Scaffold, il terzo con dei black metallari locali, ma per lo più con band d’avanguardia o hardcore. Non guardavamo mai con chi suonavamo, ma solo che suonavamo. La Slovenia allora non aveva una band che suonasse come noi e anche l’umorismo dal vivo era spontaneo, riflesso di rilassatezza, di piacere. La scena slovena di allora era seria, c’era un sacco di black metal. Fino al 2003 pochi metallari capivano l’umorismo, mentre con punk, crusters e alternativi non c’erano problemi. Noi non ce ne preoccupavamo, anzi ci sembrava pure divertente e scherzavamo sempre su quanti black metallari avevamo offeso in una serata. Nel 2005, quando noi abbiamo preso la cosa più sul serio, ironia della sorte la generazione più giovane è molto più rilassata di quella più vecchia. Allora eravamo degli umoristi in un ambiente serio, oggi il nostro umorismo in un clima più rilassato nemmeno risalta più così. Anche il pezzo Nordland Fjordland è nato come reazione ai Doblekarje, ai Noctiferia, che non ci consideravano seri. E come fai incazzare quella gente? Prendi il genere più serio di allora, il black metal, e ne fai una parodia. Cepo saliva sul palco con la vestaglia della nonna e orecchie di plastica.
Cepo: Che sia chiaro, io e Tegla siamo fan del buon black metal, con quel pezzo volevamo dire qualcosa alla gente, cioè mettergli uno specchio davanti. In sloveno sono parafrasati tutti quei testi triti e ritriti, ma non volevamo offendere nessuno di proposito. Noi lo chiamiamo humor inglese.
Tegla: Un sacco di gente ha capito subito lo scherzo, anche se meno di tutti tra i metallari. È passato anche parecchio tempo prima che cominciassimo a suonare a concerti strettamente metal. Prima suonavamo volentieri con chiunque, perché non avevamo mai la sensazione di spiccare in modo particolare.
Cepo: E come si fa le paranoie il pubblico, se le fanno anche certe band che conosciamo, da noi come all’estero. Si fanno le paranoie a limitarsi, cioè a non uscire dallo stampo. Tutto deve essere fatto secondo uno stampo, tutto è istantaneo. Quando scrivo i pezzi io non ho bisogno di forzarmi a non fare una cosa. Se è lento non vuol dire che è doom, se è veloce non vuol dire che è speed metal.
Tegla: Se cantiamo di vodka non è Russian Girl (risate).
Cepo: Insomma, da noi non c’è autolimitazione del tipo: questa band è super ma non è death metal. Questa band ricorda i Cannibal Corpse, ma che ci fa l’umorismo tra i pezzi e perché il cantante non si scioglie i capelli.
Tegla: E perché il batterista non tiene mai la maglietta addosso (risate).
Cepo: E questa è una roba che alla gente dà parecchio fastidio.
RockLine: Se torniamo ancora un attimo indietro nel tempo, com’è stato quando Gooyda ha lasciato la band? Le voci le hai prese tu di proposito o semplicemente non avete trovato un sostituto adeguato?
Cepo: Credo che poi un cantante non l’abbiamo nemmeno mai cercato. Gooyda ha lasciato la band nel 2004, allora io e Ivan suonavamo ancora con i Tenacious Zghantsi, che avevano anche un cantante, che però aveva lasciato pure lui. Poco prima di un concerto siamo andati una volta a farci un bicchierino di rosso per provare come me la cavavo a urlare, e a quanto pare dentro di me si nasconde un diavolo.
Tegla: Lo dice adesso, comunque era il backing vocalist nella sua band hardcore e sì, abbiamo le registrazioni (risate).
Cepo: Insomma, un cantante non l’abbiamo mai cercato di proposito.
Tegla: La cosa interessante è che nella formazione di allora Gooyda grugniva alla grande, mentre Cepo urlava in modo veramente schifoso. Oggi Cepo grugnisce alla grande, mentre Gooyda per strada ha perso il growl e oggi urla di più. Allora comunque non è stato facile, perché Gooyda era con noi dall’inizio, ma non era soddisfatto della direzione in cui andavamo io e lui.
RockLine: Nella vostra discografia ci sono anche parecchi split e partecipazioni a numerose compilation. Come ci si arriva?
Cepo: L’ultima cosa che abbiamo realizzato è un pezzo sulla compilation della Grom Records, Message From the Other Side. È in preparazione uno split tape con i bosniaci Motherpig, e il vantaggio è che negli anni Novanta, quando abbiamo cominciato, c’era una scena di tape trading molto forte e per questo abbiamo materiale uscito praticamente in tutto il mondo. Abbiamo collaborato con un sacco di band su vari split e compilation. Era pubblicità, cioè promozione della band, senza internet.
Tegla: Su quelle uscite abbiamo collaborato anche con band che oggi sono nomi più grossi del metal.
Cepo: Tutto si basava sul tape trading e nessuno guardava se la cosa era prodotta da Peter Tägtgren, chi l’aveva masterizzata… masturbata e roba simile.
Tegla: Abbiamo davvero tonnellate di queste cassette e CD, ora siamo riusciti a pubblicare perfino un vinile da sette pollici, che è un vero segno di underground.
RockLine: E c’è qualche band con cui vorreste fare uno split, e che sia a portata di mano?
Tegla: Ce ne sono un sacco, ma nessuna che spicchi particolarmente. Se spuntasse una band o un’offerta utile a tutti, ci butteremmo di sicuro.
RockLine: Probabilmente vi ha aiutato anche il fatto che avete suonato parecchio nell’ex Jugoslavia?
Tegla: Non proprio, abbiamo fatto due, tre concerti in Serbia, uno in Bosnia e parecchi in Croazia. Cepo però aveva già contatti con quella scena tramite fanzine e tape trading. È interessante suonare davanti a gente che non ti conosce, perché ottieni una reazione davvero genuina, e inoltre l’atteggiamento della gente della scena lì è completamente diverso dal nostro.
RockLine: Visto che siete fratelli, è stato più facile o più difficile, per questo, suonare in una band? I Death Angel, che nella prima formazione erano tutti cugini, mi hanno detto per esempio che per questo a volte era ancora più difficile.
Tegla: Sì, decisamente. Nei Dickless Tracy il pezzo si realizza sempre in sala prove, e ognuno vuole realizzare la propria visione del pezzo e vuole che ci si attenga al piano di base. Se a volte qualcuno non accetta quel piano, io litigo più facilmente con un chitarrista che con Cepo, che il giorno dopo devo vedere nella stessa stanza o sullo stesso posto di lavoro. Da questo lato è decisamente più difficile, dall’altro è più facile scrivere i pezzi, perché tra noi le informazioni circolano di continuo e nel 90% dei casi io so come approcciare per esempio un suo pezzo o viceversa.
RockLine: I Dickless Tracy c’eravate anche proprio agli inizi dello sviluppo della scena metal slovena negli anni Novanta.
Cepo: Era lontanissima da quella di oggi.
Tegla: Possiamo dire di aver visto il tramonto della maggior parte dei concerti punk rock. Allora la scena era molto più aperta a varie cose alternative e d’avanguardia e in 14 anni di vita siamo arrivati al punto di vedere che ogni scena è andata per la sua strada.
Cepo: Io all’epoca andavo ancora parecchio ai concerti e in realtà non ricordiamo una grande quantità di concerti metal. Allora seguivamo di più la scena punk, hardcore e crust, il metal non ci interessava poi così tanto.
Tegla: Le band metal di allora erano anche così impostate che non capivi se erano così altezzose o se avevano paura di te. Molto più rilassato era collaborare con le band punk, con cui legavi subito facilmente. Con il metal io non ho sentito un’identificazione fino al 2004, quando ho iniziato a lavorare al Master of Metal e il 90 percento delle band che conoscevamo era fuori dal metal, e a me personalmente andava benissimo perché la scena era tesa come la fica di una suora.
RockLine: Di recente avete rinforzato di nuovo la formazione con un nuovo chitarrista, con lui probabilmente si scrivono già pezzi nuovi di cui è coautore?
Cepo: In realtà ne è proprio l’autore (risate).
Tegla: Sì, il nuovo membro è Andrej L’Püss, mente dei Küzlavcev, e con il suo arrivo la creatività nella band è cresciuta davvero. Nel comporre è incredibilmente iperattivo e praticamente a ogni prova porta un pezzo nuovo o almeno un’idea da cui poi costruiamo. Spero che resti nella band ancora a lungo, perché ha decisamente portato la band in una direzione un po’ diversa e soprattutto l’ha arricchita. Anche grazie a lui adesso è di nuovo un grande piacere creare, dopo tanto tempo si sente di nuovo una sfida positiva.
RockLine: Insomma con lui comincia una nuova fase per i Dickless Tracy?
Cepo: Di sicuro non si tratterà più di rimasticare il già rimasticato, e di sicuro questo non significa che adesso ci metteremo a suonare qualcosa di completamente diverso. Già la seconda chitarra è un allargamento dello spettro creativo, adesso si può lavorare molto di più sull’atmosfera dei pezzi e adattarla alla morbosità dei temi. E ovviamente non nel senso di riff di death metal melodico allegri alla Amon Amarth, che intanto cantano di guerre e roba simile. Penso che ora nella band ci sia un’atmosfera un po’ alla Darkthrone e un atteggiamento Fuck Off and Die. Il punto è che per noi è un hobby e finché ci divertiamo continueremo a farlo.
RockLine: Per chiudere piano piano…
Cepo: Cosa, ce lo meritiamo dopo 14 anni? Abbiamo trattato solo il periodo fino a febbraio ’98, dov’è ancora il 2011 (risate).
RockLine: Hehe, ok, faremo l’intervista ai Dickless Tracy Part Deux. Aspetteremo di nuovo così a lungo il nuovo disco come per Hall of Sickness?
Tegla: Sette anni (risate). Dai, sul serio, spero che non aspetteremo così tanto, e qualunque cosa registreremo spero che suoni all’altezza.
Cepo: Le prove al momento sono molto regolari, di materiale nuovo ce n’è già parecchio, ma non abbiamo fretta. Non rispondiamo a nessuna etichetta, quindi non dobbiamo per forza avere il nuovo disco fuori entro aprile 2012. Quando vedremo che c’è abbastanza materiale e di qualità sufficiente, sarà il momento anche di registrare e, se Chop sarà ancora interessato, anche di pubblicare.
Tegla: Lunga vita all’heavy metal (risate).
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