Abbuffata annientatrice a Vienna! (2013)
Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Vienna (Wien) / Szene / Austria
Data del concerto: 24.10.2013
Spettatori: 500
Oh, Canada. Non sei solo la terra del gelo, dell’hockey, degli alci, dei boscaioli e dello sciroppo d’acero, ma anche il paese che ci ha dato Voivod, Strapping Young Lad, Devin Townsend, Rush, Exciter. Ok, ci hai dato anche Justin Bieber, Celine Dion, Nickleback e Avril Lavigne (e, orrore, a quanto pare pure il loro duetto), ma ti perdoniamo. Perché ci hai dato anche gli Annihilator. La leggendaria formazione della Columbia Britannica ha pubblicato da un buon mese il suo quattordicesimo album in studio, Feast, e poco prima, nonostante un set breve, aveva mandato in visibilio il MetalDays di Tolmin. Già allora la band, sotto la guida eterna dell’inconfondibile Jeff Waters, aveva presentato un pezzo del nuovo disco; stavolta invece gli Annihilator hanno portato la promozione dell’album in giro con il Feast On Europe tour, che si è fermato solo piuttosto a nord di noi: la tappa più vicina è stata una vecchia conoscenza, la sala viennese Szene.
Per questo giro gli Annihilator hanno scelto come apripista gli svedesi The Generals, death ‘n’ roll, saliti sul palco della Szene puntualissimi all’ora annunciata. Gli Generali svedesi avevano a disposizione tre quarti d’ora e li hanno sfruttati al meglio: suono buono, e giù a rombare con un death ‘n’ roll che suonava vicino ai loro connazionali Entombed. The Generals suonano insomma un death metal sporco con riff rock ‘n’ roll, sostenuto da un basso rimbombante, una batteria che picchia e una voce brutale. Gli svedesi hanno davvero sfruttato bene il ruolo di spalla: hanno presentato in ottima luce l’album attuale Blood For Blood, con le loro chitarre distorte alla svedese sono stati manna per le orecchie degli amanti del death metal svedese, e soprattutto, con una prova energica, sono stati una band di supporto che valeva la pena ascoltare, e non una da a) evitare o b) lasciare a ubriacarsi fuori dalla sala. Finalmente una band spalla che non ci è rimasta nelle orecchie come una lisca di pesce in gola.
Il pubblico ha riempito bene la sala e alle nove e un quarto in punto si sono spente le luci, mentre dagli altoparlanti rimbombava il diabolico intro della bellissima scena d’esorcismo del film The Exorcism of Emily Rose. »We are the one who dwell within… And I am Lucifer, the devil in the flesh,« frustava dalle casse, e il quartetto canadese ha salutato il pubblico, un po’ a sorpresa, direttamente con il suo più grande hit, Alison Hell, dallo storico esordio. Sul palco, fin dal primo secondo, tutto funzionava alla perfezione, e l’urto del velenoso thrash metal canadese è esploso già con le prime note come una bomba atomica. Le onde d’urto non finivano più, perché gli Annihilator hanno infilato uno dopo l’altro pezzi devastanti e classici, e in mezzo a tutto questo Waters sembrava soprattutto un ragazzino che sale sul palco per la prima volta, altro che un uomo che ha già compiuto la bellezza di 47 anni! Jeff Waters è una lattina di Red Bull in forma umana! Quello che combina quell’uomo sul palco è incredibile: per due ore era ovunque – a sinistra e a destra del palco, completamente tra il pubblico, spalla a spalla con il cantante Dave Padden o con il bassista Alberto Campuzano, dietro al microfono o in pieno sotto i riflettori al centro del palco. E tutto questo mentre soleggiava come un indemoniato e slalomeggiava tra le corde della chitarra. Sì, Jeff è davvero uno di cui potresti guardare le dita e la loro selvaggia, instancabile energia che saltella sulle corde per ore e ore, in totale trance, soprattutto quando dal vivo, tra un assolo da mascella a terra e l’altro, tira fuori smorfie che ti fanno piegare dal ridere. Un uomo che dopo trent’anni di palchi è ancora così non merita altro che profondo rispetto e ammirazione. Ma non è stato solo Jeff a brillare: una presenza scenica eccezionale e un’ottima forma l’hanno mostrata anche gli altri tre, Dave Padden e i due nuovi arrivati, il bassista Alberto Campuzano e il batterista Mike Harshaw. Padden è ormai diventato la perfetta seconda metà di Waters, perché è migliorato tantissimo a livello vocale: si è fatto valere sia nei brani che sui dischi canta lui, sia in quelli rimasti impressi anche grazie alle ottime prove vocali di Randy Rampage, Aaron Randall o Coburn Pharr. Dave se l’è cavata alla grande anche nelle armonie vocali con Jeff, e come cantante sublime nei momenti giusti si è dimostrato anche Alberto, che come Jeff ha riempito il palco per due ore piene. Dietro la batteria brillava un altro nuovo arrivato, Mike Harshaw, che ha fatto tremare la sala con i »trademark« ritmi sincopati degli Annihilator, i suoi passaggi vivaci e un assolo che, vero, era un filo superfluo ma è stato eseguito alla perfezione. Lo spettacolo fantastico è stato poi alzato di livello da una setlist golosissima, piena di classici di ferro, ma ci siamo ingozzati ancora di più con le meravigliose chicche, che non mancavano – Knight Jumps Queen, la perla ecologista da Set the World On Fire, No Zone, e poi l’quasi mai sentita Fiasco e Bliss/Second to None. Il centro del concerto gli Annihilator l’hanno dedicato ai fan austriaci e alle richieste di brani dei concerti passati, così i canadesi ci hanno servito un ricco piatto triplo di Set the World On Fire, una ghirlanda della splendida ballata Phoenix Rising, il pezzo »feel good« Sounds Good To Me e la bellezza acustica Snake in the Grass. Solo nell’ultimo terzo del concerto è arrivato il turno della promozione del nuovo disco, presentato con due pezzi, intervallati dall’hit Time Bomb di Carnival Diablos e da un devastante dal disco precedente, Ambush, mentre la parte regolare si è chiusa con il brano nuovo più brutale, Deadlock. Come da copione il pubblico ha preteso »one more song« e i ragazzi non si sono fatti pregare a lungo, solo che Jeff Waters è tornato sul palco con le parole »You want one more? Fuck you… We’ll give you three more!« E così in chiusura ci siamo beccati anche Ultra-Motion, King of the Kill e Phantasmagoria!
La combinazione di una band bombasticamente in forma, gli assolo di Waters da togliere il fiato (una fusione perfetta tra strumento e musicista), un suono perfetto, un concerto di due ore con ben ventidue pezzi e un pubblico caldissimo può avere un solo risultato: senza dubbio uno dei migliori concerti dell’anno! Anche se in studio gli Annihilator da un bel pezzo non raggiungono più la qualità dei primi dischi, dal vivo non hanno semplicemente rivali e sono una delle poche band che dal vivo proprio non sa deludere; anzi, li guarderei ancora e ancora. Se in South Park cantavano »Blame, Canada«, io preferirei cinguettare »Hail, Canada«, perché Jeff Waters È esattamente quello che c’era scritto sulla sua maglietta. METALHEAD!
Setlist
ANNIHILATOR:
1. Alice in Hell
2. W.T.Y.D.
3. Knight Jumps Queen
4. Reduced to Ash
5. Set the World on Fire
6. Refresh the Demon
7. Never, Neverland
8. No Zone
9. The Fun Palace
10. Fiasco
11. Bliss
12. Second to None
13. I Am in Command
14. Phoenix Rising / Sounds Good to Me / Snake In the Grass
15. Drum Solo
16. No Way Out
17. Smear Campaign
18. Time Bomb
19. Ambush
20. Deadlock
—bis—
21. Ultra-Motion
22. King of the Kill
23. Phantasmagoria
THE GENERALS:
1. Dig Two Graves
2. Stand Up Straight
3. Blood For Blood
4. Shotgun Serenade
5. Hunger
6. My Own Demise
7. Consulting With The Sinner
8. The Illusionist
9. Blessing In Disguise
10. Evil Trancsends
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