Ænima
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Tool
Etichetta: ZOO entertainment / Volcano Records / BMG Music
Uscita: 1996
Durata: 77:23
Voto: 4.9/5
https://www.youtube.com/watch?v=07pLGIgyfjw
Anima o enima? Non c’è bisogno di scegliere tra la sostanza dell’anima con l’idea di energia vitale e il metodo di cura medica junghiano che la letteratura specialistica chiama enema. La tematica del disco si tuffa di nuovo nei gorghi profondi della percezione mistica del mondo e del sacro: oltre ai paesaggi del misterioso universo mitologico egizio, nel DNA di questo mondo moderno si intrecciano anche elementi di Babilonia, geometria sacra e di un mondo (post)apocalittico che, in modo dannatamente meccanicistico e semplice, si avvicina al bordo della propria rovina e alla rivelazione chiave del momento dell’annullamento incondizionato, che si parli del 2012 o di una qualunque altra data della nostra (auto)cancellazione. E la riflessione su questo momento terminale va condita con un pizzico di umorismo: il fattore di guarigione da questi perfidi traumi che ci divorano, ci distruggono e ci spingono nella fossa della nostra rovina può essere la figura taumaturgica del comico e artista a tutto tondo Bill Hicks, verso cui la band nutriva in quel periodo una particolare affinità (postuma). Tutto questo e molto altro si svela nella grafica del disco, dove nelle prime edizioni, tra sequenze di movimenti strappati al mondo attraverso le lenti sulla copertina, ti ritrovi sul primo gradino dell’illuminazione cosmica con un’estetica superlativa, sia nell’edizione americana sia con il set di copertine fittizie di quella europea. Il design è una delle finestre sul mondo della manipolazione mentale; il secondo strato, ancora più potente, ti si imprime ancora più a fondo sulla tela dell’anima attraverso i canali uditivi.
https://www.youtube.com/watch?v=32FVi7SpQDk
Aenima è un prodotto progressive di altissimo livello, che intreccia le fibre delle trame sottilmente sensuali dei King Crimson con un linguaggio musicale più innovativo e inventivamente originale, tutto suo. L’immagine sonora è ancora più solida e rifinita in modo più brutale rispetto ai lavori precedenti, con una produzione un po’ claustrofobica uscita dalle dita di David Bottrill, il mago canadese della produzione che si era già divertito con Dream Theater, Robert Fripp, Mudvayne e, tra le scoperte più recenti, va sicuramente citata la proficua collaborazione con la giovane e davvero talentuosa band Fair To Midland. Il collage sonoro si completa di momento in momento, e la presa salda degli esecutori della danza sciamanica e dell’ipnosi musicale non molla un attimo: l’incredibilmente talentuoso batterista Danny Carey, il mago della chitarra Adam Jones, il sacerdote del basso Justin Chancellor e il supremo druido dell’incantesimo vocale, l’oratore noncurante, testardo e dolcemente magnetico Maynard James Keenan. Nonostante il legame con la fertile tradizione di droghe, visioni e una storia del progressive intrisa di suoni morbidi, il disco, a 15 anni dalla prova del tempo, è ancora maledettamente dolce e ascoltabile e, cosa ancora più importante, attuale anche per le nuove generazioni di ascoltatori. Non mancano dettagli nascosti, brillanti interiezioni sonore, complesse escursioni nell’ignoto, mentre la nobilitazione della storia si corrode con un’aggressività trattenuta e ti stritola il cervello fin dalla prima, aperta immersione nella parabola del dipanarsi lineare dei fili del racconto. Ci sono tanti elementi di scuotimento narrativo, che sono lì solo perché tu possa afferrare il tuo attrezzo lacrimologico e farti un’immagine tutta tua di ciò che ascolti, costruire il tuo tempio di venerazione e abbandonarti al momento dell’annullamento delle premesse di tempo e spazio.
https://www.youtube.com/watch?v=SUDgtt-f5h0
L’album si apre con il brano melodico e infernalmente assuefacente Stinkfist, che fissa il confine di melodia e aggressività nascosta che ti travolgeranno nella successiva, abbondante ora di ascolto. I piani della storia sono due: quello fisico del petting spinto di due amanti che si regalano piacere con l’aiuto delle mani negli orifizi del corpo, o semplicemente nella perfetta fusione e nel fondersi di due metà in un unico calice. Entrambi sono brutalmente diretti e svelati senza abbellimenti in una serie di parole sottilmente intonate: “Blend and balance / Pain and comfort / Deep within you / Till you will not have me any other way”. Il corpo ondeggia e nel momento della voluttà arriva l’omaggio all’eroe scomparso, Bill Hicks. Il mantra del suonare ritmico e del trattamento vocale del tuo cervello, con la dissezione dell’esibizione sul palco di un uomo che ha superato il confine tra la grigia massa e le proprie false limitazioni e, con l’abolizione dell’essere fisico, è diventato la figura centrale del brano Eulogy, uno dei momenti più luminosi del disco. Eulogy è un appello al non conformismo e alla rivolta contro l’uniformità delle masse. “To ascend you must die. / You must be crucified / For your sins and your lies. / Goodbye…” Una nota più misteriosa la offre un esperimento musicale distorto e deformato, il brano H., lento e grassamente distorto nella sua penetrazione, caratterizzato da un suono molto catartico di basso pesante e di suoni di chitarra cognitivamente sognanti, un culmine che si accende in un ritornello esaltato. La sensualità dello strisciare malinconico dall’estremo della quiete a uno stato di ondeggiare elettrizzato nelle fiamme della purificazione. “And the snake is drowned and / As I look in his eyes, / My fear begins to fade /Recalling all of those times.” ti calma Maynard, poi, dopo uno scoppiettio statico, arriva una nuova escalation di emozioni eruttive con il brano Forty-six & Two. “My shadow’s / shedding skin and / I’ve been picking / Scabs again. / I’m down / Digging through / My old muscles /Looking for a clue.” è solo l’annuncio della grande metamorfosi. La vecchia pelle se la porta via un’onda di tsunami di ventilazione dell’anima. Il cambiamento emerge dagli angoli bui del subconscio e la materia scura inonda in modo sinistro le placide pianure di un mondo ipnoticamente sognante dell’esistenza sbiadita. Maynard si fonde con le chitarre di Jones. L’esplosione di sentimento pieno si incide nel granito del selciato con un’eco rabbiosa, per passeggiare sognanti nel freddo risveglio del brano Message to Harry Manback, che è solo uno svuotamento orale di sincera rabbia, e dopo Hooker With A Penis non c’è più tempo per le moine e per avvolgere le litanie in un finto morbido cellophane. L’oscenità consumista è uno splendido spunto per dipanare una storia apocalittica sulla fine meritata del mondo, che si intuisce e viene annunciata a suon di fanfare. Presto arriverà la caduta della nuova Babilonia e con essa un nuovo diluvio universale, perché “All you read and / Wear or see and / Hear on TV / Is a product / Begging for your / Fatass dirty / Dollar”. Il prossimo vero momento di pulizia dei chakra, dopo la strofa un po’ ripetitiva dell’esecuzione comunque fenomenale di Jimmy e dopo la ricetta psichedelica da sballo di Die Eier Von Satan, è l’infernale gestazione del brano Pushit. “I will choke until I swallow… / Choke this infant here before me. / What is this but my reflection? / Who am I to judge and strike you down?”. Senso di colpa o debolezza? Per niente, perché i cieli del chiarimento o le fauci dell’Inferno si aprono con la title track Aenima. “Some say the end is near. / Some say we’ll see armageddon soon. / I certainly hope we will. / I sure could use a vacation from this / Bullshit three ring circus sideshow of / Freaks / Here in this hopeless fucking hole we call LA / The only way to fix it is to flush it all away. / Any fucking time. Any fucking day. / Learn to swim, I’ll see you down in Arizona bay.” Brillante e proprio adatto ai tempi. Davanti agli occhi ti scorre il film di New Orleans dopo Katrina. È ora di una pulizia globale un po’ più a nord e, a ben vedere, totale, senza eccezioni di colore della pelle, falsa religiosità o fede politica nel proprio infinito eterno avere ragione. Che il mondo disfunzionale affondi in tonnellate di merda, canta Maynard, e non puoi fare a meno di immedesimarti in quella predica infuocata e di dare ragione a ogni parola. I Tool ti rivoltano e ti trasformano in modo metamorfico da brutto anatroccolo del conformismo in cigno ardente di un nuovo mondo purificato. E dalle ceneri del vecchio può nascere qualcosa di nuovo e migliore, no? Proprio dell’apertura di nuovi orizzonti e della provocazione purosangue parla il discorso conclusivo del brano Third Eye. Un monumento a droghe, allucinazioni e all’illusione chiamata vita che si trasforma in una resa dei conti da maratona, a lungometraggio, con gli ultimi resti della tua coscienza incontaminata. Dopo il contatto con l’essenza dei Tool e l’esposizione a una radiazione altamente intellettuale, tutti i chakra si aprono e l’anima si illumina. Dopo essersi consumati è possibile solo un epilogo senza ritorno e la promessa di un imminente ritorno sui binari di una nuova rinascita con i dischi successivi.
I Tool sono evoluzione e sono rivoluzione, sia nel suono sia nella riflessione profonda di testi mistici e ambigui. Nessuna comprensione è semplice e nessuna soluzione è univoca, ma quello che si scatena è una valanga di emozioni e pensieri che, come il clistere più efficace, ripulisce a fondo tutte le tue acque di base, risveglia la voglia di muoverti e di sentire, mentre la musica, come uno strumento cucito su misura per te, ti aiuta a strisciare fuori dai gusci del tuo sé consumato, sfruttato e inutilizzabile verso una nuova esistenza astrale. Aenima è il lassativo per l’anima e un metodo per adattarsi più facilmente, mentre i Tool sono gli araldi della nuova nozione di Uomo del XXI secolo. L’eccezionalità di ciò che ascolti, amico mio, va però vissuta sul tuo personale set di orecchie ed emisferi cerebrali. Scorciatoie non ce ne sono, ed è giusto così!
Formazione
Justin Chancellor – basso
Danny Carey – batteria e percussioni
Adam Jones – chitarra
Maynard James Keenan – voce
Musicisti ospiti:
•Marko Fox – voce in Die Eier von Satan
•Eban Schletter – organo
•Chris Pitman – synth
Produzione
Tool & David Bottrill
Tracklist
1. Stinkfist
2. Eulogy
3. H.
4. Useful Idiot
5. Forty Six & 2
6. Message to Harry Manback
7. Hooker with a Penis
8. Intermission
9. Jimmy
10. Die Eier von Satan
11. Pushit
12. Cesaro Summability
13. Ænema
14. (-) Ions
15. Third Eye