Aerosmith

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Artista: Aerosmith
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 1973

La storia di successo di una delle più grandi rock band di tutti i tempi parte con un tono piuttosto cauto, forse persino troppo timido. Aerosmith, l’esordio della leggendaria formazione americana, sbatte in faccia senza vergogna tutte le caratteristiche di una giovane band in rampa di lancio: ha una visione, ma non ha ancora imparato a maneggiare forme musicali più concrete e solide, anche se in fondo il disco trabocca di un’intensa, dispettosa voglia di fare festa da ragazzini. Nessuno può negare, infatti, l’entusiasmo pazzesco con cui il quintetto di cowboy affilati come lame riversa tutto in questo ottetto di pezzi dispersivi in modo irresistibile, ma sorprendentemente ben messi in fila. Non ti lasciano scappare nemmeno per un istante. E mentre Aerosmith suona ancora fresco e crudo, cioè come si conviene a un esordio, dall’altra parte si possono già ammirare i primi embrioni di un sound inconfondibile che, nel resto del decennio, in una versione comprensibilmente evoluta, avrebbe spaventato senza pietà i più grandi palchi d’oltreoceano.

Anche se gli Aerosmith sono sempre stati considerati un gruppo solido, dove a differenza dei virtuosismi del singolo contava soprattutto uno spirito di squadra sano e libero da ego, qui non si può ignorare l’enorme influenza di Tyler: Steven, nel ruolo di direttore d’orchestra e mente creativa, tiene il controllo totale di ciò che accade. Forse è persino giusto così, visto che gli altri quattro evidentemente non erano ancora abbastanza maturi per un contributo creativo più tangibile. Steven, come capofamiglia di questa banda di fabbri volanti, si occupa da buon padre di scrittura, rifinitura e consegna di praticamente tutti i brani del disco. L’unica eccezione è Walkin’ The Dog, vecchio pezzo r & b/soul di Rufus Thomas già ripreso un’infinità di volte, che però con la sua carica e la sua semplicità energica convince comunque. Ciò nonostante, i veri picchi del disco vanno cercati altrove. Penso soprattutto allo sfoggio spavaldo dell’iniziale Make It e al boogie woogie blues scatenato di Somebody, due idee chiaramente di Tyler, impreziosite da un gioco di rimandi pieno di vita. Questa, con la sua attività instancabile, crea un terreno fertile su cui gli altri quattro pascolano docili come pecorelle, come dimostra l’epica One Way street, tra l’altro l’unica testimonianza del battesimo del fuoco di Tyler come grande paroliere e musicista. Entrambi gli elementi raggiungono l’apice eruttivo della loro espressione con la cult Dream On, una canzone bellissima, impostata in modo quasi da manuale, che già nel 1973 getta per molti versi le basi della power ballad.

Torniamo all’heavy blues rock! Ti ricordi la grande Mama Kin, sulle cui note da ragazzi, tra un salto e l’altro in perenne “air guitar”, abbiamo distrutto più di un materasso (per non parlare dei nervi delle nostre mamme, spappolati da un pezzo)? Anche se per la maggior parte degli headbanger adolescenti della seconda metà degli anni Ottanta la versione di culto era quella dei Guns ‘n’ Roses, per assaporare la forza dell’originale bisogna tornare proprio al ’73, dove davanti alla crudezza della beniamina di Tyler ti inginocchierai in un attimo. Lo stesso vale per la bluesy Movin’ Out, con cui inizia in modo irrevocabile il lungo e fruttuoso sodalizio Tyler/Perry, che la coppia, sebbene in due intervalli di tempo molto distanti, coltiva ancora oggi. Si tratta di un semplice riff di chitarra di stampo blues, tipico della mano impulsiva e autodidatta di Perry, che ti sfiora le orecchie in un lampo. Nascosto nel profondo della sua sincerità, Tyler trova finalmente la sua anima gemella, che nell’attesa impaziente dei loro futuri trionfi aspetta per ora il suo grande momento, furba e paziente.

Aerosmith è un documento musicale semplice e simpatico, che certo non offre scossoni rivoluzionari in termini di evoluzione del rock. Di sicuro però, nel suo piccolo e semplice cestino rock intrecciato, nasconde un sacco di avvincenti incursioni fra le radici dell’r & b e del blues, che, se non altro, tradiscono già sottovoce il grande potenziale di questo quintetto di giovani ragazzini di Boston, carichi di elettricità.

Formazione

Steven Tyler: voce, piano
Joe Perry: chitarra
Brad Whitford: chitarra
Tom Hamilton: basso
Joey Kramer: batteria

Produzione

Adrian Barber

Tracklist

1.Make It
2.Somebody
3.Dream On
4.One Way Street
5.Mama Kin
6.Write Me A Letter
7.Movin’ Out
8.Walkin’ The Dog

Durata dell’album: 35:44

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