Alphaville – sei decenni di leggende del synth pop a Zagabria (2025)
Alphaville
venerdì, 5. 9. 2025, ore 21.30
Zagabria / Zagrebški velesejem (Paviljon 9) / Croazia
Ci sono tour e concerti che arrivano e basta. Concerti che nella nostra regione non ti saresti mai aspettato. Alphaville. Considerando come questa band tedesca di synth pop e new wave, sul finire degli anni Ottanta, sia sprofondata nel sottosuolo musicale e si sia avvolta nell’oscurità, pur senza mai sciogliersi ufficialmente né smettere di pubblicare album, la notizia che sono ancora in pista e che addirittura arrivano a Zagabria ha fatto crollare la terra sotto i piedi a più di uno.
Ai tempi d’oro un trio, oggi un quintetto con un unico membro originale in formazione: il cantante Marian Gold. Per tutti noi cresciuti con Daria Diviacchi e Video Mix, quella sera a Zagabria bisognava esserci e basta! Obbligatorio. Certo, la location, che si visita una volta ogni dieci anni (l’ultima volta eravamo nel Paviljon 9 dello Zagrebški velesejem il 1. 6. 2013, quando lì dentro facevano il finimondo Slayer e Anthrax), non si può certo vantare di caratteristiche acustiche esemplari. Ricorda alla lontana la sala L56 di Lubiana, situata a Litostroj.
La gente però si è presentata in numero splendido. Circa 2.500 persone! Non c’era proprio da aspettarselo. E invece guarda che significato hanno ancora oggi gli evergreen da radio Forever Young, Sounds Like A Melody e soprattutto Big In Japan! Hanno definito una generazione. La generazione degli attuali, diciamo, classe ’70 (più o meno cinque anni), che quella sera dominava decisamente la scena.
La band è salita sul palco alle nove e mezza di sera. Subito due singoli di fila. Prima The Jet Set, il meno fortunato, dall’esordio “Forever Young”, seguito da “Dance With Me”, tratta dal successore “Afternoons in Utopia” (1986). Come previsto, l’audio era pessimo. Con un biglietto da 60,00€ a testa, uno si chiede davvero se un simile pasticcio sonoro valga la spesa. Comunque sia, noi eravamo lì. Così come il quintetto formato da Marian Gold (voce), Jakob Kiersch (batteria), David Goodes (chitarra), Carsten Brocker (tastiere, programmazione) e Alexandra Merl (basso, tastiere). A tenere loro compagnia c’erano poi due coriste, il che porta il conto a sette!
La scoperta principale: Marian Gold, che di anni ne ha settantuno, anche in età matura regge la voce in modo più che dignitoso! Presto il pubblico di casa ha avuto ciò che voleva, perché la band ha attaccato ben presto il pezzo che aspettavano tutti. Big In Japan. Il pubblico si è risvegliato. Nel ritornello ha coperto tutto! La sensazione era ottima. Atmosfera splendida. Mancava solo un buon audio. Anche se andavi fino al mixer, non riuscivi a scrollarti di dosso tutta quella impastatura. I pezzi però sono cresciuti. Sono allungati. Anche con assoli di chitarra.
Nella scelta della scaletta la band si è attenuta seriamente a una specie di repertorio ‘best of’. Ha sfoderato una serie di singoli pubblicati, toccando così tutti i dischi usciti fino a oggi nella sua carriera. Anche l’ultimo, “Eternally Yours” del 2022. La scaletta scelta si appoggiava con logica alla compilation “Forever! Best of 40 Years”, uscita a fine settembre dell’anno scorso! A farla da padrone era l’album “Forever Young”, ma la band ha fatto felici i fan anche con pezzi mai usciti come singoli: To Germany With Love, Summer in Berlin e subito dopo A Victory Of Love.
Il concerto però è volato via in fretta. Un’ora e mezza (bis compreso)! Quando la band è partita con Sounds Like A Melody era chiaro che il gran finale doveva essere vicino. I pezzi sono un po’ adattati rispetto agli originali. Allungati, con il ritmo da ballo ancora più intensificato! A ballare per tutto il concerto spronava il pubblico anche Marian Gold, e gli riusciva piuttosto bene. Le prime file erano sue. Con lui. Proprio come dice il titolo di un famoso successo del gruppo (Dance With Me). L’energia era bella. Lo so, mi ripeto. L’audio però faceva schifo. Lo so, mi ripeto. E allora? Continuava a far schifo. Anche nel gran finale con Forever Young, che tutti aspettavano con ansia. La sala si è accesa! Fragorosa. Compatta. La sensazione era pazzesca quando, verso la fine dell’esibizione, le gole del pubblico hanno portato Marian in trionfo!
Per il bis obbligatorio, in cui il gruppo ha suonato State Of Dreams, tratta dal cofanetto da quattro CD “Crazy Show” (del 2003), sul palco si è unita di nuovo anche la terza cantante Lily Becker (come già durante la parte regolare per il singolo Red Rose), e il gioco era fatto. Addio! In effetti, al di là della prova corretta del gruppo, il concerto ha lasciato una specie di vuoto. Colpa dell’audio, davvero disastroso. Per questo i pezzi non ‘prendevano’ come avrebbero dovuto. Un vero peccato. La prossima volta bisognerà rifare tutto, sperando di incontrare gli Alphaville in una venue più amica dell’acustica. Per il resto, non c’è niente di cui lamentarsi. Abbiamo visto e vissuto l’esibizione di leggende dell’immagine, del suono e del pop degli immortali anni Ottanta. Un concerto pieno di nostalgia, che ci ha riportati in un mondo passato, ancora ribollente di ottimismo e serenità.
Autore: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen
Scaletta
1. The Jet Set
2. Dance With Me
3. Wishful Thinking
4. Big In Japan
5. Romeos
6. Heaven On Earth
7. Carry Your Flag
8. Die For You Today
9. To Germany With Love
10. Red Rose
11. Monkey In The Moon
12. Sensations
13. Summer In Berlin
14. A Victory Of Love
15. Sounds Like A Melody
16. Forever Young
—bis—
17. State Of Dreams





























