Altrock festival (2008)
Luogo: Sesto San Giovanni (Milano), Italia
Data del concerto: 14.11.2008
Numero di spettatori: 70
Prezzo del biglietto: 30 €
L’Altrock festival è organizzato dall’etichetta italiana Altrock Productions, specializzata in musica progressiva più sperimentale. Questa era la terza edizione. Le prime due si erano svolte in un solo giorno, mentre quest’anno per la prima volta ci siamo potuti godere due giorni di musica sperimentale italiana e internazionale.
•1. 1. giorno
Chance: Risiko
Il concerto è partito con dei ragazzi che rispondono al nome di Chance: Risiko. Una giovane e talentuosa band post-rock italiana. Già il fatto che l’organizzatore Marcello abbia invitato al festival una formazione post rock la dice lunga su quanto ci tenga alla varietà musicale. Per quello che fanno, i Chance: Risiko sono davvero bravi. Purtroppo, però, a tratti dal post rock pescano proprio gli elementi che a me danno più fastidio. Su tutti le voci, fin troppo evidenti, molto simili a quelle di Thom Yorke dei Radiohead. Il suo lagnarsi non mi ha mai fatto impazzire, ma risulta ancora più stupido quando qualcuno ne imita lo stile. Gli italiani, d’altronde, sono i migliori proprio nel copiare, e a quanto pare ormai vale per tutti i generi. Per fortuna la voce non era troppo in primo piano, perché i ragazzi si appoggiano a una ricca preparazione strumentale che non si sono fatti scrupolo di sfoggiare. Le parti ipnotiche e ripetitive ricordavano spesso i Sigur Ros. Particolarmente azzeccato l’inserimento del vibrafono tra gli strumenti, che ha dato una scossa al tipico stravizio di chitarre.
Scaletta:
1.The Dead End
2. Sleep-talking
3. Beating a Dead Horse
4. Aus Tokio
5. Radiations
6. What’s Wrong?
7. Oompa Loompa
French TV
Poi è toccato ai leggendari avanguardisti americani French TV. Ultimamente la formazione ha subito parecchi cambi, quindi ormai l’unica costante è il bassista Mike Sary, affiancato dal collaboratore di lunga data Chris Smith (chitarra, viola). Sul palco abbiamo visto anche due facce nuove, unitesi a Sary e Smith in questo breve tour europeo: il tastierista Paolo Botta (Yugen) e il batterista Michael Hazera (Sotos). I French TV hanno sfoderato un’esibizione potentissima, con quella versione dinamica del rock in opposition americano per cui sono famose anche band del calibro di 5uu’s e Thinking Plague. Si sente l’influenza di Henry Cow, Samla Mammas Manna e di qualche altra formazione. Dal vivo il gruppo suona ancora più aggressivo che su disco. Le linee di basso sono grezze e martellanti, la chitarra sputa di continuo note dissonanti (nello stile di Robert Fripp nel periodo con John Wetton e Bill Bruford), il tastierista aggiunge qualcosa in più rispetto a quanto si sente nei lavori in studio, mentre Michael Hazera è considerato uno dei migliori batteristi avant-jazz di oggi. In questa formazione i French Tv sono un ottimo mix tra l’esperienza di Mike Sary e Chris Smith e la giovinezza e la grinta dei due nuovi arrivati. A rendere il tutto ancora più interessante ci ha pensato Markus Stauss (Spaltklang), che ha suonato il sax su That Thing on the Wall. Questa esibizione è senza dubbio tra le migliori del festival.
Scaletta:
1.Ska Face
2. Colorless Green Ideas Sleep Furiously
3. Look at the Bears
4. My Little Cicada
5. That Thing on the Wall
6. When the Ruff Tuff Creampuffs Take Over
D. F. A.
Dei jazz-rocker italiani DFA ultimamente si parla un sacco. In particolare, in tanti elogiano il loro ultimo album in studio, 4th. Prima del concerto non conoscevo la band, ma mi aspettavo parecchio. Purtroppo gli italiani non hanno soddisfatto le mie aspettative. Tecnicamente il gruppo è rifinito fino all’ultimo dettaglio, ma tutto sembra troppo sterile e studiato a tavolino. Una specie di jazz-rock da manuale. Suonato davvero a un buon livello, ma la band sul palco era così statica. Sembrava che non si divertissero per niente, ma fossero costantemente concentrati su quello che stavano facendo. Per me il senso del jazz-rock non è questo. Uno stile del genere si addiceva molto di più alla band che è venuta dopo, il jazz-rock deve scorrere, deve essere libero. Qui invece sembrava che il gruppo pianificasse tutto, mentre proprio le jam sono una delle cose che rendono interessante questa musica. Visto come c’è chi la incensa, sono rimasto abbastanza deluso. Un’altra band italiana recente a cui evidentemente mancano idee proprie.
Scaletta:
1.Vietato Generalizzare
2. Baltasaurus
3. Flying Trip
4. The Mirror
5. Mosoq Runa
Rational Diet
Per me questi bielorussi erano tra i nomi più attesi del festival. Anche la maggior parte degli altri spettatori era curiosa di vedere se sarebbero riusciti a ricreare la magia che si sente sui dischi. I Rational Diet non sono duri come alcuni di quelli che hanno suonato prima, ma con le loro composizioni e i loro arrangiamenti raffinati sono estremamente interessanti. Già la formazione in sé è incredibile: violino, violoncello, tastiere, fagotto, sax, chitarra, voce, basso e batteria. Si potrebbero cercare dei parallelismi con gli Univers Zero, evidenti anche nelle composizioni. Nella musica si sentono influenze di Univers Zero e Stravinskij, e in diversi punti ci mescolano dentro anche qualcosa della loro terra d’origine (soprattutto nelle voci). Per tutto il concerto si è sentita una grande dose di creatività, e parecchi spettatori avrebbero assegnato proprio a questi est-europei il titolo di migliore band del festival. Non hanno spaccato più di tanto, ma in compenso hanno creato quell’atmosfera angosciante che noi appassionati di rock in opposition associamo spesso a gruppi come Univers Zero e Art Zoyd. A spiccare in particolare era il fagotto demoniaco, che per tutto il concerto mi ha fatto venire i brividi lungo il corpo (o forse era solo perché mi ero seduto sulla mia stessa gamba).
Scaletta:
1. Intro
2. Dear Contrabandist
3. Condemned
4. Ariel’s Last Dream
5. Birobidjan
6. Pukhov
7. Closed Case
8. Mourners
9. Horse Army
10. On Tuesdays
11. Birobidja
•2. 2. giorno
Spaltklang
La sera prima, nella nostra stanza è passato per un bicchiere di vino l’elegante signor Markus Stauss, che ci ha spiegato un po’ il suo progetto Spaltklang. Ma queste cose è meglio giudicarle da soli, perché i musicisti non riescono a valutare la propria musica in modo oggettivo (o sono troppo critici o troppo poco). Prima del concerto non avevo particolari aspettative, ma l’elegante e leggendario signore svizzero con la sua formazione di Basilea mi ha sorpreso enormemente. La musica è scritta nota per nota, ma suona tutto così fluido e libero. Qua e là ognuno abbandonava le note e si lasciava andare a tendenze soliste. A differenza dei DFA, stavolta si trattava di un ottimo jazz-rock con influenze avanguardistiche. Un vero piacere ascoltare linee di basso curatissime e incredibilmente complesse e la batteria, in combinazione con il continuo crescendo di violino e sax, dove brillavano sia le melodie che gli assoli.
Scaletta:
1.Inmitten
2. Spueren
3. Old & New
4. Berg & Tal
5. Ideen
6. Another Dance Tune
7. Open Directions
Hostsonaten
Gli Hostsonaten sono stati sicuramente la più grande sorpresa del festival, ma non per la loro esibizione, bensì per la loro presenza, che era un bel mistero. Si tratta infatti dei classici revivalisti italiani (un side project dei più noti Finisterre), che cercano di catturare la magia che i Genesis hanno perso intorno al 12 marzo 1977, tra le 12 e le 13. Se dicessi che gli Hostsonaten erano scadenti, mentirei. Suonano in modo splendido, la musica è bella, ma quando partono mellotron, chitarre a 12 corde e pedaliere del basso non puoi che portarti le mani alla testa. Tutte queste trovate le abbiamo già sentite nei Genesis e in innumerevoli band che li imitano. Gli Hostsonaten lo fanno bene e con raffinatezza, ma ci si chiede comunque se metterli in cartellone fosse una scelta sensata. L’esibizione mi è sembrata solida, ma il pubblico non era esattamente dalla loro parte. Evidentemente se ne sono accorti anche i ragazzi stessi, che dopo il concerto se la sono data a gambe in fretta e furia, per non rischiare di essere aggrediti. Dovevano essere così scossi e sotto shock che, quando dopo il concerto mi sono avvicinato e ho attaccato bottone, mi hanno letteralmente ficcato in mano il loro CD da recensire. Da una parte capisco anche l’incomprensione del pubblico per questo tipo di musica, visto che una parte dell’esibizione era puro plagio del brano dei Genesis Cinema Show (le parti di chitarra di Hackett mentre Banks fa l’assolo).
Scaletta:
1. Entering The Halls of Winter
2. Red Sky
3. White Earth
4. Snowstorm
5. Over The Plain
6. The Crystal Light
7. Outside
8. Ruins
9. Through Winter’s Air
10. Rainsuite:
i. Prelude
ii. New year’s theme
iii. Winter’s End
iv. Celebration / To the open fields…
Accordo dei Contrari
Dopo la reazione miserabile (a mio avviso immeritata) verso i rocker sinfonici Hostsonaten, è arrivata un’altra delizia, stavolta sorprendentemente in veste italiana (ma non Armani). Gli Accordo dei Contrari sono stati i primi italiani del festival con le palle. Hanno tirato fuori qualcosa di loro. La loro musica è molto intensa e mescola avanguardia cupa e jazz-rock/fusion veloce. A tratti mi ricordano i Guapo, anche se le linee di basso non sono così pulsanti e incisive. I pezzi sono molto strutturati e curati, eppure si sente una forza grezza. Batterista e chitarrista sono dei maestri dei loro strumenti, mentre basso e tastiere sono più raffinati ma non meno impressionanti. Senza dubbio è stato uno dei picchi del festival: questi ragazzi hanno una visione chiarissima e, se continueranno su questa strada, li aspettano ancora tanti ottimi album e concerti.
Scaletta:
1.Meghiste Kinesis
2. Lester
3. Gondwana
4. Anexelenkton
+ altri quattro pezzi nuovi senza titolo
Picchio dal Pozzo
Sono convinto che molti nel pubblico siano venuti al festival soprattutto per i leggendari rocker progressive italiani Picchio dal Pozzo. Negli anni Settanta crearono la versione italiana dello stile Canterbury, che ci era stato presentato per lo più dagli inglesi (Caravan, Soft Machine, Egg, Hatfield and the North,…). Più avanti si sono spostati verso acque più avanguardistiche, ma quel primo album per molti resta ancora l’unico vero album dei Picchio dal Pozzo. Anche se in seguito hanno pubblicato tre dischi che reggono tutti il confronto con l’omonimo esordio, i membri rimasti hanno deciso di suonare il primo album per intero. Visto che dei membri originali sono rimasti solo Aldo de Scalzi e Paolo Griguolo, a dare una mano sono arrivati i membri degli Yugen. E così sul palco c’erano ben otto musicisti. Di questa esibizione si è parlato molto. Dicevano che la combinazione di musica ed effetti visivi (cioè proiezioni) sarebbe stata d’impatto. E non si sbagliavano di molto. Il concerto era davvero quello giusto. Dalla musica si sente che gli anni Settanta in Italia erano tutta un’altra cosa rispetto a oggi. Anche se i Picchio suonavano in stile Canterbury, l’hanno reso completamente loro. Si tratta di una versione molto originale e ancora parecchio italiana e romantica di questo sottogenere. Il loro impegno politico e la loro critica sociale si vedevano nei motivi delle proiezioni, che richiamavano di continuo il consumismo e la corruzione politica. L’esibizione dei Picchio dal Pozzo è stata diversa da tutte le altre del festival. Una musica così quieta e cosmica che ti galleggia nel cervello e ti porta in altre sfere. Gli italiani sono sempre stati tra i migliori nel creare parti delicate e tranquille davvero interessanti. Aldo de Scalzi, che stavolta ha imbracciato il basso al posto delle tastiere, e Paolo Griguolo (chitarra) hanno dimostrato di saper intrattenere la folla e di aver provato che la tecnica non è tutto, in musica. Gli Yugen sono molto più allenati e tecnicamente capaci, ma gli occhi erano tutti puntati sulle due leggende, che hanno regalato un concerto più divertente e interessante.
Scaletta:
1.Merta
2. Cocomelastico
3. Seppia
4. Bofonchia
5. Napier (7:23)
6. La Floricultura Di Tschincinnata
7. La Bolla
8. Off
9. Il Presidente
10. Uccellin Del Bosco
Non c’è altro da aggiungere. Il festival è stato un successo dal punto di vista musicale, ma dal punto di vista finanziario è stato di sicuro una brutta perdita. Comunque sia, si è suonata buona musica, si è conosciuta della bella gente e non ci resta che sperare che il festival si ripeta.
Scaletta
Chance: Risiko French TV D. F. A. Rational Diet Spaltklang Hostsonaten Accordo dei Contrari Picchio dal Pozzo
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