Amorphis e un halo scintillante sul Boogaloo di Zagabria (2023)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2023
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Artisti: Lost Society / Solstafir / Amorphis
Data del concerto: martedì 1 novembre 2023
Luogo: Zagabria / Boogaloo / Croazia


Alla fine è arrivato anche il giorno in cui, dopo anni, il Boogaloo di Zagabria è tornato a fare capolino sul calendario delle nostre scorribande concertistiche. Sul palco, stavolta, i finlandesi Amorphis, maestri del death metal progressivo e melodico.

La leggendaria band, in attività ininterrotta dal 1990, si è fermata nel celebre club zagabrese per presentare dal vivo l’ultimo album in studio, il quattordicesimo della carriera, “Halo”, uscito lo scorso febbraio. In tour hanno chiamato come ospiti speciali gli ‘svitati’ del metal islandese Solstafir, che stilisticamente sono a distanza siderale dagli Amorphis, e non è certo una sorpresa. È una tattica che negli ultimi anni usano in tanti, perché questo trucchetto porta più gente ai concerti durante i tour. E per colmare la misura, gli Amorphis si sono portati dietro come supporto anche dei connazionali finlandesi con un bel po’ di chilometri sulle spalle e cinque album in saccoccia: i groove metaller Lost Society.

Che il Boogaloo sarebbe stato bello pieno l’ha confermato già l’apertura dei Lost Society. Un ottimo inizio da party time, rovinato solo da una ‘piccolezza’. Siamo al Boogaloo. Il suono, quindi. Il suono delle chitarre. Bassi e batteria sfondavano tutto, ma lasciamo perdere e vediamo piuttosto cosa hanno portato i Lost Society a Zagabria. In concreto, il loro ultimo e complessivamente quinto album in studio, “If The Sky Come Down” (2022), da cui hanno sparato in apertura 112 e Underneath. Quasi tutto girava intorno al frontman Samy Elbanna, che per tutto il tempo ha scaldato il pubblico con la sicurezza del veterano, e ci è riuscito alla grande. Era dappertutto. Questo showman urlante e ‘appariscente’ (‘sleaze meets metalcore/nu-metal’ – eh sì, nella vita ne vedi di tutti i colori) se l’è cavata egregiamente, spalleggiato dalla sezione ritmica rodatissima e dal chitarrista Arttu Lesonen. Niente da dire! Il magnetismo non gli manca. Un’intesa perfetta: una vera dose iniziale di sfrontatezza monella che ha preparato la pista a una storia musicale completamente diversa, quella che è venuta dopo.

Solstafir. Gli eccentrici islandesi. Post metaller fuori di testa! In attività dal 1995, roba incredibile. La band è esplosa davvero nel periodo post-millennio, quando l’interesse per il post metal ha cominciato a salire alle stelle. Sono unici e inconfondibili in tutto, comunque la giri. Non solo perché si ostinano a usare l’islandese nei brani, ma anche per l’unicità che sviluppa la loro filosofia musicale. Tutto questo ha portato al concerto di Zagabria una folla di fan scatenati, che si erano radunati già molto prima dello show attorno al banchetto del merchandising ufficiale, e quando alle nove di sera la band è salita sul palco, la risposta del pubblico ha confermato tutto. Già solo il look e la postura sul palco danno un’idea di lucidità (aggiungo una nota personale: mi fanno tornare in mente più volte i Vulture Industries), e a rafforzare il tutto c’è anche il modo in cui il cantante Aðalbjörn “Addi” Tryggvason interagisce col pubblico durante il concerto. Un’ora di show ipnotico, rinforzato da una massiccia, tagliente e soprattutto brutale parete sonora, con cui i Solstafir hanno seminato distruzione. Anche la vista della strumentazione rustica, due chitarre e un basso Rickenbecker, aggiungeva il suo tocco.

In quell’ora i Solstafir hanno puntato soprattutto sull’ultimo album “Endless Twilight of Codependent Love” (2020), che nel complesso è finora il loro lavoro più ambient e ‘morbido’, ma il repertorio comprendeva anche vecchi classici, in cui l’immagine oscura della band, rimasta fedele alle radici black metal della carriera, brillava con forza. Il pubblico portava la band in trionfo. Il locale si è riempito davvero fino all’orlo, e l’esibizione è volata via in un attimo. Un’ora con gli eccentrici Solstafir è stata decisamente troppo poco.

Gli Amorphis, le star della serata, sono saliti sul palco alle 21.30. Lo spazio era saturo di fumo, tanta luce blu e rossa e ogni tanto qualche lampo di riflettori bianchi. Come previsto, la band ha attaccato con il materiale del nuovo disco “Halo” (Northwards e subito dopo On The Dark Waters). Il pubblico è impazzito, non ci si poteva aspettare altro. Gli Amorphis mancavano, e ci ha messo del suo la pausa forzata della p(l)andemia. L’euforia tra il pubblico cresceva di minuto in minuto. All’inizio il suono non era proprio l’ideale, ma le cose si sono sistemate abbastanza fino a un altro pezzo nuovo, The Moon.

Gli Amorphis sono una squadra. Un sestetto. Respirano l’uno per l’altro. Quando sono sul palco sembrano una squadra di hockey. Sprigionano una sicurezza incredibile e mostrano un’intesa affascinante. La comunicazione tra i membri è sempre strettissima e sul palco la band funziona davvero come una fortezza inespugnabile. Tomi Joutsen (con la maglietta dei leggendari death metaller svedesi Grave) ha brillato sul piano vocale. Per tutto il concerto è passato senza problemi dalle linee in ‘growl’ a quelle in voce pulita. Non ha mostrato nemmeno per un attimo il minimo cedimento. Nelle pause, con interventi brevi ma incisivi, ha scaldato i fan e li ha tenuti incollati a sé. La band ha servito una bella dose di cinetica scenica. Durante Bad Blood, per esempio, Koivusaari, Holopainen e Laine si sono piazzati a un certo punto all’estrema destra (guardando il palco), in fila, spalla a spalla, eccetera…

Niente di strano. In una lunga carriera gli Amorphis hanno mantenuto, di fatto, il DNA originario. E l’hanno ampliato. Da quartetto sono diventati col tempo un sestetto. Oggi suonano un mix colorato e personalissimo di death metal melodico con evidenti deviazioni verso il progressive, ma anche elementi folk. Il membro con meno anzianità nella band è oggi proprio il cantante Tomi Joutsen che, grazie al carisma e a doti vocali eccezionali, è ormai un elemento insostituibile. Già solo questa osservazione conferma che sul palco gli Amorphis sono un’entità possente dal punto di vista esecutivo.

Una storia a parte, nel concerto, è stato il momento in cui la band ha attaccato un ‘tris’ consecutivo dal mitico secondo album in studio “Tales From a Thousand Lakes” (1994). Si è partiti con l’intro Thousand Lakes, poi la band è piombata in Into Hiding, e Tomi ha chiesto ai presenti se desse fastidio a qualcuno continuare con quell’album. Così sono risuonate anche Magic And Mayhem e Black Winter Day. Pazzesco. Sono seguiti i minuti dedicati all’amatissimo album “Skyforger” (2009). Una parte di grande seduzione musicale, servita da due pezzi uno dopo l’altro: la teatrale Silver Bride e subito dopo Sky Is Mine.

Dopo la nuova Seven Roads Come Together, che ti si infila sotto pelle, la band ha portato il concerto al gran finale tirando fuori dal cilindro prima la ‘popolarissima’ My Kantele (“Elegy”, 1996), che la sala dominava fin nei minimi dettagli, e chiudendo lo show con House Of Sleep, un classico eruttivo da “Eclipse” (2006).

Gli Amorphis hanno lasciato il palco senza tante scenate, ma al Boogaloo il boato è rimasto nell’aria, perché il pubblico pretendeva il bis d’obbligo. La band ha toccato ancora una volta l’album “Queen of Time”, da cui ha eseguito (e per tutto il concerto ci era mancata un po’) la devastante apertura The Bee, che ha fatto sobbalzare la sala dai cardini.

Gli Amorphis sono professionali fino al midollo. Sì, la routine è gran parte del loro mestiere, e con tutti quei chilometri alle spalle non sorprende, ma una band con un repertorio così solido semplicemente non può e non sa deludere. A Zagabria hanno offerto uno spettacolo di altissimo livello e uno show carico di energia devastante, che ha confermato come gli Amorphis, dopo più di 30 anni di attività, siano una formazione che merita tutto il rispetto del mondo. Il sestetto non si ferma. Di anno in anno continua a crescere e a maturare artisticamente.

Testo: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta dei Lost Society:
1. 112
2. Underneath
3. Riot
4. Awake
5. What Have I Done
6. Into Eternity
7. No Absolution
8. Stitches

Scaletta dei Solstafir:
1. Bláfjall
2. Akkeri
3. Rökkur
4. Fjara
5. Ótta
6. Goddess of the Ages

Scaletta degli Amorphis:
1. Northwards
2. On the Dark Waters
3. Bad Blood
4. The Moon
5. Thousand Lakes (taped intro)
6. Into Hiding
7. Magic and Mayhem
8. Black Winter Day
9. Silver Bride
10. Sky Is Mine
11. Wrong Direction
12. Amongst Stars
13. Seven Roads Come Together
14. My Kantele
15. House of Sleep
—bis—
16. Intro
17. The Bee


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