Anareta
Autore: Rok Klemše
Artista: Horrendous
Etichetta: Dark Descent Records
Uscita: year_month
Durata: 44:16
Voto: 5/5
Se sul più che solido debutto The Chills (2012) i Horrendous, trio death metal di Filadelfia, non erano altro che una buona band di retro death metal, sotto la superficie, nel buio, si nascondeva una belva che aspettava solo di strappare le catene. Ci è riuscita due anni dopo con il superlativo Ecdysis e, a meno di un anno di distanza, continua la sua marcia su Anareta. Sfornare dischi così in fretta alla maggior parte delle band fa più male che bene e temevo che anche gli Horrendous cadessero nella trappola delle uscite troppo ravvicinate, ma Anareta è la prova che gli Horrendous sono la cosa migliore capitata al death metal moderno negli ultimi anni.
Già l’opener The Nihilst piazza un coup-de-grace come se niente fosse e da lì in poi non si fa che salire, perché Anareta, per quanto suoni strano per un disco death metal, ammalia come il canto delle sirene. Il riffing impeccabile e rifinito alla perfezione ha un effetto davvero ipnotico, ti spinge ogni volta in una specie di trance inconsapevole e ti attira ingannevolmente verso i suoi scogli. Le influenze che hanno ispirato Anareta sono chiare – death metal svedese, Slayer, Death, At the Gates, i Carcass più tardi, i Pestilence (quelli dell’era van Drunen) – ma il trio americano da questo brodo primordiale ha raccolto solo la panna in superficie e ci ha cucinato un piatto degno di qualche stella Michelin. In questo senso Anareta è il seguito logico di Ecdysis, ma allo stesso tempo ne è per molti versi un’evoluzione, perché il nuovo materiale, nonostante l’impalcatura più complessa, suona molto più accessibile di qualsiasi cosa su Ecdysis. Questo non vuol dire che gli Horrendous si siano ammorbiditi, solo che i pezzi sono molto più ponderati, ogni minuscolo dettaglio ha il suo posto nel grande quadro maestoso, strumenti e voci si fondono in un unico caos cosmico, e un disco più dinamico e vario quest’anno sarà davvero difficile da trovare.
In tre quarti d’ora il trio americano srotola davanti all’ascoltatore una gamma sbalorditiva di soluzioni che nel death metal non siamo abituati a sentire spesso, e che di sicuro non si sentivano così dai tempi di Individual Thought Patterns. Anareta è infatti, a livello di chitarre, uno dei dischi più eccitanti dell’anno: il duo Damian Herring e Matt Knox sfodera intrecci brillanti di linee di chitarra (non c’è quasi un momento in cui le due chitarre suonino le stesse linee), assoli letteralmente catartici, meravigliose melodie oscure, riff doomy (l’inizio di Acolytes), accelerazioni thrash e riff infuocati. Sulla base death metal cruda gli Horrendous, con la loro vena da compositori, innestano elementi di jazz e persino di fusion, mentre il dilaniare death metal lo elevano con fantastici inserti melodici (le divine parti centrali di Ozymandias), parti acustiche (Sum of All Failures) e divagazioni sognanti alla Cynic (soprattutto l’intro di The Solipsist).
Ma la sezione ritmica non resta per niente indietro rispetto alle chitarre: una batteria travolgente, più vicina al jazz che ai blast beat e agli schemi death metal triti e ritriti, e un basso, anche questo affidato a Herring e Knox, che infila una serie di linee indimenticabili di cui non si vergognerebbe nemmeno DiGiorgio (in primis nel pezzo strumentale devastante alla Cosmic Sea, Siderea). La qualità del cantato, se non si trattasse degli Horrendous, potrebbe essere discutibile, ma su Anareta è piazzata in modo così convincente che ti innamori dell’assalto vocale gutturale e sofferente (la ferocia bestiale e implacabile la condivide con van Drunen e Lindberg) già dal primo urlo disumano in The Nihilist.
Nonostante Anareta sia fatto di brani relativamente lunghi, il disco passa in un attimo e intanto ogni volta ti svela i suoi tanti strati ricchi e i suoi veli misteriosi. Tra le altre cose, anche dei testi che fanno riflettere e che si sposano alla grande con la musica. La produzione eccezionalmente calda, organica e naturale è solo un altro grande punto a favore di un disco che è esattamente ciò che porta nel titolo – un termine astrologico che significa pianeta distruttore.
Anareta ha portato qualcosa che nel death metal manca quasi come l’acqua nel deserto – innovazione e freschezza – e gli Horrendous non sono una band che si possa liquidare come la misera somma delle diverse influenze di band del passato. Anareta è un disco che guarda al passato con rispetto, ma con una strada tutta sua, scavata a fondo, che porta solo verso l’alto e verso il futuro. Disco dell’anno, signore e signori!
Formazione
Jamie Knox – batteria
Damian Herring – chitarra, basso, voce
Matt Knox – chitarra, basso, voce
Produzione
Horrendous
Tracklist
1. The Nihilist
2. Ozymandias
3. Siderea
4. Polaris
5. Acolytes
6. Sum of All Failures
7. Stillborn Gods
8. The Solipsist (Mirrors Gaze)