Anthrax seminano il male su Majano (2016)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Majano (Udine) / Area Concerti / Italia
Data del concerto: 22.07.2016
Presenze: 4500
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero!!!)

Il tradizionale festival di Majano, vicino a Udine, ogni anno mette in cartellone un nome di peso. Uno che ha simpatia per la cultura sonora più dura, cioè metal o hard rock. Se due anni fa sul palco c’erano gli americani Down, sludge metal, e l’anno scorso gli »chiacchieratissimi« e super apprezzati alternativi (new wave) italiani Litfiba, quest’anno gli organizzatori hanno scelto le leggende del metal newyorkesi Anthrax. Di nuovo ingresso libero. Notizia da pazzi, no?

Perché qui l’ingresso è libero e perché saltano fuori i soldi per organizzare il concerto di una band metal famosa in tutto il mondo? Probabilmente la risposta sta nel fatto che anche chi ha in mano i soldi per l’organizzazione dell’intero programma del festival di Majano è un simpatizzante dei suoni duri, ma di sicuro l’arrivo degli Anthrax a Majano, a ingresso libero, è la prova di una consapevolezza e di un’identificazione con la cultura rock e metal molto più forti nel paese del nostro vicino occidentale che da noi, dove i soldi destinati a eventi del genere evidentemente non trovano mai il posto giusto. Da noi gli eventi gratis abbondano, sì, ma quando si tratta di »nomi più grossi« siamo condannati alla »balcanata«, alle klape dalmate e ai narodnjaci di casa nostra. Bella e meravigliosa nuova Slovenia, che vuoi farci.

Per fortuna abbiamo il Friuli a due passi. Il pubblico era di almeno 4.000 persone, se non di più: tra tutti gli scatenati arrivati dall’Italia c’era anche mezza Slovenia, tutta la zona di Gorizia con il Litorale settentrionale e la costa, e un bel po’ di gente è arrivata anche dalle parti di Lubiana. E non si può non citare la valanga di gente venuta dalla Croazia.

Gli Anthrax se la sono presa un po’ comoda con l’attacco. Il concerto era annunciato per le 21:45, ma sul palco non sono saliti prima delle dieci e cinque. Proprio poco prima dell’inizio ha cominciato a tuonare in modo minaccioso e dal cielo è caduta qualche goccione sull’area del festival. Ma il temporale ha deciso di spostarsi altrove e questa volta, per fortuna, ha risparmiato la Majano afosa.

Joey Belladonna (voce), Scott Ian (chitarra ritmica), Charlie Benante (batteria), Frank Bello (basso) e Jonathan Donais (chitarra solista & ritmica)  – il tizio che ha da poco sostituito Robb Caggiano, scappato nei Volbeat, ed è arrivato negli Anthrax nel 2013 dai Shadows Fall – nei primi minuti sono sembrati un po’ trattenuti. Come se stessero prendendo le misure dell’ambiente, del palco, e aspettassero che tutti i fotografi si »levassero dai piedi« dalla zona foto. Dalla comunicazione fino all’umore generale. La sensazione era che fossero venuti a Majano a coccolarsi un po’ in vacanza e volessero sbrigare il concerto a colpi di pura routine. Invece non è andata così. La sequenza di classici Caught in a Mosh e subito dopo Madhouse ha dato ulteriori ali soprattutto al pubblico, che si è infiammato di brutto. In quel momento i più scatenati si sono riservati lo spazio per il mosh, che ha separato nettamente la parte davanti all’area concerto dal resto, dove gli amanti dei suoni duri, un po’ più »educatamente tranquilli«, seguivano lo show. L’area si è trasformata ben presto in una vera tempesta di sabbia del Sahara, perché la gente ha sollevato in aria tutta la sabbia finissima che ricopre il terreno del festival. La band durante il concerto ha ingranato in fretta una marcia più alta, alzando il ritmo, e di conseguenza è cresciuta anche l’atmosfera. Di minuto in minuto. Il primo a svegliarsi, come previsto, è stato Belladonna, che ha buttato lì un paio di frasi con cui si è »comprato« il pubblico all’istante; la parte strumentale della squadra, soprattutto con i due »ginnasti« da palco Scott Ian e Frank Bello, ha seguito a ruota. Ritmi che detonano con vigore e tempi calibrati con precisione brillante, grappa di riff senza compromessi, nel complesso un’esecuzione ottima e, soprattutto, un suono eccellente.  Anche il meteo ha dato una mano. Non solo con la pioggia, ma anche col vento, così non c’è stata nessuna folata a »portarsi via« il suono in uno spazio così esposto e aperto come l’area del festival di Majano.

La band ha suonato una scaletta di un’ora e venti. Avrebbe potuto restare col pubblico ancora almeno dieci minuti, o sostituire in scaletta qualche pezzo più recente con un classico degli anni Ottanta. I brani nuovi funzionano in modo un po’ diverso, addirittura »rallentano« il gruppo, ma non bisogna andare a guardare il materiale nuovo con il dente avvelenato. Soprattutto quando gli Anthrax sono arrivati a In the End dal più recente »Worship Music«, che funziona come una specie di mini suite thrash, con un riff principale semplicissimo ma incredibilmente efficace, un crescendo d’atmosfera eccezionale nel passaggio dalla strofa al ritornello e delle campane aggiunte che fanno rizzare ancora di più i peli sulla pelle. Gli Anthrax, prevedibilmente, hanno tenuto da parte la celebre cover dei Trust, Antisocial, per la coda della parte regolare, e si è urlato fino alle ultime file, con il pubblico che gridava il ritornello all’unisono e Majano che esplodeva. Nel bis, come detto, la nuova Breathing Lighting avrebbe potuto lasciare il posto a qualche classico più vecchio, a sorpresa, ma non è successo. In compenso subito dopo il gruppo si è lanciato in Indians, il classico da »Among the Living« che fino a quel momento era mancato, e l’ha allungata apposta, strizzando fuori dal pubblico ormai sfinito delle prime file gli ultimi atomi di energia.

Né più né meno. Dopo l’esperienza un po’ fiacca di Zagabria, dove a decidere le sorti della serata era stato un suono pessimo, il live della band a Majano ha evocato esattamente quello per cui eravamo venuti. Possiamo dirlo: concerto eccellente, dopo il quale il pubblico si è preso in mezzo alla fronte il proiettile thrash che desiderava . Gli Anthrax sono una band che a Majano è venuta, ha visto, ha suonato, ha vinto!

Scaletta

1. Impaled (intro registrata)
2. You Gotta Believe
3. Monster at the End
4. Caught in a Mosh
5. Madhouse
6. Got the Time
7. Fight ‘Em ‘Til You Can’t
8. Evil Twin
9. Medusa
10. March of the S.O.D.
11. In the End
12. Antisocial
—bis—-
13. Breathing Lightning
14. Indians

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