Apocalyptica a Zagabria con “Cell-O Metal” (2020)!
Luogo: Zagabria / Tvornica kulture / Croazia
Data: lunedì, 20.01.2020
Gli Apocalyptica hanno fatto tappa a Zagabria all’inizio del tour per promuovere il nono album Cell-0. Nel tour di tre settimane fanno da spalla agli svedesi Sabaton, ma a Zagabria ci siamo beccati un concerto tutto per i finlandesi.
Dai tempi degli esordi degli Apocalyptica, quartetto di violoncellisti che rifaceva i Metallica, e del loro primo concerto in Slovenia alle Križanke (2001), la formazione è cresciuta e cambiata parecchio. A metà anni Novanta questa cover band acustica di archettisti di formazione classica aveva fatto impazzire il mondo metal. La novità aveva fatto presa e forse, per i fan, sarebbe potuta durare ancora un po’, ma i musicisti avevano bisogno di fare dei passi avanti. Prima con l’arrivo di un batterista e degli effetti sui violoncelli, poi andando oltre le canzoni degli altri per comporre musica propria, diventando così a tutti gli effetti una vera metal band, e infine con le collaborazioni con tantissimi cantanti. Con l’album appena uscito, solo strumentale, sembra (solo sembra) che abbiano fatto un passo indietro. Questo riassunto dell’evoluzione della band serve come contesto per capire la critica al concerto zagabrese di lunedì, che in realtà è una riflessione su quanto i dischi in studio degli Apocalyptica riescano a tradursi in un’esibizione dal vivo senza perdere la loro essenza, quel fattore che li distingue da tutti gli altri: sono violoncellisti che suonano metal.
Come detto, a Zagabria gli Apocalyptica si sono esibiti da soli, senza nemmeno una band locale in apertura. Al momento il nucleo della formazione è composto da tre violoncellisti e un batterista. Il concerto, di circa due ore, si può dividere in tre blocchi: strumentali (cover e pezzi propri), brani cantati e pezzi nuovi.
I primi sono quelli che hanno risvegliato di più il pubblico, anche se è stato subito chiaro che nemmeno la popolare Nothing Else Matters è più un classico per i presenti. Una bella differenza rispetto ai loro concerti di un tempo, quando il pubblico che cantava era una parte fondamentale e fantastica dei live degli Apocalyptica. Ora solo qualche gola si è unita ai ritornelli delle cover più famose di Metallica e Sepultura.
Nella maggior parte dei pezzi propri, in cui sui dischi hanno ospitato cantanti diversi, ormai da qualche tour a questa parte dal vivo c’è Tipe Johnson. Il suo lavoro da cantante lo fa alla grande, ma purtroppo ruba la scena a degli strumentisti eccezionali e riduce i violoncellisti a semplici accompagnatori. Se togliamo l’aspetto visivo, dovuto a batteria ed effetti aggiunti, il fatto che l’accompagnamento sia suonato con strumenti ad arco passa quasi inosservato. Anzi, il pubblico si unisce al cantante solo in rare occasioni, tanto che sembra che la band abbia bisogno del cantante per spezzare la monotonia delle parti strumentali del concerto, cosa che anni fa faceva il pubblico stesso.
Proprio il cantante ha firmato anche alcuni dei momenti più fastidiosi del concerto. Ormai ci siamo abituati al fatto che una bella fetta di pubblico non è davvero presente, ma fa da cavalletto al telefono con cui documenta fedelmente quello che succede. Niente di nuovo. Però a rovinare il concerto con il proprio telefono ci ha pensato Johnson, che oltre al suo impegno vocale si è messo anche a fare il cameraman del live: un po’ a bordo palco, un po’ durante la sua esibizione, e pure aggirandosi tra i violoncellisti quando non aveva niente da fare. Ha subordinato tutti, sul palco e sotto, a uno dei social network e ha distrutto quel poco di connessione che c’era tra pubblico e musicisti.
Il pubblico, che ha riempito bene la sala della Tvornica kulture, ha accolto con calore tutti i brani, anche quelli nuovi, suonati dal vivo per la prima volta dal nuovo album, con applausi e qualche urlo, il che per un concerto metal è sotto la media, anzi, proprio passivo. Anche se i musicisti sono rodati, esperti nella comunicazione con la gente, a parte rari momenti la sala è rimasta tranquilla, nonostante i forti incoraggiamenti dal palco. Quelli sulla piccola tribuna in fondo alla sala hanno seguito il concerto seduti per tutto il tempo. Solo una parte della prima fila e qualche solitario tra il pubblico ha scosso un po’ il collo, le corde vocali, come detto, non sono state spremute granché, e di un mosh pit non c’era nemmeno l’ombra, nemmeno durante i classici thrash, dove almeno i ragazzi sul palco si sono sciolti e hanno dato l’impressione di un concerto metal.
Del resto, a giudicare anche dalla presenza ai festival, gli Apocalyptica restano una metal band. Proprio lì ci sono anche i vecchi fan che sanno reagire alla loro musica più vecchia e trasformare tutto in un concerto metal. I loro concerti da headliner, invece, ormai da qualche tour restano alla ricerca di quella giusta connessione con il pubblico. Non vorrei che questa critica suonasse nostalgica, tipo “quindici anni fa era tutto meglio”. Di sicuro, però, in passato la band la formula per un concerto da headliner di successo ce l’aveva, con il giusto equilibrio tra brani strumentali e cantati, che lasciavano al pubblico e non al cantante sul palco.
Se all’inizio erano una calamita proprio per la loro diversità (compreso l’approccio strumentale al metal), nei lavori originali hanno cercato direzioni diverse e si sono allontanati dal loro genere e dal pubblico di riferimento. Ovviamente da musicisti di qualità come loro non ci si può aspettare che suonino cover o ricreino brani altrui per tutta la carriera, come farebbero seguendo la strada tradizionale dei musicisti di formazione classica nelle orchestre. È logico quindi che abbiano esplorato la loro creatività anche con le collaborazioni con i cantanti, ma spingendo così in secondo piano la loro unicità nella scena, sui dischi sono diventati troppo simili a un’altra band, mentre dal vivo non hanno saputo tradurre a dovere i pezzi in studio in un’esibizione live. Magari il loro ultimo lavoro, fatto solo di musica strumentale, è il segno di un ritorno alla loro essenza: suonare metal con gli archi, anche dal vivo.
Dire che sul palco i musicisti abbiano suonato meno che dignitosamente sarebbe un’offesa agli Apocalyptica, dire che l’atmosfera al concerto di lunedì sia stata ottima sarebbe un’offesa al pubblico. Il concerto è stato semplicemente ok. In altre parole: si dimenticherà in fretta perché non è stato niente di eccezionale, ma allo stesso tempo non è stato nemmeno brutto.
autrice: Mojca Selak
foto: Jan Prpič
video: Mojca Selak
Scaletta:
1. Ashes of the Modern World
2. PAth / Fields Of Verdun
3. Refuse / Resist
3. Rise
4. En Route To Mayhem
5. I’m Not Jesus
6. Not Strong Enough
7. Shadowmaker
9. Nothing Else Matters
10. Cell-O
11. Grace
12. Seek And Destroy
13. Inquisition Symphony
14. I Don’t Care
15. In the Hall of the Mountain King





















