Arcade Fire: Reflektor (Parte 1)
Artista: Arcade Fire
Etichetta: Merge Records
Uscita: 13.10.2013
Durata: 85:10
Voto: 3,5/5
Gli Arcade Fire si abbattono su tutti i fan dell’indie con il loro nuovo doppio album Reflektor, frutto della collaborazione con il produttore James Murphy (LCD Soundsystem). Prima dell’uscita ufficiale il disco è stato spinto a dovere, a colpi di marketing, verso un pubblico più ampio; con i loro concerti “incognito” sotto il nome di The Reflektors hanno stuzzicato e fatto fantasticare i fan. The Suburbs e Neon Bible, entrambi traguardi eccezionali, sia commerciali che artistici, della scena indie, portano ancora il marchio di un ottimo suono e di arrangiamenti curati; in una formazione con più di dieci membri, credetemi, non è un compito da poco. Come se la cava dunque nel lettore il frutto di tre anni di lavoro in studio?
La title track ci apre la porta sul primo disco del doppio Reflektor e ti si infila subito sotto pelle. Il brano parte da un caos iniziale di loop, che costituiscono anche gran parte della texture del materiale successivo, e si sviluppa con un passaggio molto netto in un ritmo disco da ballare, con accenti ogni tanto spastici. Così il pezzo prende subito slancio e si costruisce una base su cui la band poi sviluppa inserti armonici. Questa stratificazione sonora evolve di continuo, dal punto di partenza minimalista fino al culmine dopo il secondo ritornello, dove la band prende fiato e apre la canzone in un modo completamente nuovo. La base disco, prima più cupa, comincia a girare e a impastarsi come un pezzo di plastilina fino a diventare un insieme armonicamente ricco. Gli echi sulla voce di Butler, nel ripetere quasi in modo mantrico just a Reflektor, aggiungono la giusta dose di confusione che porta al culmine melodico lo sviluppo dei temi iniziali. Peccato che, dopo il culmine, la band trascini il pezzo all’infinito. Aggiungere elementi d’arrangiamento e inserti melodici è ancora abbastanza interessante dopo il picco, ma a un certo punto le cose vanno solo in discesa. Allungare a forza la base e ripetere di continuo può in certi casi aiutare a creare atmosfera; se la base è ripetitiva e monotona (non in senso negativo, ovviamente), gli elementi d’arrangiamento come brevi melodie di pianoforte punteggiano la base e tengono viva l’attenzione dell’ascoltatore. Gli Arcade Fire però prendono l’allungamento troppo sul serio e ammucchiano sempre più elementi, così alla fine il brano perde il suo vero impatto e diventa del tutto anti-climatico. Questo male anti-climatico affligge gli Arcade Fire per tutto il disco, praticamente senza eccezioni.
We Exist si apre in modo simile a Reflektor: base ritmica spezzata con una linea di basso sintetizzata e ogni tanto inserti di chitarra (sugli accenti della batteria). La linea vocale, affidata a Butler e Chassagne, sfiora il cliché, sentita e rielaborata già più volte in mille dischi disco e indie (soprattutto nei dischi degli Arcade Fire). L’insieme “groova”, scorre bene (sia a livello ritmico che melodico), ma ci si stufa in fretta. In combinazione con la già citata “malattia” degli Arcade Fire, linee così si fondono in una massa di brani dilatati fino a sette minuti. We Exist, sul primo dei due dischi, dà quindi la sensazione di essere il seguito di Reflektor, senza grande sviluppo di basi e testo. La scrittura dei testi, sia in Reflektor che in We Exist, è minimalista e confusa; They’re walking around, head full of sound, acting like we don’t exist, decisamente punti in più per compattezza e immediatezza del testo. Un contrasto brillante con l’anti-climaticità degli arrangiamenti sono i testi, che portano significati nascosti fusi con momenti quotidiani. Gli Arcade Fire, soprattutto in We Exist, sviluppano i testi con grande delicatezza, raccontando la storia di un bambino omosessuale confuso. I temi si sviluppano lentamente quanto gli arrangiamenti, ma portano in sé la catarsi di quell’ultimo respiro di voce nelle registrazioni, che la musica in molti casi non riesce a evocare.
Un’eccezione è Flashbulb Eyes, che non segue la logica dell’allungamento e dice la sua restando sotto il limite dei dieci minuti prima “fissato”. La parte sonoramente più fitta del disco, dopo i primi due pezzi, arriva come una versione (d’effetto) più aggressiva di un riff da spaghetti western che nel frattempo ha fatto amicizia con un’astronave di una galassia lontana e taglia le linee di Reflektor e We Exist. Eppure manca di nuovo quel pizzico di qualcosa che colorerebbe i pezzi a dovere e trascinerebbe l’ascoltatore dentro l’interpretazione di Butler. Riff e strutture altrettanto indecisi e anemici si trascinano per il disco, come in Normal Person, You Already Know e nella chiusura del primo disco, Joan of Arc; riff sentiti troppe volte (versioni stilisticamente più delicate dei riff dei dischi precedenti degli Arcade Fire), linee vocali melodicamente noiose e aggiunta forzata di elementi d’arrangiamento (melodie di pianoforte, aggiunte ritmiche, linee vocali extra, ecc.). Here Comes the Night Time parte con un ritmo energico e una linea di chitarra che ulula come una sirena; ottimo, finalmente qualcosa di più veloce e diretto. Peccato che dopo qualche secondo l’intera struttura si fermi di nuovo a una velocità appena strisciante e prosegua a metà tempo. Orecchiabile, ma questo bisogno patologico di creare atmosfera frena di continuo lo sviluppo del disco. In certi casi il principio di stratificare “loop” sulla base e sulla melodia funziona (ad esempio Nine Inch Nails-The Slip), ma nel caso di “Reflektor” serve solo ad allungare il minutaggio del disco, perché altrimenti basterebbe a malapena per un EP più breve.
Formazione
Win Butler – voce principale, chitarra ritmica, basso elettrico, pianoforte, sintetizzatore e mandolino
Regine Chassagne – pianoforte, fisarmonica, sintetizzatore, xilofono, ghironda, batteria, fischietti, voce principale e cori
Richard Reed Parry – basso elettrico, contrabbasso, chitarra ritmica, chitarra solista, pianoforte, sintetizzatore, marimba, fisarmonica, celesta, batteria, cori e percussioni
Tim Kingsbury – chitarra ritmica, basso elettrico, contrabbasso, pianoforte, sintetizzatore e cori
Will Butler – chitarra ritmica, basso elettrico, contrabbasso, sintetizzatore, sitar, trombone, clarinetto, fiati di legno, glockenspiel, sega musicale, omnichord, concertina, cori, percussioni e gadulka
Jeremy Gara – batteria, chitarra ritmica, pianoforte, sintetizzatore e percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Sarah Neufeld, Owen Pallett, Marika Anthony-Shaw, FILMharmonic Orchestra Prague, Colin Stetson, Stuart Bogie, Willison Duprate, Verrieux Zile, Baptiste Jean Nazaire, Wilkenson Magloire, Dieuveut Marc Thelus, Joey Lavoie, Rob Gill, Kid Koala, David Bowie, Jonathan Ross e altri.
Produzione
James Murphy
Tracklist
Reflektor (Disco 1):
1. Reflektor
2. We Exist
3. Flashbulb Eyes
4. Here Comes the Night Time
5. Normal Person
6. You Already Know
7. Joan of Arc