Armaroth, che Zenith! (2016)

0 5

Autore: Rok Klemše

Luogo: Trainstation Subart / Kranj / Slovenia
Data del concerto: 03.12.2016

Per la scena metal slovena è stato un anno bello vivace. Sono usciti parecchi album: hanno pubblicato i loro dischi almeno Morywa, Cordura, Incubation, Lintver, Within Destruction, Silent Pray, Morbid Creation, Hellcrawler, e probabilmente mi sono dimenticato qualcun altro. C’è stato il primo crowdfunding di successo per l’uscita di un album metal (i Tomcat hanno raccolto con successo i fondi per il loro secondo album in studio), è stato annunciato il primo documentario sugli esordi della scena heavy metal slovena, tantissime band hanno suonato all’estero (Cvinger, Negligence, Dekadent, Eruption, Vigilance, …). E negli ultimi giorni del 2016 anche i kranjesi Armaroth hanno partorito il loro primo album in studio, Zenith, e per l’occasione si sono svegliati da qualche mese di letargo live.

L’uscita di Zenith è stata accompagnata da un’organizzazione eccellente, un Trainstation Subart pieno zeppo, un welcome drink per scaldare le gole e altre tre band a dividersi il palco con le stelle della serata. A scaldare il palco per i colleghi kranjesi più rodati sono stati i giovani Mutism. Con l’intro strumentale la band dava l’impressione di essere un gruppo di thrash tecnico, ma l’apparenza al primo ascolto ingannava: al quartetto si è presto aggiunta la cantante e insieme ai ragazzi ha preso il largo verso una specie di mix progressivo di thrash, death e heavy metal, con ogni tanto qualche influenza di rock ‘n’ roll, swing e psichedelia pura. Detto così sembra forse caotico, ma dal vivo questo mix funziona sorprendentemente bene; il punto dolente è stato il canto. Pare che la cantante sia l’ultima arrivata, un acquisto ancora freschissimo della band, e si è sentito parecchio. Alla ragazza le linee vocali hanno dato problemi per tutto il tempo, erano intonate piuttosto a caso, e più volte alla voce è venuta meno anche la forza, quindi ci sarà ancora un sacco di lavoro da fare sul fiato. Per il resto, una band giovane che più volte ha sorpreso con svolte inaspettate (per esempio con i blast beat in mezzo al ritornello di uno dei pezzi) e, da quello che si è sentito, promette molto.  

I successivi sul palco, i Morywa, sono la prova che anche nella zona di Celje il metal si sta finalmente risvegliando. Quest’anno i ragazzi hanno sorpreso con l’album di debutto Vamana Ira, conquistano i palchi con costanza e stanno diventando una delle forze più potenti della scena metal di casa nostra. I Morywa hanno fatto crollare il Trainstation di Kranj con la loro visione del death metal, che poggia pesantemente su chitarre a otto corde massicce e djenty, accordature basse e un groove pastoso. I ragazzi sono vicini a band come i Gojira per genere, ma evitano con abilità di restare troppo ingabbiati negli schemi djent. I Morywa, in fondo, restano nel death metal, tradotto però con bravura in acque moderne fatte di accordature ribassate e otto corde rombanti. Nonostante i problemi tecnici, i Morywa si sono dimostrati ancora una volta un vero mostro ritmico, che il vocalist brutale e un frontman divertente non fanno altro che potenziare.   

I padroni di casa Armaroth si sono fatti notare prima di tutto con l’EP False Vision e con tanti sicuri giri di concerti, poi circa un anno fa la loro attività si è esaurita e ogni tanto dal loro campo è trapelata solo la notizia che era in lavorazione un album in studio. Zenith alla fine è tra noi e con lui gli Armaroth hanno raggiunto davvero il loro (attuale) zenit. Nonostante i numerosi problemi tecnici, la band ha dimostrato di essere in forma smagliante e sul palco di essere una vera bestia a livello di energia. Gli Armaroth hanno suonato Zenith per intero dalla A alla Z, hanno legato bene i pezzi con inserti ambient, a livello strumentale la band strappava la carne dalle ossa, soprattutto con le chitarre crunchy del duo Goverka/Martin, mentre Filip si è trasformato nella definizione stessa di brutalità vocale. Con la band si sono integrati alla perfezione gli ospiti, Giani Poposki (Noctiferia) in Don’t Sratch e Petra Ambrož in Wolves Ignore, e nonostante un suono peggiore, per cui la sezione ritmica non è emersa come doveva, la ferocia di questi pezzi ultra massicci è venuta fuori senza grossi problemi. Da quello che si è sentito, Zenith è uno dei migliori prodotti della scena metal slovena di quest’anno, e per questo risultato eccellente gli Armaroth si meritano tutti i complimenti.

Dopo tre band il pubblico era già parecchio stanco e durante l’esibizione dei Masovno grobišče si è ridotto moltissimo. I Masovno grobišče sono comunque una all-star band tra Kranj e Lubiana, formata da Matija »IggyPoppers« Maurer (Jezus osebno), Gianni Poposki (Noctiferia) e Bojan Vukić (Zwook, Nebulatovich, Elektricka), e dovrebbero suonare un mix di elettronica, metal e psichedelia. Beh, di elettronica non si è sentito granché, però l’esibizione della band è stata un enorme »wtf«, soprattutto per via di un frontman bizzarro che evidentemente vuole essere l’incarnazione dell’eccesso rock, tra rotolamenti per terra e bottiglia di whisky annessa. La band, o meglio Gianni e Bojan, è sembrata improvvisata e sperimentale, e la fine del loro show l’ha vista solo una manciata di persone.

foto: Klemen Udovč

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie