Art Knockout – in sala prove con i Judas Priest di Fiume (2008)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Fiume / Croazia
Data del concerto: 06.12.2008
Numero di spettatori: 2
Prezzo del biglietto: 0,00€
È successo del tutto per caso, senza nessun piano. Sono lì seduto in ottima compagnia, in un’atmosfera carica di quella vera energia giovanile fatta di rivolta e ribellione, nella sala Palach di Fiume, dove va in scena il primo giorno del tradizionale Ri Rock festival, quando conosco il bassista degli Art Knockout, Goran (lo chiamano “affettuosamente” Kučica, anche se è il suo cognome). Dopo una focosa discussione su chi è chi, chi fa cosa e così via, potrei andare avanti giorni e notti, da parte di Goran arriva la proposta: passa domani a trovarci alle prove della band.
Perché proprio gli Art Knockout, tra il milione di gruppi di una metropoli rock come Fiume? Perché questi ragazzi sono interessanti. Tranquilli, non si tratta di fanatici adoratori di Cassius Clay (leggi: Mohamed Ali) che nel tempo libero si sfogano prendendo a pugni sacchi pieni di piume d’oca! Sono un ottimo “cover band”, capace di mettere in piedi serate di concerto dedicate alla memoria soprattutto delle età dell’oro dei Judas Priest, degli Iron Maiden o dei Metallica. Ovviamente nel loro repertorio di cover ci sono anche altri gruppi leggendari, soprattutto hard rock. E se aggiungo che il cantante Terla è in grado di cantare senza particolare fatica tutte le salite di Child In Time (classico dei Deep Purple), non c’è da stupirsi che i ragazzi ne approfittino volentieri quando si buttano sui classici dei Judas Priest. Ma forse ancora più importante del riproporre brani già inventati è il fatto che gli Art Knockout scrivono anche materiale proprio. Da qui deduco che i ragazzi non abbiano scelto di chiamarsi “Hellion”, “Sentinel”, “Painkillier” o roba simile, perché il nome Art Knockout è la definizione di loro stessi e del loro modo tutto particolare di vivere la musica.
Insomma, non potevo certo dire “no” all’invito di unirmi ai ragazzi nel posto dove provano. Era sabato, alle spalle avevamo una faticosa notte di venerdì che per la maggior parte degli abitanti di Fiume si era trascinata fino al mattino dopo, e (di nuovo, presumo) a risentirne di più tra i membri della band è stato Terla, che alle prove non ha potuto unirsi. Così i ragazzi, poco dopo le 19.00, hanno attaccato la prova senza di lui. Io e Marijana ci siamo infilate a fatica in un minuscolo garage, dove a farla da padroni erano i tamburi di Turk, mentre i chitarristi Tesla e Raul e Kučica (al basso) si stringevano con tutta l’attrezzatura (amplificatori, pedali effetti, eccetera…) nei restanti due metri quadri e mezzo.
“Cosa vorreste sentire? Cosa suoniamo?”, ci ha chiesto gentile Kučica. “Quello che vi va.”, la risposta. I ragazzi partono con Hell Patrol (Judas Priest, “Painkiller”, 1990). Mi ha stupito quanto fosse maledettamente ben “catturato” il suono delle due chitarre, costruito da Tesla e Raul. Davvero vicinissimo ai Judas Priest. Un suono pulito. Raul ha uno studio e l’esperienza maturata lì ora, evidentemente, la mettono a frutto così. Si vedeva benissimo nelle armonie a tre voci come negli assoli, che entrambi hanno riprodotto con cura e in modo perfettamente paritario. Ancora più intenso il pezzo successivo. La grande Painkiller, proposta da Turk dietro ai tamburi (ovvio, come dargli torto, questo pezzo è un vero paradiso per i batteristi), e lì anche la mia testa ha cominciato a ciondolare da sola sul collo. Nella stanzetta la temperatura è schizzata in alto. Tra i ragazzi c’è una chimica creativa positiva, a dimostrazione che i singoli che formano il corpo unico degli Art Knockout si completano in perfetta armonia. Peccato solo che mancasse il cantante Terla, per rendere il quadro completo.
Nella pausa ci tornano in mente i ricordi del festival di biker Staari Rocker a Umag, che si è tenuto a maggio 2007, dove RockLine ha visto i ragazzi esibirsi per la prima volta (era prima del concerto di John Lawton, ex cantante degli Uriah Heep – il reportage di RockLine lo trovi QUI). Nessuno ha dimenticato come durante il “sound check” sul palco si fosse unito ai ragazzi Žak (voce, Mary Rose). Anche allora, guarda caso, il cantante della band non c’era. Così Žak li aveva aiutati a cantare Heading Out On A Highway, dicendo che era un peccato suonare un pezzo così bello “a vuoto”, senza voce. Alle prove segue dunque Heading Out On A Highway(Judas Priest, “Point Of Entry, 1981). Le dita sono scaldate alla giusta temperatura di lavoro, come dimostra subito dopo la diabolica Two Minutes To Midnight, originale degli Iron Maiden (per tutti voi peccatori che per caso non conoscete il pezzo): ancora una volta i due chitarristi eseguono alla grande gli assoli, mentre la solida linea ritmica li copre con cura e li spinge a più non posso! In linea con la fresca notizia del concerto degli Iron Maiden a Belgrado, il 10.02.2008! E senza i Metallica non si può proprio, ed ecco Battery, dove i ragazzi non dimenticano di ringhiare e mostrare i denti arrabbiati! Eh sì, la dentatura è ancora bianca come la neve e non stride affatto! Tranquilli.
Purtroppo il tempo stringeva e dopo un’ora di grande divertimento con i ragazzi è stato il momento di salutarsi in fretta. I ragazzi, invece, hanno continuato a “tornire”, immersi nel loro lavoro. L’occasione di sbirciare dietro le quinte di una band enormemente promettente, che coltiva la propria musica sulla tradizione degli giganti dell’hard rock (non gli è estraneo suonare cover di Whitesnake, Deep Purple, Gary Moore,…) e dell’heavy metal, non è dunque sfuggita. Anzi. La qualità ha confermato che questi ragazzi possono essere in ogni momento molto attrattivi. Devono solo trovare la propria strada. In Croazia il loro nome si sta già diffondendo a buon ritmo.
E il pronostico? Molto promettente. I Judas Priest sono una band sempreverde, e questo loro essere sempreverdi ti si insinua sotto la pelle con una genialità unica e irripetibile. Gli Art Knockout i Judas Priest se li sono infilati sotto la pelle in profondità, e questo è innegabile. Sono caldi e decisamente degni di attenzione. Inoltre creano materiale proprio, e sarà interessante vedere dove si indirizzerà il gruppo, come si evolverà e come cambierà pelle a seconda della situazione e del ruolo di chi sale sul palco, ovvero se li vorranno sul palco come Judas Priest tribute to band o solo come Art Knockout. I ragazzi sono quindi pronti per i palchi! Preparatevi dunque agli Art Knockout!
foto: Aleš Podbrežnik
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