Asertiv

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Mit
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2011
Durata: 37:42
Voto: 4/5

A soli due anni di distanza, volati via in un attimo dall’uscita del debutto “Stik”, arriva il nuovo album in studio degli alternative metaller Mit. La band, nata all’inizio del 2008, fin dal primo giorno sa chiaramente cosa vuole, cosa sa fare e lo mette in pratica con una bella dose di faccia tosta. È una di quelle formazioni della nuova ondata slovena mosse da una forza creativa e da un’energia fuori dal comune! Il gruppo è fatto di musicisti rodati, che prima dei Mit si sono fatti le ossa per anni in tante band diverse. Nella formazione è entrata aria nuova quando, nella seconda metà del 2009, è arrivato il nuovo bassista Matej Žibert al posto di Aaron Cernatič, reclutato lo scorso settembre dalle leggende del metal sloveno Lene kosti.

Le idee, insomma, non mancano! Meglio battere il ferro finché è caldo, e la band lo sa bene! “Asertiv” presenta i Mit con una produzione potenziata e migliorata. È il salto in avanti più importante del nuovo lavoro, quello che permette al gruppo una sana crescita artistica verso l’alto.  Si può dire che con il secondo album i nuovi Mit suonino davvero “alternative moderno” in versione metallizzata. Sono riusciti a mettere a posto ciò che su “Stik” ci era mancato: un’immagine sonora fatta di contrasti, con i mattoni del suono ben distribuiti. Prima di tutto è cresciuto enormemente il suono della base strumentale. Le due chitarre costruiscono un muro sonoro massiccio, davvero devastante. A fargli da contrasto c’è il suono caldo e vellutato di un basso dinamico, che si cerca a piacimento lo spazio libero per infilare linee melodiche in più. L’ossatura ritmica di batteria e basso è eccellente e tiene i riff ben compatti, con un risultato solidissimo. Nella produzione i riff hanno un impatto devastante, da thrasher.

I Mit sono musicisti rodati. Mettere in fila i contrasti per loro è roba di casa. I salti da un’atmosfera all’altra non sono una novità per la band. Spesso ci troviamo davanti a una dualità di fondo. Il pezzo parte con l’intro in pieno stile devastante, con il muro sonoro di riff massicci; quando entra la voce di Petrovski, la band passa a un arpeggio più morbido, ma fatto passare attraverso effetti che “ispessiscono” e armonizzano il suono a piacere, come ad esempio lo “stereo chorus”. Segue il ritornello, dove il riffing a valanga abbraccia di colpo la voce, che sfocia nel falsetto: per questo i ritornelli sono esplosivi, da inno, pomposi! Sono loro a portare i momenti più alti dell’album. La combinazione di voce e muro di riff funziona alla grande nel creare un effetto da teatro drammatico! I Mit non complicano le cose sul piano melodico. Scelgono linee melodiche semplici, di impostazione classica, che non suonano per niente rivoluzionarie e/o inaudite. Ma questa semplicità la compensano in modo ottimo, stavolta, con una produzione eccellente, così anche formule già masticate suonano comunque dinamiche, convincenti e fresche. Stavolta i Mit hanno fatto davvero un grosso passo avanti rispetto al debutto in studio, comunque di ottima qualità, che aveva le sue riserve soprattutto nella produzione del suono.

Anche Uroš Petrovski ha fatto un bel passo avanti nella maturazione della sua prova vocale. Soprattutto la sua voce è più espressiva rispetto all’energia dei brani del debutto. Si è avvicinato ai pezzi in modo più vario e ha fatto arrivare all’ascoltatore anche il lato più sensibile del timbro naturale della sua voce. Questo tocco funziona alla grande nei punti in cui Uroš canta senza falsetto, cioè nelle strofe delle parti acustiche dei brani, come in Junak e Pramen dni. Soprattutto in quest’ultima fa bene la dualità di approcci di Uroš, con la sua morbidezza che accende la strofa.  In certi punti la voce passa di proposito attraverso un effetto di distorsione, che crea un cambio d’umore all’interno dei brani.

I Mit sono maturati anche nel dosare gli arrangiamenti con campioni programmati extra, che stanno benissimo nel loro linguaggio musicale, fatto di devastazione moderna, alternativa e “down tuned”. Il brano Druga stran, o l’intro di Musicus, e poi la parte strumentale centrale di V imenu noči (qui emerge in modo particolare la massività del riffing “down tuned”), sono esempi di questo uso di campioni programmati. Stavolta alla band è riuscito di creare nei brani un ottimo legame tra strofa e ritornello. Questo garantisce compattezza ai pezzi, un filo rosso e un crescendo graduale delle atmosfere, con i picchi nei ritornelli. Un ritornello che si stampa in testa, tagliato in modo semplice ma melodicamente stuzzicante, è incarnato nella maggior parte dei brani del nuovo disco. I pezzi si equivalgono per qualità e resa, quindi stavolta toccherà a voi scegliere i vostri highlight dell’album.

La band non nasconde nemmeno il suo amore innato per l’acustica. Che sia inserita qua e là, come nell’atmosferica Parizina, o che faccia da base all’intero brano, come nella riuscitissima Pramen dni, dove il pezzo tocca il suo apice nel finale, quando alla voce principale si unisce un coro misto che armonizza in modo suggestivo la melodia del ritornello.

Con il nuovo album i Mit hanno confermato di essere una band con un bel potenziale di crescita. “Asertiv” è un passo avanti rispetto al debutto “Stik”. Porta arrangiamenti più maturi, scolpiti per far combaciare meglio strofa e ritornello, e un riempimento più efficace dello spettro sonoro a disposizione. Nella produzione dinamica fanno un gran bene le eruzioni diaboliche del muro di riff delle chitarre, che sul debutto ci erano mancate. La direzione è un modern metal alternativo carico di malinconia, incarnata prima di tutto dal timbro e dall’approccio vocale di Uroš. Anche nell’intensità delle emozioni nei versi “Asertiv” fa un salto in avanti rispetto al debutto. Si sente che la band ha trovato stabilità nella formazione, che i membri sono sulla stessa lunghezza d’onda, e tutto questo si riflette nella qualità del nuovo lavoro in studio, con cui il gruppo rafforza il suo status di riconoscibilità sonora e stilistica nel panorama rock sloveno.

Formazione

Uroš Petkovski – voce, chitarra acustica
Matevž Pavčnik – chitarra
Miha Oman – chitarra
Matej Žibert – basso
Miha Plesničar – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Matej Zalar – voci di accompagnamento
Žiga Pirnat – pianoforte
Gašper Srečnik – percussioni

CORO:
Matjaž Zadravec
Nikolina Cindrič
Tjaša Lenarčič
Ana Erčulj
Toni Rajk
MAtej Primožič
Primož Leskovec

Produzione

Željko Mladenovič

Tracklist

1. Hipnotik
2. Druga stran
3. Parizina
4. Medij
5. Junak
6. Musicus
7. V imenu noči
8. Pramen dni
9. Pol
10. Rune

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