Pot do sonca

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Artista: BHC
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2011
Durata: 51:31
Voto: 4/5

I BHC sono una band di grande qualità di Novo mesto. Lo aveva già dimostrato l’esordio in studio omonimo. Il nuovo album, uscito questa primavera, consolida ulteriormente lo status di questo gruppo, che funziona come quartetto.

La band porta avanti un approccio rock tutto suo, costruito su un solido impianto ritmico che non nasconde né la complicità sfrenata tra i musicisti né un certo corteggiamento al carisma della musica funk. Non è difficile sentire che, a tre anni dal debutto, il legame tra i membri del gruppo si è fatto ancora più stretto. I nuovi pezzi suonano ancora più compatti e maturi, rispetto alla (già citata) sfrontatezza del predecessore in studio. Mi riferisco a un sound organico estremamente caldo e vivo, che respira senza pesi e, vibrando, pulsa (“groova”) in modo dinamico per tutta la durata dell’album. Ascoltandolo ti resta addosso la convincente sensazione che la band abbia suonato un vero e proprio mini concerto in studio.

Negli arrangiamenti la band ha usato più controllo e più lavoro di lima, ottenendo così un’impressione di maggiore compattezza nei pezzi, frutto della maturazione artistica dei suoi creatori. Insomma, un sano passo avanti. Anche l’approccio vocale di Jernej Darovec è migliorato e nel modo di porgere i versi suona molto più sicuro, decisamente autorevole e, per dirla in una parola sola, più spavaldo. La fusion jazz funk rock è sempre stata di casa per gli sloveni. I BHC si possono considerare un derivato molto, molto sofisticato, che ha trovato la sua ragion d’essere nel trafficare con elementi pop da una parte e, dall’altra, con un “groove” rock alternativo ma ritmicamente aggancia-orecchie. Il paragone con una band come Srečna mladina non è nemmeno così campato per aria. Alla maniera slovena, sa di Slovenia da cima a fondo. Questo, insomma, è un vero album rock sloveno!

Pezzi come l’incisiva opener Jezdeci o la title track Pot do sonca sono esempi di brani che sarebbero perfetti per girare spesso anche in radio. Ti servono su un piatto d’argento, nel modo più efficace, il vero volto della band, il suo punto artistico, incarnato da un’ottima capacità di unire complessità e grande accessibilità.  I BHC dimostrano la loro maturazione artistica anche con una costruzione dei versi molto più audace, che approfondisce l’indole lucida e  burlona della formazione (Debela lunica, Hruška, Nosečismo), mentre dall’altra parte i ragazzi sanno diventare mortalmente seri all’improvviso, quando conducono i versi di Jezdeci, che non nasconde il messaggio di una totale svalutazione morale della società slovena nel 2011. Un messaggio eccellente, che chiama a un cambiamento assoluto in tutte le sfere della nostra vita e che dovrebbe portare una generazione giovane, senza il peso del passato e dell’avidità, a stabilire finalmente ordine e cultura del governare! I ragazzi sanno essere anche cinici (Postajava podobna si).

Anche se il linguaggio musicale dei BHC è più o meno cementato nei suoi orientamenti di base funk groove rock, sul disco si notano eccome alcune deviazioni interessanti. Per esempio, dove il funk si avvicina più intensamente alla retorica pop, c’è la strofa del pezzettino funk carico Majhne luknje, che con la linea di basso attiva e gli accordi di chitarra puliti ricorda la linea dell’hit dei Wham Wham Rap! Ma siccome la mentalità musicale della band è quanto mai libera, anche questo pezzo si trasforma ben presto, in modo del tutto inaspettato, in un seguito della stessa storia molto più carico. Ancora, per esempio, il pezzo Debela lunica è il momento che spicca del disco, per l’arguto equilibrio di compattezza dentro una struttura d’arrangiamento altrimenti stratificata, che gira le atmosfere in modo graduale e imprevedibile.  La parte finale del brano, folle e volutamente caotica,  non nasconde il fatto che la band è cresciuta con i suoni di gruppi  come Living Colour, Shocka Zooloo e persino Fate No More.  Nella loro predica i BHC lasciano la sensazione di uno sviluppo imprevedibile degli eventi, nonostante la già citata cura per la compattezza. È un ottimo spunto, capace di catturare l’attenzione sia delle masse più larghe sia dei raffinati buongustai della musica, quelli che cercano qualcosa in più nel linguaggio di una band.

Con il nuovo album “Pot do sonca” i BHC continuano a crescere senza sosta e maturano artisticamente. La loro musica è un ottimo mix di groove rock-funk affilato da una parte e di dolcezza melodica che si fa subito amare, sorretta da ritmi voraci, dall’altra. Suona libera e, attraverso collage sonori stratificati, respira a pieni polmoni. “Pot do sonca” consolida quindi lo status della band come realtà di qualità nel panorama musicale sloveno, che secondo ogni sana logica dovrebbe trovare posto nel mainstream del rock (e anche del pop) sloveno. Speriamo che questi ragazzi della Carniola Inferiore, schivi ma musicalmente acutissimi e cresciuti da soli, vengano scoperti dalle giuste etichette musicali slovene, con una filosofia consolidata di “indipendenza”, e presentati a un pubblico più ampio. La qualità della loro musica nel 2011 ha brillato di un’intensità luminosa che non si può più ignorare. Continuate così!

Formazione

Jernej Darovec – voce
Borut Perše – chitarra, cori
Uroš Turk – basso, cori
Jaka Darovec – batteria, percussioni, organo, arrangiamenti d’archi, cori

MUSICISTI OSPITI:
Miha Arnuš – cori, tastiere
Aleksander Raztresen – cori

Produzione

Jaka Darovec e Miha Arnuš

Tracklist

1. Jezdeci
2. Hruška
3. Acqua Gassata
4. Na liniji
5. Na koncu svoje poti
6. Debela lunica
7. Majhne luknje
8. Mi vsi
9. Nosečismo
10. Prvi
11. Pot do sonca
12. Postajava podobna si
13. Ponavadi

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