Asia – Geoff Downes e John Payne (2005)
Autore: Jernej Vene
Data dell’intervista: 24.01.2005
Quella sera di gennaio Monaco di Baviera era coperta da uno strato di neve fresca, che il vento spazzava via a più riprese, e i ragazzi sul palco riscoprivano pagine importanti della storia della loro musica con lo stesso spirito, diciamo pure pieni di aria fresca. Il loro rapporto con la musica e con il palco è la prova che sono artisti di una razza particolare. Durante il concerto ci siamo goduti una scaletta di vecchi cavalli di battaglia collaudati e di pezzi nuovi. Gli Asia suonano in modo davvero fresco, anche se sono conosciuti soprattutto per la canzone Heat of the moment. A guidare gli Asia c’è il tastierista Geoffrey Downes, noto per il duo pop The Buggles (di sicuro ricordi la canzone Video Killed The Radio Star) e per gli Yes. Con lui ci sono l’esperto batterista Chris Slade (ex membro di Manfred Mann’s Earth Band, Uriah Heep e AC/DC), l’ottimo bassista e cantante John Payne e il giovane e versatile chitarrista Guthrie Gowan, che senza il minimo imbarazzo padroneggia tutte le soluzioni lasciate nel gruppo dai suoi predecessori, in particolare da Steve Howe. Questa formazione suona insieme da quattro anni, che per gli Asia è un record, considerando che nel gruppo si sono alternati quasi cinquanta musicisti, contando anche quelli che sono subentrati per un concerto o due. Gli Asia sono comunque conosciuti soprattutto per i primi due dischi, a cui hanno partecipato il chitarrista Steve Howe degli Yes, il bassista e cantante John Wetton (che ha suonato nei King Crimson, negli Uriah Heep, negli Uk, nei Family, nei Mogul Thrash e in tantissimi altri), il batterista Carl Palmer degli Emerson, Lake and Palmer e il già citato Geoff Downes, che negli Asia resiste ancora oggi. All’inizio gli Asia venivano considerati un supergruppo, perché erano formati da musicisti che si erano già fatti valere come artisti di prim’ordine.
Geoff Downes ci ha raccontato dei suoi esordi musicali:
Downes: “Sono cresciuto in una famiglia di musicisti, quindi era abbastanza naturale che mi dedicassi alla musica. Per prima cosa ho fatto una formazione classica, ma ben presto ho cominciato a interessarmi alla musica dei gruppi che suonavano negli anni Sessanta, tipo Manfred Mann e roba simile. Mi attirava la musica di intrattenimento. Anche gli studi all’accademia di Leeds comprendevano un sacco di musica moderna e jazz. Magari certi musicisti famosi, veri maestri del loro strumento, non hanno bisogno di una formazione musicale formale. Steve Howe, per dire, è un chitarrista eccezionale, eppure è un autodidatta. La formazione musicale puoi ottenerla in modi diversi, la mia è semplicemente questa.”
Sugli inizi della sua carriera musicale (ha suonato infatti nel gruppo della cantante disco Tina Charles):
Downes: “Sì, ho suonato disco, anzi, tutto quello che serviva per tirare avanti. Registravo jingle pubblicitari e facevo il turnista nelle sessioni di registrazione. Nel frattempo studiavo arrangiamento, e mi è servito per il lavoro sugli spot TV.”
Dove ha conosciuto il suo futuro collaboratore, oggi produttore di fama, Trevor Horn?
Downes: “Trevor Horn l’ho conosciuto nel gruppo di Tina Charles, dove era direttore artistico e bassista. Ci siamo accorti subito di avere gusti musicali molto simili. Quando Tina ha smesso di esibirsi, abbiamo continuato a collaborare. Scrivevamo pezzi nuovi, ed è così che sono nati i The Buggles.”
Sui segreti del successo per i giovani musicisti:
Downes: “È molto difficile arrivarci. Alla fine degli anni Settanta dovevi stare a Londra. Io vengo dal nord dell’Inghilterra e, anche se la scena c’era pure a Liverpool e altrove, alla fine a Londra dovevi andarci comunque. Nonostante la concorrenza enorme, devi credere in quello che fai e sperare che succeda qualcosa. All’epoca lavoravamo piano piano, ma con costanza. Poi, quando abbiamo avuto un contratto discografico sulla base di tre demo, tra cui c’era anche Video killed the radio star, abbiamo avuto la sensazione che ci aspettasse un bel futuro. Da lì ci siamo concentrati solo sul lavoro nel gruppo.”
Sull’arrivo negli Yes:
Downes: “In realtà il mio arrivo negli Yes, insieme a Trevor, è stato una combinazione di due cose. Un certo signor Abrams, che era direttore musicale di una radio americana, passava la nostra musica e parlava un gran bene del nostro lavoro. Anche se nella musica dei Buggles ci sono influenze disco, si trovano pure elementi di hard rock. Una specie di sound pop elettronico. L’altro aspetto è che allora a occuparsi dei Buggles e degli Yes c’era la stessa squadra. Brian Lane, che era il capo, ci ha chiesto di scrivere un pezzo per gli Yes. Abbiamo scritto You can fly from here e l’abbiamo registrato con il bassista Chris Squire e il batterista Bill Bruford. Lì le cose hanno iniziato a bollire. Jon Anderson e Rick Wakeman hanno lasciato gli Yes. Trevor cantava in modo simile ad Anderson, e a me non è stato difficile suonare le loro melodie alle tastiere. Così ci hanno chiesto di andare in tour con loro sotto il nome Yes.”
Sul disco Silent Nation:
Downes: “È più vivace di un paio di quelli precedenti, in cui io e il cantante John Payne eravamo gli autori principali. Allora ci davano una mano alcuni musicisti di studio. Adesso lavoriamo più come una squadra, vogliamo avvicinarci al metodo di lavoro del nostro album d’esordio, quando c’eravamo tutti e quattro. Non vogliamo infilare troppa tecnologia nel processo di produzione, così il suono non diventa troppo artefatto. Anche per i concerti dal vivo questo modo di lavorare è meglio, perché possiamo suonare in modo più concreto e chiaro.”
Sulla pop music attuale delle classifiche ha parlato il cantante John Payne:
Downes: “Mi piacciono generi musicali di ogni tipo, dalla classica all’opera fino all’heavy metal. Le classifiche piene di rap e di pop fatto di cover non sono granché interessanti. Oggi si registrano un sacco di cover, ma per lo più sono brutte rifacimenti di ottimi originali. Così il tutto perde di significato. I ragazzi purtroppo gli originali non li conoscono. Anche tutte quelle selezioni per i vari Pop Idol mi fanno schifo, mi respingono. Il pop di oggi è superficiale, senza contenuto. Io lo chiamo musica da McDonald’s. La maggior parte di questi artisti non ci sarà più tra vent’anni, e già sono contenti se durano un anno. Insomma, i successi del momento non mi toccano. In USA e in Europa abbiamo la fortuna di avere alle spalle l’etichetta Inside out, che sostiene il rock progressivo, un genere che nel mondo ha parecchi sostenitori. I canadesi Rush l’anno scorso hanno fatto uno dei più grossi tour europei. Anche gli Yes hanno avuto concerti ben frequentati. I Dream Theater sono una delle mie band preferite. È un bene che questa musica non voglia essere di moda. Certo, esiste un mercato per la classica, per il punk o per il rock progressivo. Il pop da centro classifica invece mi sembra parecchio marcio.”
Cosa pensa Geoff Downes dello stato attuale dell’industria musicale:
Downes: “Di sicuro l’industria musicale non è più quella di una volta. Ha cambiato forma da cima a fondo. Il DVD è un supporto forte, e escono anche tante ristampe di vecchi dischi con materiale extra. Tutto questo cambia il modo di seguire la musica. Internet ha cambiato la consapevolezza della gente su come si accoglie la musica nuova. La gente non va più nei negozi a cercare i dischi nuovi di certi artisti, la musica la compra nei grandi magazzini, come se comprasse un giubbotto o roba del genere. Una volta si andava apposta in un negozio di dischi per comprare un certo disco. Oggi l’industria musicale si è ormai fusa con l’industria generale dei consumi. Però non spetta a me dire se sia giusto o no.”
Tanti artisti hanno un sacco di pezzi in magazzino prima di mettersi a registrare. E voi?
Payne: “Per il disco Silent Nation avevamo pronti dai cinquanta ai sessanta pezzi prima di iniziare le registrazioni vere e proprie. Poi li abbiamo passati in rassegna e ne abbiamo trovati uno o due che secondo noi rappresentavano quello che cerchiamo come nostra attuale direzione musicale. Gli altri li mettiamo nel computer e poi li usiamo raramente. Il disco Silent nation l’ho prodotto io stesso, ho dato una mano a scrivere i pezzi, e la produzione e il lavoro tecnico sono stati una grossa sfida, anche se faticosa.”
Sul legame tra lavoro e vita familiare hanno parlato Downes e Payne:
Downes: “È chiaro che i rapporti personali sono una faccenda complicata. Il nostro stile di vita è molto diverso da quello della gente normale. Ma a tutto ci si abitua.
Payne: “La cosa più difficile è tenere in piedi una relazione. Se stai via da casa per la maggior parte dell’anno, è dura avere una famiglia. Il nostro ciclo è disco-tour, disco – tour, ed è molto faticoso.”
Sul grande successo del primo disco, intitolato Asia, del 1982, e sul suo impatto su Geoff Downes:
Downes: “Quel disco ha influenzato la vita di tutti. Quando sulla scena arriva un gruppo nuovo e ha un disco di enorme successo come il nostro esordio, lascia il segno. Su ognuno in modo diverso, ma un successo così non ce lo aspettavamo. Ci siamo però abituati in fretta. Non potevamo controllare la situazione, era come una grossa valanga. Ci ha aiutato il manager, che aveva esperienza con gli Yes e sapeva come tenere insieme un gruppo di grandi star. Abbiamo venduto un sacco, Heat of the moment è stata un enorme successo pop, cosa che ha sorpreso tutti. Ci ascoltavano anche ascoltatori meno esigenti, perché il pezzo gli si era stampato nel subconscio, dato che lo passavano di continuo dappertutto.”
Che tipo di pubblico viene ai vostri concerti?
Downes: “Gente matura, niente ragazzine urlanti, che peccato. In genere però i nostri fan hanno ancora i loro denti.”
La tecnologia digitale vi ha aiutato a creare musica?
Downes: “Non proprio, anzi, per dirla meglio non ho mai avuto problemi con lei. Ho iniziato a suonare quando la tecnologia digitale cominciava appena a diffondersi nell’uso con le tastiere. All’inizio degli anni Ottanta c’è stato il vero boom, e io l’ho seguita fin dall’inizio. Sono stato tra i primi a usare il sampler Fairlight, quando ero ancora negli Yes. La tecnologia aiuta moltissimo a creare musica, se è in mani giuste. Ma è diventata accessibile anche a gente che non è per forza musicista. Chi ha un po’ di soldi può procurarsi l’attrezzatura e registrare un disco da solo, fai-da-te totale. Sono finiti i giorni in cui si registrava in grandi studi con produttori famosi. Oggi il modo di lavorare è molto più frammentato. La cosa triste della tecnologia digitale è che con la sua comparsa è morta l’anima artistica. La tecnologia non è fine a se stessa, l’importante è la persona che la usa. Anche noi usiamo strumenti tecnici che ci aiutano dal vivo, ma secondo noi la base musicale deve essere suonata con strumenti veri. Il resto lo aggiungiamo soltanto.”
Che influenza ha avuto l’etichetta sulla scelta dei pezzi per il disco Silent nation?
Downes: “Avevamo piena libertà, quindi abbiamo deciso noi. Si sono fidati di noi, perché sapevano che avremmo fatto un buon disco.”
Jernej Vene
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