Assalto shock del metal americano (2011)
Autore: Urban Bolta
Luogo: Channel Zero (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 28.11.2011
Presenze: 100
Prezzo del biglietto: 20€ / 24€
Alla fine ce l’abbiamo fatta: il concerto dei Lizzy Borden a Lubiana è realtà! I Lizzy avevano già annunciato la data lubianese, nell’ambito di un mini tour europeo, per il dicembre dell’anno scorso, ma poi – come l’intero tour – erano stati costretti ad annullarla, per via di alcune date saltate e del conseguente buco finanziario. Da allora la voglia che il concerto prima o poi si facesse covava sotto la cenere, e grazie all’organizzazione dei Veseli Dihurčki a fine novembre i Lizzy Borden sono finalmente sbarcati anche a Lubiana, per la precisione al Channel Zero di Metelkova.
Parliamo di una band americana di heavy/speed/glam metal della California che, sull’onda di album eccellenti usciti tra il 1985 e l’89, in patria ha raccolto un successo enorme, ma l’attività ridotta e il calo di popolarità dell’heavy metal tradizionale negli anni Novanta le hanno appiccicato addosso l’etichetta di gruppo dimenticato. Dopo l’uscita dell’ultimo album “Appointment With Death” (2007), i Lizzy Borden cercano con nuovi tour europei di farsi risentire e di conquistarsi quel posto al sole che si meriterebbero. Ma la realtà è tutto fuorché facile.
Ancora prima delle star della serata sono saliti sul palco i TomCat, al momento una delle realtà hard/heavy rock più calde di casa nostra. Negli ultimi mesi i TomCat hanno infilato una vera pletora di concerti in giro per la Slovenia, e quello che ricordano meglio loro stessi è probabilmente il concerto di agosto al Metal Mania di Komno. Se allora stavano ancora accordando gli strumenti e imparando a conoscersi sul palco, da quel giorno hanno fatto un passo avanti enorme e ora sembrano una vera squadra. Nel frattempo hanno “assunto” il cantante Denis, mentre per mancanza di tempo li ha lasciati il chitarrista ritmico Luka. I cambiamenti hanno fatto bene, perché questa esibizione dei TomCat è stata di gran lunga la migliore tra tutte quelle che ho visto finora. I cori stavolta funzionavano alla grande, la chimica sul palco pure, il quartetto si è scatenato per tutto il locale e ha riempito il club di quell’energia che pervadeva i pub metal britannici a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta. Con l’addio di Luka, il peso di tutto il lavoro di chitarra è finito sulle spalle di Rok. Sul lato sinistro del palco Rok ha affrontato bene il nuovo ruolo, ha sfornato gli assolo senza sbavature e, cosa più importante, ha saputo colmare l’apparente vuoto nel suono complessivo. I TomCat suonavano devastanti – ancora più heavy di prima – e a farlo ha contribuito in modo decisivo la scena primordiale del duo di chitarre Rok / Šujo. Anche il nuovo frontman Denis si è evidentemente già sistemato bene nel gruppo e, con un’esibizione più rilassata, ha fatto un passo avanti rispetto a quella di Murska Sobota di due mesi prima (report qui). La band di supporto ha quindi svolto con lode il suo compito di riscaldamento, e io seguirò con piacere l’evoluzione dei TomCat.
I membri fissi dei Lizzy Borden fin dagli inizi nel 1983 sono due: il frontman Lizzy e il batterista Joey Scott. Il nucleo della squadra è completato dal bassista Marten Andersson, nella band da vent’anni, e dai “pivelli” alle chitarre Dario Lorina e AC Alexander. Pivelli in termini di anzianità nel gruppo, si capisce.
Gli americani hanno aperto il concerto con un singolo dell’ultimo album, Tomorrow Never Comes, prima di riportarci per la prima volta della serata negli anni Ottanta con Red Rum. Poi Scott ha preso in mano le redini con un breve assolo di batteria, e la breve pausa è servita a un solo scopo: permettere a Lizzy di cambiare look e ripresentarsi sul palco con un altro costume. Di cambi d’abito, quella sera, ce ne sono stati a volontà: il frontman di bassa statura ha costruito il culto attorno alla band proprio con spettacoli “horror” scioccanti, che di norma lasciano il pubblico senza fiato. Come potrebbe essere altrimenti, visto che l’idea del gruppo nasce dalla storia di una ragazza americana crudele che alla fine dell’Ottocento spaccò la testa a colpi d’ascia al padre e alla matrigna, una storia misteriosa che oggi il frontman Lizzy porta sul palco. Stavolta però non è andato tutto liscio. I costi bassi del tour hanno lasciato a casa le due bionde procaci che di solito danno colore allo show e, già che ci sono, tengono senza fatica in prima fila la popolazione maschile in bava. Nonostante la scenografia impoverita, abbiamo assistito a un vero show: durante There Will Be Blood Tonight Lizzy si è finto di tagliarsi la faccia con l’ascia e ha spruzzato sangue sul pubblico.
Quella sera non sono mancati i classici. Eyes Of A Stranger, Me Aginst The World, American Metal e Rod of Iron si sono fusi con i pezzi più recenti del già citato album “Appointment With Death”, che continua a scavare in profondità nella scaletta suonata. Il mio picco personale del concerto è stato Voyeur (I’m Watching You), un rullo compressore heavy metal sognante e di dimensioni epiche, che gli americani con questo tour hanno rimesso in repertorio. La voce di Lizzy, nonostante gli anni passati, è rimasta praticamente intatta; un piccolo rimprovero se lo merita solo il supporto vocale dei due chitarristi, che per via dell’esibizione dinamica trascuravano i loro compiti ai cori e spesso stavano troppo lontani dai microfoni. Il viaggio di un’ora e mezza nell’eredità dei Lizzy Borden si è chiuso con un pezzo vecchissimo, Give ‘Em The Axe, title track dell’omonimo EP del 1984.
La serata è riuscita sotto ogni punto di vista, e la prima trasferta dei Lizzy Borden in Slovenia ha soddisfatto con tutti gli attributi che la band sa mettere in campo. L’unico rimprovero va al pubblico poco numeroso: a occhio, un centinaio scarso di presenze non è un numero che una band del loro calibro si meriti. Come possiamo aspettarci da queste parti band come Riot, Fates Warning o Crimson Glory, se il potenziale pubblico è troppo intorpidito per andare anche solo a quel raro concerto heavy metal che si tiene letteralmente sotto il suo naso…
Foto: Martin Prezelj
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