AssassiNation
Autore: Rok Klemše
Artista: Krisiun
Etichetta: Century Media
Uscita: 2006
Durata: 46:29
Voto: 3.5/5
Il Brasile, probabilmente, lo conosciamo tutti per il carnevale, la samba, il fiume che il nostro caro ultranuotatore Strel ha “attraversato a nuoto” e i grassi turisti tedeschi abbronzati in tanga che a Copacabana abbordano indigene vestite il minimo indispensabile. Stereotipi a parte, il Brasile è anche la terra da cui arrivano i Krisiun, che insieme a Sepultura e Angra sono probabilmente il più grande prodotto d’esportazione metal del paese. Il trio, formato dai fratelli Kolesne (il bassista e cantante Alex usa il cognome della madre, Camargo), in quasi vent’anni di carriera ha devastato palchi in tutto il mondo e, a colpi di ottimo death metal, è diventato uno dei nomi più rispettati del genere. Nel 2006 hanno pubblicato l’album AssassiNation, dedicandolo a due musicisti scomparsi troppo presto: Dimebag Darrell (Pantera, chitarra) e Krzysztof Raczkowski (Vader, batteria).
Già l’opener Bloodcraft mostra i Krisiun nella loro luce migliore e, tra suono riconoscibile, ritmi demolitori, una batteria distruttiva e vocals aggressive, ci trascina in un viaggio di sofferenza lungo tre quarti d’ora buoni. Il drumming di Max è quello tipico del death metal, cioè pieno di blast beat e di marce ultrasoniche sulla doppia cassa, ed è anche la parte più deludente del disco. AssassiNation, purtroppo, è un disco death metal piuttosto da manuale, che resta nei confini stretti del genere e non ne esce nemmeno di un centimetro. Certo, i Krisiun non sono mai stati considerati una band da esperimenti, ma piuttosto una che corre dritta verso brutalità, aggressività e velocità, e fino a questo album la formula ha pagato, mentre stavolta AssassiNation lascia un retrogusto un po’ amaro. Il solo drumming crea già un muro ritmico potente, a cui contribuisce anche il basso, non proprio nitido ma suonato in modo solido, però quando pure la chitarra ritmica funziona solo da sezione ritmica, il quadro sonoro complessivo resta un po’ scialbo. Moyses sfodera qualche riff vario e qualche assolo interessante che ricorda band come Morbid Angel, Slayer o Vader, ma spesso sembra che queste parti siano infilate nei pezzi più o meno a caso. Ogni tanto, però, sorprendono i passaggi in lick a tonalità bassa, gli sweep con “pinch harmonics” e le linee in tremolo picking, che si staccano dai soliti assoli death metal caotici che abusano della leva whammy. Alex se la cava alla grande al microfono, brutale e al tempo stesso comprensibile, mentre i Krisiun potevano dedicare più attenzione ai testi, che anche stavolta se la prendono senza pietà con la religione organizzata. La critica più grossa all’album, però, va proprio alla troppa somiglianza tra i singoli pezzi, che non differiscono granché l’uno dall’altro e per questo faticano a rimanerti in testa. A emergere un po’ dal blocco monotono è solo il breve pezzo tribale Summon, che però purtroppo fa più o meno da filler, oltre alla bonus track in forma di Sweet Revenge, una cover dei Motörhead death-metallizzata alla grande.
Anche se AssassiNation è probabilmente il disco più debole nella carriera dei fratelli brasiliani, non raggiunge l’originalità di album di band death metal come Nile o Suffocation e propone qualche cliché di troppo, resta comunque un ottimo esempio di come deve suonare il vero death metal.
Formazione
Alex Camargo – voce, basso
Moyses Kolesne – chitarra
Max Kolesne – batteria
Produzione
Andy Classen
Tracklist
1. Bloodcraft
2. Natural Genocide
3. Vicious Wrath
4. Refusal
5. H.O.G. (House of God)
6. Fathers Perversion
7. Suicidal Savagery
8. Doomed
9. United in Deception
10. Decimated
11. Summon
12. Sweet Revenge