Atheist a tu per tu con Kelly Shaefer e Scott Flynn!
Autore: Rok Klemše
Luogo: Paranoid Open Air 2009, Avtopoligon Ljubečna, Slovenia
Data dell’intervista: 13.08.2009
Ogni tanto bisogna spolverare gli scaffali, tirare fuori gli scheletri dall’armadio e riportare alla luce un’intervista che per pigrizia (sì, anche i giornalisti sono fatti di carne e ossa :P) non siamo riusciti a trascrivere al momento giusto. Per fortuna anche un’intervista vecchia può tornare attuale. Ed è proprio il caso di questa che hai davanti… Gli Atheist sono una leggenda americana del technical death metal che con tre dischi ha fissato gli standard del genere. Durante il tour del ritorno hanno suonato per la prima volta anche da noi, al Paranoid Open Air 2009, e in quell’occasione ho avuto la possibilità di chiacchierare con due membri fondatori, Kelly Shaefer (chitarra, voce) e Scott Flynn (batteria). E perché l’intervista torna finalmente attuale? Gli Atheist hanno annunciato da poco il titolo del nuovo disco, che si chiamerà Jupiter e sarà il primo dopo Elements, uscito nel 1993. Nel frattempo si sono separati (purtroppo non nel migliore dei modi, ne puoi leggere di più su Blabbermouth.net) dal bassista Tony Choy, che ha suonato sul mitico Unquestionable Presence (su parti già scritte dal geniale Roger Patterson, scomparso purtroppo troppo presto) e su Elements, e che si era riunito alla band anche per i concerti della “reunion”. Ecco allora cosa ci hanno detto Kelly e Scott poco più di un anno fa…
RockLine: Partiamo dall’inizio. Dopo tanto tempo siete tornati sulla scena musicale. Qual è il vero motivo del vostro ritorno?
Kelly: Sono stati più fattori. Dopo i primi concerti della “reunion” mi sono accorto che suonare con il mio vecchio, caro amico (il batterista Steve Flynn, n.d.r.) era incredibilmente divertente. Stavamo bene insieme e avevamo la possibilità di portare avanti una cosa che amiamo entrambi… e farlo alle nostre condizioni.
Scott: In realtà c’era un sacco di richiesta per i vecchi dischi e la band, senza che noi facessimo granché, aveva raggiunto una specie di status di culto. Hanno iniziato a vederci come dei pionieri del genere. Tutta questa richiesta ha portato prima alle ristampe dei nostri album, poi alla domanda se ci andasse di fare qualche concerto e infine al “perché non registrare un altro disco?”. Anche noi siamo rimasti spiazzati da tutto questo, avevamo in testa qualche concerto e soprattutto divertirci…
RockLine: Quindi all’inizio il vero motivo del ritorno era questo?
Kelly: Sì, esatto. Dicevamo che non c’era nessuna possibilità di registrare un disco nuovo. Ma dopo qualche concerto è cambiato tutto, ci siamo chiusi in sala prove e abbiamo cominciato a scrivere. Cazzo, ho pensato, ecco del materiale nuovo dopo non so quanti anni. Ecco i nuovi Atheist! Suona come gli Atheist e sono rimasto davvero sorpreso. Quando stai fuori dalla scena musicale per un po’, guardi tutto con un certo distacco, e non ci siamo avvicinati alla scrittura del nuovo materiale in modo metodico. Quando abbiamo scritto i nuovi riff e poi li abbiamo ascoltati, era incredibile sentire che quello che stavamo ascoltando erano i nuovi Atheist.
RockLine: Quindi al momento state scrivendo il nuovo disco. Avete già in mente quando inizierete a registrare e quando lo pubblicherete?
Scott: Appena sarà possibile.
Kelly: Lo pubblicheremo quando sarà finito. Deve essere un disco davvero bello.
RockLine: Del resto anche le aspettative sono alte.
Kelly: Esatto. Non lo pubblicheremo finché non sarà pronto fin nei minimi dettagli. Al momento siamo in splendida forma musicale, quindi in teoria l’album dovrebbe essere incredibile. Non so ancora che suono avrà, so solo che saremo noi.
RockLine: Pensi che sarà comunque una specie di continuazione dei primi tre dischi? Anche i primi tre erano diversi l’uno dall’altro, ma avevano un marchio Atheist riconoscibile a chilometri di distanza.
Kelly: Steve non ha suonato sul terzo disco, ma credo che ci saranno anche elementi del terzo, soprattutto per via di Tony. Per me e Steve invece è chiaramente un seguito di Unquestionable Presence. Io e Steve abbiamo sempre scritto i pezzi insieme e nello stesso modo. Se mettessi in fila i brani nell’ordine in cui li abbiamo scritti, si noterebbe una progressione: sempre più pesanti, sempre più complessi. In teoria quindi dovrebbe essere il seguito di Unquestionable per me e Steve, con Tony Choy al basso al posto di Roger. Il disco sarà sicuramente veloce e pesante, non abbiamo perso il contatto con le nostre radici.
RockLine: Quando avete iniziato a suonare come giovane band, avevate già tracciato la strada di una musica estremamente tecnica, fortemente influenzata dal jazz, o è venuto tutto in modo naturale?
Scott: Sì, è successo in modo del tutto organico, abbiamo scritto quello che sentivamo funzionare…
Kelly: “Tecnico”, almeno parlando di musica e di death metal, all’epoca non era nemmeno un termine…
RockLine: Siete stati sicuramente tra i primi a dare un nome al genere.
Kelly: Sì, ci ispiravamo a band come i Rush e a come intrecciavano la musica, che ti dava la sensazione di un viaggio, ma allo stesso tempo ci piaceva anche la musica pesante come gli Slayer.
RockLine: E avete unito due mondi.
Scott: Sì, come ha detto Kelly, io ero molto influenzato dai Rush e dal drumming di Neil Peart, ma mi piaceva anche il modo di suonare di Dave Lombardo. Quando è uscito Reign in Blood sono rimasto senza parole. Molti poi non si rendono conto di quanto Gene Hoglan abbia influenzato la batteria metal. Quello che ha suonato su Darkness Descends dei Dark Angel è da pazzi. Tutti i batteristi che oggi usano la tecnica del drumming sincopato, come Thomas Haake (Meshuggah, n.d.r.), devono dire grazie a Hoglan. È stato il primo. Io in un certo senso ho unito Lombardo, Hoglan e Peart.
RockLine: Se oggi ascoltiamo Piece of Time, si sente molto la sua grezzezza, quasi primitività, mentre Unquestionable Presence è molto più progressivo e rifinito.
Kelly: Sì, Piece of Time è stato il nostro primo disco, eravamo ancora dei ragazzini.
Scott: Volevamo solo la velocità!!! Sai com’è, Anthrax, Metallica, S.O.D., volevamo essere come queste band, e volevamo essere veloci! Poi siamo cresciuti, siamo maturati e penso che si senta anche nelle nostre idee.
Kelly: Hanno iniziato a influenzarci anche band come gli Iron Maiden. Le nostre armonie derivano in gran parte da quello che facevano gli Iron Maiden e i Judas Priest.
RockLine: Roger in particolare era un grande fan di Steve Harris.
Kelly: Eccome!
RockLine: Dopo la sua morte dev’essere stato difficilissimo per gli Atheist. Avete pensato anche di mollare tutto…
Kelly: Certo…
RockLine: …e quanto è stato difficile trovare un sostituto per un talento così unico?
Scott: Estremamente, perché un vero sostituto non esisteva proprio. Era unico, e nel 1991 non c’erano molte persone capaci di suonare il basso al suo livello. Oggi ce ne sono tantissime, ma allora ci chiedevamo davvero dove avremmo potuto trovare qualcuno al livello di Roger. C’era Tony, c’era Doug Keyser dei Watchtower e forse qualcun altro.
Kelly: Bravissimo era anche Dave (Bizzigotti, n.d.r.), il bassista dei Ripping Corpse, e poi basta. Il disco era già scritto, avevamo già prenotato anche lo studio e Tony è subentrato per la registrazione. Roger ci manca da morire e senza dubbio scrivere materiale degli Atheist senza di lui non sarà mai più la stessa cosa, ma capiamo il suo stile così bene che possiamo in qualche modo emularlo e garantire lo stile e il suono della band come li voleva lui. In ogni caso scriviamo con lui nella testa.
RockLine: Come vedete oggi la scena death metal della Florida? Del resto siete stati una delle prime band e delle più originali di quella scena.
Kelly: Quando fai parte di una scena così non te ne rendi nemmeno conto. Succedeva intorno a noi e ci divertivamo. Ai nostri occhi una cosa simile stava succedendo in Germania con band come Sodom, Destruction, Kreator. Non ci rendevamo conto che qualcosa di simile stesse succedendo anche da noi. Oggi, anni dopo, quando guardi l’elenco delle band di quell’ambiente, è tutto piuttosto incredibile. È bello far parte di qualcosa del genere, di sicuro meglio che essere una band sconosciuta del Nebraska.
RockLine: Siete ancora in contatto con i membri di queste band, band come i Monstrosity,…
Kelly: Sì, ci vediamo spesso. Con Lee (Harrison, batteria, n.d.r.) dei Monstrosity ci vediamo regolarmente, e anche con Phil (Fasciana, chitarra, n.d.r.) dei Malevolent Creation. Con i tizi dei Deicide e dei Morbid Angel invece non siamo mai stati particolarmente vicini. Con gli Obituary abbiamo suonato spesso a LA e siamo buoni amici. A Tampa c’è un bar, The Brass Mug, dove ci becchiamo spesso con i tipi della scena.
RockLine: Si sa però che non avevate un rapporto particolarmente buono con i Death, o meglio soprattutto con Chuck Schuldiner…
Kelly: Sì, di sicuro avevamo visioni diverse delle cose. Nei primi tempi ha cercato di influire negativamente sulla nostra carriera. Il nostro manager era un tipo che era un buon amico di Chuck…
RockLine: Era Borivoj (Krgin, negli anni Ottanta manager di molte band americane, fondatore del sito Blabbermouth.net, n.d.r.)?
Kelly: Sì. Borivoj negli anni Ottanta era una persona importantissima nella scena ed è in gran parte responsabile della nostra notorietà. Era uno che ci capiva. Con i Death abbiamo suonato per la prima volta nel 1986 al Sunset Club e Chuck ha chiamato Borivoj dicendogli che dal vivo facevamo schifo. Per noi è stato un grosso shock: Bori era l’unica persona al mondo che ci capiva, e poi il suo migliore amico ha cominciato a dirgli che dal vivo facevamo schifo.
Scott: Borivoj ci ha chiamati e ci ha detto che aveva sentito dire che eravamo pessimi. Ma ne abbiamo parlato e abbiamo fatto il concerto.
Kelly: Magari suona pomposo, ma nei primi tempi Chuck diceva su di noi cose tipo che portavamo il jazz nel metal e che non ascoltavamo proprio metal. Non era vero, ed è noto che dopo la collaborazione con Paul e Sean (i fondatori dei Cynic, Paul Masvidal e Sean Reinert, hanno suonato sul mitico disco dei Death, Human) è diventato molto più tecnico.
Scott: È diventato perfino un nostro grande fan.
Kelly: La filosofia della nostra musica è: suona bene il tuo strumento, scrivi musica interessante e bella. È sempre stata l’essenza di ciò che facciamo. Non si è mai trattato di scrivere musica più morbida, ma volevamo staccare la testa alla gente con le nostre idee. Negli anni successivi ci ha capiti anche Chuck e l’anno prima di morire ci siamo pure fatti una canna insieme. Era ancora un po’ amareggiato, il death metal era il suo bambino e lo proteggeva ferocemente, non voleva cambiarlo né lasciare che qualcuno ci giocasse. Da un lato lo capisco benissimo, era molto appassionato. Come lo sono io.
Scott: Non aveva conflitti solo con noi, ma anche con altre band. Era una persona estremamente calda, ma nei rapporti con le altre band era paranoico e aggressivo.
Kelly: Aveva anche un’influenza enorme. Se diceva qualcosa di brutto sulla tua band, era durissima ottenere un concerto o chiudere un accordo.
RockLine: Probabilmente il motivo era che scrivevate e suonavate musica che prima di voi non suonava nessuno, forse solo i Cynic, e per questo non venivate capiti.
Kelly: Sì, anche se i Cynic sono arrivati dopo di noi. In questo, all’inizio, eravamo completamente soli.
RockLine: Già, nessuno univa il death metal alle tecniche jazz come voi; io per esempio nella vostra musica sento parecchie influenze di artisti come Allan Holdsworth.
Kelly: Assolutamente. All’inizio non eravamo influenzati direttamente da queste band, ma apprezziamo il paragone. Più tardi abbiamo iniziato a frequentare lezioni di jazz.
Scott: Io avevo lezioni di musica a scuola e parte del materiale finito su Unquestionable Presence viene direttamente da lì. Un giorno, per dire, a scuola facevamo la bossa nova e il giorno dopo in sala prove ho proposto una parte così, che abbiamo infilato nel pezzo Incarantions Dream.
Kelly: È stato il risultato diretto di quelle lezioni di jazz, e di conseguenza abbiamo iniziato ad ascoltare ancora più musica di quel tipo.
Scott: Un grande influsso su di noi l’hanno lasciato anche Paul e Sean e gli altri ragazzi dei Cynic, che ascoltavano quella musica. Su di me sicuramente ha lasciato il segno Sean con il suo drumming.
RockLine: Il suo marchio negli Atheist l’ha lasciato sicuramente anche Tony, in modo evidente soprattutto su Elements, molto probabilmente proprio con il pezzo Samba Briza.
Kelly: Sì, quel pezzo l’ha scritto Tony e ha sicuramente portato una grossa influenza della musica latina. Per scrivere Elements avevamo pochissimo tempo e Tony, con le sue conoscenze strumentali, ha aiutato un sacco. Steve non ha ancora avuto questa esperienza con lui, quindi non vedo l’ora di vedere come si troveranno in studio, spingendosi a vicenda ai limiti estremi. Sarà una follia! Sono fan di entrambi e non vedo l’ora di sentire cosa uscirà fuori, io suonerò un po’ di chitarra, scriverò i testi e urlerò un po’. Sarà interessante sentire dei pezzi completamente nuovi.
Scott: Suoniamo i pezzi dei primi dischi da così tanto tempo che non vedo l’ora di suonare qualcosa di fresco. Anche se i vecchi pezzi suonano ancora nuovi e freschi e mi piace suonarli.
Kelly: On They Slay lo suoniamo da 24 anni! È stato bello conoscere i Cynic tanti anni fa, eravamo anime gemelle, eravamo molto vicini e insieme abbiamo diffuso la nostra malattia in tutto il mondo. All’epoca, per via della nostra unicità, tutti e due abbiamo dovuto lottare per sopravvivere, ma ci siamo rialzati e abbiamo preso il sopravvento in modo organico, come l’erba infestante. Tanti anni dopo è incredibile vedere quante band sono nate. A una cosa del genere non ti puoi preparare in nessun modo.
Scott: Una band così sono per esempio gli Obscura, che ho conosciuto quattro mesi fa, quando abbiamo suonato insieme con la mia band, i Gnostic. Sono musicisti incredibilmente talentuosi, abbiamo parlato degli Atheist e mi hanno detto che sono grandissimi fan. Essere un’influenza per una band come loro… Stefan, il loro chitarrista, mi ha detto che un pezzo sul loro album Cosmogenesis è un “rip-off” perfetto di un nostro pezzo di Piece of Time (risate). Sentirsi dire da band così che hai influenzato proprio loro è un complimento incredibile. È per questo che ne vale la pena.
RockLine: Tempo fa ho parlato con Sean e Paul dei Cynic e mi hanno detto che sui loro testi ha influito enormemente il fumare erba. Se non sbaglio vale lo stesso anche per voi?
Kelly: Assolutamente. Credo che non esista un testo di un pezzo degli Atheist che non abbia scritto mentre ero fatto. L’erba apre porte diverse e mi “dà una spinta”. Penso che abbia influenzato anche la nostra musica: Steve non la fuma, ma Roger ne fumava parecchia. Per quanto riguarda i testi è molto importante. La scelta di parole e frasi è completamente diversa quando sono fatto. Chi non fuma erba ci vede come dei normali sballati, ma chi la fuma a quel livello capisce. Su di me ha un effetto molto rilassante.
Scott: Sicuramente è meglio che bere senza alcol.
RockLine: Se non la mischi con il tabacco è pure piuttosto salutare (risate).
Kelly: Cosa che ovviamente non è (risate). È la mia compagna nella scrittura dei testi da anni e anni. Forse la gente ci rimane male, perché molti si aspettano storie romantiche sulla scrittura dei testi, io seduto davanti a una candelina accesa del cazzo con un caffettino accanto. Per Elements è stata particolarmente importante, perché ho dovuto scrivere tutti i testi in pochissimo tempo. Per la prima volta, per esempio, avevo i titoli dei pezzi prima dei testi veri e propri, cosa molto atipica per me. Di solito scrivo prima il testo e poi scelgo il titolo. Qui invece, davanti a parole come Air, Water, Mineral, mi sono messo le mani nei capelli: come cavolo faccio a scrivere dei testi che non suonino stupidi? Ogni pezzo l’ho scritto in terza persona rispetto all’elemento. I testi sono nati grazie a dell’erba eccezionale che ci dava River Phoenix.
RockLine: Davvero?
Kelly: Sì, abitava proprio di fronte al nostro studio, siamo diventati amici e poi passava da noi in studio ogni giorno portandoci frutta, erba e pizze senza formaggio (risate). Erano bei tempi. Josh Greenbaum era in realtà il suo batterista. È arrivato in aereo due settimane prima della registrazione e ci ha aiutati a scrivere e a rifinire. Il pezzo Mineral, per esempio, è stato scritto un giorno prima dell’inizio delle registrazioni. Non si lavora così. Quando hai un pezzo scritto lo ascolti per un po’, lo suoni, per vedere se ti piace davvero.
RockLine: A una pubblicazione così rapida di Elements vi ha costretti, se non sbaglio, l’etichetta?
Kelly: Non proprio. Ci avevano detto sì che se non avessimo registrato un altro disco ci avrebbero fatto causa. Io stavo già iniziando con una nuova band, i Neurotica, Steve era all’università e io ero praticamente senza band. Una volta ho visto suonare una band con il chitarrista Random (Burkey, chitarra su Elements, n.d.r.) e, per ogni evenienza, mi ero segnato il suo numero di telefono. Ho chiamato anche Frank (Emmi, chitarra su Elements, n.d.r.) e abbiamo iniziato a scrivere. I primi pezzi li abbiamo scritti insieme, poi ho chiamato anche Josh e Tony e abbiamo scritto giorno e notte… e fumato, e scritto e fumato.
RockLine: Nel tempo libero dipingi anche. Sul tuo MySpace ho dato un’occhiata a qualche tuo quadro e mi sembrano ottimi. Da quel che ho visto dipingi un sacco di ritratti di attori e musicisti?
Kelly: Grazie. Non per scelta, li dipingo perché la gente li compra. Sono un artista e devo anche guadagnare qualcosa. Marilyn Monroe, per esempio, l’ho dipinta su tela e alla gente è piaciuta. Però preferisco dipingere cose più strane, come gocce e sbavature. Grazie di averlo notato.
RockLine: Tempo fa è arrivata anche una figlia. Probabilmente ti ha cambiato parecchio la vita.
Kelly: Uff, sì! A tutti e due, anche Steve ha due figli. Ma l’ha cambiata solo e unicamente in meglio. È la cosa migliore che mi sia capitata nella vita. Fa paura essere responsabile di un essere umano, soprattutto da padre single. Ma le voglio un bene dell’anima e sto bene. È arrivata proprio in un periodo della mia vita in cui ero estremamente egoista e mi ha cambiato completamente.
RockLine: Probabilmente ora è più difficile partire in tour, soprattutto in Europa?
Kelly: Sì, certo, molto difficile! Quando eravamo ragazzini era tutta un’altra storia.
Scott: Viaggiare e fare tour è davvero dura. Lunghi viaggi, notti in alberghi pietosi…
Kelly: Quell’ora sul palco non ha prezzo, tutto il resto è estremamente faticoso.
Scott: Devi avere una specie di passione tranquilla e amore per quello che fai. Siccome siamo più grandi, abbiamo un rapporto più sano con la band, ci godiamo quello che ti devi goderti. Quando eravamo ragazzini non era così. Adesso ti rendi conto, cazzo, siamo in Slovenia, siamo in Austria… E siamo davvero grati a tutti quelli che vengono ai concerti. Da giovani contava tutto il resto: dobbiamo vendere abbastanza dischi, litighiamo con questo e con quello, Chuck dice cose brutte su di noi, i Morbid Angel sono scortesi…
Kelly: Oggi la cosa importante è che dei vecchi, cari amici girino il mondo a suonare metal. E si divertano mentre lo fanno! Preferiamo fare tour di due settimane, è più facile per noi e per le nostre famiglie.
RockLine: Quindi tra un tour e l’altro tornate a casa in aereo?
Scott, Kelly: Esatto.
RockLine: E preferite suonare in Europa o negli USA?
Kelly: In Europa!
Scott: Decisamente in Europa!
RockLine: Per i fan?
Scott: Sì, anche, e poi negli USA evidentemente non si possono organizzare festival così.
RockLine: Ci sono più che altro festival di un giorno solo.
Scott: Sì, e non sono possibili nemmeno festival come il Wacken, dove abbiamo suonato qualche tempo fa. In un solo giorno hanno suonato Aerosmith e Morbid Angel. Negli USA è semplicemente inconcepibile. Kelly, ogni volta che sale sul palco di un festival così, sottolinea che dovete essere davvero felici di avere festival del genere. Ed è sincero. Negli USA non ti lasciano montare le tende e bere birra, logisticamente non c’è modo di organizzare festival così. In Europa c’è anche un approccio più rilassato per quanto riguarda i locali e il rapporto dei promoter con la band.
Kelly: I fan sono più nostalgici.
Scott: E intelligenti! Comunque abbiamo appena finito un tour negli USA e abbiamo fatto dei concerti ottimi, abbiamo suonato davanti a una Times Square piena, a New York. Ma in Europa è diverso, meglio. E abbiamo l’occasione di visitare posti come la Slovenia.
RockLine: Al Wacken avete registrato anche un live album.
Scott: In realtà non abbiamo registrato apposta il concerto per un disco dal vivo, è successo e basta. Ma l’abbiamo pubblicato ed è una registrazione piuttosto cruda, senza abbellimenti né ritocchi. L’abbiamo solo mixata.
Kelly: Suonare davanti a 60.000 persone è stato incredibile ed è un momento della carriera degli Atheist che ricorderemo tutti.
RockLine: Se ben ricordo è stata per voi un’esibizione parecchio comica. Se la memoria non m’inganna, a quel concerto Tony è caduto attraverso il palco?
Scott: Eh eh, no, quello è successo due settimane prima in Italia. Il palco ha ceduto e Tony è sparito di colpo dalla scena. Piuttosto pericoloso, ma per fortuna è andato tutto bene.
RockLine: È stato difficile per te quando ti hanno diagnosticato la sindrome del tunnel carpale e non potevi più suonare la chitarra sul palco? Hai dovuto assumere il ruolo di frontman a tutti gli effetti.
Kelly: No, per niente. Penso che a portarmi nel ruolo di frontman di una rock band sia stata la mia posizione nei Neurotica, con cui negli USA abbiamo avuto un certo successo. Suonare la chitarra è una questione di ego, e io non ne ho. Non ho nessun problema a scrivere un riff e darlo a qualcun altro da suonare. Da frontman mi diverto sul palco. Credo che nel metal manchi questo, ci sono pochi veri showman.
Scott: Kelly entra nel ruolo di frontman in modo molto atipico per il technical death metal. Penso che la gente reagisca bene.
Kelly: Penso che la mia performance sia di natura molto rock.
RockLine: Immagino che anche per questo ti sia presentato al provino come cantante dei Velvet Revolver?
Kelly: Sì, ma se sapessero da dove vengo si spaventerebbero a morte. Dietro c’è una storia molto buffa su cui in futuro scriverò probabilmente un libro. Il posto nei Velvet Revolver l’ho quasi preso. Ma è stato pazzesco stare in una stanzetta con Slash, perché sono un grande fan dei Guns ‘n Roses.
RockLine: E che succede al momento con i Neurotica?
Kelly: Niente, assolutamente niente. Mi piacerebbe ripubblicare i dischi, perché ci sono un sacco di bei pezzi e sono molto orgoglioso di entrambi. Vorrei offrirli di nuovo alla gente, perché ci ha fregati del tutto il lato business del music business. Il rock mainstream è un mondo brutto, perché la musica la fanno per motivi completamente sbagliati. Io devo prima di tutto amare la musica, ma ci ho provato ed è stato divertente. Abbiamo suonato per esempio all’Ozzfest 2002. Ogni tanto però mi sentivo come se tradissi mia moglie.
Scott: Stronzo (risate).
RockLine: Kelly, se non sbaglio hai anche una tua etichetta?
Kelly: Non più. C’è semplicemente troppo lavoro, anche se voglio ancora aiutare le band, produrre dischi.
RockLine: Se non sbaglio sulla tua etichetta doveva uscire anche l’esordio dei Gnostic, Engineering the Rule?
Scott: Sì, all’inizio l’idea era quella, Kelly ci ha aiutato soprattutto producendo. Il disco è appena uscito per la Seasons of Mist. Io per 13 anni non avevo proprio suonato, per questo ho fondato i Gnostic. Era ancora prima delle ristampe dei dischi degli Atheist e in realtà i Gnostic sono in qualche modo indirettamente colpevoli del nostro ritorno con gli Atheist. Il nostro primo demo non era granché, il secondo ha mostrato un grosso progresso, la Starfactory di Kelly ha finanziato metà del disco, che alla fine ha preso la Season of Mist. Ha avuto recensioni piuttosto buone e siamo molto contenti che l’etichetta si sia data così da fare per noi. Penso che il secondo disco mostrerà molto di più.
RockLine: Ok, domanda clamorosamente banale per chiudere. Che futuro c’è per gli Atheist e anche per i Gnostic?
Scott: Un disco nuovo, concerti e vedremo cosa porterà il futuro.
Kelly: Al momento ci divertiamo un sacco, e se non ci divertiremo più smetteremo. Non vediamo l’ora che esca il nuovo disco e di suonare in posti dove non siamo ancora stati.
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